Tanka 5-7-5--7-7 rimato aBa BB.


 

Senz’alcun senso…
no… non toccava a lui;
errore immenso.

Sette anni volan bui…
Perché graziato fui?


ioffa, 31/07/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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Una donna un biglietto una città che respira
un battello che va e nessuno che la gira
non c'è fretta non c'è meta da spiegare
solo acqua che scorre  e un’anima che sa viaggiare
venezia la guarda e non chiede “con chi?”
perché certi incontri si fanno così
un posto a sedere uno sguardo al mattino
e in tasca il silenzio che è il miglior destino
le coppie si tengono i turisti si agitano
lei osserva sorride… e non recita
non ha bisogno di mani da stringere strette
ha il vento il riflesso e mille piccole scoperte
Nessuno la aspetta, nessuno la segue
ma lei sa dove va e questo le basta
Perché viaggiare da sola in fondo
è il modo più vero per sentire il mondo
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Profilo Autore: Eleonora Carullo  

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Agiti le tue foglie al vento
e diffondi intensi profumi,
sotto la fronda ombrosa sento
parlare con i Silvestri Numi.

Lo scambio di stille vitali
sulla tua rugosa corteccia,
creano sinuosi canali
che tra Vivi Esseri intreccia;

Seguono le linfe  'l percorso,
diffondendo felici umori.
in un maieutico discorso
di gioie e atavici dolori...

e stretti in quel magico abbraccio,
sintonia d'amorosi sensi,
avvolge l'alma in dolce  laccio
Natura vuol legami intensi:

nel Silenzio riesce a parlare
a chi l'ama e la sa ascoltare!
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Profilo Autore: catilo*   Sostenitrice del Club Poetico dal 15-12-2025

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A chi diavolo dovrebbe puntare
questo dito ormai così moscio?

Che lo scruti lo stolto pescatore
(è un verme! Le didascalie ormai sono essenziali)
o lo stolto e basta

punta comunque lì: dove c'era il pozzo.

Non vi erano, tanto, né lune né cadaveri
accidentalmente caduti.

Lo punto e s'incurva, interstardito,
come il cavallo dopato
che gareggia da solo
innamorandosi del corrimano.

Forse -e dico forse-
avrei dovuto guardare io lo stolto:
qualcosa, in quei riflessi cinerei,
avrebbe offerto l'ombra d'una qualche civiltà
con altre brutture
e quindi altre bellezze.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Limerick di endecasillabi canonici a maiore e settenari rimati AAbbA.


 

Guardo senza parole il quadro appeso
appoggiato sul muro senza peso
non sale e neanche scende,
nel posto suo s'arrende
mentre coi piedi a terra io son teso.


31/07/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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Sono l'aria che ti circonda ,
il tuo invisibile sostegno
quando il suolo vacilla .

Ti parlo senza suono , 
un "ti amo" che la tua anima riconosce .
Non sei mai fuori dal mio sguardo ,
neanche quando scompari all'orizzonte .

Non soffoco il tuo splendore 
non ostruisco il tuo cammino ,
sono il solletico che risveglia i tuoi pensieri .

Le nostre mani sono un unico intreccio 
senza che tu debba cercarmi ,
senza che io debba cercarti . 
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Stringimi forte al tuo fiato, 
ultimo mio ricordo svanito, 
affinché accarezzi ancora il suo viso. 
La sua assenza è disco che piange 
negli angoli del mio cielo, squarciato 
dal rancore senza luce che m’illumini. 
Il suo silenzio è sciabordio di colpe 
che si infrangono nelle mie vene, 
senza darmi spiegazioni 
per riaprire le porte dei miei occhi. 
Il suo abbandono è condanna 
che scava vane lettere d’amore 
senza voce che risorgono. 
Affonda il vestito bianco del perdono, 
che guarisce ogni asma di onta. 
Vorrei tornare indietro, in ginocchio, 
per tenerti saldo sempre per mano, 
quando non l’ho fatto, per egoismo. 
Vorrei essere più indietro nel tempo 
e rompere lame di silenzi di ghiaccio 
con l’amore che pulsava, urlandotelo. 
Vorrei trasportarmi nei lassi di tempo 
che erano stati tempesta in flagranza, 
per tesserli di voluttà d’amore per te. 
Ma sono qui, solo, tra le lacrime, 
sull’innocenza della tua scomparsa, 
di cui siamo vittime nella confessione 
salpata verso il mare aperto
della vita,  che ci separa
senza “ma” e senza un “se”,
riparandoci sotto l’ombrello rotto 
del destino afono che ignora, 
per farci guardare ancora una volta 
negli occhi e nel cuore, 
per dirci ancora
ti amo ancora, ti amo amore.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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Nel cielo tenui riflessi di blu cobalto,

