Siamo tutti nella nassa;
ci siam nati, non entrati.
Siam cresciuti in questo posto
con promesse di un futuro
molto bello e più sicuro.
Così abbiam fatto famiglia
promettendo ai nostri figli
un futur non da conigli.
Arrivati a un certo punto
ci dobbiamo rassegnare:
non c'è più niente da fare,
si può forse scappare ......
Ma la nassa non dà scampo:
qui dentro devi stare
assieme a questa massa
che ti ha tolto la speranza.
Incastro uno ad uno frammenti di vita dei miei giorni;
con alito leggero ci respiro su
a sfogliare pagine
dal diario del mio esistere,
sul leggio del mio esserci.
Abbandonati al soffio della storia,
si avvicendano i miei affanni,
i miei desideri,
i miei sogni,
quasi petali che volteggiano nel nulla.
Oggi è il tuo compleanno Mamma!
Nata di maggio come te,
nella stretta di un abbraccio di dolore
sigillo il mio al tuo amore,
dal vuoto dell’assenza mai interrotto,
dal fluire del tempo mai attenuato,
dal vortice del quotidiano mai risucchiato.
Mi porto dentro la tua carezza impalpabile,
ne sento il brivido che mi da la pelle d’oca!
Il ricordare non risolve la mia pena.
Riesco solo a stringermi
nell’ascolto, mio, segreto, della tua voce,
musica intima per le corde della mia anima,
e a rifugiarmi
nella memoria dei tuoi gesti,
cifra dei miei passi.
Mi abiti, Mamma,
sei la mia forza,
il mio canto,
il mio sentire.
Raccolgo profumi,
immagini,
pensieri,
l'eco complice del vento,
e parlo il tuo linguaggio
come l’onda che,
allo scoglio o a riva
s’infrange,
muore,
rinasce,
e parla il linguaggio del mare.
Diciassette anni, oggi, Mamma!
E, mi manchi troppo, ancora!
Un rivolo di pianto scava la mia ruga.
quando potevo starmene accovacciato
su una distratta nube d'autunno
e sorvolare tutti i mari quieti?
Perchè mi hai dipinto di colori
e passioni contrarie
di stagioni e volti aggrovigliati
come sorrisi nelle autostrade
degli esodi estivi?
Potevo restarmene in disparte
tra le pieghe di qualche libro
o cielo dimenticato,
nella calma piatta della prestoria del pensiero.
Invece eccomi ad orbitare,
come delicato satellite,
attorno al tuo centro di volontà,
attorno ai tuoi segreti inconfessabili,
attorno alle tue manie,
ma non dimenticare mai,
anche io sono umano, umano come te.
Il tempo si avvicina
stringe l'orologio della vita
e velocemente ci parla
di come ci si deve fermare.
Il tempo impazzito
ci invita a danzare
nella passione di un canto
a mezzanotte sotto le stelle.
Intanto scorre ma nel silenzio
si è in tempo per godere
dell'incanto di un tramonto
e dell'infinito mare.
E poi nell'amore tuffarsi
prima che il tempo
possa rubare l'ultimo bacio
al chiar di luna.
Era cosi che ti volevo
infinito come un giorno di vento.
Era cosi che ti volevo
colorato come l'ultimo giorno di Maggio.
Ora sei fluente del passato
goccia di rugiada di un tremulo tramonto
voce della notte spoglia d' occhi
odore di fumo
rifugio dell'inverno.
Tra questi fogli pieni di silenzio
occhi di stelle sfumano la sera
e i pensieri tornano righe vuote
vuote come il cielo
senza movimento.
Battiti d'ala colpito al fianco distratto battuto, sbattuto a terra,
all'ombra della mia ombra nella notte del giorno che va.
Battiti pioggia di ruggine che riempie le buche
e io ti rivedo riflessa nelle pozzanghere.
Battiti di piedi e l'acqua schizza via.
Battiti tremanti, fermi velocemente inerti battiti di cuori di palpebre di labbra e di mani
. Battiti della luna nel mio sogno tranquillamente irrequieto.
Battiti di vecchi ricordi sulle rive della città io e te
. Battiti di ricordi di domani...
