Domenica mattina
alzando gli occhi al cielo
sorrido sotto al velo
dell'aria ballerina.
C'è chi poltrisce a letto
chi gioca col suo gatto
c'è chi diventa matto
col sogno nel cassetto.
Da una finestra vedo
lo sguardo di una mamma:
d'amor negli occhi fiamma.
Un pollo su uno spiedo.
Un uomo che passeggia
la mano sul guinzaglio
col suo pensier bagaglio
su schiena mentre albeggia.
Domenica mattina
il cuore ferma il tempo
un lampo nel frattempo
irrompe come mina.
Sarà poi lunedì
la vita non aspetta
nel fosso o sulla vetta
non stare fermo lì.
Da strade colorate
vien di ragù profumo
sapore che riesumo
d'infanzia e di risate.
Domenica è famiglia
con animo leggero
oppur è da straniero
vagar per mille miglia.
Domenica mattina
ricerco un po' me stessa
la solita scommessa.
Di rosa resta spina.
nel grembo della primavera,
rapito dal tuo regale olezzo,
contemplando il fluire del tempo.
Ti lascerò come una dea primeggiare
nell'inverno dei miei dilemmi,
dissipando inenarrabili arcani,
esorcizzando tremiti senza voce.
Oh tu rosa dalla muliebre bellezza,
le tue aculee spine sono prigione
per la mia brama di coglierti,
egotista sotto patine di smanie.
Ma come cremisi aneddoto conquisti,
quei respiri di vita tra le riga capovolte
nei miei consueti privi di meraviglia,
e ammaliami nei tuoi bei madidi petali
nella mia dolce morte mentre ti bacio.
Nella scheggia che brilla presso il canale di scolo, dorme Andromeda.
Nel respiro corto del minatore di carbone, il rantolo del Prana.
Microcosmo specchio incrinato, riflette storte immensità.
Το παθειν μαθος – saggezza artigliata dalle macerie. O l'usura di Pound,
Che rode il cuore di pietra della città, l'architrave del tempio. Guarda!
Senti il PULSARE del granito, il battito lento sotto l'asfalto,
Che accorda l'atomo all'ARCHÉ, il ferro del sangue ad Ares cupo.
COSCIENZA, scintilla sepolta che attende il fuoco dell’Alba
voce dal labirinto d'ossa che brama un altro modo di sapere,
Non gli aridi gusci d'Aristotele, sillogismi impilati come mattoni,
Ma il lampo di Hölderlin, squarcio degli Dei sul Neckar,
Prima che il silenzio lo inghiottisse nella torre, sguardo perso sulla Grecia sacra,
"... Nähe / Mühsam zu behalten..." (vicinanza / ardua da trattenere...).
Coscienza tessuta di stelle e fuoco sinaptico, che scava più fondo,
Della radice di mandragora in terra di cimitero, cercando la Sorgente.
Plotino, su scale di luce verso l'UNO abbacinante. E noi?
Raccogliendo riflessi nello sguardo sfuggente d'un passante, nell'accordo dissonante
Che Schumann udiva dettato da angeli, puri e terribili, nella quiete di Endenich.
Un tormento, una gloria. "...davon ich keinen Begriff hatte..." (di cui non avevo idea...). Lo scrisse.
Sonno: abisso d'oblio, benedetta anestesia.
Piccola morte che prova la Grande. Misericordia che ci rende
Alla gravità della forma, al dolore gradito dell'incarnazione.
Ma questa veglia – cos'è se non velo più sottile del sonno?
Palcoscenico incerto dove Calderón vide un sogno febbrile, un frenesí?
Occhi incollati al Reale dalle cateratte del mondano.
La farfalla di Zhuāngzǐ svolazza tra i mondi – siamo noi il sogno,
Sigismondo in catene d'apparenza? O è il sogno a sognare la veglia?
Il sonno PIÙ VASTO è discesa cosciente,
Nel Gobi dell'anima, dove l'io tintinna come zucca secca
E il Vento-Spirito, Ruach Elohim, scolpisce il silenzio.
"Acquietati," comanda la Colonna di Fuoco. "Sappi."
LUCE BIANCA in agguato. Senza preavviso. Grazia immeritata.
Subitanea levitazione a spanne dal linoleum crepato.