nell’ombra nubi nel rosso cadmio,

tra gli alberi la terra di Siena brucia,

miscele delicate, colori a chiaroscuro


terra d’ombra naturale e giallo ocra,

un’oca nel cortile lascia un’orma,

il pennello tutto tondo va leggero,

traspare nel vigneto carminio d’alizarina


gocce colorate fondono sulla tela,

sfumature inebriano giochi di luce,

freschezza nel colore dell’acqua,

stupisce l’acquerello di un acquario.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Guardo
Una donna
Dall'altra parte
Della finestra
Non è nuda
La sua anima 
È in pace
Con sé stessa
Non ha fretta
Né pretese
Non giudica
Le attese
Il suo sorriso
Sarà la mia casa
Fino a quando 
La luna mi dirà
Di dirle addio.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Tanka 5-7-5--7-7 rimato in schema aBa BB.


 

Luglio finisce
ma ancora m'attanaglia,
e m'arrostisce

il sole gran canaglia
che il mio cervello squaglia.


ioffa, 31/07/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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Non più il clamore 
ne il riso sguaiato ,
ma un velo di tempo sul viso segnato .

La pacchiana siede sul muretto scrostato e il sole di sera ,
un ricordo velato . 

Nelle mani nodose che il tempo ha piegato , 
la lanceduzza ,
compagna fedele e discreta ,
custode di silenzi ,
di un'anima inquieta . 

Forse un amore lontano ,
un sorriso perduto,
un tempo di festa mai più riveduto . 

E in quel coccio lucido che riflette il tramonto ,
la pacchiana ritrova un suo 
antico racconto . 






" La pacchiana è il nome con cui viene identificata la donna che indossa l'abito tradizionale calabrese".

"La lanceduzza in terracotta, era un oggetto comune nelle cucine e sulle tavole calabresi ampiamente utilizzata come contenitore di vario tipo" . 
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Trabocca un vento di luce,

Rincasano dal mar le rondini,

Accesa è la punteggiatura del cielo,

Mescola le ciglia del giorno

Oltre il sapore scosceso del tempo.

Nenie inzuppate di stelle,

Trabucchi di sogni e speranze,

Ombre sui fiori della notte.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Una disavventura occorsa durante la vacanza narrata in “Quell’estate dei diciassette anni”, del 24.05.25

“Bellissima fanciulla,
dolce a veder, non quale
la si dipinge la codarda gente,
gode il fanciullo Amore
accompagnar sovente
e sorvolano insiem la via mortale,
primi conforti di ogni saggio core” (1)

M’eri di fronte allor mentre annaspavo,
finite le mie fisiche risorse
risucchiato in corrente di risacca
e nel panico già, al tuo cospetto,
tu che in ver non parevi tanto bella.

Forse quel dì fu Amor che ti scacciò
tuo complice talor, talor rivale
che sbattere mi fe’ contro una fune
da terra tesa ad una boa lontana,
dir se ormeggio o confine non saprei,
che afferrai come l’ultima risorsa
mentre saliva il mar, quindi scendeva
e tra le dita mie stringendo il cavo
sommerso apnoico or stavo oppur sospeso
a respirar durante la risacca
tra turbolenti schiaffi d’onde attorno,
finché a braccia mi trassi e mi trovai
a sbattere coi piedi sul fondale,
“uscito fuor del pelago alla riva”. (2)

Fu Amore, che sembianze aveva assunto
d’evanescente giovane valchiria
quasi guida simbolica irrituale
a ritroso da eluso mio Walhalla,
che in ansia mi attendeva sulla spiaggia,
tra gli amici impotenti attorno a lei,
forse conscia che con la mia bravata
m’ero da lei voluto far notare.

Brunilde si chiamava, mio stupore,
ragazzina di nordiche fattezze
già attratta dalle mie significanze,
novello menestrello con chitarra,
serate in compagnia al chiar di luna,
galeotta canzon di Marinella
dal vento in ciel portata su una stella,
che in mio povero inglese le narrai.

