mirabili e regali,
lacrime son nascoste dagli occhiali.
Volano audaci e sfiorano il ciglione
con gocce di sorriso,
mirano un tale pallido e preciso
fermo impalato in fondo allo stradone,
ha scarpe nere dentro al pantalone,
le guance sul suo viso
paiono rocce bianche come il riso;
di lato due rametti di asfodelo.
Galoppano le nuvole nel cielo
autentiche e tribali,
lacrime lievi sporcano gli occhiali.
Nello stradale nebbia si dipana,
grigie scaglie d’argento,
silenzio viene rotto dal lamento
di una viandante verso tramontana,
nera la sua bardana,
come il grembiale alto fino al mento
mosche che dan tormento,
le scaccia con un gesto e aggiusta il velo.
Le nuvole si abbracciano nel cielo,
violente, emozionali,
lacrime si separan dagli occhiali.
All'improvviso intanto il temporale
lesto tuona dal monte
si gonfiano le raffiche a maestrale,
vibrano canne storte,
spezzate da quel vento micidiale,
lui soffia, fa paura come morte,
chicchi di grani bianchi a perforare
le pagine ingiallite del Vangelo.
Nuvole fitte fitte in fondo al cielo,
corse fenomenali
e lacrime che ingrossano gli occhiali.
E' persona comune e umile;
obbedisce ai canoni del Vangelo
e non giudica il prossimo.
Nell'espressione di carità
si fa beffe degli inganni del mondo,
servendo i poveri e gli ammalati.
Chi riceve le sue attenzioni
glorificherà Dio,
accendendo ex novo
la fiaccola della fede
o esumando un credo,
da tempo sepolto
nel dimenticatoio.
La via della salvezza
non conosce stagioni
Un vibrato
Una corsa lenta
Ciò che è transitorio,
alcune cose smunte
Tratti sfumati
lo spazio di un lapsus
Questo mi piace
Mi innamoro del bilico sul filo di luce
che annuncia l'alba
Premono nell'aria le pieghe di quelli che tendono
a tornare.

In luoghi ameni e longeve terre,
fioriscon alberi giganti, rose e tulipani,
a costeggiar corsi d’acqua galante e riflettente,
ove specchiar il cielo in rifrangente,
d’umile saggezza e purezza d’animo.
Oasi, per chi del mondo, fa opera d’arte,
e dell’amor sentimento primordiale,
del rispetto, montagna di pace,
oasi di serenità essenziale.
Misture di sentimenti,
prevalenza d’affetto e
tolleranza umana.
Volan colombe e parole,
nel ciel volan, su nuvole bianche,
ad azzurrar acqua di fiumi e mari.
Colombe di pace e sentimenti ad adornar di bene.
Messaggi di parole a migrar su continenti,
oasi ove attinger acqua pura,
angoli di vita, ove l’umanità dovrebbe viver e prolificare,
estasi gloriose a decantar union mondiale.
Ove dimenticar guerre, e bombe nucleari,
ove vita è semplicità e benessere spirituale,
ove siamo fratelli e non regni il potere,
ove il Signore, lanciò la pietra dell’amore.
Oasi ove vivrei volentieri!
6 Aprile 2025
Ho visto la tua anima agitarsi nell’aria tersa
di una valle dove le montagne hanno denti di roccia sporgenti
tanto aguzzi da dilaniare il cielo
tu angelo irrisolto dovresti danzare sui petali di rose
del giardino incantato steso davanti a te
tu che hai sempre voluto strappare la grazia al cielo
ora ti sei persa in lugubri passi rocciosi
attraversati da streghe, rigurgiti di coscienze maligne
ti hanno imprigionato sotto un nero cielo
invisibili catene dovrò spezzare
per liberare la tua luce
siamo soli, io e te, mentre crolla il cielo.
nel mar d'azzurro del cielo.
Il vento freme di speranza
su candide nubi appese
che, a passi di danza,
sussurrano i limiti ai miei occhi
luci dorate fra nebbie erranti.
Sospira l’alba in me tra veli grigi,
come un destriero
fra monti capovolti.
Squarcia le tenebre, rompe i litigi,
riscrive gli schemi dell'essere.
Così la speranza, tra dubbi, sorge
senza inchino al tramonto
dei miei sogni ribelli
sulle vette più belle del mio mondo.
