qualcosa di scoinvolgente,
in una serata qualunque,
di quelle che ispirano
i pensieri più strani,
mentre cerchi di non riflettere,
col volto spiaccicato sullo schermo...
Fotogrammi sporchi
di un passato pulito,
rimasto nefando
seppur le tracce
non si vedano...
Una goccia di fango
mi scende sul petto
e mi manda in poltiglia:
pozzanghera asciutta,
soltanto questo
potevo diventare...
Soltanto un castello di sabbia,
mi ero costruito:
ieri sera
volevo distruggere
una finestrella,
per vedere
la principessa
caduta nel limo,
in quella spiaggia deserta...
In realtà,
ho rafforzato i calcinacci,
con la mia mano pesante,
ma una parete portante
si è sgretolata,
si è scontrata
con la calma
delle mie dita...
Un'onda anomala
si è portata con sè
i granelli di quelle mura
e ha riempito
quella banale
pozzanghera
che ero diventato,
come nessun'altra pioggia
avrebbe saputo fare...
disperato, smarrito, rassegnato
come chi non si riconosce
e non riconoscendosi vive
con la furia di chi ingoia
inquietudine e alienazione
ma per inerzia va avanti
continua rinunciando
ogni giorno a capire
senza più gambe
senza più braccia.
Conosco quello sguardo
tra mille lo riconoscerei
di chi non smette
di credere nel sogno
e credendo muore
illuso che sia vero
masticando ingenuità
come chewgum
ridotta a massa insapore
sputata fuori madida di sangue
e lotta contro mulini a vento
per essere un eroe risucchiato
nella folla tutta uguale
conformata
manipolata
come goccia nel mare.
Conosco quello sguardo
che cerca consapevolezza e significato
in una vita stronza
desiderandone la fine
terminata la rabbia
che pur faceva sentire
odiandosi
nella rassegnazione di restare
continuando a respirare
l'impossibilità di poter volare.
Conosco quello sguardo
di chi sa di farsi del male
e nonostante tutto
non gliene frega niente
lasciando a memoria
un testamento maledetto, bastardo
con una morte acerba
di vita vissuta intensamente
da profeta che urla il suo vangelo.
Una croce giganteggia sul Golgota
con su scritto .....
" Ma tu davvero pensi che io aspetti ancora una risposta ? "
.
Come ricamava quel nome
mi piaceva guardare
gestiva il talento
straordinariamente
trattando i clienti
accogliendoli bene
nel mostrare i suoi articoli
in serie
esposti con grazia
nel sorriso sincero
che mi guardava
avendo intuito quell'accento
di dov'era
simile a quello di sua madre
meridionale
per questo piaciuto
e seguito
vedendolo allontanarsi
dal luogo della passione
che io rivedrò
che mi ascolti dalle cime innevate di qualche terra lontana,
ascolta il mio irraggiungibile sogno.
Torna nel mondo,
torna tra le acque limpide della Terra.
Dal cielo le stelle ti invocano,
ma chi qui ti chiama sono più
di tutti gli astri del cielo.
La guerra non si dà pace.
Nomina il tuo no,
t'implora di tornare.
Queste parole non sono una pretesa,
sono solo una dolce preghiera del cuore.
Statua di
decadente condottier
perso nel tempo
con immobile urlo
leva
usurata spada
rabbiosa al cielo,
dritta punta
stelle scintillanti
di lucente esercito,
combattendo secolare
battaglia contro
spazi celesti.
Notte di quieta
primavera
risalta
pallore lunare,
pianeta di mistica
bellezza irradia
cerei raggi a
rischiarar
un campo* ovattato
dal silenzio
della notte.
Disturbato
da ultimi clienti
di un bar
inebriati dal finir
di goder
pieni bicchieri
d’entusiasmo alcolico.
Allietato
dal suono armonioso
di labbra
avide di passione.
Ai suoi piedi
baci di giovani
amanti
domano
il bronzeo soldato,
velleità di guerrier
non spegne
sensuale incendio.
Luce bianca illumina
superficie metallica
di vecchio pozzo,
disvela
tormenti, paure
dubbi scritti da
giovanili mani
sul freddo
coperchio.
