Non leggo i necrologi sui giornali
ma di recente ho letto sopra un muro
di un caro amico lontano nel ricordo
che, lo confesso, affisso su quel muro,
all’improvviso mi tornò vicino.
.
Sul manifesto, firmato dalla moglie,
gli amici e tutta la genia della famiglia:
si compiange il caro estinto,
tanto rimpianto, per sempre,
con tanto amore, al caro Gino,
il buon marito, lo splendido padre,
fulgido esempio, gran lavoratore.
.
Poi camminando
ridevo dentro di me per quei grassetti.
Per fortuna mi dicevo, la morte esalta,
cela mancanze, i danni e poi cancella.
.
Ma nel caso del Gino, il vecchio Corsi
si stava veramente esagerando.
.
Allora ho scritto l'epitaffio giusto:
qui giace il Corsi grande puttaniere,
disoccupato cronico, grande bevitore,
mantenuto nei vizi dalla moglie,
amante dei cavalli e delle carte,
generoso con gli amici, con le donne,
mai con i figli che non credeva suoi.
.
Nessun pensiero diverso da se stesso.
.
Nella sua vita ha perso un patrimonio,
lasciato da sua madre, gran signora
un po’ bagascia forse. Intelligente,
attenta a come si sfrutta la bellezza
con ogni uomo anche se ammogliato
che, sanno tutti, non era solo uno,
ma visto che si parla di una morta:
saggia, brava mamma, religiosa, buona.
.
Il Caro Gino,
l’uomo più indebitato del quartiere:
pago dopo, diceva, paga la Bruna!
E sua moglie pagava tornando dal lavoro.
.
Caro il mio Corsi, ci si fermava a bere,
che grandi sbornie, poi si scommetteva.
Te lo ricordi quel cavallo grigio?
E quella tipa amica di tua moglie
che è stata la tua amante per trent’anni?
.
Certo la vita te la sei goduta,
l’hai presa sempre per il verso giusto,
“tanto si muore tutti senza tasche”
la tua filosofia da quattro soldi.
.
Eppure,
leggendo su quel muro il manifesto
la dedica che ti fanno tutti in coro,
l’amore di tua moglie e dei suoi figli,
devo per forza essere d’accordo
e convenire che sei stato un giusto.
.
Se uno come te, un perdigiorno,
diventa un uomo esemplare,
un quasi santo,
degno di esser citato ai quattro venti,
hai fatto bene ad essere te stesso.
.
Magari non sarai in Paradiso!
Ti dedicheranno un bel Viale
dove la gente porta a spasso i cani
o forse una Piazza dietro un’osteria.
Entro in silenzio senza un lamento
ma una bocca che tace cela sgomento.
Cuce piano parole allentate
per poi tirarle indietro prima di esser mostrate.
Quindi la mano mi accorre in aiuto
che afferra la paura con un fare sicuro.
La impugna e la trascina come una biro
“Sono Alessandro, il piacere è mio”.
fissate dall’inchiostro più azzurro,
le fantasie in dissolvenza abietta
di già il passo cedono ai rimpianti,
a certi tuffi all’indietro
che fanno schizzi in acque differenti
magar nei mari calmi prediletti
o nei mossi, tenuti un po’ in disparte.
Gli errori ormai sedimentati
rispondono agli appelli di coscienza.
Distanti dal maturare dei miei anni,
son qui a portare il computo dei danni.
Se non commessi oppur corretti,
avrei fatto dei giri più frequenti
su quella giostra che io chiamo vita
dov’è che regolare il cuore batte.
Senza dar nulla di scontato,
se più di quanto amato avessi amato
la mia famiglia nel calore avuto,
sarei oggi un uomo io migliore.
Sorpresa fu mediterraneo volto
venirmi incontro per scoccar scintille
d’amore offerto da una donna vera.
Rimase l’ira per una donna falsa...
Per le virtù non spreco molti versi.
Son come vecchie fonti dove all’acqua
si va a fare i bagni di coraggio
per presentarci noi anime linde.
Ancora molto va cercato
tra i tasselli sparsi ma non persi,
per completare mosaici difformi
nei quali la mia vita si racconta.
avevo sempre pensato ad un nostro domani
mi dicevi sempre:
non si sa mai ,tutto è possibile.
Tutto è possibile ti rispondevo,
basta avere pazienza e mi vedevo accanto a te,
mano nella mano,
senza doverci nascondere,
senza contare i minuti,
senza averli con la premura,
senza aspettare mesi.
Tutto è possibile
basta solo sperare, e la speranza diventa realtà:
io e te uniti per sempre,
posso solo dire : peccato,
non poter godere ancora per molto
per la nostra felicità.
Sedici terzine di settenari a rime incatenate ABA BCB … JKJ KLK … PAP.
Coltellate nel cuore
mentre ti sto pensando
con un sordo dolore…
Ora sto ricordando:
sono le coronarie
che si vanno intasando.
