Sguardi si incrociarono come baci languidi
Correva l' anno 1938
Ogni giorno affacciato alla mia finestra
La tua speranza era quella di
Trovarla socchiusa in segno d'assenso
Avvilito dalla timidezza chiuso a
Riccio non osavi farti avanti
Esprimere i tuoi sentimenti.
Amore perduto ora
Solchi il selciato delle vie del centro
Con un' altra sotto braccio
Orni il suo collo di essenze e gioielli
La vita è monotona ed infelice
Ti scorre tra le dita
Anche il sorriso del vostro fanciulletto
Ristoro più non ti offre
È questa l'esistenza. Solo un batter di ciglia.
Rondini.
Tra loro, nascosti dai quotidiani gli F35
E, se insisti a scavare, la Nike
Saltata su una mina.
Il viola ammette altri colori e altri giornali
ma al verde dissero che non era il caso
E non poteva mescolarsi all' alba
Senza un fucile di clorofilla.
Nessuno spazio al naif.
Toccò alla banalità descrivere
precisa e rigorosa la rotta verso il basso.
A quel punto intervenne il rosso
a specificare il tipo d’intervento
e la tonalità.
D'altro canto era il più meritevole di attenzione
E si era adoperato per riparare strade
fondamentali per il funzionamento di aree vitali.
Non sarebbe tornato a mani vuote.
All’ora di cena bevve il calice della forza bruta
Ma rischiò un missile per un resort su Marte.
Non era il giallo e nemmeno l’indaco
Parenti di secondo e terzo grado
vissuti nell’altro secolo con un pugnale a testa.
Solo a contraddirlo il blu
Disoccupato e prossimo alla sera
Avrebbe accolto le ferite e l’ingiustizia
In una spiga andata a male.
non ero io
l'uomo alla finestra
quelle immagini tremanti
erano un rogo di complotti
di quelle prime donne note
che mi inseguivano e
ripetevano il mio nome
io ero sul sedile posteriore
quando entrammo in autostrada
ed ero su tra le montagne
quando il pastore salvò il gregge
dagli elefanti dai lunghi peli
eh, ad avercela una terra
trasformerei i poligoni
in bungalow per gay
le nebbie in lampi
della fronte e lo
sfondo polveroso
delle basi di atterraggio
in un Cristo che ride
e vola dappertutto.
qua e là
La fase REM delle diciannove
I go-kart all'acquedetto
condiscono come soia
le campane di Fantozzi
I ragazzini sono lontani
Ora si svegliano a un'ora decente
L'omologazione è puritana:
come tutti i presepi veri, di vetro
Così sporco mi sento
e mi recupero da una tinozza
per incollarmi altrove:
trasposone esaptato,
un colpaccio il bicchiere di plastica
Una vetrata mi ha fatto a pezzi,
peccato me li abbia lasciati
Ormai sono passati anni:
ormai sono il pavimento appiccicoso
quando la festa è appena iniziata
Strofe di quinari e settenari alternati in rime a schema alternato aBaBaBaB.
Tutti allo sbando,
il mondo e la nazione,
forse da quando
nel soldo è la ragione;
io mi domando
se ci sia soluzione
mentre annegando
cerchiamo un’illusione.
Chi sulla plancia
meschino ci governa
pensa alla pancia
e solo grida esterna
con cui aggancia
feroce rabbia eterna
che “Franza o Spagna”¹
mettiam bombe in giberna².
Tutti a pensare
«Ho io la soluzione
per sistemare
quel rotto baraccone!»
Tutti a parlare
ma senza cognizione
e a litigare
governo e opposizione.
Quando poi giunge
un’opportunità,
voto che funge
da progettualità,
fugge e raggiunge
qualche località
da cui non punge
ma si lamenterà.
Disinteresse
mi pare esser l’andazzo,
troppo complesse
politiche in palazzo
per menti fesse
di populismi al lazzo
che son sconnesse
in un “namastocazzo”³.
¹: non importa chi/perché/come, tanto nell’immaginario comune son tutti negativamente uguali;
²: cartucciera/portabombe da cintura per i soldati in guerra;
³: parolina inventata per esprimere un concetto di menti ignave che si schermano in una finta serenità rincorrendo improbabili filosofie sulla scia del “vivi e lascia vivere” piuttosto che sforzarsi di partecipare attivamente a tentativi di miglioramento della società in cui (soprav)viviamo.
