Un sogno per voi
E uno per me;
Una sirena blu,
Una sinfonia,
La casa segreta
All'interno di un albero
Il mondo dei sogni è pieno
Della società.
La sera andiamo
Per luoghi rari,
Dove nessuno conosce
Che sono lì;
E ogni sogno
Una scala nascosta,
Questo ci porta a
Un nuovo qualunque.
Se i sogni
Potessero sovrapporsi
Le cuciture a pelo
All'interno del nostro pisolino,
E flussi di preziosi
Non su una mappa
Quindi altre vite ,
Potremmo scartare.
La fine del giorno
Ci ha portato
Una notte piena di stelle
Abbiamo fatto la nostra casa sul prato
E lì il cielo era nostro
Guardando su l'aria buia
Le nostre dita toccandole
Macchie giallo oro che cadono
Coprendoci
Come la pioggia
Una casa respira attraverso le sue ossa,
I suoi vertici siedono come sentinelle;
Anche se si decompongono le travi-
Non nega mai l'ingresso.
Assorbe luce del sole attraverso le tende
Bacia le mie palpebre
Lentamente mi risveglio
(Raggiungere)
La mia mano accarezza l'aria
Ma non ci sono
Il mio corpo fa male
Cerco sollievo
seguendo le pieghe
Di morbide lenzuola aggrovigliate
E penso...
Potrei restare qui per sempre
Avvolto nella tua memoria.
Una casa respira attraverso le sue ossa,
I suoi vertici siedono come sentinelle;
Anche se si decompongono le travi-
Non nega mai l'ingresso.
I suoi fantasmi si trovano nei loro letti,
Terra morbida sotto la loro memoria;
Le persiane ben chiuse
Il passato visto solo vagamente.
La rabbia repressa
nei lustri passati
stagione dopo stagione
avevo imprigionato
in corridoi di filo spinato
Condannata senza processo
carcerata per errore
in giudizio
Il tutto viveva nell'anima mia
che persa vagava
dove ancora non so,
muta urlavo il dolore
lasciavo tracce insanguinate
da nessuno capite
Le spine mi stringevano la gola
sentivo che non era
il mo tempo per morire,
strappai a nude mani
quel filo maledetto
a morsi mi aprii un varco
lacerai la pelle
le labbra
e rinacqui una seconda volta
come amazzone guerriera
pronta a combattere
per non cadere più
*****
Modulato va questo sentimento
come una musica,
esente da note troppo alte
stonate, marcate
ma il cuore ora libero
da voce alle sensazioni
che più non reprimo
E dalla bocca fuggono
parole appuntite
frecce avvelenate, feriscono
involontarie, impulsive
anche chi ami
Nell'attimo stesso
le labbra mordi
a stillare sangue
come boomerang
tornano a te, e quanto fan male
Non servono lacrime
non giovano scuse
solo l'amore immenso e vero
come vive in noi,
tu che della mia vita
sei l'essenza
riportare può la pace
di un'alba nuova
Una volta, a quattro anni di età,
prese la mano del padre
e si avvicinò ad una pozzanghera
creatasi nelle buche della strada,
dopo un temporale.
Una pozzanghera in particolare
si trovava sotto la marmitta di un camion.
Brillava di colori untuosi:
un turbinare di rosso, giallo e verde.
“Papà, vedo un arcobaleno morto”.
Al padre si strinse il cuore
perché era una cosa così bella
per lui da dire.
Gli anni sono passati velocemente.
Eccolo qui ora,
trentatre anni e così tenero,
mentre prova
a respirare nuova vita in un uccello morto,
bocca a becco.
Mentre il suo piccolo figlio
è intento a guardare.
Molto attentamente.
piacevole rumore, cornice
di un quadro dipinto
con la polvere
delle strade di Lisbona.
Come un Fado
danzo su melanconiche note
per ardue vie vago
scorgendo il profilo tuo sfuggente
come le tue forme
nella calca del Brasileira.
Dubbio nascente
coltello taglia i miei sentimenti
altro amore
invigorisce il mio spirito
eteronomo mi guida, sotto
il castello signor d’Alfama.
Triste miraggio i tuoi capelli
mossi dal vento.
Greve atmosfera circonda
il crepuscolo
di amore morente
perduto tra i riflessi
di doloroso tramonto
contemplato
dalla Torre Di Belem.
non so chi sei
ma son tuo schiavo
Il ricordo costa molto
e io son debole e ferito,
anche il riposo è triste.
Andy...
per me sei già un fantasma
dai persi lineamenti,
ma io ti vedo ancora
e so che senti
il mio respiro sporto sopra i sensi.
Andy...
il tuo è un nome, un segno
così perduto e fragile
così chiaro e eterno,
volgiti al profondo
con Kregar non più solo
che regalerà al mondo
il suo urlo di fine secolo.
