e si respirano nell'aria.
Piccole glorie di aspre nebbie
tra allegrie e pianti sommessi.
Ricordi di bambina risalgono
in volo nella mia mente.
Pensieri di delicate abitudini
e di fragili momenti da dimenticare.
Sentire a distanza le voci dei vicoli.
Trovare dentro a se stessi emozioni
di una vita non più infantile
ed ingenua.
Ma ti sembri distolta,afflitta
da quelle superficialità,
da estranei modi di guardare al domani.
Libero gli occhi del cuore
copiosamente piango
di fronte al tuo viso
attonito ed apparentemente
rilassato
il calore della tua mano sulla mia
rallenta i singhiozzi
che le spalle fan danzare
E parliamo, parliamo
donandoci pace
reciproca condita
da qualche lacrima ancora
rimasta li fra le mie ciglia
finalmente cade
Un silenzio rispettoso
cala come nebbia
ad ovattare il dolore
che ci unisce
E' sera
le ombre buie
prendono vita sul tuo viso
la stanchezza segna
gli occhi
la luce brillante
attenuata dal velo
di stille salate
aculei pungenti
nel cuore e nell'anima
Un abbraccio
vale più di mille parole
un infinito sguardo
,consapevoli della notte
insonne
che ci attende
Domani un giorno nuovo
forse più difficile
da vivere
ma un giorno in meno
per soffrire
Mal ombra albeggi
ad oscurar
tu apponi manto e falce,
è la mia pelle che dileggi.
Il rigenerar perenne non t'avvale,
non t'arroga a vanto chi beffeggi.
Seppur tu pungoli e dispensi il male
non sempre riesci cancellar la vita altrui.
Morte
tu elargisci, un feral traguardo.
Vorrei poter lottare da pari a pari
E la tua falce consumar senza riguardo.
Nell'antro dell'oblio,
frapporre forza a forza,
fino a consumarmi l'anima
A te non cedo nulla.
Non averti il giorno
pensarti la notte
condanna mi porta
verso un ansioso sperare
folle divenire di situazioni
persistente lamento
di un desiderio mai sopito
aguzzino del mio cuore
carnefice della mia anima
tiranno della mia esistenza.
Pazza pretesa di abbandonarsi
al nulla di un vuoto divertimento
cancellando il riverbero
di una speranza
diretta a nutrire
il languore
di una passione
repressa
incompiuta
perduta
nel tempo
ma mai
domata.

Come un uccellino
che al primo volo
le ali si è ferito
zoppicante mi hai guardato
una lacrima nascosta
fra le ciglia
e mi hai detto...
é andato via
in una sacca alla rinfusa
ha messo le sue cose
ed appena sono uscita
per andare a lavorare
un messaggio mi ha mandato
senza giustificazione
mi diceva
vado via non t'amo più,
come un fulmine a ciel sereno
come può un' amore grande
senza preavviso
finire in cenere
io le ho viste
le tue lacrime
strozzate in gola
mentre l'anima
affogava
l'ho sentita la tua
disperazione
mentre stavi accovacciata
sul divano
a testa bassa
quanta tenerezza
bambina mia
guardando te ho visto me
fra le pagine ingiallite
foglia senza più radici
urlo di sconfinato universo
recido il cordone ombelicale
di piccola umana precarietà,
tanto cara nel silenzioso nero
dove vive l'oscuro pensiero
quietando i frammenti dolorosi
dell'incomprensibile inquietudine
fame di sapere che confonde
la mente che non comprende.
Il mistero abbraccia l'uomo
in calda coperta di storia
di guerre e orrori fragili
senza ritorno di anime perse
nel buio di effimera gloria.
Se le stelle potessere parlare
alla nave terra nel suo dolore
ricondurla lì dove ebbe inizio
il miracolo di vita in cellula viva
svelando il progetto dell'umano destino
quale potrebbe essere il giudizio divino
per un'opera di così deludente scalpellino?
Da quale sussurro ti lasceresti rubare?
Sospiro sfuggente come rimedio alla curiosità?
Corsara paura oppure sete di terra lontana?
