Aprirsi
d’orizzonte d’estate
nella luce rovente
Aprirsi
ai tuoi occhi diversi
- e le ugole aggrappate alle nuvole
(queste mani
che s'intersecano fredde
ed evaporano calde)
Sfavillante per uno
accecante per l’altro
si divincola il riflesso
- di uniche, doloranti catarsi
(il male si nutre
di te e di me
e di chiasso è il silenzio)
Sono quel che sono, a prescindere;
e se decido di scrivere,
dalle mani nascono fiumi
Di un piccolissimo desiderio.
Ella cammina nella sua bellezza
qual notte in tersi cieli e firmamento,
e tutto il meglio in buio e brillantezza
di lei s’incontra in occhi e portamento,
sì addolcito in tal molle lucentezza
qual nega il cielo al giorno più opulento.
Un’ombra in più e di luce in men un raggio
dimezzato la grazia avean silente
che in corvin treccia d’onda dà miraggio
il volto le rischiara lievemente;
ove pensieri son dolce linguaggio,
pura e cara dimora della mente.
E sopra quelle guance e quella fronte,
così soffici, calme ma eloquenti,
sorrisi e tinte fanno ardenti impronte,
ma in bontà giorni narrano fluenti,
una mente a ciascun di pace fonte,
un cuor i cui amor sono innocenti.
TESTO ORIGINALE INGLESE:
She walks in beauty, Lord Byron
She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies;
And all that’s best of dark and bright
Meet in her aspect and her eyes;
Thus mellowed to that tender light
Which heaven to gaudy day denies.
One shade the more, one ray the less,
Had half impaired the nameless grace
Which waves in every raven tress,
Or softly lightens o’er her face;
Where thoughts serenely sweet express,
How pure, how dear their dwelling-place.
And on that cheek, and o’er that brow,
So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
A heart whose love is innocent!
Testo prodotto dal Traduttore Google
(Cammina nella sua bellezza)
Cammina in bellezza, come la notte
di climi senza nuvole e cieli stellati;
e tutto ciò che di meglio c'è nell'oscurità e nella luce
si incontra nel suo aspetto e nei suoi occhi;
così addolcita da quella tenera luce
che il cielo nega al giorno sfarzoso.
Un'ombra in più, un raggio in meno,
avevano in parte sminuito la grazia indescrivibile
che ondeggia in ogni chioma corvina,
o dolcemente illumina il suo volto;
dove pensieri serenamente dolci esprimono
quanto è pura, quanto è cara la loro dimora.
E su quella guancia, e su quella fronte,
così dolci, così calmi, eppure eloquenti,
i sorrisi che conquistano, le tinte che ardono,
ma raccontano di giorni trascorsi nel bene,
una mente in pace con tutto ciò che è al di sotto,
un cuore il cui amore è innocente!
Ottava di quinari rimati in schema ABABABCC (nonostante la sequenza di rime, non è “ottava toscana” perché son quinari e non endecasillabi).
Dovrei scacciarti
dai miei pensieri,
dimenticarti
dentro quel ieri
ed ignorarti
nei miei pensieri,
sogni e illusioni
che non coroni…
ma poi m’imbatto
nel tuo sorriso
da scaccomatto
che resta inciso
nel cor mio matto
d’amore intriso…
è solo un sogno
ma n’ho bisogno!
Forse ti vedo…
o è fantasia?
Cotta allo spiedo
l’anima mia,
sogno e ci credo
ma voli via.
Mi lasci qua
nella realtà.
01/07/2025
Vivendo invento mondi
tra ponti, sguardi, muri,
tra cuori vagabondi,
tra stelle e cieli scuri.
Ritraggo la paura
nascosta dai sorrisi
di lacrime scultura.
Risorgo sogni uccisi.
Non cerco vana gloria
né plausi lusinghieri.
Il senso della storia
è l'oggi sullo ieri.
La vena di tristezza
che in rima poi germoglia
mi rende con fierezza
un fiume che gorgoglia;
e l'acqua, ben si sa:
è simbolo di vita,
è specchio di realtà,
discesa e risalita.
Chi in me ci si rispecchia
chi legge e poi si perde.
Chi crede che sia vecchia
chi invece troppo verde.
Udita, mostro al cieco
il mondo dei colori.
Nell'anima fan eco
dolori e grandi amori.
Di me puoi fare a meno,
son cibo delle stelle.
Son nuda e senza freno
ho il vento sulla pelle.
Passione è il mio cognome
intensa più del sole,
non v'è alcun "se" o "come",
riscaldo chi mi vuole.
La mano di scrittore
è mossa da magia,
ma è il cuore del lettore
a far di me poesia.
E mi affaccio
sulle terrazze dell’anima mia
a leggere il dolce romanzo
delle mie malinconie,
a scrivere sulle lavagne del cielo
gli azzurri frammenti del mattino,
a baciar le altalene del vento
perdute in spiccioli d’onde blu.
Solo tu carezzi questo cuore,
come un morbido soffio di luce,
questo firmamento di petali
che ho colto per te soltanto,
mentre mi regali l’estate dei sogni,
baci appesi in riva al mare,
occhi senza passato
ubriachi d’infinito,
silenzi bugiardi
come un rivolo di stelle
stretto in una mano.
C'è un tutto, vuoto e muto,
che lentamente muore
su navi naufragate.
Su tacchi da sfilate,
c'è il niente, senza cuore,
vestito di velluto.
Se gli occhi fissi e grigi
son specchi riflettenti,
il fuori resta fuori
ma, dentro, spenti fori:
ricordi dirompenti
implodon neri e ligi.
Si crede nella luce
nel fuoco che ci guida
nel vento dell'attesa,
ma, a volte, la sorpresa
sta persa in una sfida
ignota a chi conduce.
Ed io rimango lì
nascosta sottopelle,
son goccia di rugiada,
guerriera senza spada,
che arrampica tra stelle
in notte senza dì.
Violini di tremule onde
e diari di salsedine
si cuciono al perimetro dell’estate
mordendo un bicchier di sole
abbandonato sulle spiagge.
Un’orchestra di conchiglie
abita la battigia solitaria
ed un merletto di risacca
le veste di luna e bellezza,
le invita ad una dolce danza
come fossero minestre di stelle
cadute su sillabe di sabbia:
dipinge la luce di giugno
questo poetico squarcio di mare.