12/06/2025
Il bucato profumato in ballatoio
le mollette colorate sullo spago,
un ventaglio di lenzuola variopinte,
nella corte il gioco della campana
l’aroma del caffè alla finestra,
l'odore del pane fatto in casa,
nell’aria il profumo di arrosticini,
in ringhiera l’incontro tra vicini
tre gomitoli rotolano sulle scale
una gatta ringhia mentre gioca,
in ringhiera l’incontro di mille vite,
sotto una foglia ringhia il millepiedi.
Insonne a te m’accosto nella notte,
respiro il tuo poetico respiro
e provo a ricordar le arcane rotte
che t’han portato a me ch’or ti rimiro
rileggendo parole che mi hai scritto
di quel mosaico che ricomponevi
di quell’anima in cui a capofitto
cadevo mentre tu mi coinvolgevi.
Pur con mille sorrisi ti sfioravo
di parole stringendoti in abbraccio
ma se amor non virtual con te pensavo
temevo di sembrar triste pagliaccio.
piano, liscio e cristallino,
con accanto un monolite,
ho scoperto un trampolino!
Tuffo, salgo e ti rituffi:
risa, giochi d'acqua a mare,
ci sto bene in mezzo ai flutti
e già mai vorrei tornare!
Nuoto al largo, nel Profondo
dove 'l blu si fa zaffiro,
son regina in questo mondo,
a più altro non aspiro
Ti domandi dove sono,
dove sta 'sta Meraviglia?
Non è Bali né Mykono(s),
non è Spagna di Castiglia!
Sto sul Tacco, quasi in Punta,
riferito allo Stivale,
dove il Sole in cielo spunta:
non avrai Regione uguale!
Il sole si scuce in un tramonto
ferendo scarabocchi di nuvole,
arabeschi d’orizzonte spaiati
e palcoscenici di cielo dimenticati.
Settembre s’accoccola quieto
in un firmamento d’anima,
la stringe dolcemente all’infinito,
gioca col mio petto silenzioso.
E così mi regalo un morso geloso
di luna e poesia
pensando ancora a te
in questo bacio d’assenza
dipinto di malinconia.
Terzine di endecasillabi canonici a maiore in rime incatenate, partite riflettendo al volo su quanto sarebbe atroce un'eterna "immortalità" e poi dirottata mio malgrado sul solito chiodo fisso nel mio cuore.
Immagina un momento se esistesse
dopo la morte ancora un'altra vita
e come dicon spesso nelle messe
la sua durata fosse anche infinita
e per disgrazia somma ad osservare
dovessimo poi stare quelli in vita
per poter lor lagnanze soddisfare:
quale grande amarezza lo scoprire
che per tutti è normal dimenticare
chi dal regno dei vivi ebbe a partire.
Pure ch’era ogni giorno nei pensieri
di cui mai hai voluto riferire
per cui il cuore batteva fino a ieri,
t'ignorava da vivo e poi da morto?
Presa dai quotidiani suoi mestieri
il tuo nome in un tempo invero corto
avrà dimenticato e poi del resto
come le si potrebbe dare torto?!
Comunque penso ad esser tutto onesto
ch'anche se mi trovassi in “aldilà”¹
il mio sguardo sarebbe sempre desto
per cercar d'ammirare sua beltà,
il suo viso che i sogni sempre allieta
ora che son costretto ancora qua.
L'esser la mia condotta ‘sì discreta
non volendo apparir troppo opprimente
dà possibilità più che concreta
che della morte mia non giunga urgente
lieta novella in posti più lontani…
Magari con comune conoscente
parlando un dì di tempi assai lontani
dirà «Ma che farà “Come Si Chiama”?»
e le diran «Non è più tra gli umani!».
Frattanto il cuor mi batte e quindi l’ama.
¹: ne approfitto per ricordare la differenza tra “aldilà” e “al di là”; “aldilà” scritto tutto unito è un luogo metafisico immaginato in molte filosofie e forse in tutte le religioni che si troverebbe oltre l'universo reale e/o oltre la vita, in cui potrebbero esserci i nostri morti che, lungi dall'essere veramente morti, ci guarderebbero attendendo le nostre suppliche per accontentarci, mentre “al di là” scritto staccato è un'allocuzione avverbiale che significa “di là da un luogo”, “dall'altra parte”, “oltre”.
02/06/2025










