cercando l’origine al suo canto
piangeva e piroettava
tra i riflessi di un sordo cielo.
Passava di lì quasi per caso
un cieco che aveva perso la strada
udì il richiamo e si fermò
e con le mani d’afferrarla lui cercò.
“Che vuoi da me” chiese la cicala
e il cieco aprì gli occhi e la guardò
“Sento che canti sofferenza
dammi la tua mano ed io ti proteggerò”
E la cicala all’improvviso smise di cantare
si avvicinò e si fece accarezzare
bevve tre sorsi di rugiada dal suo viso
e per un attimo perse ali e crudeltà.
“Dimmi che non è vero” disse la cicala
“Dimmi che tu mi vedi e fingi d’esser cieco”
e l’uomo d’istinto girò la schiena
e le sue ali d’argento le mostrò.
E insieme volarono oltre il mistero
nell’attimo eterno della purezza
dove l’azzurro è una carezza
nel sogno impavido dell’unica certezza.
e occupava senza sapere cos'era una occupazione
C'era chi faceva la macchinata dopo il Kuku
e il giorno dopo guardava se era finito su NoiTv
In classe forse ci facevamo prendere la mano
forse a restarci saresti andato più lontano
E nessuno negava l'ingiustizia dei tagli
ad una scuola che vedeva i cervelli fare i bagagli
Mi ricordo l'unico risultato di un vetro sfondato
e dopo bambini disarmati quando arrivava la Digos con un mandato
Mi ricordo della prof che scuotendo la testa
ci raccontava ai suoi tempi il senso di una protesta
non sembrava una scusa per organizzare l'ennesima festa
non sembrava bastare l'acqua per sciogliere una cresta
E mi ricordo della scarsa comunicazione
fra i licei spartiti lungo la circonvallazione
Un articolo di giornale alle 10 era un'idea
ma un'ora dopo era auditorium a guardare Bagno Maria
I rappresentanti per quel poco che mi viene in mente
con l'accendino in mano a tenere buona la gente
e quelli stati a casa erano meno addormentati di noi
Noi che andavamo fuori tema parlando di adozioni gay
Qualcuno sfruttava il tempo per recuperare
materie non capite e intorno il casino totale
C'erano le fighe accanto a quelli grandi di quinta
C'erano quelli sovrappensiero con in mano una tromba estinta
Il sabato in città c'era la manifestazione
"Scusa non posso mio fratello fa la comunione"
Qualcuno rimasto aveva ancora il megafono acceso
con il corteo dileguato e per il freddo rappreso
Mi ricordo tenevo in tasca quel rimario
per la nostalgia di un passato in cui non c'ero
Pensavo all'Istituto Agrario
che nel cortile era crollato anche il muro
Pensavo a tutte quelle distanze e alle false promesse
Mio padre nelle sue stanze bestemmiava per tutte le tasse
E qualcuno organizzava la serata senza più uno spicciolo in tasca
Qualcuno era buono ad affogare in una vasca
Intanto le canzoni che in quei mesi andavano di moda
le ascoltavano solo i naufraghi sulla spiaggia del Croda
e noi lungo la strada del mare
Lungo l'asfalto a cercare il meglio che non si trovava
Il favoloso compromesso
fra il dubbio morale ed il sesso
un posto col wifi disconnesso
Ma alla fine quello che il mare lasciava
era un mucchio di assorbenti macchiati
alla faccia dei bagni di notte fatati
E allora qualcuno sfruttava una buona occasione
e ragionava bene senza avere ragione
Chiedeva solo una scusa per farne parte
ma finiva per far parte di un gioco
in cui dava solo le carte
Songs form a distant world:
songs from a distant me.
Chorus of a fragile soul,
whispers of a lonely fear.
The eye that devoured god
observed the beginning
of a new eclipse.
I was there.
Lost among the sand
of a stainless desert.
The station of departure
gave me one last ticket: notes
that
floats
with
my
thoughts
drove me at the limit of the sunset.
And while I could feel the arms of the sunlight touching my heart,
the mad
laughing
on the moon's surface
gazed for
viewless eons.
Aspiro al tuo sguardo giorno, giorni, uno dopo l'altro eppure ho coscienza che insistere devo rimirar il tuo sguardo, devo! Miro al tuo batter di ciglia spazzola suadente che omaggia di tremoli e sussulti eppur ho coscienza che insistere devo, devo! Ammiro la tua freddezza suadente lama che accarezza esangue bolle la coscienza pungola ed esclama che insistere non devo, non devo! Sorridi nel cereo sguardo ora fremi e arranchi ricerchi il mio sguardo che come una clessidra ha giostrato, si volta pagina.
come un ascensore fino al settimo cielo
quando incroci finestre
appannate d'amore
e litigi inscenati
solo per non morire di noia.
Dissolvi il tuo ego ad ogni svolta
per non perdere di vista
la tua ombra furtiva
sul viale dell'indifferenza.
Ma questa città è una topografica,
ipocondrica distesa di spazi inutili
e i lampioni attoniti
svoltano nei vicoli in cerca di un'immagine
da consegnare al giorno
che tarda da sempre ad arrivare.