Partoriscono i miei occhi, nel deserto,
ali di farfalla a scrutare la venuta del mio polso.
Ci sono aeroplani
che non accolgono i miei abiti
e treni distratti
dal panorama che assorbo.
Sorridi, se puoi, del mio ricciolo
e del mio passo confuso.
Sorridi, spesso, ed avvicina l’orecchio
al tamburo.
Cosa importa se è il primo del mese?
e se l’orto rifiuta di crescere?
Sediamoci, stella, eleviamoci al triplice Dio,
che l’estate ci lascia sbagliare.
I gatti del molo cantano
e lottano
e forse pregano.
Ma noi?
Noi non piangiamo che per fame,
ed attesa.
d’istinto sfatto e rifatto nell’antro di fame
barricata plumbea scavalchi infima pecca
sterzi e m’invogli se in forse lasci la presa
blocchi trapassi ed incassi riscosse deformi
forme strategiche di terrore in riga rimetto
Groppi in gola per la morale che avanza
di sprechi invecchi disincanti specchi
strucchi giochi stravinti imponi vanti
intossicazioni pandemiche alimentate
evoco a vanvera tanto quanto fame
gracchia quanto potere pensare e dire
Se nel mio guardarti non vedo
oltre la luce dei tuoi occhi
e se nel mio ascoltarti non sento
quando pronunci sottovoce
il mio nome, non posso e non voglio
pensarti immagine sbiadita
tra queste mie braccia arrese.
Adesso disposta in un colpo di tosse
a cogliere l'attimo per un gaio
grappolo d'amore da spremere
sul cuore.
Non sei più fiore al vento
che si spoglia lentamente
lentamente dei suoi teneri petali
indifesi. Ma tu nulla vuoi sapere
dei fiori, dei miei consigli
che poco sono serviti.
Resta il ricordo di quando eri
per me la più bella delle rose
del mio giardino, dove le fievoli
farfalle di carta ora si scolorano
tra queste mie parole inutili,
di questo amore sbiadito.
2009
all'insulsa mano tesa?
Lei
che senza dir perchè
al mio gesto si discosta.
Vale forse svelar dolore
a chi
contro l'anima in brandelli
sciorina una spada?
L'umano
mio simile
avvenente invenzione
che natura
- in forse momentanea gioia -
donava.
Ed ancora
la mia fede
di fronte allo schiaffo
bruciante come il fuoco
che scalda il mio silenzio.
Ed ancora
io che chiedo
al passante o al nemico
se ho forse sbagliato.
Caro Piccole Me, che poco di te
ho conosciuto,
qual verbo potrebbe descriverti?
qual arte potrebbe ritrarti?
Chissà se dall’alto mi guardi
con occhi di affetto e pietà
e agli altri angioletti del cielo,
tu parli di mamma e papà.
Ti amo con tutto me stesso,
mia piccola parte di me.
Ti sento nel flusso del sangue
che certo appartiene anche a te.
Vorrei ascoltar la tua voce,
sentirla non solo di notte
che quando mi sveglio e ti cerco,
son solo carezza interrotte.
tra cieli e mari stracolmi di filosofie.
Giocare con il tempo
chiarire malintesi e compromessi.
Monotonie sparse tra detriti e fango
sommersi di bugie.
Ti annienti la mente inasprito ad aspettare un
qualcosa che non vuole amai arrivare.
Accecato dalla rabbia,pensi e speri
in un nuovo tramonto quasi perfetto.
A sognare,a stramaledire il tuo destino.
Troppo pressato da mille tempeste,
Sperando in un grande bagliore
di luce sfavillante.
Qualche spirito amico che vaga tra le tue ombre
che seguono il tuo passo.
Io spero in un giorno che mi apra le porte ad
una vita migliore
Senza dubbio la strada è sconnessa
e la radio si lascia ascoltare
senza dubbio il tuo tono è più alto
sottomesso soltanto dal gallo.
Ci scommetto che il tempo è trascorso
fra le braccia che hanno vene geniali,
e del resto c’è odore di storia
e la storia si lascia sfogliare
e del resto c’è pioggia per tutti
e chi è saggio si lascia bagnare.