Poi, cambio di fuoco: compassione, lieve come seme di tarassaco,
Per questo affannarsi frenetico – tasse, orari, amori stanchi –
Geroglifici del desiderio graffiati sul muro della prigione. Cianfrusaglie.
Eppure l'ombra ha peso, la sua algebra precisa e vincolante.
Il Logos giudica? O solo testimonia? O diventa?
Sperimentando la propria rifrazione in dieci miliardi di frammenti.
POLARITÀ, il telaio su cui tesse la necessità.
Pesi e contrappesi nel telaio del Fato. Atto e potenza.
Coincidentia oppositorum, sognò Cusano al bivio.
Destino scritto? O tracciato sulla sabbia mobile del libero arbitrio?
Ricerche, fili tesi nel labirinto; ritrovamenti, fili tagliati dalla Parca distratta.
VITA / MORTE – porte girevoli nell'osteria del Tempo.
Apertura / chiusura – la valvola del cuore, la conchiglia sulla spiaggia.
Amore, brace che scalda le mani infreddolite dell'anima;
Disincanto, cenere che acceca e rivela l'osso nudo.
O la trama compresa, l'Affetto che acquieta,
Gusto sottile, gioia serena nel nesso svelato –
Stazione Spinoziana oltre il mare agitato dei conati,
Approdo a oggetti intercambiabili, luce calma riflessa….
Ma è sempre SISTOLE / DIASTOLE – il respiro di Brahmā nell'attimo e nell'eone.
Ormuzd e Ahriman giocano a dadi con le nostre vite.
Nello sguardo dei Celesti e’ la danza di Ombra e Luce.
La Volontà s'inarca all'indentro, non per conquistare, ma per DISSOLVERE.
Amutolire il molosso della Ragione, cane che abbaia prove all'infinito.
Ripiegare la scacchiera logica, i gambetti prevedibili.
Ascoltare invece il tremito, il murmure incoerente della Sibilla,
Il coro interiore di Schumann, il canto gutturale dello Sciamano sotto la luna tambureggiante,
I Frammenti puntellati contro la rovina ("These fragments I have shored against my ruins"), voci dall'eco della gabbia pisana.
MEDITAZIONE. SILENZIO gravido, non vuoto.
Il silenzio gravido prima del Big Bang, prima del Verbo.
La Stille Wüste di Eckhart, il Fondo (Abgrund) dove Dio è non-Dio.
CORRISPONDENZE intrecciano mondi invisibili.
Come in Alto, così in Basso. Verità della Tavola Smeraldina.
Pianta si allinea a Pianeta, Luna tira marea e umore. Arcangeli operano
Negli anelli della quercia, nel reticolo del cristallo, nella segnatura delle erbe.
Affetto, sì, fragile tenerezza per il QUI. Questa tazza ruvida.
Quella specifica luce di pioggia ricordata, battesimo o annegamento?
Gli oggetti vibrano del loro divenire, estensioni del nostro senso tentacolante.
Sonde gettate dall'UNO nella Sua stessa Alterità manifesta.
Imparando le Sue trame attraverso noi: puntura d'estasi, cappa di piombo del lutto,
Persino l'abietto, il crudele, lo spreco insensato – Indagine DIVINA?
O IGIENE cosmica? O sconfinato, periglioso GIOCO?
Permettendo passaggi d'anime, rotazione, come colture in un campo –
Questa esausta, cede il passo; un'altra entra, vibrante, temprata al fuoco,
Pronta a soli più duri, notti più gelide, ascese più erte. Shiva danza.
Sussurro di reincarnazione. Chi viaggia? La maschera o la Scintilla interna?
Mondi simili al nostro, stelle vicine che bisbigliano attraverso il vuoto.
O sprofondati nel pozzo del Tempo, futuri che sognano passati. Vite palinsesto.
Sempre? Talvolta? Mai? Per l'anima fattasi leggera, traslucida,
Pagati i debiti karmici in moneta di dolore e d'intuizione,
La Grande Ruota stride fino a fermarsi? Il cancello del Samsara si spalanca?
O il viaggio è frattale, nidificato all'infinito, cicli entro cicli inimmaginabili?
Pitagora udiva i rapporti celesti; noi, sirene che lacerano la notte.
La nostra piccola stazione Terrena: scena minore, stanza singola (forse ricorrente)
Nell'epica migrazione dell'Anima attraverso derive stellari e golfi del divenire.
