Grande incontro alla città eterna,
una gran famiglia si ritrova
e l’amore per la poesia lì conferma,
anche se Caronte la resistenza mette alla prova
sin dal Piemonte con coraggio la poesia vola.
Tanti, fantasiosi, nonché poeti geniali
quel giorno han messo l’ali
raggiungendo, col torrido perturbar dell’Africa
quel luogo, laddove la poesia, magica,
commuove i partecipanti con la sua metrica.
Grande incontro è stato e un ringraziamento
va a lor che da tempo avean organizzato il magico momento.
Grazie a Enzo, il Presidente
e a Debora che i particolari ha curato pazientemente.
Un incontro allietato da musica d’autor
e dall’emozione dei poeti a cui batteva forte il cuor.
L’incontro coinvolto ha anche appassionati parenti,
mariti, mogli, muse ispiratrici dei nostri versi commoventi,
che apprezzato han lo spirito genuino di simile impresa,
scoprendo tra le lacrime la commozion più passionale
d’un sabato all’insegna dei versi a Roma Capitale.
una gran famiglia si ritrova
e l’amore per la poesia lì conferma,
anche se Caronte la resistenza mette alla prova
sin dal Piemonte con coraggio la poesia vola.
Tanti, fantasiosi, nonché poeti geniali
quel giorno han messo l’ali
raggiungendo, col torrido perturbar dell’Africa
quel luogo, laddove la poesia, magica,
commuove i partecipanti con la sua metrica.
Grande incontro è stato e un ringraziamento
va a lor che da tempo avean organizzato il magico momento.
Grazie a Enzo, il Presidente
e a Debora che i particolari ha curato pazientemente.
Un incontro allietato da musica d’autor
e dall’emozione dei poeti a cui batteva forte il cuor.
L’incontro coinvolto ha anche appassionati parenti,
mariti, mogli, muse ispiratrici dei nostri versi commoventi,
che apprezzato han lo spirito genuino di simile impresa,
scoprendo tra le lacrime la commozion più passionale
d’un sabato all’insegna dei versi a Roma Capitale.
5 commenti

Tornavi da scuola
sul prato coglievi
margherite e papaveri,
col tuo candido sorriso
me li porgevi:
mamma mettili in un vaso!
Mi raccomando non buttarli via
li ho colti per te
perchè sei la mamma più bella
io sorridevo,
ti stringevo forte...
il mio dolce bambino
ha colto margherite e papaveri per me.
Una lacrima scende
son io ora
che ti porto i fiori.
Vorrei parlarti
attraverso il profumo dei fiori
vorrei ascoltarti
attraverso il suono delle foglie
vorrei guardarti
attraverso il colore dei sogni
vorrei morderti
attraverso un sorso di quiete
vorrei dipingerti
attraverso un raggio di sole
vorrei…vorrei…
attraverso il profumo dei fiori
vorrei ascoltarti
attraverso il suono delle foglie
vorrei guardarti
attraverso il colore dei sogni
vorrei morderti
attraverso un sorso di quiete
vorrei dipingerti
attraverso un raggio di sole
vorrei…vorrei…
Ciò
che muore fuori
è
la gioia di vivere
nelle sfumature
di un’esistenza vissuta
con rancore
e sospiri scagliati nel vespro,
prigionieri delle nuvole.
Ciò che muore fuori
è
la vita
sognando fittizi effluvi di poesia,
lontana chimera
smarrita tra la bruma
che s’infrange
nell’inferno di un viaggio
edificato
da parole aguzze
che feriscono le vergini albe
d’origini diverse.
Ciò che muore fuori
è
l’amore.
Come il canto del rospo, accompagnare la notte,
stonati di onesta tristezza.
Senza motivo, cercare il suo passo nei passi,
il suo essere donna fra i fiori mimosa.
Dieci minuti e poi chiudere gli occhi,
prima che tutto svanisca negli anni,
dieci minuti regalati al ricordo,
un piccolo fiore sul suo davanzale,
dieci minuti che l’uno sull’altro
ricordano quasi l’età di Provenza.
Cavaliere privato di lancia e armatura,
costretto a giocare una guerra d’astuzia.
