Urla la solitudine dell'anima
lascio che scriva
il volo della maestosa aquila
sulla cima innevata del mondo
e rapito il dolore all'angelo
canti una favola antica
piuma sussurrata
di un cuore delicato
impaurito dal buio senza spirito.
Il cavaliere bianco mostra
la strada alla speranza
dove il tempo perdona
con l'amore e cancella le rughe
apre gli occhi alla poesia
e fa entrare il profumo
del bucato steso al sole.
Ora tace la solitudine
sotto il salice piangente
addormentata serena
con in grembo un gatto
che accarezzato lento
dall'ignaro vento
fa le fusa al silenzio
come il sorriso di un sogno
sorpreso da un bacio
orfano di te sulla mia bocca
caldo sigillo amore mio.
Sobbalza l'anima smemorata
lei nata meraviglia
ingrigita e irriconoscibile
da lenta agonia
abituata al nulla
confusa ,ritrova l'ossigeno
il respiro, il battito regolare
l'amore che la riporta in vita.
quando trovava
la finestra spalancata dello studio
entrava sempre
senza nessun motivo
faceva una scorrazzata per casa
fino a quando
non veniva cacciato
era estate
e per colpa di questo gatto
tenevamo sempre
chiusa la finestra
2 giorni fa
è stato investito
e l'ho trovato che rantolava davanti casa
morente
meritava una lezione
per il fastidio che ha dato
la prima cosa che mi è passata in mente
mentre la tristezza
aspettava in un angolo divertita
almeno non romperà più
ieri
stravaccato sul divano
guardavo la finestra chiusa
così è rimasta per tutto il giorno
a sint che sol la poesia lam po’ dé una men.
Ma…….. in du clè andeta?
…… Ad un trat un sgnor e ven da me e dis:
“ in t’ioc d’un babin che rid cu la su mama;
in te cor d’un amig che ut slonga al su brazi;
int l’anim di zùvan che i lota prun ideèl;
in tlà difficultà d’un diversamènt àbil
in du cus possa avdei l’imperfezion d’linfinì;
in tlà sapienza di vèc: pilaster ad sagezza;
in tlà sufarèza umèna
perché la fa sugnì un mond migliòr.
Te da andè par sta strèda ragàz
acsè putrè truvè ancora tot quel
Che te smarì una volta.
nelle eliche derivate da pensieri umani
terra sporadica sudata d’acciaio
stipata nel cielo di sughero nero.
Pori aperti nell’odore di melma
dalle nuvole trucidate, senza ricordi
angoli smussati da mani credenti
mentre scricchiola la rabbia tra i denti.
Ciglia diradate sovrapposte a finte vedute
con sguardo bianco nell’abbandono dei pensieri
rughe nel vento che spazza via nuvole ora sedute
ad aspettare come me la rinascita del mio ieri.
Colano gocce
dalle canne d'organo
la camera da letto è un forno
è un girone
inebriato
un animale
- mi ha dipinto un'ispida barba rossa -
- azzanno la carne -
di pulito coglie un fiore
dai frammenti del mio pensiero
a mille anni da qui
suore e pellegrini
s'inginocchiano.
Nel parco all'imbrunire
pagine ingiallite al di là dei vostri occhi,
turbini di fiamma nel cielo terso come languide onde.
Albero antico devi aver troppo amato
E avanza la barca nell'incauto fiume.
O sospiri d'ambra, sogni, attimi rubati al tempo!
Non odo null'altro che il frusciare delle foglie morte;
la tua voce in ogni sillaba del mondo.
E i ricordi vanno via nel vento del parco sgombro
come nuvole sparse.
non si muove.
Le parti del mondo, solitudini.
Hai parlato, detto, fatto.
Se va, un passo nel vento e dicevi: aria nuova .
Cambia.
Le cose uguali e le diverse.
Nulla può essere così cieco da vedere dove va il tempo.
E la tua voce, chiusa nelle parole.
Aspettando l'aurora
che apre il sipario
di un nuovo giorno
sull'intorno,
batte di gratitudine il cuore
Presenziare
al lento sbocciare di un fiore
a primavera
che rinascita di vita porta,
il cuore fa gioire
Attendere l'arrivo del treno
nella piccola triste stazione
la nebbia penetra le ossa,
persino il cuore piange
Osservare il tramonto
nei colori suoi belli e divini
per presentarci una notte stellata
ode a Dio il creatore,
nel cuore
Aspettare domani
uno sterile foglio di carta bianco
scarabocchiato da linee nere
in un virtuale volo
porti un responso finale
all'invasiva violazione
all'intimità di ogni tuo organo,
e scoprire quanto e come sarà
la qualità della vita a venire
è un attesa
che strazia il cuore
Una cellula servile
in tumulto;
smarrisce la strada la fede la...
gravità,
i figli chiedono-sperano-piangono;
l'io si nasconde sulla sfera di una penna,
pesca nelle budella,
il...
morire sconosciuto;
Poi, ti-tallona-ti-allontana,
urlo nella tortura
per le cose che non posso
o non potrò
fare.
Il mio guscio è incrinato;
sono qui da solo in un mondo
di dolore-dondolo
mi riscrivo a nuovo
perché anche se il dolore è travolgente,
alla fine è breve.
Rompendo una penna di plastica in due
è troppo difficile
separarsi dal dolore.
E troppo pulito.
tu questo volevi?
questa sera ho letto
la stanchezza nel tuo cuore
un pensiero triste
era dentro me.
Padre quanto vorrei
saperti felice
dei giorni che verranno
e non leggere
questa tristezza
muta di parole.
Nessuno vede
che il tuo cuore è stanco
e le tue mani han vissuto
tutte le stagioni
e che tu vorresti
guardare il sole con la luna
senza impedimento.
Ma tu padre lo sai
che è solo disperato desiderio
di un cuore stanco.
accompagnato
da un drink tropicale
flash
del nostro stare insieme
ritornano
alla mia mente
confusa e turbolenta
miseramente smarrita
senza Te
Al mare
teneramente
abbracciati
adagiati
sulla battigia
baciati
dal sole
tonificati
dal mare
Passeggiando
tra le viuzze
della borgata
tipicamente marinara
facciamo memoria
degli eventi storici
sia della repubblica
liberata
dagli americani
sia della nostra storia
prigioniera
dell’amore.











