non si trastullano tra voli e cinguettii
di variegati volatili,
non svolazzano su ameni fiori di campo,
ma scavano la terra ostile
in cerca del fuoco profondo
che ci dona la vita.
Le mani del poeta
non trasudano inchiostro,
ma deviano le traiettorie
dei proiettili
e si sporcano di sangue e di veleno.
Il volto del poeta
non è una volta stellata,
né ha il colore della luna
ma è un mosaico inestricabile
di pianti, periferiche realtà,
danze, discese negli inferi.
Il cuore del poeta
non si sazia di versi,
ma condivide la gioia nella gioia
e il dolore nel dolore.
Fra il cielo
è la terra
il paradiso
appare più vicino.
Percorro le galassie dell’infinito
senza rumori
ne suoni
se non quelli dell’anima.
Il cerchio
ancestrale
il sogno
si è spento.
In attesa di quel dolce suono
che arriva dal cielo
in paradiso
gli angeli si sono svegliati.
Ma chissà perché lo immagino
sul sentiero di una villa
a camminare pensando
che è una serata tranquilla
Gli era sembrato un complimento
quando l'avevan chiamato leggero
Il bicchiere appena sotto il mento
dicendo "Quel che è futuro è futuro"
Non so come altro potrei immaginarlo
mi sfugge quella sua faccia un po' triste
Non so chi potrebbe raccontarlo
forse chi un po' come lui di cose ne ha viste
Quel ragazzo che sognavano i bambini
e le ragazze sedute sulle scale
Lui scontava al bar quei cartellini
e sotto al letto non gli bastava il sale
Ma me lo immagino su quel sentiero
camminando verso un evento importante
Qualche minuto concesso anche al cielo
e il fischio della fine messo da parte
Lo immagino così per un attimo sereno
senza quell'ossessione di restare indietro
Lo immagino così a sparire in un baleno
non troppo convinto dietro una porta di vetro
Lo vedo camminare quasi dai miei occhi
verso una luna dissanguata da quegli sconosciuti
Lo vedo scivolare su un patibolo di specchi
senza domandarsi quanti sian caduti
E' come se non gli rimanesse
altro che un gioco col cognome
ma è come se questo bastasse
a dargli tutta la ragione
E non so se si sia bastato
ma sta sorridendo verso i giochi
Sa che l'ennesimo tiro è andato
ma che di momenti così ce ne sono pochi
E' cambiato il tempo
oggi piove...
Senza tonfi
sotto nuvole di perla
volteggiano le rondini
in cerca di un riparo
in pozze larghe
si specchia il cielo
sembra una tavolozza
di acrilici
su tela setata .
Anche l'aria è fresca
come a Natale
quando i comignoli
hanno la Domenica ad oziare.
Sui vetri appannati
piccole gocce danzano
i profumi delle mie colline
in fiore.
e illuminare la strada, la tua.
Due soldi di vita, la mia
per ascoltare le tue pene.
E se vuoi, due occhi ti presterò
perché da questa parte
la vita tu veda.
Due dita appena di mare
per la tua solitudine,
per posarla tra le onde chete,
tra due gocce di schiuma
e lasciarla andare.
Solo due mani, per una carezza,
due braccia dove nascondere
qualche lacrima.
Solo due, come noi.
Null’altro ho da donarti
ma se vuoi, ecco prendi...
Me dicono : Nun sei originale,
nella mediocrità te ce arrabatti,
che scrivo senza essere geniale,
le mie nun so poesie, so artefatti.
E che, nun ce lo so, amici miei
M’avete letto e dovrei spiegavve
Che scrive non so proprio c…fatti miei ?
Tutti i difetti ho da dimostravve ?
Nun so parlà d’amore e questo è er meno,
che femmina ner monno nun vidi mai,
né me mannarono in un luogo ameno
per imparà a risolvere sti guai !
Der monno sono uno, piccoletto
N’capisco gnente de filosofia,
tutta la mente c’ho in der fazzoletto,
me basta de campà, e così sia.
Politica nun fu mio primo amore
che strombazzai beato pe la via
la lascio fa a chi, con molto onore
sappia mostrarne tutta la protervia.
Me piace da parlà, dire du cose,
senza peraltro mai voler offenne,
seppur qualcuno le ritiene odiose
sono frutto del vin che mi sostenne.
Nun prendeteme allor pe ‘no scrittore,
de penne nun ho se non so mie,
Scribacchio, nun so n’intenditore,
scrivo sol di vostre porcherie !
Tremule mani commosse
elargiscono agli sguardi
d'occhi languidi e suadenti
l'irresistibile gioia riflessa
Eppur in animo bramo
da tempo nel tempo
e al sol pensiero ardo
e fremo e tremo ancor
Liberi fili di perle
tra nivee lune morbide
di palpiti e seta
la veste dimora
L'eterno profumo
nell'aria amoreggia
d'un sogno di ieri
che ancor oggi vive.
siamo eredi dello stesso destino,
io e la volta stellata
che ci sfidiamo in una contesa eterna.
Il tempo è un minuscolo torrente,
dove annullare le coscienze,
un frammento fatto rumore
per ricordarci il passaggio delle comete
e delle inutili speranze.
Siamo figli dello stesso rebus,
il microbo e la galassia,
non ci bagneremo mai due volte
nello stesso fiume,
né un mistero percorrerà
due volte la stessa mente.
Abbiamo già percorso insieme
lo stesso sentiero,
è ora di cambiarci i volti o i cuori.
e che ancora mi imbroglia dal suo nuovo coro,
e una candela accende
e subito la spegne...
Siano favoriti come te quei fiori che terminano
coagulandosi in goccia
o in orbita vuota di pianetini rossi.
Ritorno
come una rondine
a sedermi sulla panchina
sotto la grande quercia
cerco l'ombra schiusa dei rami.
Alleggerisco
il cuore
ascoltando il fiato del fiume.
In mezzo alle gialle ginestre
per i sentieri,
i rovi intrecciano i ricordi.
Poi giace il tramonto.
Dopo aver
vissuto ogni nostro istante
disperderò
una mia lacrima
con un refolo di vento.