E poi ancora infinita pazienza,
coltivare la terra con mani da principe
e strappare un roseto al deserto.
Non c’è nulla al di là del destino,
tanto vale svuotare le guance,
liberare il cuscino dal pianto,
e cantar dell’amore confuso col rospo.
È volato il mio bacio, schioccato dal labbro inferiore,
per trovare respiro su un fiocco di neve.
È volato il mio bacio, fuggito da triste prigione,
per trovare sollievo su più comoda bocca.
Le mie dita, annoiate, strisciano giù per le mie tasche
per trovare divertimento.
Incontrano vecchie carte di gomme da masticare,
ancora appiccicose per via dei loro antichi abitanti.
Io e me stesso, due uomini che non si sono mai incontrati,
ora tintinnano allegramente insieme.
Carte che un tempo ospitavano caramelle
si disintegrano e vagano nelle tasche dei miei jeans.
Anche se non ho ancora girato l'angolo,
posso già sentire l'odore della merda stantia
che ricopre le vie di questa città,
vedere la gente ammucchiata sulla strada,
ed ascoltare i “The Velvet Underground”,
musica che da sempre suona
nella mia mente.
Le mani mi porti
intorno a te,
braccio del tronco
- nodo più forte
sradicata
sulle punte sto
per raggiungerti,
l’orlo delle labbra
fiori spalancati
ad aspettare l’acqua
dalle viscere
S’intrecciano di blu, licheni
di gocce in gemmazione
raggiera d’appartenenza
un fascio, croce di linfa
saliva e vischio
nel lampo di terra
intorno a te,
braccio del tronco
- nodo più forte
sradicata
sulle punte sto
per raggiungerti,
l’orlo delle labbra
fiori spalancati
ad aspettare l’acqua
dalle viscere
S’intrecciano di blu, licheni
di gocce in gemmazione
raggiera d’appartenenza
un fascio, croce di linfa
saliva e vischio
nel lampo di terra
Ci vuole fantasia.
Perché senza fantasia saremmo ciechi di fronte alla bellezza.
Senza fantasia non potremmo emozionarci.
Perché non sono le sensazioni fisiche ad emozionarci
ma l'immagine che queste creano nella nostra testa.
Senza fantasia non potremmo emozionarci.
Perché non sono le sensazioni fisiche ad emozionarci
ma l'immagine che queste creano nella nostra testa.
Senza fantasia la luna sarebbe solo un triste agglomerato di materia privo di luce...
e invece è un lampione nella notte dei viaggiatori,
una faccia amica in quelle degli eremiti...
è un sorriso
a volte aperto, a volte ghigno beffardo.
Cosa sarebbe una nuvola senza fantasia?
Non una pecora.
Non una pecora.
E la pioggia?
Non una lacrima.
Non una lacrima.
E la neve?
Non un gioco...
Non un gioco...
Cosa sarrebbe l'uomo senza fantasia?
Non un uomo.
Figli di questo tempo
troppo amati
troppo coccolati
tenuti al riparo
in campane di vetro.
Figli di questo tempo,
fragili...
vogliono tutto e subito
guai a non accontentarli
che non sanno camminare da soli,
dipendenti.
Figli di questo tempo
senza età,
ancorati a noi
che non vogliono crescere
e si ritrovano
sempre bambini
cuccioli
che non sanno volare.
Figli di questo tempo
troppo amati
troppo coccolati
tenuti al riparo
in campane di vetro.
Figli di questo tempo,
fragili...
vogliono tutto e subito
guai a non accontentarli
che non sanno camminare da soli,
dipendenti.
Figli di questo tempo
senza età,
ancorati a noi
che non vogliono crescere
e si ritrovano
sempre bambini
cuccioli
che non sanno volare.
Più la guardo,
più mi piace.
Occhi di luce
cosparsi di desiderio
illuminano la mente
di quest'uomo
da troppo tempo dissolta
da mille pensieri.
E tu chi sei
dolcissima poesia dell'anima
che tante volte
m'hai colpito il cuore.
Muoio di parole
non sò più cosa dire,
dirò semplicemente amore.
Basta il sole
a illuminare gli occhi di persone
innamorate veramente
dentro il cuore
dell'amore.....