Come foglie d’autunno nel mio bosco
sono i fervidi giorni di quegli anni
tra illusioni, tra giovanili affanni
ove ancor mi rivedo e riconosco
in quei valor volati via col vento
ch’hanno esaurito la lor sorte amara
nel mito iconico di “Che Guevara (1)
che simbol fu di tanto movimento.
Nel sessantotto il mito culminò
bandiera d’impossibili ideali
disciolti di coscienze nei fondali.
Qualche folle a combatter seguitò,
ma ai più di noi giovani impegnati
quel sogno diventò imborghesimento,
al pensier dominante adattamento
ché male non si vive omologati.
Eppur quel patrimonio ancor è in noi,
quegli anni formidabili sessanta,
sogni su cui la rëaltà s’è infranta,
quando parea di vivere da eroi.
Così, come un amore un dì perduto
triste sovviene udendo le canzoni
che ne contrassegnaron sensazioni
e che ne accompagnarono il vissuto,
se ascolto Bob cantar al cuor va un morso:
“Non c’è risposta, amico mio, chissà,
forse nel vento caduta sarà”. (2)
Avevo anch’io quel vento già rincorso
che profondo cercare sa i poeti,
menestrelli e cantori d’ideali
d’un mondo senza guerre ed arsenali,
che il tempo rivelò vani profeti.
(1) Ernesto Guevara della Serna, detto “Che” (1928-67)
(2) adattamento di “The answer, my friend, is blowin’ in the wind” (Da “Blowin’ in the wind”, Bob Dylan, 1962)
Un dì quando non v'era artificiale
si presentò Fiascante col sonetto
il Dantaligo lo buttò in canale,
il vecchio Tosco in crisi di rigetto.
Fiascante era negato e assai banale,
Il testo fu bocciato dal düetto,
le strofe un po’ a casaccio sul portale
non fecero a nessuno un bell’effetto.
Poi venne pure Giorgio e nel paesello
portò il suo manoscritto fauna e flora;
Fiascante inviperito e cattivello
si vendicò bloccando ad ogni ora.
Ma i tempi or son cambiati ed il paesello
nutre d’artificial da poppa a prora.
Fiascante adesso raglia “IA-IA”
e per magia il sonetto...eccolo qua.
Dalla neve sboccia un fiore,
ha il colore del mio cuore
ed anche i prati son più verdi,
corri fuori! Non ci credi?!
Anche i rami han foglie nuove,
raramente adesso piove,
il sole sembra un bel diamante,
scalda e nutre tutte le piante!
Le rondini volano nel cielo blu,
è primavera! Lo vedi anche tu?!
Una farfalla si posa sul mio nasino,
l’ha scambiato per un paesino!
Il vento soffia, leggero, leggero,
un usignolo si posa sul pero,
canta per tutti, felice e contento
per allietare il passare del tempo.
Artigiani muratori e qualche passante,
Tra tumulazioni ed estumulazioni,
Che si avvicendano nelle stagioni.
Lì proprio dove c'era quella salma cara,
Oggi il posto è vuoto senza bara,
Spazio dovrà lasciare a nuova dipartita,
Di chi è passato a miglior vita.
Loculi vuoti attirano l'attenzione,
Quasi fossero loro l'attrazione,
Vuoti appaiono più stretti e angusti,
Meglio la cremazione, ma son gusti.
Ecco una lapide che non c'era,
Fiori freschi e gente dalla funesta cera,
Aggiustano ogni petalo come bomboniera,
Anche se un colpo di vento li farà cadere fino a sera.
Quartine di quinari a rime alterne.
Solito parco,
solita attesa
mentre m'imbarco
senza pretesa
nella scrittura
di cavolate
nella caldura
quasi d'estate
ch'oggi improvvisa
è qui scoppiata
troppo decisa
anzi spietata.
Nel mio maglione
sto già sudando
e, dannazione,
sta arroventando
la tastierina
del mio portatile
sulla panchina
per niente umbratile.
Giocan bambini
ch'oggi è vacanza…
sono vicini…
tu sei a distanza.
Resto seduto,
noia m'assale…
non ricevuto
nessun segnale:
manca risposta
al mio messaggio,
chiara batosta
se fossi saggio.
Ma attendo ancora
pien d'illusione,
ora per ora…
ché son coglione!
18/04/2025









