vorrei possedere il tuo corpo,
provare sensazioni indescrivibili,
accarezzare la tua pelle liscia
e sentire il tuo cuore pulsare,
mentre il mio accelera il ritmo,
voglio sentire profonde carezze,
il mio desiderio più intimo,
penetrare a fondo il tuo corpo.
Voglio soccombere
al tuo fascino ,
e mentre le tue labbra
si dissetano d’amore,
io esploro
ogni millimetro del tuo essere,
poi assaggio il delizioso nettare
e mi disseto a mia volta
alla tua fonte.
Voglio essere
l'uomo che accende il tuo desiderio
e poi farti provare il piacere infinito,
vedere il mio corpo scuotere il tuo
e al tocco delle mie labbra
bere la passione che nidifica in te,
e poi all'alba essere ancora con te.
Calda notte sdraiata tra lenzuola
chitarre gitane lontane
fuoco di passione sul collo
il sangue pulsa nel pensiero
sfondando le pareti per sentire dolore
guerriero d'amore lotta e conquista
non voglio la tua anima ma il tuo corpo
testa o croce vivi o muori con me
il destino non si ricorda dalle promesse
tra le dita il piacere striscia
con la lingua che vuol leccare
pazzo amore ribolle tatuato a fuoco
insuperabile amante bagnato
tra labbra umide di desiderio
succhia l'orgasmo nella travolgente follia.
Denudata delle inibizioni di atavici divieti
Pardieu come creta nelle tue mani
femmina vera.
sulla superficie dell'acqua
mi apro e mi chiudo
in mille geometrie di anelli
perfetti sopra i tuoi fianchi
inarcati di passione.
E nell'estasi dei nostri ti amo
entro nell'altare del tuo calice
d'amore disegnando nel vestale
paradiso il frutto incomparabile
del nostro desiderato concepimento.
Adesso che il sole è sorto
nel tuo grembo il tuo viso s'illumina
d'immenso al dolce pensiero
d'abbracciare sul tuo seno
il fiore di una nuova piccola vita.
2011
le piume d’uccelli
fiorite su rotte incrociate
e le dita hanno aperto le gabbie
sfidando le masse dei venti
Insoliti momenti
in paesaggi d’esclusione,
le parole
lunghissimi viaggi oltre il sonoro
gli ostacoli
porte di velluto
Tu stai dormendo, amore
ma questo non è un sogno
svegliati, e dimmi
a cosa pensi
In un momento di quiete è lì ora
facile come la dolce brezza,
morbida come la pioggia che cade
riempie il bene
trovata accidentalmente
frà un passo e l'altro
nella poesia ;
scoperta in un viaggio
quando la ricerca del piacere
e la felicità sono state confuse
nella differenza ignota
riinventami a passi-piccoli
attraversami nel dolore-sedato
sui lati inesplorati stringimi
e li sorridente-nuova
felicità
vicino a te
ora poesia.
Ancestrale
il dubbio annebbia il trasversale
a sorseggiar spavaldo
diverticolo di quell'indecente miro
l'ancorché banale effimero
tutor di quel labiale ricco di effusioni
nel redarguir tombale il verso
e tutto ciò che fa diverso
l'altalena di nozioni un terzo
sensi e sensazioni il fulcro
endecasillabi seriosi di concetto
o nebulosi, quell'alternar parvenza
scoglia al frangere latenza e bruma
a scandagliar essenze
tra dossi e colli le cadenze
il senno e la ragione un cappio
a sviscerare retoriche pungenti
di chi paventa tentennar la logica
lo sgarbo,
giammai sarà riserbo
fonte ad arricchire il garbo
quel sussurrar tediose selle
l'accomodar che porge quel brillar di stelle
accoppia le parole a divenir gemelle
eppur sovente stride quel vibrar di pelle
e stona alquanto profferir bretelle
a sostener tensione quando piove a catinelle
sul bagnato accoglie l'umido ribelle
pozze di colmanti effluvi di brani e di storielle
al fine giunte a foce
di chi tentenna e non ha voce
sudar m'è pianto dell'umido
ch'è spento l'offuscar ch'è vanto
urta cozza senza un lamento
muore alfin a capoverso e spira.
fumo di sigaro
punge la gola.
Malinconici pensieri di freddi addii
separazioni improvvise
porta spalancata
su un abisso fatto di solitudini
disillusioni animate
illusioni assassinate.
