o le lettere di un dizionario d'altri tempi
per ancorare il pensiero ad una
nube dispettosa che
oscura una minuscola luce
non servirà a molto.
E non farò proseliti
tra gli aggettivi gettati
nelle discariche di discorsi vuoti:
tanto mi basterà appena un gesto
o un'imprecazione
imprecisa per sradicare
tanti inutili amori senza sogni,
tante verità molteplici e rumorose
che coprono l'innocenza di un silenzio.
Mi basterà un solo sentiero,
fosse anche quello dell'errore,
per far volare il cuore oltre il nirvana
sospeso a mezz'aria tra noi.
dove trovare l'aria
che calma l'affanno
Un passato carico
di rimpianti di rancori
mi divora
scaglio frecce d'odio
contro il mondo
contro me stesso
Si è vicini nella sofferenza
ma non serve
per togliere il dolore
di vite diverse
consumate a forza
Cerco il mio riparo
cerco quegli occhi
color del cielo
il miracolo
di una vita nuova
luce di purezza
che toglie il respiro
Allontanerai da te
quelle visioni irreali
di amori acerbi
persi nel tempo
La vita oscilla
trova l'equilibrio
la paura rende ciechi
di fronte al futuro
Non è tempo
di nascondersi oramai
la necessità di farlo
si rivela inutile
e come un vortice
che non riesci a fermare
mi abituo al suo moto
da non sentire stravolgimenti .
Fantasia scorrimi
distratti di malinconia.
Fantasia entra nei sogni
della notte e alleggerisci
le pene di antichi ricordi.
Parlami come se fosse
sempre primavera
la collina che
guarda l'infinito mare.
Il mare ruggiva con forza
per raggiungermi almeno col suono
ed io chiusa rinchiusa
prigioniera di sbarre
ruggivo dentro
di un ruggito più forte
per ringraziarlo.
“Calma la mia sete
e la mia fame di evasione
calma la mia carne che bolle
e ribolle frenata
e sfrenata si piega dolente”.
Io prigioniera di sbarre
ringrazio quel ruggito smodato
che nell'inganno dei sensi
mi rende la vita.
son passate le stagioni
io cresciuto in fretta
e strappati i pantaloni
tu che parlavi allora
di Poe e di Baglioni
io intanto
scriveveo per noi
nuove canzoni...
Sogni perduti
quella voglia di leggere tutto
era bello disegnarti
sfumando tutto intorno
...
tra le righe
di un foglio bianco ritrovato
e velato di ricordi.
Tienimi dentro te
come il cielo di Maggio
e il silenzio di sole e d'azzurro
in un fermo di rondini e
alberi di ciliegie rosse succose
baci di papaveri e cioccolata.
Nella notte
intrecciata di stelle,
raccoglieremo i minuti
del nostro amare
e saremo fiori tra le foglie d'Autunno
anche se di Primavera
è la nostra età.

Lei non chiedeva di più
si confidava alle stelle
in intimi colloqui
credeva nella luna
e la vita era sogno
Anna equilibrista sventata
danzava sui fili che il destino tesseva
e coglieva nel suono dell’onda
desideri minuti come velo di sposa
Anna stordita, Anna in amore
per un pescatore
dagli occhi blu cielo
e bugiardo più della luna
una notte la prese sul bordo del mare
Ferma sul dorso dell’onda
Anna scruta il cielo fattosi nero e si dispera.
in mari diversi va gettando le reti il pescatore
non sogna, non danza con l’onde
non si confida più con le stelle
Intanto la luna,
ah l’ingannevole luna s’eclissa nel mare
Se non fosse stato per te,
per quel tuo primo abbraccio
e per quel mio trasporto infantile,
come avrei mai potuto accedere
ai contenuti più inconsci
di una psiche ferita?
Come avrei mai potuto,
io che non sono null’altro
che l’effimera forma latente
di un sogno confuso,
nullificare luce e ragione?
azzerare la manifestazione del falso,
e dimenticare gli alti celati fra i bassi
di una vita che scorre impietosa
e che appare e scompare?
