Vedo numeri sommarsi, moltiplicarsi,
e poi dividersi senza equità.
Vedo l’aria sottratta al domani
dare senso all’equazione del tempo,
lo spazio in funzione della solitudine,
l’amore in funzione dell’essere.
Vedo campi sfiorati dall’uomo
diventare quadrato perfetto,
poi li vedo trasformarsi in pentagono,
e in assenza di pietà,
nel coefficiente.
Vedo l’odio invaderti l’occhio,
la piccola Normandia,
la vergogna,
errore che io conosco bene.
Vedo la fine del conto, la soluzione,
la vedi anche tu,
ha il colore e il sapore del ferro,
non del cielo, ma della terra.
e lascio che le lettere
si tramutino in parole
partorite in emozione
sverginate di opinione
le vedo fluttuare
negli occhi della mente
come piccole scialuppe
navigare in bianchi mari
e attraccare a isole
di voluttuoso sentire
dove lasciarle vivere o morire,
o vederle volare
in sogno con le ali dell'autore.
Come un funambolo sospeso
in equilibrio ...
sulla trama della narrazione
scrivo lentamente a piccoli passi
per non cadere giù dalla rima
che per la poesia
l'ultima anima sia.

L'acqua sul viso liscio e roseo
la spazzola tra i capelli folti e scuri
niente sulle labbra piene
sei talmente intrisa di gioventù
che si potrebbe credere
di far fiorire un fiore
col tocco di una tua mano.
Onde di mare ti scendono sul viso
ancora liscio e ancor più rosa
il rossetto sulle labbra di marmo
labbra consumate
labbra di delitti
sei talmente sporca
che si potrebbe credere
di far appassire un fiore
se solo lo sfiorassi.
Ogni peccato e ogni accaduto
segnano quel viso non più liscio
non più roseo
di donna senza più giovinezza
né bellezza
Nè saggezza
sei talmente sola che
la notte non ti fa più paura
ma la notte ti teme.
con te giocare,
come non mai,
mettendo in mostra questa
mia età dimenticata,
anelando un momento
tutto nostro di pura
complicità,
affinchè mi liberi delle
mie più segrete fantasie
decollando in quel luogo
dell'anima chiamato eternità
dove le emozioni più belle non
le ho vissute ancora.....
Così amo,
col silenzio di una poesia
con l'onda di un mare mai
calmo
negli spazi delle tue labbra
dove il tempo ha perso il
suo senso
e tra le mille spire in cui
tu unica voce
mi scandisci la
vita!
Oh bei tempi che furon
e più torneranno ...
l'orologio era il sole
la luna designava i raccolti
e le nascite di umani e animali
Oh dolce serenità del vivere
con i frutti del sudore,
bastavano un mazzo di carte
un buon bicchiere di vino
e nella corte era festa
al suono dolce e festoso
di una vecchia fisarmonica
Al canto del gallo
iniziava il giorno
si mieteva il raccolto
ai cori delle donne,
i panni lavati nell'acqua del fiume
più bianchi della neve
profumavan di buono
accarezzando la pelle arsa
dal sole
I bambini con spade fatte di bastoni
eran cavalieri
a cavallo di una scopa
le grida allegre riempivano l'aria
e l'obbedienza era rispetto
Oh bel tempo che fu
dove ti sei smarrito
chi ti ha portato dove non sei più?
Il progresso l'egoismo umano
i soldi ed il potere
hanno rapito il sole
la luna non è più splendente
nelle notti sempre più buie
negli animi cupi ed insoddisfatti
eppur si dice che era vita dura
ma non impura
vero era l'amore
come chiome di salice piangente
quando l’animo afflitto, perdente
smarrisce il cammino in vicoli neri
E cercano difesa i gesti perversi
nella cara cometa, a illuminar la via
confortando il pianto della pazzia
da chi disapprova l’apparir diversi
Tenace tra martello e incudine
volitiva mi sorreggi e mi scuoti
e la tua diversità colma i vuoti
dell’abituale debole solitudine
- - Grazie Amica mia -
Efficiente e sicuro
è il motore del sito.
Come un’anima
sprigiona calore
genera versi.
Un’opportunità di gioco
sfida di nuovi
vecchi talenti.
Un vero successo
merito del suo ideatore
passione di tanti lettori
tenaci sostenitori.
Un mondo di emozioni
impaginate
in strofe fantasiose
nel buon nome
del Club Poetico.
Mi accarezzi…
Io vedo in una gomma d’auto bucata tra l’immondizia
l’isola della nostra libertà.