Immagini sacre
animano la vera,
ancestrale martirio
reca monito al
futile battagliero
eroismo
di una
statua.
*Campo: nome con cui viene indicata la piazza a Venezia.
Le tre e un quarto,
il buio è profondo
ad ogni battito
delle lancette dell'orologio
altri mille battiti
muoiono
si sentono urla
nel silenzio
della notte
di madre straziate
che al petto stringono
piccoli corpi
dal ventre gonfio
lo sguardo immobile
nel silenzio della morte
trapassa costati
e la mia anima
girovago
per le infinite strade
alla ricerca di me stesso
mi sento disperso in me stesso
nel mio incessante cercarmi
e tu
egoisticamente m'allontani
mi disprezzi paga dei tuoi
sogni
di me hai avuto il ciaciglio coperto
per la notte
ed un figlio
m'hai maledetto odiato amore
mi hai mandato via
ed io
continuo a pensare
ad un'altra vita...terrena
ed io non posso fare altro
che nascondermi tra le pieghe
della tua pelle per ascoltare
ogni singolo battito del tuo cuore.
Sarò il tuo sudore cosi potrai
asciugare le tue dannate pene, sarò
profumo dolce sulla tua pelle amara
cosi respirerai fragranti primavere,
mi calerò nella notte più nera
per camminare sospeso sul tuo grembo
nudo, poi, disseterò la tua anima arida
affinchè possa ritornare a fiorire l'amore.
2009
Tre cucchiai ancora di amaro prima-di
tanto freddo che invade quello che non sei più
ma vorresti credere nella tua forza
straccio rigirato oggetto di ossa brivido
conti le volte sogni tutto ciò che scancella
e scompari
diventa caldo stai bene lo vuoi
ti immergi senza paura
non serve aria
per nascondere la paura
il corpo urla le volte a mentire
la mente bilancia il sorriso
le mani stringono amuleti magici immaginari
e scendono una ad una dentro-fredde-ti-violentano
tieni il conto
la bocca diventa amara
dimentichi i sapori inventi caramelle alla menta
tutto è uguale sulla lingua
ma la tua bocca mi dà forza quel sapore sulla tua lingua attenua
riposa l'urlo vedendo il tuo dolore
amaro è il sorriso
all'interno chiudo tutti i miei occhi
e ti bacio
ora sento
ora vedo
ora spero.
i raggi del sole catturai
per posarli sui capelli tuoi
per farti ammirare dalle stelle
nelle notti più isolate
mentre la luna
illuminare potrà
il corpo tuo
adagiato sui passi
in questo mondo
i tuoi occhi vorrei vedere
il tuo viso sfiorare con mille carezze
portando con me
il profumo tuo
tra le dita
se la luna potesse riferire
quello che i miei pensieri sono
sarei un uomo...
da lei cullato
Mi guarda
bestiale chimère
in cima
alla chiesa,
Nostra Signora
piange,
sue lacrime
rimbombano
sulla mia anima
cascata di dolore
appesa
alle guglie
della vita.
Lasciatemi
andar via
troppa pena
porto,
nel fisico
carico
pesi immani
di esistente agonia.
Lasciatemi
andar via
da estati
non vissute
da inverni
subiti,
da sguardi nascosti
di indifferente malinconia.
Lasciatemi
andar via
affogare
nel profondo mare
d’un abissale oblio,
perder l’eco
di questa
triste follia.
Solo
una piazza
un mercato
accoglieran
lo schianto del
mio corpo,
non batteran
più campane,
il rimorso
suonerà
nel cuore
di incantevole
zingara
a morto
sotto
il severo
compassionevole
sguardo
di una
chimère.
Anche quando il sole carioca
stringerà le pupille dei poveri,
salirò sul gradino più alto
perché l’occhio ti possa raggiungere.
Anche se nella notte andrò ludico
seguirò il tuo profumo di fragola,
e carezzando pistole giocattolo
migrerò alle tue pergole in fiore.
Positano è un elastico teso,
un presepe di panni e di tegole.
Positano è paura di essere,
Positano è un poeta che pensa.
Per la calle ho raccolto lo sguardo
.l’ametista che aspetta il tuo dito.