Ti devo tutto:
il male che mi hai fatto,
e il bene che mi hai insegnato.
Ti devo la morte
che mi ha ridato la vita.
E' il momento del tormento
che lacera e commuove
è la fase del vento sulla pelle
della brezza sul viso
dello sgomento e del sorriso
avvolto nei perchè.
Ed io sono una mosca
un cinico e blasfemo
sono uno straniero
che affoga la ragione
nella verità opposta
dei puntini sospensivi
nel paradosso
che muore dentro di me.
Questa e la fase del saremo
del diventeremo
del supponiamo
del verifichiamo
dell'apparterremo
delle corde sospese dal cielo
di una illusa libertà.
E tu che mi guardi
e afferri il mio pensiero
portami con te
in quel posto sconosciuto
dove io non sono
dove tu sarai
e dove noi saremo
solo e semplice
entità.
annodato al collo
trattiene una carezza
e il vento è un gesto del cielo
mentre sistemo
le rose nel giardino.
Se mai vorrà
sorprendermi
soffierà sui miei ricordi labili
e nostalgici.
Cocci di vetro
germogliano ferite.
Se avessi potuto
ti avrei dato una carezza.
Assente ora
è il tuo sentire
abiti dentro al giardino
della mia anima
e scuci emozioni.
Non è un cruccio
capita a chi ha un cuore.
affievolisce e si annulla
là dove è immenso
quanto qui è piccolo
là dove un punto
è comunque un mondo
su vie che sembrano infinite
dove la terra trama
in gran segreto
ad un passo dal cielo
eppure non così sicuri
respirate e sospirate
verso Katmandu
o poco più in là
verso Katmandu
sembra esserci posto
verso Katmandu
e poi nulla più
Sei tu la femmina che mi fai godere !
La possente audacia del lancinante grido ,
tu lebbra di parto inquieto
prendi me dal calvario dell’amore .
E ricamo la sfrenata voglia !
Su un corpo di burro tutto da spalmare ,
baciarti poi sulla rugosa pelle ;
in vibrazioni di vita mi concedi il tuo bacio .
Spalmi lussuria imbevuta di essenza
e tra i più intimi rossori
i lucrosi spasmi soffochi ,
di pallida crine esalti boccoli ribelli ;
muta arbitri l’estatica passione .
Intrinseca è la selvatica essenza !
Emana il tuo odore frivolo …
è il placido richiamo
della preda concubina .
Son brividi leggeri
mascherati di emozioni …
Soffrono rimpianti ,
egoismi di larghe pretese .
Tu dunque la pace dei sensi ?
Fervore accanito che il nulla acceca ,
sfrutti il tempo per maturare abbagli ;
corichi vento su mari alla deriva .
Apriti all’amore fiorente musa !
Apriti allo stremato cuore
che rincorre sogni ;
pieno di te io deliquio …
nel roboante suono
ove c’è ristoro ,
un brivido d’amore .
un bacio in più
un sorriso in più
una carezza in più,
una parola giusta
per lenire il mio dolore,
un pizzico di poesia
della tua stupenda femminilità,
un’occhiata fugace e tenera
per l’ardire della tua complicità,
le tue labbra dolci
dal sapore immenso
del destino eterno
che mi avvolge e copre
nella via che vaga
si presenta immane
senza il tuo sorriso
che non ha pietà;
avrei voluto
che una tua certezza
mi spianasse il mondo
ma mi accorgo triste
che non hai per me
le pupille attive
ed i tuoi occhi spenti
come son per me
vanno via stranieri
spegnendomi la luce.
Ricordi la bianca adolescenza
ora che hai provato tutto
la semplicità ormai persa
adesso che ti sei distrutto
ti mordi le mani
per errori del tuo passato
ti prometti che domani
sarai ben vestito e cambiato.
Maledetta
la tua fragilità
ti ha mangiato mezza vita
Maledetta
la tua libertà
che hai mal gestito in salita .
Basta ramaricarsi amico mio
hai l'occasione per non morire
basta odiarsi imprecando Dio
questa volta non puoi fallire .










