e diffondi intensi profumi,
sotto la fronda ombrosa sento
parlare con i Silvestri Numi.
Lo scambio di stille vitali
sulla tua rugosa corteccia,
creano sinuosi canali
che tra Vivi Esseri intreccia;
Seguono le linfe 'l percorso,
diffondendo felici umori.
in un maieutico discorso
di gioie e atavici dolori...
e stretti in quel magico abbraccio,
sintonia d'amorosi sensi,
avvolge l'alma in dolce laccio
Natura vuol legami intensi:
nel Silenzio riesce a parlare
a chi l'ama e la sa ascoltare!
questo dito ormai così moscio?
Che lo scruti lo stolto pescatore
(è un verme! Le didascalie ormai sono essenziali)
o lo stolto e basta
punta comunque lì: dove c'era il pozzo.
Non vi erano, tanto, né lune né cadaveri
accidentalmente caduti.
Lo punto e s'incurva, interstardito,
come il cavallo dopato
che gareggia da solo
innamorandosi del corrimano.
Forse -e dico forse-
avrei dovuto guardare io lo stolto:
qualcosa, in quei riflessi cinerei,
avrebbe offerto l'ombra d'una qualche civiltà
con altre brutture
e quindi altre bellezze.
il tuo invisibile sostegno
quando il suolo vacilla .
un "ti amo" che la tua anima riconosce .
Non sei mai fuori dal mio sguardo ,
neanche quando scompari all'orizzonte .
Non soffoco il tuo splendore
non ostruisco il tuo cammino ,
sono il solletico che risveglia i tuoi pensieri .
Le nostre mani sono un unico intreccio
senza che tu debba cercarmi ,
senza che io debba cercarti .
ultimo mio ricordo svanito,
affinché accarezzi ancora il suo viso.
La sua assenza è disco che piange
negli angoli del mio cielo, squarciato
dal rancore senza luce che m’illumini.
Il suo silenzio è sciabordio di colpe
che si infrangono nelle mie vene,
senza darmi spiegazioni
per riaprire le porte dei miei occhi.
Il suo abbandono è condanna
che scava vane lettere d’amore
senza voce che risorgono.
Affonda il vestito bianco del perdono,
che guarisce ogni asma di onta.
Vorrei tornare indietro, in ginocchio,
per tenerti saldo sempre per mano,
quando non l’ho fatto, per egoismo.
Vorrei essere più indietro nel tempo
e rompere lame di silenzi di ghiaccio
con l’amore che pulsava, urlandotelo.
Vorrei trasportarmi nei lassi di tempo
che erano stati tempesta in flagranza,
per tesserli di voluttà d’amore per te.
Ma sono qui, solo, tra le lacrime,
sull’innocenza della tua scomparsa,
di cui siamo vittime nella confessione
salpata verso il mare aperto
della vita, che ci separa
senza “ma” e senza un “se”,
riparandoci sotto l’ombrello rotto
del destino afono che ignora,
per farci guardare ancora una volta
negli occhi e nel cuore,
per dirci ancora
ti amo ancora, ti amo amore.
Nel cielo tenui riflessi di blu cobalto,
nell’ombra nubi nel rosso cadmio,
tra gli alberi la terra di Siena brucia,
miscele delicate, colori a chiaroscuro
terra d’ombra naturale e giallo ocra,
un’oca nel cortile lascia un’orma,
il pennello tutto tondo va leggero,
traspare nel vigneto carminio d’alizarina
gocce colorate fondono sulla tela,
sfumature inebriano giochi di luce,
freschezza nel colore dell’acqua,
stupisce l’acquerello di un acquario.
ne il riso sguaiato ,
ma un velo di tempo sul viso segnato .
La pacchiana siede sul muretto scrostato e il sole di sera ,
un ricordo velato .
la lanceduzza ,
compagna fedele e discreta ,
custode di silenzi ,
di un'anima inquieta .
Forse un amore lontano ,
un sorriso perduto,
un tempo di festa mai più riveduto .
E in quel coccio lucido che riflette il tramonto ,
la pacchiana ritrova un suo
antico racconto .
" La pacchiana è il nome con cui viene identificata la donna che indossa l'abito tradizionale calabrese".
"La lanceduzza in terracotta, era un oggetto comune nelle cucine e sulle tavole calabresi ampiamente utilizzata come contenitore di vario tipo" .
Trabocca un vento di luce,
Rincasano dal mar le rondini,
Accesa è la punteggiatura del cielo,
Mescola le ciglia del giorno
Oltre il sapore scosceso del tempo.
Nenie inzuppate di stelle,
Trabucchi di sogni e speranze,
Ombre sui fiori della notte.
“Bellissima fanciulla,
dolce a veder, non quale
la si dipinge la codarda gente,
gode il fanciullo Amore
accompagnar sovente
e sorvolano insiem la via mortale,
primi conforti di ogni saggio core” (1)
M’eri di fronte allor mentre annaspavo,
finite le mie fisiche risorse
risucchiato in corrente di risacca
e nel panico già, al tuo cospetto,
tu che in ver non parevi tanto bella.
