svendo abilitazioni, sdolcinando Master e Perfezionamenti comprati alle aste on- line,
Arrogo B1: I speak English very well
DELFIZZO il mio improbabile francese,
biascico:“Me Llamo Candido Placido de Bragas”,
impacchetto il mio diploma di specializzazione del ’97 - “Lo vuole in confezione regalo?” –
millanto crediti sportivi (mai stato a dieta)
scalfisco il mio salvadanaio demodé per un abito e cravatta (io uso maglioni tinta unita)
mentre ripasso le soluzioni d’improbabili equazioni cubiche
senza soluzione
conto le mie “conoscenze” sulle dita della mano, orba di falangi da eccessivo uso di gesso bianco (e cassino)
arrivo a zero
m’immagino a surrogare titoli mentre demonizzo i miei antecedenti e conseguenti (reciprocamente),
prometto chimere sulle punta dei miei tacchi a spillo (poi m’accorgo dei mocassini neri),
rinnego tre volte il mio precedente re;
tesso le lodi del mio interlocutore in poltrona
che
mi guarda (da lì dietro) con un sorriso circonflesso (punto di massimo relativo)
- un po’ asimmetrico -
e
mi dice (fisso):
I want you!
Mi sveglio (sudato): era solo un brutto sogno.
[...chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici]
“Dobbiamo ascoltarci a vicenda. Dobbiamo rispettare le abitudini reciproche e condividere la verità e l'integrità che la voce dei poeti ci fornisce così generosamente.”
Tanti anni fa, anima mia,
quando senza neppure saperlo,
ero davvero poco più che un bambino
che bruciava come un lucignolo di cotone,
le pareti verdi del Bowery Poetry Café
rinviavano al nudo mittente
ogni mia ambizione.
Il ricordo di quella atmosfera
ha il profumo dell’eroina che crepita
nell’ovale di un cucchiaio logorato dall’uso,
e le “walk-up houses” del Lower East Side
delineano ancora il mio ultimo eremo:
la notte che scende lungo la schiena
come le note stridule del be-bop.
E tu dov’eri quando pioveva
ed io non lo avvertivo?
quando St. Patrick
era così lontana
da non poter essere
neppure una bozza d’ipotesi?
quando la fame suonava la sveglia
e la città non sapeva che io esistevo?
Non so definirle quelle mattine infinite
se non attraverso il bisogno d’amore,
se non attraverso il colore
di un piccolo frutto
che da freddo si fa caldo,
che se non matura, morrà acerbo.
Io ti aspettavo, ti cercavo ad ogni angolo,
e non mi curavo dello schermo della nebbia:
in fondo l’ho sempre saputo che tu eri lì,
al fianco del mio scheletro in fiamme,
e che, come me, speravi
che il mio martirio
da nero fumo
si facesse
lilla.
sembrano impazzire alla catena dei rami
nei colpi di vento le foglie
dai lombi piegati in basso -
è uno sguardo generale sul dolore,
i rosa iniziali e finali sono lontani,
entrambi nella fantasia
di quel tipo di rassegnazione
di un poeta in piedi sulla collina.
non comuni,
ma con un’intelligenza
superiore a tutti noi,
combattono tutti i giorni.
Lottano fra mille difficoltà
senza mai arrendersi,
anzi gli sono di stimolo
gli danno
forza e coraggio.
Una lotta continua
per vivere
come gli altri bambini,
costruiscono, inventano,
hanno una fantasia sfrenata.
Cercano e vogliono
la perfezione,
non mollano
finchè
non la ottengono.
Provano e riprovano
senza tregua,
va in scena lo spettacolo
che tanto hanno voluto
e finalmente ottenuto.
Lo spettacolo della vita
della forza, del coraggio,
questi bambini sfortunati
ma forti più che mai
non mollano, saranno vincenti sempre.
han sostenuto
il passo degli equilibri
le mani in tasca
le parole dedicate a chi voleva spiegarci
qual'era il nostro posto qui
Usi cospicui di
stratagemmi e smorfie
bruciarono i campi
delle nostre fughe
per non prestarci ai saliscendi umani
spinosi cactus fioriti
torbiere assetate
Nella purezza mantenuta
lasciammo le porte aperte
alle nostre spalle
speranzosi nell'arrivo
di quel qualcuno salvatore
Eccelli
elevati
vola
non chinarti mai
a nessun uomo
a nessun dio
millantatore
pio.
Pensa
ama
ingegna
inventa
non usare la forza
la furbizia
pecca.
Vivi
sorridi
usa l'intelligenza
l'umiltà
la coerenza.