Immenso della foresta è il fascino,
qui tutte le bellezze son riunite:
i verdi chiari, oscuri e di smeraldo;
gli usignuoli, che a sera cantano
folli melodie con zeffiro,
che dolcemente li accompagna,
spirando tra gli alberi e tra i monti;
le libellule, che sull'acqua
cercano le canne,
le tenere canne e gli iris malvati;
il piccolo specchio d'acqua chiara,
che danzanti le silfidi riflette.
In questo luogo ameno
s'annienta il malumore
e la tristezza insieme,
si scolla dalla mente anche l'angoscia,
che spesso al corpo
come sudore e polvere s'incolla.
Di sole s'ammanta la foresta,
che balsamici emana i suoi effluvi,
anche i brutti pensieri si dileguano
tra i rami frondosi delle piante.
I giorni se ne vanno meno oscuri
e la gioia di vivere riprende.
Immerso in quest'aria salubre,
di fiori, di colori e di frescura,
tra le erbe, dove si stendono le ombre
delle alte conifere e vetuste,
i cui rami formano una culla
adombrata dal sole e verdeggiante,
dove dormono tutte le bellezze,
lasciando nostalgia in chi poi parte,
io vivo la mia vita e la descrivo.
È un mondo senza palle
senza uomini
senza coraggio
e senza eroi.
E' un mondo di sotterfugi
egoismo, bugie
del “mi faccio i cazzi miei”.
E' un mondo di poesie
false pacche sulle spalle
ipocrisie.
E' un mondo che tutti parlano
e nessuno ascolta
un mondo senza rispetto del silenzio
senza ideologie
senza bontà
senza sentimento
più che un mondo è una mostra
del "ti faccio vedere"
del tatuaggio sul sedere
dei muscoli e del non sapere.
E' un mondo di lacrime nascoste
sogni nel cassetto
ombretto per nascondere ferite
del non rispetto del difetto
matite colorate
per cancellare il lutto di giornate opache.
E' un mondo di film porno
effimere eccitazioni
di tanti uomini senza coglioni.
E' un mondo che va di fretta
perso nelle scale mobili di un supermercato
è un mondo ladro
e Dio è un bamboccio
incastrato dentro un quadro
inchiodato nella croce delle nostre paure.
Ed io mi ritrovo solo
in questo limbo
chiuso nel recinto
come un bimbo nella culla
me ne sto in disparte
come un extraterrestre
e cerco la sua voce
come una nenia
che mi lecca le ferite
cerco il suo seno
da accarezzare
cerco il suo amore
prima di morire.
Accanto al rumore del mare
c'è il volo basso dei gabbiani
e il vento farsi fiato
su un foglio bianco
di parole.
Bisbiglia l'estate,
l'azzurro ed i suoi ricordi,
la dolcezza, l'allegria, lo scandire del tempo
inafferrabile e veloce.
Con gli occhi colmi di rugiada
questo compleanno profuma di rose.
Raccogli i capelli allo specchio
le tue guance sono colorite,
qualche ruga scritta e cancellata
ha un eco di silenzi che invade
mutevole la vita.
Vita
che somiglia al viaggio di un aquilone,
tutto variegato,
vincolato da quattro fili,
apostrofato da voci sovrapposte,
cosparso di tutti i profumi,
abbellito di tutti i colori.
Aprilo...ti dico!
E fallo volare...sempre più in alto, sempre di più...
Tienilo ben stretto
mia cara amica,
anche se ti faranno male le dita.
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Ad Angela con affetto per il suo 50° Compleanno
diverso
persino il caffè
ha un altro gusto.
Il sole
prima si nascondeva
adesso fa un gioco di colori
con sfumature più intense.
Le nuvole
formano
figure strane
come un puzzle.
E' ritornata la normalità
tanto attesa
quella che amo
che fa parte di me.
Quel sorriso
che mancava
da un pò di tempo
è tornato.
La si potrebbe definire "fase boomerang":
come quando l'accidente gira gira
e torna addosso a chi lo tira
e come quando per proteggere l'amore da se stesso
gli confischi i lacci delle scarpe.
