Sottomesso a quale fede
Invochi il perdono e la salvezza?
Chi sancisce il peccato e la vergogna?
Chi delinea la libertà del tuo pensiero?
Chi consola la tua uguaglianza al rango?
Chi sovrasta la vanità del tuo sesso?
Il tuo simile forse?
O la negligenza del tuo canto?
una dolcezza dentro il cuore
è come se suonassero violini
e come se la luna si avvicini
attratta dal calore del suo sole,
nell’anima ti scoppia lo splendore
e vai verso orizzonti indefiniti
perché ti senti libero e felice
avvolto dal suo tiepido calore.
Sul punto dove convergono
per combinarsi ancora in mare,
le linee storte del profilo del cielo
e quelle al limite del tuo orizzonte
(la casa dove dorme la poesia),
nascono figli stravaganti e liberi;
piccoli segni incomprensibili.
Parole: mattoni del linguaggio
che da solo ti ha imprigionata,
costretta in un labirinto stregato.
Io sono nato li, dove il pensiero
si insinua per cercar respiro;
o per morire afono, non detto.
La mia vita è nero appiccicoso
su sfondo color cellulosa:
rivi di inchiostri che seccano.
E se sarà su un foglio blu
o sulla punta della lingua,
è cosa sottile per te
come il tratto
della penna.
io sono quel che ho preso
dai giorni e dalle stanze
dal vino e dalle rose
Qualche viso forse lo ricordo ancora
qualche brindisi lo faccio ancora con un bicchiere troppo pieno
se tornassi in tutti i posti del mio cuore
quante volte potrei dire
a chi mi ha dato un po´ di sé
tu sei parte di me...
ed io per te...?
Ci sono infiniti modi
per amare:
il più difficile è odiare.
Così mio dolce amore
cercherò di volare
oltre l’indifferenza
di queste nubi autunnali
per incontrarti solitaria nei vicoli bui
della tua disperazione,
con la compassione di un santo
ti caverò i tuoi occhi
ormai assenti dalla mia vita,
ti inciderò il cuore
con frasi di amante distratto,
taglierò le tue mani
sfuggenti alle mie carezze
e dissolverò il tuo io
nelle fiamme
di una passione
che brucia eterna.
o fratello lontano.
Tu combatti da prode,
non pensando alla frode
di chi resta a godere,
pur restando a sedere,
sole e frescura
della bella natura.
Tu hai reso un servigio
per evitare un litigio.
Ma i ladri che fanno?
All'estero vanno...
non per lavoro,
ma a celare il tesoro,
che tu hai sudato
per volere del fato.
La delinquenza dilaga,
la droga è una maga,
che uccide da anni
sul fiore degli anni.
La giustizia è morta,
l'Italia è una torta
divisi in partiti,
che son disuniti.
Il giovane suda,
chiedendo un lavoro,
suo sol rincoro
il bacio di Giuda.
La corruzione è onnipresente,
i valori sono morti e sepolti,
l'indegnità è la virtù emergente
in questa società piena di stolti.
Irresponsabili siamo
ed, incoscienti, insozziamo
con luride gesta
dell'Italia la vesta.
Ti erigo una statua,
fratello e signore,
mio segno di mutua
ricompensa d'amore.
È sempre più brutta ogni giorno di più
Non fa più guardare giornali o tivù
Che senti nell’anima come finita
La gioia di vivere sempre tradita
Da furbi assassini che stanno lassù
Ove il mondo non guardano come quaggiù
Si vive e si muore in eterna sconfitta.
La vita si sta consumando nel nulla
Tristissima vuota nel mare dell’io
Perché dalla grotta dov’era la culla
Vogliamo estraniarci seguendo un pendio
Che porta alla strada divelta e fasulla
Lontano da ciò ch’è l’amore di Dio.
e ogni fessura visibile
ferisce la carne dell’anima.
In sintonia con la sonnolenza
la brezza incerta della sera
mi porta suoni sbiaditi.
Il tedio che patisco
s’adatta come un abito
che non graffia la ferita
e l’ubriacatura del non essere
riscalda la superficie stagnante dei sensi
come una sorta di torpore assolato.
Nella fluida futilità dell’esistenza
sentieri del sogno incantato
mi conducono in verdeggianti radure.
E poi ci sono i ricordi
che assaporo ...
quelli fermi sulla bocca ,
quelli che lasciano dolcezza,
quelli che non dimentico.
Hanno il colore delle nuove foglie,
delle rose rosse e in quel profumo
trattengo la carezza.
Rivedo le mie trecce
sciolte dal sale
mentre il mare mi allontana.
Assaporo gli occhi
di mia madre
e il pianto d'una Primavera arresa
al suo sorriso.
Appesa una preghiera
ancora mi parla di lei...
Che n'è stato della tassa sulla candela?