Le compresse primarie
ch'ancor vado assumendo
tra le pillole varie
latitan¹ in crescendo
d'affollata amnesia
mentre resto leggendo
alla mia scrivania
tanti versi azzoppati
dichiarati “Poesia”
dagli aspiranti vati
che di scuola i precetti
han da un pezzo scordati:
quali i tempi e soggetti
per declinare verbi
nei lor modi perfetti?
Abbondando in avverbi
si potrà compensare
lemmi poco superbi?
Come faccio a leccare
tutti gli umani istinti
per più like guadagnare?
Quanti immagino avvinti
dai dubbi più diversi
ma pur sempre convinti
di generare versi
con gran magnificenza
ma per invidia avversi!
Tanta la sofferenza
che nel sito dilaga…
debbo aver più pazienza.
Ma nel cuore una daga
sta ferendo tremante,
lèggere non m’appaga…
Si fa ancor più bruciante
il dolore nel petto
mentre scarabocchiante
a rimar mi diletto…
faccio entrare un po’ d’aria
e mi appoggio sul letto.
Ma non crisi cartaria²
alimenta il dolore…
penso una coronaria!
¹: mi sta capitando sempre più spesso di distrarmi e saltare qualche pillola nel corso della giornata, nonostante i vari trilli dell’orologio;
²: non la tristezza di leggere roba scritta troppo male e litigi troppo assurdi stile “uomini e donne” che invece di tentare di “poetare” continuano solo a sprecare la carta…
09/02/2025
il bisogno di calore
che ti avvolse tra
luci al neon e
ritagli di giornale
niente di niente
nessuna fedeltà
rancidi sapori e
tagli sottopelle
sbattendo le coperte,
ripulisci tutti gli angoli
di ventricoli e magneti
e non distingui impronte
mentre affondi alzando gli
occhi verso lapidi e uniformi
logore intese, bocche contratte
gli aviatori calpestano la calce
un asceta conta i soldi
tra le maschere di cera.
Che matti i ribelli
ci credon davvero
al folle mistero:
inseguon ruscelli!
Son pazzi i poeti
arditi e sconnessi,
tra versi ed eccessi,
sorseggian segreti.
Si credono luce
in mezzo alla notte,
ma mordono fette
di buio fallace.
Eppure lo sanno:
dal cuore alla testa,
con abile festa,
farfuglia l'inganno.
Son speme deserta
tra liquida attesa,
momenti di resa.
Pesante coperta.
Tu, mente composta,
veder non potrai,
né ora né mai,
la vera risposta,
rifuggi dai folli
nebbiosi poeti!
Da mari più cheti,
di ratio decolli.
Oggi sei solo la vita
un passato di carezze e sorrisi
il resto purtroppo è scaduto
lasciato appassire sul fondo
l’ho prima sofferto, poi pianto
infine invecchiando nascosto.
.
ma le mie ombre bugiarde
continuano a farmi domande.
nun è 'o llatte, ma 'o bicchiere 'e vino.
Mme sceto ggià cu cchillu penziero:
ddoje bbutteglie, una janca e n'ata nera.
'E vine nce ne stanno overo nquantità:
io mme ne ntenno, me piace d' 'e studià.
Nce sta chillu leggiero, allero e ggentile,
ca tene na puntella 'e doce femminile.
Te n'adduone ca è sensuale, sensibile:
è cchin'e luce, abbrilla, 'o vide luccichià:
è comm'a na bella femmena ca provoca,
te turba e sse vo' fa' subbeto assaggià.
Io 'o provo cu 'a lengua, po' ll'assaporo,
m' 'o vvaso, m' 'o bbevo e po' ll''oddoro.
'O vino niro ammacchia e nne va fiero:
lassa pe ricordo, n'alone 'int'o bbicchiere.
Quanno bevo mme sento n'ammiraglio,
ca mpietto tene appuntata na medaglia.
Sentenneme mpurtante e ppure vincitore,
mme veco cu ncapa na curona 'e alloro.
Spisso po' succede ca nun veco bbuono:
mece d''a butteglia me scolo 'o buttiglione.
Nun sto' mmaje sulo, 'a tenc'a cumpagnia:
parlo c''a bbutteglia, è 'a nnammurata mia.
Nun s' allamenta, mme vo' bbene accussì:
mme scarfa, me cunzola e me sape capì.
'A bbutteglia sta sempe nzieme a mme:
quanno bbevo assaje nne veco ddoje o tre.
Allora so' ccuntento, allero, emozionato;
rido, canto e so' ffelice e sta' mbriacato.
Érato ch’eri Musa mia d’amore
ci sei ancora o m’hai abbandonato?
Ti cerco in queste ultime dimore
ove vivo non più da te ispirato.
E perché non si spenga il mio fervore,
a rovistare vado nel passato
muse carnali ai tempi del furore,
memore ancor di tutto quant’è stato,
ché non son più poeta incantatore
ma già sedotto ed or disincantato,
e incerto se d’amante o trovatore
è il vento che profondo m’ha cercato.
Oggi il mio vento è solo ambiguo sogno
ch'accompagna le mie fragilità
ché già solo a parlarne mi vergogno
vivendo una remota estraneità,
e non potendo avere quanto agogno
m’infingo una virtuale realtà.










