Delle stagioni, quando il sole sopprimente
Distende il suo calore e lascia ritornare
Le prime fredde stelle alle regioni dell' aurora
E tornano in tempesta i flutti del mare
Così, come fosse una sua parte
Il mio cuore si agita con la fredda natura
Prende parte al suo mutare
E di questa strana arte, che con gli anni
E le stagioni si raffina e nel tempo perdura
La mia mente motivo non ha ancora saputo trovare
Come si muove la terra intorno al sole
Così mi muovo anch'io
Come il mondo gira in eterno perno
Così faccio anche io
Torno dove la gravità vuole
E cosa mai farà cessare
Questo infinito ritornare delle cose?
È un orologio, il mondo, che conta le sue ore
E come stabile perno ha l'Orsa, le Pleiadi e Orione
Troppo lontane per poterle sentir simili
A questo mondo senza stabile stagione:
Gli uomini, come fiori in primavera
Io non t’arrivo.
In nessun senso.
Anche se scrivo
mentre ti penso
muore la voce
nel freddo immenso,
giunge alla foce
il mio messaggio
(due righe in croce)
senza coraggio,
tono sommesso
non d’arrembaggio:
ti penso spesso,
sempre ti sogno,
ma sono un fesso…
me ne vergogno,
sbaglio obiettivo:
troppo t’agogno
ma sono privo
d’ogni speranza,
ripetitivo,
senza importanza
e senza franchi¹,
senza sostanza.
Però mi manchi,
pur se non mia
ai miei occhi stanchi
sei la Poesia.
¹: senza soldi.
10/08/2024
Alla ricerca del cognome desiderato,
Scruti uno ad uno i suoi rettangolini
Dalla famiglia Brembilla alla Cigolini.
Poi eccolo li' ben nascosto,
Il cognome che mette i neuroni a posto,
Il dito si indirizza assai scattante,
Va deciso verso l'agognato pulsante.
L' orecchio indirizzi verso il muro,
Qualcuno risponderà di sicuro,
Una voce amica da vita ad un'emozione,
A ruota senti aprirsi il nero portone.
Lui rimane lì a far di 'Chi è?' incetta,
Aspettando di talun altro falangetta,
Dando il segnale di un' attesa finita,
Spendendo per gli altri la sua intera vita.
di quando l'acqua è così chiara che
non importa a quanto stia il fondale;
avevi gli occhi verdi;
come un tavolo su cui t'addormenti,
sbavi e perdi.
Poi diventasti il mano nella mano con la sciatica:
Vienna che suona brillante ma tutti separati,
polarizzati su una superficie statica.
Poi..Poi l'ambizione dell'ufficio in un tabacchino:
il corollario dell'ambizione d'un mondo
miserabile, che senza vederti
ti sogghigna a capo chino.
Mi volevi così e cosi fui:
torcia su formicai brulicanti e bui.
Addirittura, non so come, anche l'altro lui.
Mi immaginai sordo col pregio d'esser cieco:
e ora un ricordo, bieco, mi vuole a una festa antica
con quell'usanza delle luci le credenze in noce.
Meglio il niente al poco:
se si spende, che se ne vada via la voce!
Chi fosti, chi ero, chi erano tutti
questo non lo so.
È più facile dare il nome a croci vuote
che a una vela vista da un oblò.
Attivo un nuovo timer
per scriver 'sta poesia:
se tu mi chiami Alzheimer
non è autoironia,
piuttosto un'allusione
sulla mia falsa scia
d'una valutazione
sulla salute mia.
Ho segni di demenza?
Scarseggia la memoria?
Bisogna aver pazienza!
Ma torna alla tua gloria
extracurricolare
di sesso senza fine
da dover ostentare
pingendo da sgualdrine
le troppe ammiratrici
che ti richiami intorno
per esser tue fruitrici
in tutto il santo giorno
in guerre¹ mordi e fuggi
prive di prospettive
ché d'amor non ti struggi,
cerchi sol invettive
per vita di rancori
pien di minacce e d'odio
con cui degli aggressori
stradominare il podio.
Chi sia 'sto narcisista
non serve domandare:
sarebbe lunga lista
di nomi da spulciare;
brucian code di paglia
come avessi mirato
ma il timer non si sbaglia:
mezz'ora ho già sprecato!
¹: da intendersi in questo caso come sfide sessuali, non processuali o militari.