Mi lancio nel blu
fremo d'immenso
di nuovo sempre tu
brivido di vento
Minuti eterni
che solo tu mi dai
Minuti eterni
che neanche lo sai.
Ti assalto di follia
non mi fermo piu'
sublimi di poesia
fino a toccare il blu
Minuti eterni
devastanti appassionati
Minuti eterni
amanti predestinati.
Forse il Dio del peccato ci ha eletto
ma anche all'inferno troveremo un letto .
with my sorrow,
tired of this loneliness,
here
at the edge
of my last wet drop.
Observing bloodied clouds
disappear as the day;
my lips merged
while the shy stars
were overlooking
the vastness
of this
soaked silence.
The graceful quiet I found:
fragments of sky,
hissing the shape of a forgotten desire,
held hands.
The graceful quiet I saw:
a sunset that pierced my heart.

Captazioni antiallergiche
vie arcane
di scienza infusa,
logica razionale
che mi abbandona,
il delirio avanza
gabbia umana a me esclusa,
deserto sociale
che mi distrugge
come sciame di mosche urbane
sulla pelle!
La fuga
è protezione
in valli ascetiche
e vie assenti.
Crollato il carcere
al mondo
devo andare
pur leggendo le menti
è da fare,
pura razionalità
che non osai
scovare!
Ognuno ha il suo, anche io ho il mio,
e sotto il caldo umido della torba nera
premono le radici della rosa gallica,
del raperonzolo e dell’altea,
della belladonna.
All’ombra del grande pero, poi,
da ieri riposa l’animo del contadino,
nel luogo in cui il giallo si insinua nel verde
e dove il sole non è che un raggio riflesso.
Ma anche il mare talvolta ritorna da noi,
come il fischio di un convoglio lontano
e come un vago ricordo d’infanzia:
proprio qui, nel nostro giardino,
nel mezzo del prato dei ginestrini,
dove il tempo evapora in ciclo vitale,
e lo scoglio si è fatto pietra calcarea
sulla quale posare il rancore,
per votarsi, da ultimo,
al perdono.
Sei vita seppur silenziosa
fatta di sillabari aperti
espressioni esplorabili
in acerbi pensieri.
Sei lì pronta ed attendi
quel tempo giusto
per marcare e volare
è tempo allora vola!
Sei viva senza fine
nella logica del senso
sulla carta pulita
dispensi poemi musicali
Accarezzi e scolpisci
nella mente e nei cuori
lasciando un'impronta
gradita o infiniti sospiri.
adagiata su un prato
Non e' stato amore a prima vista.
In verita' mi chiedevo
ancora?....
ma non potevo non guardarti,
e quando i nostri sguardi si sono incrociati,
tremavi....
non ho resistito
.....lo so' eri piena di pulci,
bruttina,
ma come potevo non infonderti un po' di calore.
E' passato qualche anno,
stiamo sempre insieme:
non sei tu a poter fare a meno di me,
sei il sorriso che incontro al mio rientro,
sei la mia amica silenziosa.
Sono io che non posso fare a meno di te
alla vita tanto dolce
al bianco di una rosa,
alle campane in festa
ed i confetti che baciano la sposa.
Buongiorno a te
così meravigliosa,
col bianco tuo vestito
ed i merletti colorati.
Affascinante e un po’ stupita
dentro il tempio dell’amore
a dir parole che sino a ieri
ripassavi dolcemente nella mente
e nel cuore.
Buongiorno a questa sposa,
così gracile,ma deliziosa,
non s’alza nemmeno il vento
a scompigliare il sentimento.
Dai pure un bacio allo sposo
che da una vita t’aspetta
ed ora t’ha trovata.
Buongiorno all’amore,
un brindisi alla vita,
al bianco d’una rosa,
alla sposa…
questo non potrebbe che offendersi.
O sarebbe un labile confine fra un letto d'ospedale e un talamo.
Se lo imitassi non sarebbe per accompagnare un battito d'ali,
lo farei pedalando lungo un fosso evanescente,
dove le piene si ritirano
lasciando scoperti gli impiccati coi piedi a terra.
Se imitassi l'airone cenerino,
me ne starei su un isolotto
a farmi fregare dai fiori di loto.
Se lo imitassi davvero,
non perderei tempo a cercare fra le canne le spoglie del vento
e farei della paura una semplice economia domenicale.
Farei delle bisce di gomma una delusione
e degli atterraggi una questione di stile;
farei ridere malamente una signora
consegnandole un primo ramoscello troppo sottile
e l'airone, forse, mi guarderebbe male.
Se imitassi l'airone cenerino,
imbriglierei la melma nella frenetica lentezza dei miei passi
e quel misero pesciolino,
una volta preso e lanciato in aria,
finirebbe con lo scomparire in cielo.
Mi caccerebbe via l'airone cenerino,
eppure anch'io saprei piangere all'indietro.
su antichi sogni
ed è tempo di te adagiata
sulla rena più tiepida
di me
è tempo di barche al largo
e di amori nuovi
è tempo del tempo
di sole
di luna di amori
di noi
nell'esaltante idea di te
è tempo di me.