È un po' come non vederci più nel vedere certi gesti,
è una mezza stagione fatta di mezze idee
e intere mele marce.
Ho visto, sai, come ieri vibravi sul tuo posto,
li ho visti quei turni consortili fra una boccata e l'altra.
Ho visto come giocavi alla redenzione
con tazze da tè invisibili;
io sto ancora cercando di scoprire un mese
che dia un vero lieto fine all'anno
e sto ancora cercando un supersiste
in questa nuova metropoli.
In questa fase tutto torna indietro
come se ci ripensasse,
come d'altronde è logico aspettarsi
se in verità tutto in natura è reversibile.
Tutto vero,
quant'è vero che ho una scarsa mira.
Ma mi sono scansato in tempo
mentre mi ritornava addosso quell'accidente
e così è finito in faccia ad un vecchio
che non c'entrava niente.
« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire. »
Parlami ancora delle ali iridescenti della libellula,
di quando le carezze erano come bolle di sapone,
e dell’interferenza costruttiva di sogno e realtà.
Poi raccontami della tua lunga infanzia,
del concetto comune di fame,
e di quel tempo ormai remoto
dove lo spazio era la distanza
che separava i nostri cuori;
dove la terra era l’origine
e il mondo la coltre gelata
che attraeva le oscillazioni
delle mie grida di sconforto:
per respingerle e restituirmele
sotto la forma di un’attesa infinita
e di un pianto lieve ma inconsolabile.
Ed io, ora che tutto è finalmente passato,
ti parlerò delle mie mille e una vicissitudini,
delle onde che non hanno saputo investirmi
e dei momenti che ho ritrovato nel tempo,
come una pioggia fra le lacrime:
il giorno che ti ho trovata
ed ho iniziato
a vivere.
Se non nelle foto di una amica cara
Che mi illustrò durante nostre attese
Il ciel, le nubi, il verde e la terra amara
Di quando si fa inverno e tutto spira
E non bastano, sciarpe e scarpe adatte
Perché quando fa freddo l’aria qui tira
Come se ti dovesse portar da un’altra parte
Ma presto si dimentica la sofferenza
Seduti accanto al fuoco, con un buon vino
E qui mi garantisce non c’è pietanza
Che non abbia storia e tocco del buon divino
Ma adesso so per certo, da metterci la mano
Che c’è di buon anche tra la gente, che lo si dica
Perché in questo piccolo paese, Scandiano
Io ho trovato…. una grande amica
Bella che mai
fascino per me
non conta che fai
Amo già te.
Ti vedo poco
parliamo di rado
sei gia' fuoco
ora tiro un dado
mi affido alla sorte
e partiro' di corsa
sara' vita o morte
per il mio cuore in rivolta.
Guarda cosa fa una donna
unica e stupefacente
guardo cosa fa una donna
ti cambia completamente.
Sono stanco del mio poco
sono legno che non prende fuoco
ora pesco una carta dal mazzo
vinco od esco pazzo
soffoco il mio cuore
di gioia o dolore.
Guarda che fa una donna
rara e sorprendente
guarda che fa una donna
finisci per non capirci piu' niente .
“La sua struttura alare non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso.”
Se mai passerò ad altra vita
sarà per volar via come bombo,
per succhiare il nettare dolce
delle ombrelle dell’edera,
e per potermi isolare
nelle buie fessure
dei muri di pietra.
La mia compagna sarà la regina
dal cipiglio garbato e amorevole,
che mi osserva ronzar rumoroso
sopra i fiori gialli del pomodoro:
così che sia chiaro
ch’io vivo per lei.
Non durerà molto,
lo sappiamo bene,
però fra il nero e l’arancione
della tua carezzevole pelliccia,
si anniderà il segreto della vita:
l’enigma custodito nel polline.
Per mano operaia
si chiuderà un ciclo,
ma nel calice del narciso
o nel bulbo del ciclamino,
i nostri sogni vivranno ancora.
E alla fine noi ritorneremo umani:
di nuovo capaci di dirci “ti amo”.