Perdersi nei sogni sporchi
di un incubo alcolico
incurante camminando
su strade deserte
illuminate dal proprio riflesso di
solitudine.
Guardar le tante lettere
uccelli di carta
appollaiati su un tavolo
inutili voli mai spiccati
verso un insperato ritorno.
Febbre convulsa
di antiche nostalgie
scuote l’anima oppressa
di un orgoglio ferito
da un tragico addio.
Solitudine dimenticata giace all’ombra
di un buio tavolo
memore di tristi lacrime.
disegnano angeli di solitudine
e oscuri demoni di malattia terminale
larva umana guardo l'anima mia
ridotta ad ombra sbavata
da accanite terapie inconcludenti
umiliato nella dignità che non mi fa dimenticare
quello che ero quando tutto era scontato.
Sospeso , in attesa della signora nera
la inganno e respiro
ed ogni sospiro è una piccola vittoria.
Mi guardo morire negli occhi di chi amo
che non osa parlare per paura di dire
lasciando le lacrime mute dietro la porta.
Solo, in silenzio, chiedo pietà alla vita
che la fine sia vicina a zittire l'agonia
mamma morfina fammi sognare
che io possa morire credendo di volare.
alla ricerca di un nuovo dove
negli ipermercati della leggerezza
per allontanare qualunque tristezza...
Ma non si vende e non c'è campionario
di questo Amore vissuto sul serio
venuto fuori tra mille rinunce
occhi negli occhi, quasi da complice...
Ed ho deciso che questa vita
dovrà darmi ancora una via d'uscita
dovrà regalarmi altri dolori
ed altre gioie che cancellano errori
E i tuo capelli lunghi miliardi di fili
intreccerò con spazzola magica
saremo ancora noi due vicini
contro ogni vecchia contraria logica
Ed aspetterò,io, quel tuo segnale
come la nave il faro aspetta in mare
sarai i miei lampi luminosi...
in questa notte buia, fanali accesi
E disegnerò il profilo tuo con la matita
fermando gli anni alla tua grande bellezza
commetterò il reato peggiore della vita:
amarti senza avere in cambio alcuna tenerezza...
Sarà così...
Sarà così...
e tu mi presenti formule
sulla gravità
Mi ricovero in un sogno
e mi ricordi
della fase rem
Divinizzo una costellazione
e mi confondi
di congiunture planetarie
Se per me un fiore
è un universo di abitanti
per te è un organo
di replicazione
Mentre ascolto Vangelis
non proferire su crome
e chiavi di violino
I versi
sono missive a sorpresa
seminate da Hermes
e non architetture sullo stile
Se facciamo l’amore
non citarmi il progesterone
So bene che l’homo è sapiens…
ma lascia stare l’amigdala
quando ti rubo gli occhi
e t’incateno
frustrato essere ancor ululi sotto la croce
negli occhi scavati la raucedine ha colpito
e l’anima serpeggia nello stridulo atroce.
Perversa goduria vile, gregge estirpato
malvagi adepti dell’ordine temporale
grovigli di pensieri nel mondo colato
e ciò che rimane è putrido e sacrificale.
Ti sciogli nella melma prodotta poc’anzi
con le dita dai tuoi stessi morsi protese
cibandoti della saliva dai propri avanzi
l’essere diluito, sciolto, anime sospese.
che solea arpionar distorto,
l'acume d'uno sguardo
e il vacillar contorto
che petto di signora infonde
sull'arcano il fiato del pressar
che mantice parea quel seno.
Prosperosa era la donna
il divincolar quei fianchi a mulinello
ed i nastrini sulla coscia
mostrati ad arte dallo spacco della gonna.
Eppure dignitoso stava ritto,
l'uomo, beltà ammirava,
il volto fisso, tra lo stocco e il surgelato
quel corpetto di signora rimirava,
e di coraggio che si armò
chiedendo...
mia signora
quale onore alla mia vista
che tanto ammiro e mi degno ringraziare
lei,
per cotanta magnifica beltà
come potrei contraccambiare,
mi sia consentito il dire...
si figuri che a me la sua insolenza
appaga è con piacere che mi spassa,
basta far due passi allor
che chiamo la badessa
di solito è lei che fa gli onori e batte cassa.






