fragile e piangi
non dirai mai
il motivo della tua tristezza.
Se sei un uomo
che a volte per orgoglio
o totale stupidà
non vuoi ammettere che in fondo
un consiglio detto dal cuore
va ascoltato e mai dimenticato.
Se sei un bimbo
che aspetti con impazienza
il giorno che diverrai grande
tutte le notti andrai a dormire
pregando il Signore
che ciò s'avveri....
Se sei un vecchio
e qualche lacrima scende,
ripenserai al tempo passato
conterai i giorni
che stan per finire.
ricorderai amore ed orgogli
e le preghiere che dicevi da bimbo.
è oramai vicino il tempo
che nell'ascoltare il canto
passa e suona quel piano.
Un'Artista che chiede è già stanco.
Mai un momento che ti donano
un soffio leggero di aiuto.
Mai una mano appoggiata
alla spalla tu puoi sentire.
Ascoltano,ma non odono
il tuo bisogno tra questi
piccoli e grandi tormenti.
e vedo i segni di un tempo.
Passano lungo i corridoi
frivolezze incolte.
Colmare un vuoto che rattrista.
Labbra bagnate,gocce di rugiada
sfiorano gli occhi languidi.
Luci d'ombre sperdute
in un mare tinteggiante di conchiglie
sollevate dall'onde.
Che oltrepassano lo scoglio,
scheggiato,logorato dal sale.
per amarti per l'immenso.
Che tu sia
qualunque tipo di animale.
Ti continuerò ad amare sempre sia
nella notte,
sia nel giorno.
Poichè la mia vita
senza te non varrebbe nulla.
Ti amo,ti amo,
e cento miliardi di volte ti amo.
in quei gesti blasfemi che inaridiscono i passanti
sapessi quante volte uccidendo il domani li ho avuti
le voglie che serpeggiano negli occhi pesanti.
Giudizi sanguinosi racchiusi nei verbi fanno strage
frustranti immagini di cavalieri senza galoppo e spade
e nell’umiltà nascosta per pudore ancor piange
il tuo seme invendicato che su di me ora ricade.
Curvo
l'invaso porge,
distende palme affusolate
al tempo
su nocche d'arsa vita,
il seme...
Mani
d'aratro schiave
a sventrare zolla, che diviene
alveo, al frutto che germoglia...
al vago sentore,
di tempi e luoghi il fondo
lieve s'erge all'umido ristagno
del letargo...
i frutti
Ondeggia biondo
quel seme, di storia ricco
e si ripete a gente primordiale...
il mondo
Culla messi
al freddo tramutare
farina, come neve al pane...
senza compromessi
d'umor,
s'adagia il vecchio
al desinare, il bianco pane...
come secchio
cade nel pozzo della vita!
in un volo, dove tutto tace
e non basta un tramonto bambino
perso, nelle lacrime di un sogno,
tra soffi di speranza senza tempo
o in cantici di un mare d’inverno.
Tutto tace,
anche il cielo più atteso,
immerso in una musica folle
che, lascia orme e immagini nella mente
dannate dal pianto e dalla luce del sole,
percorrendo un binario morto.
Tutto tace,
nell’anima che ha paura dei silenzi,
delle ferite, dal sapore antico
in una vita senza ali,
come un libro, ornato di pagine bianche
in attesa, del deserto della sera.
Non c'è più tempo mi disse
sfiorandomi lo sguardo l'eclisse
è nell'attimo che fugge l'ardore
effimera promessa d'amore
lasciata in memoria a decomporre
ricordi che fertili ingannano
fragili speranze il sogno insultano
travolgendone il desiderio in disincanto
facendo credere di non essere degna d'avere.
Non c'è più tempo il destino mi disse
la vita non aspetta i fuoriclasse
non una scusa nè un sei speciale
esige omologazione e grigia adesione
e quando credi di non essere uguale
ti ritrovi in fila alla cassa da uomo banale.
E allora ditemi perchè dovrei preoccuparmi
al pensiero che non c'è più tempo
se poi son felice solo quando respiro poesia
bruciando il cielo in un passatempo
spendendo i miei sentimenti senza senso
come folle penna che scrivendo scivola via.
stai dentro nel mio profondo
sdraiati accanto a me
silenziosamente.
Tra il mare e le gocce di rugiada
che ci sorprendono
nella riva di un oceano
pieno di pace e di sereno vedrai,
con gli occhi di un bambino che corre
pieno di gioia e allegria.
Spensierato amor mio,
tu sai che dio ci sarà vicino.
ti amo amor mio
tua per sempre
Daniela Morandi
Quando... cupo
si fa silenzio intorno
e le mani cercano parole
tra le tue mute e sorde,
annaspo la mia bara
l'improvvisa scatola ch'è aperta
di quel vuoto dentro,
con laceranti zanne morde
veleno micidiale
la mia sorte...
Perdere te tra viottoli scoscesi
nel nostro stanco andare
tra erbe e fiori appesi ai cigli
le ginestre stanno ad essiccare
come Noi
Al baratro abissale...
Mosse le ondulate chiome
al flettere del vento i tuoi sorrisi
tra le gote bianche, marmo,
non hanno più sentore
le tue mani oggi
si tendono all'addio
al mio disarmo...
ma mi rimane impresso
il bacio tuo castone, labbra
vellutate d'ambra e di rugiada
come non rammentar
le passeggiate
mano nella mano
mentre salivamo il colle
i nostri visi sobri di profumi
distesi su quel verde a rimirar l'incanto
e negli occhi avevamo lumi
di quel mondo che c'appassionava.
Ora tutto è nulla, niente va,
amaro implodere nefasto
che nulla muta e nulla varia
a ravvivar l'incanto, l'aria
quelle risa, sulle bocche il fiato
l'ansimare, di quel sesso che ci ha stregato
ora che l'indifferenza
ci ha piegato e deriso il fato
rosi di follia abbiamo rinunciato.
Lunghi momenti che si estendono in anni.
Parole contenute, lacune
volte in cui i nomi dovrebbero essere.
Le parole, preghiere, canti, l'immaginazione infiammata dalla memoria.
Il vuoto, la solitudine, il mondo, il vuoto.
Guardare indietro, guardare avanti, guardare dritto.
Il mondo è indifferente al vostro dolore.
Il mondo è indifferente ai vostri sospiri.
Niente sarà più lo stesso;
nulla sarà mai più importante.
Sarà qualcosa di mai ancora importa ?
Assenze.
Come una lunga via solitaria in una terra che ti ospita.
Con le porte chiuse contro il caldo del pomeriggio
domande della mente tormentata
tutte le risposte bramose di trovare
cè un fiume che scorre attraverso la terra
le sue rive sono piene di piante e sabbia
i suoi mormorii molli sono un balsamo per l'anima
la voglia
di sedersi accanto e ancora una volta