Ama
soprattutto amati
al di là dei soprabiti
dello sfregio
che porti sul volto
dei tagli sul cuore
del tempo che lacera
e lascia il segno.
Commuoviti
illuminati
sii sempre sicuro
testardo
ragionevole
e mai codardo
incidi
senza ferire
non uccidere
ma ucciditi
piuttosto arrampicati
con le unghie
oltre il recinto
dove nessuno
ha mai osato
sfidare il vuoto.
Sii Unico!
Nelle sere in cui il tempo svanisce
per mano la solitudine e l 'amore,
nel profondo,
che chiude un'attimo di vita
racconti come fiabe,
scivolano da un'altalena.
Ascolto senza emozione.
Come bolle .chiusi nell'aria,
volano , si perdono nel niente
dove tutto si plasma,
e torna a noi :
sceglere tra la solitudine e amore.
Il dondolio sempre piu' lento
libera le mani,
solitudine e amore volano
abbracciate
in vortici sempre piu' lontani.
Ascolto il mio cuore.
Nelle sere in cui il tempo svanisce,
libero la mia anima.
Ci sono luoghi
dove la Luce è ancora accesa,
li chiamano ospedali psichiatrici.
Ci sono luoghi
dove la Luce non è mai stata,
lo chiamano mondo civile.
C'è gente che canta strane canzoni,
la chiamano pazza.
C'è gente che costruisce cannoni,
li chiamano patrioti.
Ci sono bandiere di un Dio crudele,
e la chiamano guerra Santa.
C'era un uomo
che conosceva il segreto delle parole,
e, l'hanno ucciso.
Ci porterà dove tutto può cambiare
Raccoglierà i sogni di tutta la gente
Che ha mille domande ma risposte mai niente
Si avvicina come fosse una stella
Luminosa, sempre più grande, sempre più bella
E chi la guarda non resiste e stende la mano
È come un mare di ciglia che salutano piano
Ma no, non c’è bisogno di aspettare
Che venga un essere dal suolo lunare
Per dirci che abbiamo la terra migliore
Io non so se è vero, ma qui c’è l’amore
Guarda è arrivata l’astronave
Ci siamo già sopra bisogna cambiare
Raccogliere i diritti di tutta la gente
E smetter per sempre di far finta di niente
Se si attraversa la linea sottile
che separa il corpo dalla mente,
la creatività si avviluppa a se stessa,
all’oscillazione improvvisa degli occhi
e all’impenetrabile nero della pupilla.
E come il moto dell’altalena,
così anche il tuo profumo
induce paralisi
al mio inebriamento:
con il ricordo dei traumi vissuti,
con il delirio e con la bramata ascesi.
Fintanto che la vita si fa miniatura
al cospetto del primo, soave,
lacrimare di gioia.
Poi d’improvviso
sovviene la pace,
e con lei un fiume
di insolubile pigmento:
le parole che ho scritto per te
e che colorano di blu eterno
l’immutabile spazio verde
dove vive il nostro amore.
e valli sdraiate al sole, io perenne fuggitiva
sondando profondità segrete
senza mai demordere
Infiniti sguardi consumati
negli ultimi orizzonti
che s’andavano colmando d’ombre .
E nel sole nuovo ancora
invocarti alternando la voce
a quella di sorgente,
le dita bagnate di speranza
frescura di bosco conosciuto
fruscio di rami e brezze a ispirare
il troppo breve viaggio.
Quanti rovi incontrai lungo il cammino,
tante le piaghe scavate dalle spine,
molte le offese al cuore.
Eppure ancor t’inseguo vita
si, procedo fra sassi e fiori
coltivando esili sogni decisi a non morire
messo li
nella terra umida.
Ha solo qualche debole spina
è spoglio
non da segni di vita.
Lo guardo e penso
presto morirà
non ha speranze.
Un giorno mi accorgo
che il colore è cambiato
va avanti cresce.
Si intravede
una piccola fogliolina
le spine diventano pungenti.
Finalmente improvvisamente
nasce un piccolo bocciolo
dai colori tenui.
Ma poi quando sboccia
da vita ad un spettacolo stupendo
ha vinto la vita...

Quest’anno i papaveri
sono venuti su in ritardo
ma decisi affiorano tra tinte
che paion spruzzate a caso.
Il rosso si staglia sul verde dello stelo
e, tra cromie accese di variegate corolle,
campeggia vivace tra le zolle.
Tra rossi papaveri
io torno felice
su ampie distese
di campi dorati di grano
e tra le bionde spighe mi confondo.
E mi avvolge l’oro del sole e delle spighe
tra i rossi papaveri
e il canto delle cicale e dei grilli.