Mi ritrovo fra queste eterne lucine
(allora c'erano davvero degli scatoloni!)
e i negozi aperti, la nuova pizzeria scoperta.
C'è il vestito nuovo sottovuoto
da indossare sulla torretta rossa
mentre mi sfido a contare le macchine gialle.
Da molto non vedevo la città.
Sotto l'arco non si patisce il freddo.
E' una forma di pinguedine anche questa:
ma non ingrassa più il ramen dei distributori.
La fame dorme beata a pancia piena.
Passa la voglia di andare a quella cena
realizzandoli davvero altrove stavolta.
Quel poveretto non pagherà quella candela
che si consumerà prima del verdetto morale.
il primo fiore
l’aria profumava
colorando il cielo d’azzurro.
Primavera di ricordi
di un caldo pomeriggio di marzo,
fu lì che io diedi a lei
il primo bacio.
I nuovi fiori
stavan già nascendo,
le farfalle ci osservarono
innamorate…
« I got to keep movin', blues falling down like hail. And the day keeps on worryin' me... there's a hell hound on my trail. » Cit. Robert Johnson
È da una prospettiva strana e scomoda
che si può vedere il Meschacebè,
il padre delle acque, poveretto,
che alla fine giunge al mare.
Ma è da qui, si sa, che si può udire
l’inganno della fine della vita,
in un intervallo di quinta diminuita,
nel paradosso del tritono,
nella ascesa e nella discesa,
nei 3800 chilometri di magia nera
che portano il fiume al delta.
E sono blue notes, queste vostre,
che prima scompaiono per poi riapparire:
sono la voce di un pianto straziante,
sono la disperazione della notte
e la tristezza che trionfa sulla fede.
Così, voi che avete detto addio alla goffaggine,
voi che avete davvero conosciuto il Diavolo
e che siete stati mirabili e oscuri,
mostrate anche a me l’ombra di Ike,
l’espressività che lascia allibiti!
Aiutatemi a vendere l’anima,
aiutatemi a suonare poesia stonata
come nessun altro al mondo,
come un’orchestra intera:
perché io sì, so essere struggente.
E decisamente bluesy.
Del tuo amore saziami
dei tuoi baci dissetami ,
vivimi nella tua anima
chiudi gli occhi
e entra nei miei sogni impuri .
È solo un sogno !
Tutto appare possibile :
figure angeliche si mostrano beate ,
sollevano turbini di luci ;
nel fatale raggio ,il volto tuo acceca .
E benché io mi vanti
d’essere il sol poeta ,
taccio i miei amori …
Privo di tanta veemenza
acclamo l’eccelsa concubina .
Attonito riprendo la mia spada ,
sono amante e ladro
e gli ruberò il cuore ,
il soffio leggero che mai gli rimane .
Io l’ usurpatore ,
sozzo d’ogni male …
vampiro dell’ingenua innocenza ,
traggo i virili gesti ;
il ricettacolo del fasullo galateo .
Dentro un sogno,
dentro te palpito invadente ,
freccia che scocca sulla sottile pelle ;
tu la dea prodigio che fa innamorare .
dove si posa
colora i cespugli di rovi
di sottili e fragili foglie,
i colori inventano i giorni,
tramutano i sensi.
Appoggio i pensieri
sul cuscino
conservo un cielo stellato
all'angolo del petto
e ogni tanto .
ci appoggio gli occhi.
“C'era una volta... – un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.” Cit.
Da una qualunque
delle mille case piccole,
da sempre abbarbicate
sul pendio scosceso
di una frazione surreale,
ti mando un caro saluto
ed ancora un ultimo bacio:
l’alburno fresco delle guance,
il durame inerme del cuore.
E se siano state 80 crazie,
o 400 miseri quattrini;
se sia stato per caso
e senza troppa voglia,
o se sia stato il singulto
di un vero amore:
io questo non posso saperlo.
So solo che ci sono un focolare
e una vecchia pentola
dipinte sul muro umido
di questa fredda prigione.
So solo che la carne è nel legno
e la germinazione nella durezza,
e che purtroppo
il mio vestituccio è carta fiorita,
le mie scarpe sono scorza d'albero,
e il mio cappellino è midolla di pane.
Intanto puoi pensare quello che vuoi, tu,
ma non è vero che sono un burattino di legno,
incline alla menzogna e sempre nei guai:
è solo che tu sei troppo lontana,
mia dolce fata turchina,
e il fumo grigio marrone
del mio corpo che arde
non sarà per sempre favola.
Perché sono morto da tempo,
io, senza saperlo;
e se sono rimasto qui,
nell’immaginario collettivo,
è solo per poter sognare ancora:
di averti, di baciarti
e di scaldarti,
col mio proprio fuoco.
“Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.” Cit.






