
… Incontro fatale…
In quel dolce divenire
Si accende l’ardire
Nel tocco accennato
Quel fremere eccitato
Preme desiderio
Del ricercato oblio
Anima nell’inquietudine
Di frenata libidine
Contatto sensuale
D’incontro fatale
Voglie inespresse
Da tempo represse
Inaspettato connubio
Travolge nel turbinio
Passione assetata
Forzatamente placata
Esprimendosi senza timore
Senza giudizi è l’Amore
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n.d.a. – Non possono esserci remore nell’esprimersi attraverso i ‘sensi’, quando si ha la sincera spontaneità della profonda ed intima considerazione dell’altro\a, attraverso l’Amore sotto ogni sua forma espressiva, abbattendo ogni timore di essere giudicati…
donna disperata
per la violenza
che si è accanita
sull'esistenza
L 'ha spogliata
privandola di tutto
Le sono rimasti gli indumenti
sporchi di rosso
tolti con la pazzia in corpo
ricordando l'uomo
che l' ha aggredita
nell'intimo suo
indifeso
nelle tenebre degli occhi
spaventati
ma irrefrenabili maniaci
che non riescono a fermarsi
nell'intollerabile agonia
assetata di lei
nel terrore del suo volto
incancellabile storia
all'angolo opposto
per non far parlare la gente
ti nascondevi tra i passanti
salutandomi con gli occhi
mi hai chiamato stasera
mi hai detto: Appena lui se ne va
vengo nel tuo letto
ho lasciato la porta socchiusa
per non farti bussare
la finestra è aperta per farci guardare
dalla LUNA sincero
lo scrigno migliore per custodire i segreti
tanto all'alba se li porta con se
e non li confida a nessuno
mi dicevi: non voglio sposarmi
perchè voglio la mia libertà
e io sbagliavo canzoni e correggevo
i baci indovinando le labbra da sfiorare
mi ricordavo degli errori del mio cuore
ma cercavo di te
E un giorno strappasti dal tuo corpo
il suo
indossando il mio
mi sorridevi alla luce negli occhi della gente
non avevi più paura del buio
ricamavi tra i sogni la bella e nuova realtà...
Erano trecento i giorni di neve
e le notti di zenzero trecento,
una carrozza deve passare davanti,
una carrozza educata dietro,
baci e campanelle d'estate
ad ogni segnaposto
il tempo allacciava ai bottoni.
Sempre più in basso poi
con le dita nascoste,
lebbra
di colla di farina
di odore agonia di tubi
e liquidi
ristagni
di topi.
si assapora piano piano
le gambe tremano
come foglie al vento
continuano a tremare
abbandonandosi al respiro
concentrato su di essi
diventando un brivido stupendo
come i colori dell'arcobaleno
che annira la vita
risvegliandosi nel sole
mattutino vigoroso
in un ciao
ai nuovissimi innamorati
Dal tuo letto
mi guardi con amore
mentre ti racconto
l'emozione vissuta
negli abbracci e sorrisi
strette di mano calorose
con gli amici incontrati
a Roma
Uno sguardo e quel qualcosa
in più che il vedersi
di persona, il contatto
oltre il web dona
scaturiva dai cuori
come acqua di fonte
La gioia vissuta
nella recitazione udita
da voce viva
di emozioni in versi
la mia voce tremante
nel recitare la storia
del mio amore
Ti racconto
l'atmosfera magica
che sulla pelle e nell'anima
ho trattenuta
per portarla sempre con me,
di quel sabato pomeriggio
che tanto ho atteso
e vissuto ho intensamente
Mentre la mano ti stringo
ti racconto
la maestosità della Basilica di S. Pietro
delle lacrime versate
nell'accogliere nel cuore
le parole del Santo Padre
all'Angelus
percepivo la presenza di Dio
nella moltitudine e a mani giunte
pregava all'unisono
Non dormire mamma, ascolta
quanto bella è la Fontana di Trevi
dove la monetina ho gettato
esprimendo un desiderio
che ascoltato è stato
anche se non era quello espresso ….
perchè sei qui mentre
ti racconto Roma,
sorridi di nuovo
a fatica mi abbracci
e con parole stentate mi dici
“ti voglio bene”
Ho dovuto partire da Roma la domenica mettina presto
mia mamma era stata ricoverata nella notte in ospedale,
650 km sono eterni vissuti nella paura di non arrivare in tempo....
Non ho visto San Pietro ne la Fontana di Trevi, ma ho vissuto
veramente tutte le emozioni della prima parte della poesia
e ringrazio tutti e Dio che mi ha permesso questo
e lasciato mia mamma con me ancora .....