Forse quel dì fu Amor che ti scacciò
tuo complice talor, talor rivale
che sbattere mi fe’ contro una fune
da terra tesa ad una boa lontana,
dir se ormeggio o confine non saprei,
che afferrai come l’ultima risorsa
mentre saliva il mar, quindi scendeva
e tra le dita mie stringendo il cavo
sommerso apnoico or stavo oppur sospeso
a respirar durante la risacca
tra turbolenti schiaffi d’onde attorno,
finché a braccia mi trassi e mi trovai
a sbattere coi piedi sul fondale,
“uscito fuor del pelago alla riva”. (2)
Fu Amore, che sembianze aveva assunto
d’evanescente giovane valchiria
quasi guida simbolica irrituale
a ritroso da eluso mio Walhalla,
che in ansia mi attendeva sulla spiaggia,
tra gli amici impotenti attorno a lei,
forse conscia che con la mia bravata
m’ero da lei voluto far notare.
Brunilde si chiamava, mio stupore,
ragazzina di nordiche fattezze
già attratta dalle mie significanze,
novello menestrello con chitarra,
serate in compagnia al chiar di luna,
galeotta canzon di Marinella
dal vento in ciel portata su una stella,
che in mio povero inglese le narrai.
Solo giunto il momento dell’addio
tre giorni da che fu disavventura,
la bocca con le labbra le sfiorai,
amore di incompiute tenerezze
tra ingenui adolescenti d’altri tempi,
perché Amor che m’aveva risparmiato
precluso acerbo avea altre mie gesta.
(1) G. Leopardi: Amore e morte
(2) Dante: Inferno, Canto I
(Luci basse. Silenzio. Poi la voce, ferma, incredula.)
Siamo ancora umani?
Non riesco a trovare le parole.
Non esistono termini abbastanza forti, abbastanza veri,
per dire quanto sia sconcertante... terrificante...
ciò che sta accadendo.
Bambini abbandonati in casa,
per strada,
nei bidoni dell'immondizia,
fra le macerie.
Morti di stenti.
Morte d’inedia.
Morti fra l'indifferenza generale.
Uomini con la pelle diversa dalla nostra,
già condannati a essere poveri:
uccisi davanti da uomini bianchi,
privi di credo, di umanità.
Uomini di nazionalità diverse,
che si odiano per diletto.
Sarà la perdita totale di valori.
Sarà un governo assente,
che ha strappato via ogni punto di riferimento.
Sarà la mancanza di lavoro.
O la carenza di danaro.
Sarà che non si fanno più figli —
perché non ci sono i mezzi per crescerli,
né aiuti, né reti, né mani tese.
Sarà quel che sarà...
Ma una sola cosa è certa:
siamo diventati asociali,
anaffettivi,
privi di umanità
e di empatia.
Si uccide.
Si uccide per potere.
Si uccide per il colore della pelle.
Si uccide per prendere ciò che è dell’altro.
Si uccide... per divertimento.
Si uccide per noia.
Si uccide per vendetta.
Si uccidono i bambini,
impedendomi loro
di diventare uomini.
Si uccidono le donne,
perché non vogliono essere sottomesse.
Si uccide per il gusto di uccidere.
Come in una giungla.
I predatori non si nascondono più.
Uccidono.
Sbranano.
Soggiogano.
Nel mare nero che ci circonda,
troppi pesci piccoli,
divorati da squali,
soccombono.
(Pausa. Voce che si spezza ma non cede.)
Cosa siamo diventati?
Dove stiamo andando?
Cosa stiamo combinando?
Stiamo distruggendo il mondo che ci ospita.
Un mondo stanco, che ci guarda
e forse ci aspetta —
al varco.
E se provassimo a essere meno egoisti?
Meno egocentrici?
Un po' più... umani?
E se provassimo a ripararla,
questa barca rotta,
che a furia di scossoni
si sta schiantando alla deriva?
Perché in fondo
siamo esseri umani.
O forse... l’abbiamo dimenticato?
Ci stiamo avviando verso l'autodistruzione.
La fine dell’umanità.
La fine della solidarietà.
La fine dell'amore.
La fine del mondo.
Lanciamo bombe sugli altri.
Ma sono bombe che ci colpiscono dentro.
Prima o poi esploderemo.
Verremo ingoiati dalla terra.
E tutto finirà
con un solo, enorme, fragoroso
BOOM.
FINE
Quartine di endecasillabi a maiore con rime incrociate nato leggendo in un sito che ancora frequento un ennesimo testo anonimo di accuse rivolte da non so chi a non capisco chi, sempre sull’onda di violazioni del regolamento reali o presunte, a toglier la voglia a chi vorrebbe scrivere tranquillo.
Pensare che pensavo che quest'oggi
di nuovo qualche cosa pubblicavo
perché l'aria migliore respiravo
sbirciando circospetto negli alloggi…
mea culpa ché si ruppero gli occhiali
e per rifarli mancano i danari
quindi evasione dai domiciliari
la tento dietro stimoli nasali
ma l'assuëfazione a forti odori
confonde delle mie narici il lume
per cui se c'è presente altro marciume
ignoro chi ne siano i portatori.
Come conviene a chi poco ha intelletto
richiudo la finestra e dietro il vetro
mi godo odore forte di piretro¹
e di scoprir se muoio intanto aspetto.
¹: è un fiore insetticida discretamente efficace.
29/07/2025









