L’autunno rischiara

un vespro di piccole speranze

declinate, come monetine di luce,

sui colli dismessi dal cielo.

La risacca del silenzio

precipita sul crinale dell’anima

ed un segreto d’ottobre

filtra fra i colori delle foglie:

l’autunno è una lettera senza autore

alla malinconia dell’universo.

Il bacio del vento

smorza il mio confine indeciso

sui diari incompiuti del tramonto,

un riccio di castagna

ferisce anche le stelle

e come il cuor mio è scrigno

d’apostrofi di vita e nostalgia,

uno sgualcito vestito d’eterno

nella breve quiete dell’immenso.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Il respiro si fa corto,

Il sonno scivola via,

Domande senza risposta,

L’attesa del nulla.

La mente vaga per lidi inesplorati,

Troppo lontani per essere raggiunti,

Inutili, come la vela senza vento,

Eppur temibili, come lupi in cerca di prede.

Afferrano, trascinano, sbranano,

Svegliano le membra esauste,

Non concedono meritata tregua,

Lacerano l’anima, fino all’alba.

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Profilo Autore: Filippo  

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Dove si piega la schiena il vento tace.

Un colpo — il suono che spezza,
si piega il soldato, ginocchio nella polvere,
il braccio come ramo che cede,
chi ascolta il fruscio si volta dall'altra parte.

Dicono che il dolore divida,
ma basta un uomo in terra per farne un martire.
Le mani ancora sporche di ordini (e le dita linde)
si lavano con la stessa acqua dei perdenti.

C’è chi conta i caduti come semi,
chi li distribuisce tra le nervature
di giornali stropicciati, in fila per la cena.
Una scheggia sola può bastare.

Dietro lo schermo, dita che ticchettano,
lo schermo è il confine che decide.
Ci muoviamo veloci, senza peso,
chi cade si ripartisce.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Ti cerco nelle ombre
Del destino
Poche parole mi ricordano
Il tuo nome
Non ti ho mai chiesto
Di amarmi
E nemmeno di ascoltare
Le mie pene
Desideravo soltanto una voce
Che riecheggiasse
Nel mio cuore di rame.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Il tempo è quel marito che ci logora,
non è feroce, ma ci spegne piano,
col suo silenzio ci toglie ogni attesa;
eppure resta, e noi lo stringiamo.

Non c'ha mai dato schiaffi devastanti,
solo promesse lente e mai compiute,
ma nei suoi occhi vuoti ci rifugiamo,
perché fuori c’è il nulla che ci attende.

Gli vogliamo bene, anche se ci mente,
anche se ci trascina senza gioia.
Non c'è odio, ma neanche vera pace:
è tutto ciò che abbiamo, e lo sappiamo.

Il tempo ci ha tradite senza onore,
con giorni vuoti e notti troppo uguali.
Ci ha preso tutto senza far rumore,
lasciandoci sospese tra i lembi degli abissi.

Ci afferra forte e poi ci lascia andare,
un lento gioco intriso di promesse,
e noi a credergli, pur conoscendo il fine,
mentre lui ride, tacito e distante.

È una catena morbida, sottile,
che stringe e si dissolve nello stesso istante,
e noi idioti a nutrirla; così siamo noi il suo sangue,
ma lo respiriamo quel vapore per stappare il naso.

Non c'è sollievo nel suo lento passo,
non c'è passione nel suo freddo abbraccio;
ci tiene ferme mentre noi lo seguiamo,
e noi lo seguiamo mentre lui ci tiene.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Sonetto di endecasillabi canonici a maiore a rima alternata ABAB ABAB CDC DCD.


Duemilaventiquattro è bisestile,
aggiungo ancora quindi un contenuto
banale tanto quanto questo stile,
soltanto scusa per fare un saluto:

l’estate ormai finita fu febbrile,
in tutto il globo il caldo par cresciuto
ma, senza scivolar nello scurrile
o trincerarmi in un anacoluto,

a me personalmente frega poco
che tutto quanto in fondo brucerei
per terminare questo brutto gioco

condotto in solitaria, senza lei
che corre e m’ha lasciato in fuorigioco
perché son troppo cionchi¹ i passi miei.