Che male che male
il colore del ramo
e il solista somaro
che porta il sombrero
o il solingo ostellante
dell’etnologa ciurma
che sceglie l’oceano
già avvezza all’azione.
Sementa tascabile
di tattile tregua
rivolgi un pensiero
al putrido porto
all’incomodo io
all’egemone come.
Sospira ed appaia
l’oppresso e il pastore
che il ladro lamenta
grassezza e decoro,
che il viscido re
puntuale punisce.
Pulviscolo e pendolo
scandiscono gli anni
dolore e nemici
negoziano il latte
ma il ghetto di getto
fecondo di febbre
fedele al fattore
innalza la falce,
pacato ed ossuto
per mera ovazione
laconico e diavolo
evoca il castigo.
L’eletta donzella
di doppia parvenza
dal madido portico
di quiete galere
imposta col gesso
un’elisse emblematica.
O pargolo mese
di misera croce
la vedi la donna ?
l’abulica arpia ?
è empia e desnuda
ermetica e comoda
paesana crisalide
abbigliata di abbracci.
Non pigne o castagne
compensano il dardo
dantesco divorzio
che paghi in dobloni.
Divori il diverbio
sfamata perlina
e il lingotto e il linoleum
che menano un miglio
postillano un monito
al probe soldato.
Poi miagola il gatto
e il mio occhio procrea
ramingo e provato
dal collo al cuscino
si schiude all’aborto
il dispetto dolcissimo.
Catene e castighi
di un tempo lontano
apologo e prologo
di un bischero bimbo
di un grande ammiraglio
abusivo all’addome.
Racconto che amo
carezzo ed ammiro
racconto che parla
di un cencio celeste
racconto che allatta
il micino impaurito.
come rugiada dal petalo di rosa
gioca col silenzio dei placidi pensieri
accarezzando la guancia del tempo
ferma la sabbia nella spietata clessidra
in attesa che si compia la beata speranza
dell'uomo di veder la vita intrisa
dello spirito di Dio, con le parole danza
peccando d'indifferenza nell'oltraggio
confidando nel perdono del Pio saggio
con fare sfrontato, il poeta, entra nell'inferno del cuore
come peccatore nudo si nutre di peccato
perdona, divenuto sacerdote, in poesia con l'amore.
stupido gioco
perdi quegli occhi
innamorati di te
che attendono.
Strapazzando
di egoismo d'amore,
dimentichi
l'incantesimo
dei suoi baci,
la pelle morbida
che fa vibrare
sfiorandola di carezze.
Per gioco
stupido gioco,
adesso la cerchi
nel silenzio della sera
quando il mondo dorme
e tu muori
dentro il tuo amore.
Ho lavato la polvere dai tuoi occhi,
ogni lacrima una poesia.
La tenerezza del tuo viso
riflette giorni lontani,
isole sognate.
Non sentirti estranea
ai disegni del mondo .
Tu sei la tessera più preziosa di un mosaico
che lo Spirito unisce,
giorno dopo giorno.
Gli uomini hanno il coraggio
che li sorprende tra gli eserciti,
in un giorno perfetto per morire.
Le donne invece no,
loro hanno la forza per spingere fuori la vita
in un giorno perfetto per nascere.
Accarezzarti le gambe
è come ripercorrere la mia vita.
Ogni ferita una caduta
di quelle che ci si rialza
ma sempre più stanchi.
Le tue ciglia
sono l’ultimo fiore sul precipizio,
a te mi posso aggrappare.
Le sfioro
e rimane tra le mani il tuo odore
come un arancio sbucciato.
in un mare
di freddo inverno
respiro
corto
tagliato dal gelo
coltello
che affetta l’aria
il tuono
suona la sua melodia.
Immagini costanti
in una mente
velata di ricordi
piacevole malinconia
bagnata dalla pioggia
desiderosa
di essere toccata
da un sole
troppo timido
per risplendere.
Non è tempo per fiori
e pallide illusioni
velate d’ottimismo
sogni spezzati
diventano ruggine
visioni distorte
di un domani
inavvicinabile
si perdono
nella danza di gocce
in una pozzanghera.
Lontani suoni passati
vengono scanditi dall’oblio
appartenenti a sentimenti
che sembravano
essere per sempre
poco calore
rimane
delle cose
lontane
copre
i rimpianti
una lacrimosa
pioggia.
tra il limite del tempo
in un corpo rattrappito
che vaga inesorabilmente
tra i cortili trincerati
e casermoni evanescenti
dove i sentimenti esplodono
tra i cuori infranti dai ricordi
e le passioni si dileguano
nel dimenticare l’infinito amore.