Il trionfo su di essa per la nostra magia.
Sento odore di pesca,
profumo della tua pelle
tra pesce marcio e cibi in decomposizione.
Ti accarezzo…
Tu vedi in una gomma d’auto bucata tra l’immondizia,
posta davanti a noi,
un ambiente poco consono all’amore,
gomma e immondizia,
e inoltre ti allontani gemendo per l’odore.
Potrei dipingere un poema
sulla tua schiena
con un pennello cinese
e con inchiostro indiano.
E poi, con un rasoio
o con una scheggia di bambù,
potrei renderlo permanente.
Ma tu non permetteresti mai
questa violenza,
questo durevole marchio.
Tu non potresti mai tollerare
le mie parole sulla tua pelle.
Non fare questo sguardo
Capisci
È normale che ti risponda così
Niente occhi fissi
Nessuna crocifissione
Né corpi smembrati
No, non adesso…
Ti amo quando fai così
L’odio ti avvolge e ti eleva
Inferno divino
che scioglie e prosciuga
Ali
Mostro che resuscita all’urlo di battaglia
Quel ghigno che solo satana specchierebbe
E in vesti di fata
Con sommo, terribile piacere bacerebbe
Ti amo quando fai così
Shhhhh
Non voglio, non voglio
Non dovevi farlo
Non c’è niente di strano
Stringo le dita su
una gola singhiozzante
Fermati ora, è meglio per tutti
Ti amo quando fai così
Fermati, è meglio per tutti
Non adesso
Non adesso…
Ho ascoltato i suoni
di un bosco squassato dal vento,
quelli del forte libeccio sulle vele,
i suoni di una tempesta di sabbia,
e del ghiaccio che si spezza,
i suoni della neve che a terra si posa,
i passi di un esercito
che raggiunge la battaglia
e della risacca costante
che frusta gli scogli,
i suoni di una vita che cessa,
quelli delle false parole
e delle parole dei giusti.
Ho ascoltato i suoni
della memoria e dei ricordi,
i suoni di diversi tipi d'amore.
Ma nessun suono assomiglia
a quell'attimo di pausa assoluta,
come di incontro tra due regni diversi,
che separa la nascita
dal primo urlo di vita.
Sei negli introvabili colori
di un mondo di bimba
Sei nelle note struggenti
di un antico intermezzo
Sei nello sfiorarsi
che si intreccia di mani
Sei nel bacio ragazzino
della gelida notte
Sei nel profondo di universi
che l’astronomia sconosce
Sei nel battito scomposto
di un cuore emozionato
Sei nell'anima
di quest'uomo innamorato
Entrò come il vento
bagnata di pioggia
occhi arrossati
per il pianto versato.
L'amore suo dormiva
un sonno eterno,
sorrise...
disse alla gente:
E' bello come ieri,
quando disse amore
ti voglio sposare.
Un cuore delicato
cessò di battere quel giorno,
l'erba del verde prato
gli accarezzò il viso,
lo videro disteso
qualcuno non capendo il dramma
fischiò come un'idiota.
Ti sposerò domani disse,
giocò l'ultima partita
dal capellaccio biondo
stava cavalcioni
sulla motoretta rossa
con la frangia spavalda
spiaccicata sul viso...
Fari accecanti
contro le nebbie spaesanti,
ferraglia ronzante
vociava col rumore assordante...
E ogni tanto
si fermava:
imprecazioni,
sussulti,
bisbigli
non bastavano...
Tentavo ogni tipo
di massaggio cardiaco:
una scarica,
un cenno di vita,
il silenzio più assoluto...
Lo portavo dal suo medico,
provava col defibrillatore...
Nel mezzo del suo coma
mi parlava ronzando:
sentivo
la scintilla della candela
bruciare nel mio cuore;
e così era
e così rinveniva
tra i rombi di altri amici suoi...
Eppure se ne andò
senza scriver nulla,
senza chiazza di benzina alcuna:
sparì così rapido
da lasciarmi statico...
Rimango io, solo:
ora coi suoi nudi resti,
ora con la mia penna nostalgica...
ti addormenti sotto il sole
cuocente
abbronzi pelle levigata
soffice, viva
sull'asciugamano sudato
ove scorrono liquidi sassi
malinconici
figli abbandonati
impercettibili voli
inconfutabili unioni
scricchiolante carta
di un verso che muore
privandosi di un piatto
sostanzioso
appagante che addolcisce
titubanti respiri
aspettati dalle anime
gemelle