E l'Anima? Scintilla Dei, favilla fuggiasca dal Sole Primigenio,
Ciò che Arde ma non si consuma. Pellegrina o prigioniera? O entrambe.
Arte, Musica, Pensiero: Taumaturgia praticata sul velo.
Gettare reti nel Plenum, TIRARE DI QUA forme fragili,
Memorie dragate da quali abissi? Atlantide che balugina? Visioni future?
Schumann che trascrive armonie angeliche, terrificanti nella lucidità.
Hölderlin che nomina Dei finché i nomi gli bruciano la lingua al silenzio.
Pound che intreccia frammenti – elegans pontifex – disperata sintesi.
L'urgenza di dar forma al ricordato, all'intuito, al bramato,
Per quanto rotto il vaso, per quanto confuso il messaggio ricevuto.
Pietra dorme, stella arde, sangue scorre, pensiero balugina.
Polarità si baciano e si respingono nell'eterna danza della creazione.
Il particolare regge l'Universale nel palmo tremante.
La Coscienza respira silenzio sotto il chiacchiericcio della macchina-mondo.
Siamo granelli di polvere danzanti nel raggio, ognuno portando il Sole dentro.
Ascolta: il silenzio e’ carico quando la campana è muta.
Qui. E Ovunque. Senza fine.
Tutte insieme da mattino a sera,
Il vento non le spaventa per niente,
Ognuna a sua modo si sente onnipotente.
Si sfiorano si toccano tutte vicine,
Come tante sincrone ballerine,
Il loro rumore è piacevole all'udito,
Ti mettono quasi di buon appetito.
Rigogliose ondeggianti sui loro rami,
Fiduciose in una pioggia l'indomani,
Nulla ancora le infastidisce,
Mai immobili e tutte lisce.
Il cinguettio di un uccello le sfiora,
Fan da panorama alla mia dimora,
L'autunno sembra ancora lontano,
Si godono il momento man nella mano.
Sonetto classico, endecasillabi canonici a maiore con rime alternate sia nelle quartine sia nelle terzine e consonanza tra le une e le altre.
Mia dose quotidiana di veleno
il perdurare della tua assenza
mentre tu non ci fai caso nemmeno
in questa storia senza consistenza.
Al mio sognarti metto un altro freno,
litigo col mio cuore e l'impudenza
d'un sentimento troppo al senso alieno
che mi devasta e pure con veemenza.
Appoggio in modo osceno la mia mano
come a distrarmi privo d'eleganza
immaginando un corpo ignoto e strano
col quale fare calda e breve danza
ma non ci riesco e torno ad aeroplano¹
a illudermi d'aver con te speranza.
¹: rapidamente.
03/05/2025
tra un passato nascosto e un futuro già esistito.
Tra ciò che è,
e ciò che non può essere.
Tra un'assenza
e una presenza che non sa restare.
Un grigio
che vuole essere rosa, ma rimane tale,
custodendo
un'illusione impronunciabile.
Cercando una risposta dove non esiste domanda.
Inesistente,
eppure c'è,
come una parola
di una voce che non parla.
Parole che danzano
come polvere nel buio, invisibili
e inascoltate dalle persone.
Persone
che si trovano già perse, senza cercarsi.
Tutto si consuma nell'intervallo
del quasi
e del nulla.
In un dolore
che non esplode, ma resta lì,
a ricordare
che non tutto va detto.
Non per paura,
ma per non farlo esistere davvero.
da tempo il paese africano hai abbandonato.
Posto fisso
dinanzi a un Campo consacrato.
Sfidi ardito i rigori dell'inverno;
tormenti a forza
la coscienza degli abbienti.
Il fratello Mohamed
benedice con fervore
i cuori generosi dei giusti.
Animo semplice e lindo;
destinato alla vita eterna
sempre beato
Quel che mi dici non faccio,
da dove posso comincio.
Se poi non devo, mi caccio
in ciò che voglio e incomincio.
Salto nel vuoto se credo,
volo con Icaro al sole,
sotto la pioggia mi siedo,
urlo taciute parole.
Non seguo leggi che imponi,
mi meraviglio del vento.
Nel buio corro a tastoni,
niente mi ferma un momento.
Solo il suo sguardo mi blocca
come se il mondo fermasse:
resta impalata la bocca,
senza sorriso, né classe.