Tra la terra e il cielo tutto oscilla
In un lungo e forsennato moto,
che di sé non lascia traccia. Brilla
un unico pensier nel grande vuoto
che mi segue sempre come un ombra:
il pensier di quando da bambino,
vidi la vita, in un pertugio, sgombra
da ogni suo significato. E il destino
allor privato di qualsiasi norma,
non poteva modellar la forma
del suo male.
Salvami.
Saprò volare nei tuoi occhi tristi
imparerò il tuo nome
sussurrando alla luna ,
lo dirà al cielo
ricordando
agli angeli che tu esisti.
Baciami.
Dalle tue labbra dammi vita
in quel calore che è un miraggio
diventerò nel sogno la tua musa proibita
donandomi solo una lacrima del tuo piacere
che segnerà la tua via infinita.
Amami.
Seminerai in me emozioni
sentendoti eterno
in una musica celeste e suoni
mai vissuti
dimenticandoti l’inferno
nei petali di rosa
sentirai spasmi mai avuti.
Ora perdimi…
per potermi salvare
sono il vento
che ti ha sfiorato…
ma quello non sa amare.
++++++++++++++++++
La miseria che ci tiene in vita sbilancia ogni sostanziale ed istintivo equilibrio
tra umiltà e presunzione interferenze d’indole
il buio che si spegne è schizofrenia d'ombra
in mucosa lucida esigenza d’aria che diluvia
nonostante il contorcersi del tuo affanno stringa in gola, è pur sempre respirare
ceneri d’apnea, l’esistenza in pretesa di un’attenzione leggermente più rotonda
in un cappio che strozza tentativi di defacing all’identità diventano nodi cruciali
sintetizzando negatività sequenziale tratteggi profili d'eclissi ibrida
sconfini e convergi giusto al nucleo di uno stato sempre più labile
del vitale infimo spazio che un serpente si conquista mordendosi la coda.
-------- - - - - - - Regressioni (dagli autoritarismi digitali all'Hula-Hop con l'Uroboro)
non, che le gocce delle nubi
nascondessero davvero
l'umidità sopra il suo viso.
non, che la rabbia vomitata nelle vene
potesse poi cambiare
il giro del suo sangue.
Se hai perso l'invito per il cielo
,resta in tiro,
quaggiù c'è ingresso libero.
dipingendo un'anima
di un magnifico gabbiano
che vola sopra il mare
lontano dalle reti del reale.
Bello come il sole
leggero come il vento
immenso come il mare.
Corde di violino vibrano
nel mio cuore, tremante
al vento del pensiero
delle tue parole così pure
librando in aria le ali
spinte sù in emozione fuori dal tempo
come in antica favola
come fiore cresciuto tra le roccie
lasciato solo al vento freddo
di un'inverno d'anime.
Conservo una tua piuma
tra le mani stringendo
la leggerezza di un dipinto d'anima
dono di generosità fuori ogni logica
custodito nel respiro del mio cuore.
Alla sera si piega un pensiero
di zolfo e d'azzurro,
alla sera si dona il fiume Avon
immerso con il suo abito d'angelo
nei muschi non dimenticati.
Alla sera le fiaccole sul marmo
specchiano la loro lucciola.
Alla notte un gusto d'acqua piovana
lungo le colonne del semicerchio,
alla notte le tue roselline
fiorite su intricate dita
davanti ad ogni porta chiusa
da meduse d'ottone.
Per castelli e borghi
ho girato
solo il peso
di ghironda e liuto
sulle spalle
a proteggermi
da neve, pioggia
ed altri capricci
di nostra signora
Natura.
Ho cantato
gesta di cavalier
dei perigli
delle guerre,
avide conquiste
di sovrani
senz’anima,
magnificato la bellezza
di regine e principesse
di splendore vestite
celando con
le note
l’amarezza
degli occhi loro
e la pena mia
per quei fiori
colti
da siffatta brutalità.
Mille cortigiane
ho invitato
al gran ballo
d’amore,
corpi voluttuosi
han appagato
la mia fame
dilatando
la pena solitaria
del mio cuor.
Di villaggi
povera gente
ho amato
la semplicità
d’ascolto
alle mie novelle,
commosso il
genuino affetto
d’uomini e donne
senza grossi
ma con reciproca
fatica e dedizion
sorelle loro.
I miei istrumenti,
d’accompagnamento furon
alle marce della
lega della scarpa*
prodromi di battaglie
figlie di un vento
prevaricatorio
fratello d’avidità.
Musica mia giace
silenziosa
nel profondo
della Foresta Nera,
non distante
da Friburgo di Brisgovia
l’incantevole,
trafitta da frecce
d’abbietto nobile
imbellettato e benedetto
gonfio d’orgoglio
per il suo
aver povero.
*Coalizione dei contadini rivoltosi nella Germania meridionale(1493-1517)