01/08/2024
Quando ancor nel torpore della notte
ti risvegli al mio fianco e mi ti accosti
vogliosa delle nostre tenerezze,
ti rivedo arrivare da lontano,
dimora di mie tante fantasie,
e di tanti monologhi inespressi.
Così corre a ritroso il pensier mio
ed è ancor come in te io naufragassi
come già fu la nostra prima notte
quando ammaliato e trepido sfioravo
le corde del tuo tacito mistero
cercandone l’arcana sinfonia
mentre tu rovistavi nel tuo scrigno
per mostrarmi i preziosi tuoi stupori.
Spezzerò
la tua ombra sul mio petto
come vocaboli del silenzio,
come furti lunari
dai petali d’una margherita.
Lo sguardo tramonta
su una lacrima di malinconia
e tu mi regali il cielo,
i miei domani in affitto
nel bozzolo dei tuoi pensieri.
Giochi col mio infinito
in questa virgola d’appuntamento,
confezioni la storia dei miei ricordi,
raccogli le scorze dei miei baci
come vecchie pagine strappate:
l’orizzonte parla ancora di noi
come fossimo squarcio di cometa
nel costato dei giorni suoi.
Siamo rapaci
capaci di ergerci
sulle alture del mondo
- i padroni -
E siamo cialtroni
perché l'occasione
ci rende ladri - direte
… parla per te -
Siamo sciacalli
perché quelli veri, a confronto
puoi chiamarli agnelli
- quasi degli angeli -
E siamo coriandoli
giochiamo col vento, per restare
dalla carestia distanti
- che c’importa di stelle e filanti -
Siamo anche enciclopedici
ciclopi di scienza, non appendici
vogliamo evitare i pesi
- dei veri maestri -
Siamo pure tonni
fragili come grissini e nella paura
ci scaviamo la fossa dei bulli
- per tramandare il pianto
da veri duri -
Mentre dovremmo esser celesti
figli di un cielo che, però, mai riusciamo
a costringere terso.
quando ancor nell’aurora del pensiero
d’onirica follia son prigioniero,
i sogni si frammentano in lapilli
fragili come bolle di sapone
che carpire vorrei vividi e intatti,
prima ancor che sian spenti e liquefatti
nel composto rigor della ragione,
per tentar di tradurli in poësia,
ondeggi immaginifici in un mare
ove sento ch'è dolce navigare,
non sol follia ma onirica magia
che sfugge nell’inconscio e mi disdegna,
qualcosa che m’ispira, ch’è precluso
all’io che indosserò non più confuso
e neppure un ricordo mi consegna.
Così dai sogni emerge la poesia,
poeta chi con loro s’intrattiene
come pudìche timide sirene
da vestir di parole o fuggon via.
non comprende appieno
quale privilegio
abbiano gli ultimi...
ed io...voglio essere
l'ultima pagina di un
bel libro di favole:
quella su cui c'è scritto
"...e vissero felici e contenti."
Voglio essere l'epilogo
di un rapporto d'amore:
il momento in cui
si raggiunge
l'apice del piacere.
Voglio essere
l'ultimo mese
di gestazione:
quando la donna
dà alla luce il suo bambino.
Voglio essere la ciliegina
sulla torta,
l'orchidea
che spicca sulla vetta.
Di un cane
voglio essere la coda,
delle gambe i piedi,
delle braccia le mani,
dell'abete il puntale
e di un carro
la quarta e ultima ruota.
Di una chiesa
voglio essere il tetto
e di una campana
il batacchio.
Del nido
voglio essere
l'ultimo ramoscello,
di una casa
l'ultima pietra
e della vita...
l'ultimo respiro.
Ottava di settenari, schema rime abababcc.
Manca l'ammorbidente:
non so dov'è il cestello
per il solo ingrediente
ch'avrebbe reso bello
restar sempre presente
nell'umido castello
che par esser la vita,
delusione infinita.
30/07/2024
341 - Così pieni di cosi
Ottava di ottonari rimati in schema abababcc istigata dalla troppo diffusa pigrizia nel gestire correttamente gli accenti.
Siam così pieni di cosi
perché per troppi l'accento
è cosa per gli studiosi
che invece porta sgomento
a chi per colpa d'artrosi
fatica nel movimento
per accentar necessario
pensando sia arbitrario.
30/07/2024