Non più capace a pensare,
provo a sfuggire quegli occhi
che prigionieri san fare
qui nel mio cuore i rintocchi.
Quando rivolta pupille
sembra di cenere il campo,
restan nell'aria scintille
È sol silenzio in un lampo.
Senza capir mi ridesto,
provo a volar senza sosta
Voglio riprendere presto
il mio cercare risposta.
Devo la porta serrare
al suo frastuono doloso,
senza dover più affogare
in quel suo sguardo dannoso.
Getto la chiave nel vento
di quei discorsi fasulli,
ma sol gli basta un momento
per i miei sforzi far nulli.
Come l'erba al prato.
Come il petalo al fiore.
Come l'acqua alla fontana.
Mi manchi
Come la buccia al frutto.
Come il sole al cielo.
Come la rugiada al mattino.
Come il respiro al corpo.
Mi manchi
Come il battito al cuore.
Come il buio alla notte.
Come l’ombra al passo.
Come la conchiglia al mare.
Mi manchi,
nelle pieghe dei giorni stanchi.
Nei respiri trattenuti,
Nei sogni senza appiglio.
Vorrei cercarti
nel canto del vento,
nel profumo delle cose che amavi,
nella luce che filtra tra le tende.
E invece trovo solo il vuoto,
che ha preso la tua forma:
nel nulla che mi circonda...
non c'è ombra che tu possa calpestare.
Non c'è vuoto che tu possa colmare.
Anche oggi è come ieri:
non è ancora domani...
ma tu...già mi manchi.
Illanguidisce questa vita mia
in profondo smarrimento,
non più traccia di gioia nel lamento
lungo un ostico sentiero
senza contezza aver di dove sia
tra i meandri del pensiero
la stella da seguire nella notte,
mentre il mondo sen va per le sue rotte
in un mare di sangue d’innocenti
ove far guerre tribali,
latitanti i tribunali,
senza voce i poeti dei perdenti
senz’ascolto la voce dei credenti.
Patetici i maestri del pensiero
che rifletton sull’uomo e il suo mistero:
Certo è stata creazione.
No davver, fu evoluzione.
Chi iniziò tal magistero?
C’è chi afferma, chi nega, chi rinnega,
e intanto il mondo in mar di fuoco annega,
chi crede al Santo Padre, chi a un guerriero
chi dice “chissenefrega”.
Eppur c’è una questione ineludibile
ch’è pur quella irrisolvibile:
c’è un progetto divino in tutto questo?
Ci sarà premio o condanna?
Davver da un dio ci fu dettato un testo?
Davver fu consegnato a chi si scanna?
D’amore o degli eserciti è quel Dio
cui ben tre religioni pagan fio?
O fu solo inventato dagli umani
a scopi di potere o di pietà?
Leviamo pure al ciel le nostre mani
ma a credere in un Dio sono restio,
disperante è la realtà
ove sol vedo dèi degli uragani,
senza speme è quel desio,
creammo un dio sperando un aldilà
ove un ciel aver domani
ché l’oggi della terra è dei caimani.
Invecchiato e solingo in questa stanza
lontano me ne sto, apò-stasìa,
non ho fede né speranza,
carità fu mia sola liturgia,
una lunga umana militanza
ed or sol mi rifugio in poesia.
Sonetto classico con quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
Persiste la tremenda confusione
tra pöesia e lista della spesa,
creatività ferita e molto offesa
da avverbi ed aggettivi a profusione
che si susseguon senza una ragione
e spesso la grammatica n’è lesa…
la metrica nemmeno vien compresa,
allontanata con imprecazione
o approssimata da vuoto algoritmo
che cuce insieme versi da frammenti
ma a recitarli ignora l’uman ritmo
e per destare umani sentimenti
non basta il database del logaritmo¹
in uso da falsari senza accenti.
¹: scansione metrica: 1[non] 2[bà] 3[stail] 4[da] 5[ta] 6[béis] 7[del] 8[lo] 9[ga] 10[rì] 11[tmo], accenti tonici in 6ª e 10ª sillaba (oltre la 2ª) quindi endecasillabo canonico a maiore; il logaritmo è sineddoche per il complesso di procedure matematiche con cui l’intelligenza artificiale gestisce i dati presenti nel database raccattati dalle varie opere letterarie presenti in tutto il web (non solo umane, ovviamente).
ioffa, 30/04/2025