Solo giunto il momento dell’addio
tre giorni da che fu disavventura,
la bocca con le labbra le sfiorai,
amore di incompiute tenerezze
tra ingenui adolescenti d’altri tempi,
perché Amor che m’aveva risparmiato
precluso acerbo avea altre mie gesta.

(1) G. Leopardi: Amore e morte
(2) Dante: Inferno, Canto I
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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(monologo civile da palco, tono crescente, dolente, lucido)

(Luci basse. Silenzio. Poi la voce, ferma, incredula.)
Siamo ancora umani?

Non riesco a trovare le parole.
Non esistono termini abbastanza forti, abbastanza veri,
per dire quanto sia sconcertante... terrificante...
ciò che sta accadendo.

Bambini abbandonati in casa,
per strada,
nei bidoni dell'immondizia,
fra le macerie.
Morti di stenti.
Morte d’inedia.
Morti fra l'indifferenza generale.

Uomini con la pelle diversa dalla nostra,
già condannati a essere poveri:
uccisi davanti da uomini bianchi,
privi di credo, di umanità.
Uomini di nazionalità diverse,
che si odiano per diletto.

Sarà la perdita totale di valori.
Sarà un governo assente,
che ha strappato via ogni punto di riferimento.
Sarà la mancanza di lavoro.
O la carenza di danaro.
Sarà che non si fanno più figli —
perché non ci sono i mezzi per crescerli,
né aiuti, né reti, né mani tese.

Sarà quel che sarà...

Ma una sola cosa è certa:
siamo diventati asociali,
anaffettivi,
privi di umanità
e di empatia.

Si uccide.
Si uccide per potere.
Si uccide per il colore della pelle.
Si uccide per prendere ciò che è dell’altro.
Si uccide... per divertimento.
Si uccide per noia.
Si uccide per vendetta.

Si uccidono i bambini,
impedendomi loro
di diventare uomini.
Si uccidono le donne,
perché non vogliono essere sottomesse.

Si uccide per il gusto di uccidere.

Come in una giungla.
I predatori non si nascondono più.
Uccidono.
Sbranano.
Soggiogano.

Nel mare nero che ci circonda,
troppi pesci piccoli,
divorati da squali,
soccombono.

(Pausa. Voce che si spezza ma non cede.)

Cosa siamo diventati?
Dove stiamo andando?
Cosa stiamo combinando?

Stiamo distruggendo il mondo che ci ospita.
Un mondo stanco, che ci guarda
e forse ci aspetta —
al varco.

E se provassimo a essere meno egoisti?
Meno egocentrici?
Un po' più... umani?

E se provassimo a ripararla,
questa barca rotta,
che a furia di scossoni
si sta schiantando alla deriva?

Perché in fondo
siamo esseri umani.
O forse... l’abbiamo dimenticato?

Ci stiamo avviando verso l'autodistruzione.
La fine dell’umanità.
La fine della solidarietà.
La fine dell'amore.

La fine del mondo.

Lanciamo bombe sugli altri.
Ma sono bombe che ci colpiscono dentro.
Prima o poi esploderemo.
Verremo ingoiati dalla terra.
E tutto finirà
con un solo, enorme, fragoroso
BOOM.
FINE
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Quartine di endecasillabi a maiore con rime incrociate nato leggendo in un sito che ancora frequento un ennesimo testo anonimo di accuse rivolte da non so chi a non capisco chi, sempre sull’onda di violazioni del regolamento reali o presunte, a toglier la voglia a chi vorrebbe scrivere tranquillo.


 

Pensare che pensavo che quest'oggi
di nuovo qualche cosa pubblicavo
perché l'aria migliore respiravo
sbirciando circospetto negli alloggi…

mea culpa ché si ruppero gli occhiali
e per rifarli mancano i danari
quindi evasione dai domiciliari
la tento dietro stimoli nasali

ma l'assuëfazione a forti odori
confonde delle mie narici il lume
per cui se c'è presente altro marciume
ignoro chi ne siano i portatori.

Come conviene a chi poco ha intelletto
richiudo la finestra e dietro il vetro
mi godo odore forte di piretro¹
e di scoprir se muoio intanto aspetto.


¹: è un fiore insetticida discretamente efficace.


29/07/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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