come rovi
intralciano il sentiero.
Se non li spezzi
t’intrigheranno sempre.
Ma i rovi ricrescono
e i sentimenti smarriti ritornano.
E allora occorre
un nitore incessante
per spazzolare i dolori
e renderli levigati
come ciottoli di torrenti.
E allora occorre
un nitore incessante
per ridare serenità
ai sentieri della coscienza.
Come una falce
la forza dei ricordi
taglia i tristi fieni dell’oblio.
Sensazioni come elastici
si tendono
in una flaccida continuità
e in un mero riflesso dell’esistenza.
Ho la bocca chiusa
come se le labbra
si dovessero incollare
e una tristezza diffusa mi accompagna.
Tra nuvole desolate,
leggere e monotone,
vago e sfoglio la mia coscienza
come un libro di pietra.
Le cose morbide
su cui mi adagio
hanno spigoli
per la mia razionalità.
Aspetti fluttuanti,
macchie di movimenti,
voci d’incertezza,
cose che passano
e non accadono.
Grandi fruscii di alberi
intorno a me.
Da isole lontane
osservo la pianura
della mia meditazione.
Finzione e turbamento,
disordine e fredda pietra tombale.
L’anima ricorda e piange.
Le mani tremano e gli occhi
soli, raccontano la verità.
La paura di perderti ha l’amaro
del buio e del freddo
e il destino di averti ha lo zucchero
dell’uva matura.
Attorno il deserto e la neve
incidono notti e profili,
come quello del cane di pezza
che col tempo si è fatto papà.
Picchietta sul vetro la grandine
e sul tavolo si posa la polvere
mentre i fiori sul campo si piegano
ed io provo stranito a dormire.
Non ci riesco, non posso, non credo,
ma la scarpa si deve allacciare
e se spreco i miei assi e i denari
è l’estatica infanzia che stupida
si crogiola in carezze di vento.
non è quello che non dico
che mi uccide.
Io sanguino parole
e nelle vene scorrono
sillabe impazzite
passando attraverso
mente e cuore.
Forse,
non è il silenzio che mi uccide
quello, rubò il mio sguardo
regnando in me da bambina.
E’ questo spargere
i versi dalle vene
il mio stesso sangue
in questa lurida cantina.
Talvolta porgendo fine
alla bramata via
e all’apparente quiete
ma come sempre
anche questa
è solo decisione mia.
E tu, che vedi ovunque
schizzi di parole dissanguate
vedresti comunque
che le parole non hanno
etnia, si sono adeguate.
Scorrono lettere
pulsano le rime
a volte fredde,
a volte d’amore
a volte rapprese si fermano
come un grappolo e mi soffocano
e brucia la gola
solo un istante di atroce dolore
e poi, sono sola.
sei cresciuta troppo in fretta.
Con uno sguardo incantato.
Quante corse contro il vento
credendo in un mondo diverso.
Sognavi ad occhi aperti
allontanando ogni paura
prendendo più sicurezza.
Ma il coraggio non basta mai.
Avresti voluto momenti più belli.
Ma in fondo
qualcosa sempre rimane.
L’incapacità di….
guardare la bellezza
dell’umanità fragile
con sguardi teneri
come la luna piena che proietta
il proprio chiarore
sul dormiente mare notturno.
L’incapacità di…..
ascoltare il cuore
d’un’umanità amante
con atteggiamenti semplici
come una madre
che cura
i propri piccoli
appena arrivati
in questo meraviglioso mondo.
L’incapacità di….
amare l’uomo
povero e peccatore
limitato
con stili nuovi di condivisione
come un Padre che provvede
per i propri figli
appena arrivati nel tempo
con desiderio di eternità e di pace.
che mi sono iscritto al sito,
di poesie ne ho fatte tante
belle, brutte, divertenti.
Di commenti poi ne ho avuti
poche volte ho ricambiato,
perché a parer mio
trovo giusto che un poeta
debba scriver emozioni
o momenti della vita
senza regole ne inganni
perché parla con il cuore.
Potran passar mill'anni
ma il mio scrivere è lo stesso
non vorrei mai far contento
chi mi dice senza riflettere
che i tempi son cambiati.
Si! Su questo potrei essere daccordo,
i tempi son cambiati
ma la vera poesia resta impressa nella mente
di chi legge attentamente.
Si tratta di un gesto del cuore
che nessuno può spiegare
che stabilisce le parole verso il basso
come erbe fresche
raccolte sulla luna
invisibili
al dolore di qualcuno.
Siamo sdraiati nella ferita stessa
come due pietre nello stesso fiume
che potrebbero far lato
senza annegare nel torrente
e parlo a voi di coste
si può raggiungerle se si tenta
come una goccia d'acqua
per un mare senza sponde,
piangere
fra terra e mare
so cosa significa un tramonto
è sempre sullo stesso piano con la resa
e la sconfitta
ho una versione diversa se
è fiammeggiante
l'incendio dell'ultima nuvola
la diffusione del mio sangue verso il mare
l'annerimento del mio orizzonte
una fine che merita
un encomio
per il suo coraggio
arancio chiaro,
l'ultima battaglia per la luce.
Tutto il mio essere
ambisce da Te
Signore
risposte
che mai forse avrò
Tu che il creatore sei
del mondo
del bene e del male,
agli uomini hai dato
la scelta,
“il libero arbitrio”
Non come a Dio
mi volgo
ma ad un padre
amato e rispettato
figlia che lacrima sangue
non solo dagli occhi,
dona luce
alle ombre che mi
assediano
celano lucidità ai pensieri
Discosta dal mio cammino
il malvagio
ed i suoi seguaci,
le orme loro vedo
di fianco alle mie
se pur le ciglia chiudo
Vesti di luce
il mio intorno
così che luce
io possa donare
a coloro che amo
agli sconosciuti
bisognosi
espiazione di peccati
perchè essere imperfetto
vive in me
Il perdono concedi
all'umile donna
che ti si pone di fronte
serena passerò oltre
i cancelli del cielo ….
se nella Tua luce ora vivo
nella luce eterna vivrò …..
e lei dorme al suo fianco
forse è un sogno
dolce sogno.
Lui incantato la guarda
sfiorando di solo pensiero
il suo corpo morbido.
Il desiderio lo invade
non resiste a tale bellezza
le sue labbra calde
si posano nel paradiso di lei
si muovono lentamente
baciandola tutta.
Per lei sarà un dolce risveglio.
Risveglio d'amore.
leggera luce
entrano
attraverso
stanche tende
rischiarando
letto sciupato
consumato dal
lento girarsi
di un corpo
di donna.
Dolce soffio
di vento
accarezza
suoi capelli mimando
gesti di
immaginaria presenza
virile,
mite sorriso
la coinvolge
nella onirica
illusione
di un sentimento.
Disperante risveglio
lacera
il suo sogno,
triste consapevolezza
accompagna
la nostalgia
di una notte
mortificata da
rabbiose lacrime
cadenti
su un
lenzuolo.
Altra donna
godrà dell’abbraccio
dell’alba.