¹: zoppicanti, insicuri, stanchi.

23/08/2024

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Profilo Autore: ioffa  

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Ultimi scampoli di settembre :
  il mare che fa il buffone a casa sua
  con la risacca meretrice.
 
Ultimi scampoli di me :
 plastica, metalli , organico e indifferenziata.

 Il vetro no :
 i frantumi li ha già mendicati la noia.

 
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Profilo Autore: Frida  

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Nulla mai fu più erotico dell'incontro tra Eros e Psiche


Demone d’Eros che sei mio custode,
brama d’aver conoscenza carnale
di donna amata, mio spirto animale
che un’anima ricerca e si corrode

non potendo in suo volto contemplare
quell’idolo enigmatico ch’è Psiche,
che vo sfiorando in fantasie impudiche
sirene che mi fanno naufragare,

ché insidie sono i nostri conversari,
gli ingannevoli racconti dell’Io
ch’eludono, tra menzogna ed oblio,
del vissuto gli autentici scenari.

Nel mito Psiche t’amò fiduciosa
accettando di non veder tuo volto
per voler superiore, gretto e stolto,
finché le fu fatal l’esser curiosa.

Ma il mio mito è l’opposto del narrato:
a te fu il volto di Psiche precluso
e del sol corpo il mistero dischiuso,
sicché amavi restando inappagato

finché tu non vedesti sue sembianze
nella notte accendendo una lanterna,
così ti condannasti a noia eterna
ché Psiche avea finito le sue danze.

Anch’io pria che il rovello mi distrugga
vorrei vedere nella notte oscura,
quel volto che m’attira e mi spaura,
ma pur volendolo spero mi sfugga.


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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Alberi in corsa
Nella nebbia del dubbio
Le foglie annuiscono 
Sirene ruggiscono 
Le anatre si perdono 
Sulla riva del giorno 
Cani sciolti ovunque 
Sono solo il contorno
Sulle foglie d'autunno.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Cosa ci fa
lì a terra un secchio di mimose?
A rattoppare un altro autunno
inciampato sui veli delle spose.

Con la tua testa perfetta
fra le sue cianfrusaglie insicure;
una spada sguainata che aspetta:
cavaliera delle sue paure.

Quante volte m'avrai fatto i contorni,
mi sembro il vuoto in una xerografia.
Sulla faccia si passa solo una volta,
non ci torni a tumefarla di malinconia.

Cosa ci fai appesa ovunque,
coccarda di feste piangenti?
Vorrei arrivare prima o poi al dunque
dove dunque diventi quel che prendi.

Ma quanto sono fotogenici e slavati
i musi rabbiosi degli slogan del canile?
Perlomeno si spoglia dei cenni colorati
-e tanto mi basta-
la donna girata in mezzo al pontile.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Reciprocità

è un bene diverso:

accoglie i colori

restaura livelli

aggrega etnie

e sventola

tutte le bandiere.


Quale amore, invece

nel dare per avere?

Il tarlo così cresce

del se conviene


e ci si convince

sia astratto il rispetto

che le clausole

segua da contratto

in concreto

… incatenato


non più libero

di esser dato

nel piacere

di un sorriso.


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Profilo Autore: Bowil da Wilobi  

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Esondano a ondate

torrenti, fiumi e canali,

bombe d’acqua da cielo,

da mare e da terra


strade e vie cancellate,

supercelle temporalesche,

l’acqua spazza via,

il clima impazza


nel fango garage e cantine,

nella melma un parafango,

salta la corrente nella notte

il fango inghiotte un ponte


stivali, guanti e secchi

immersi nell’umidità

spruzzi di terra sulle labbra,

sprazzi di sole nell’ombra.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Del mio precedente “Questo odierno trasumanar per verba” in sestine ABBACC, ripropongo con altro titolo una versione in terzine incatenate, più congrua con la fonte cui ho indegnamente attinto la mia ispirazione. Dedicato a tutti gli Autori di Club Poetico.


“Trasumanar significar per verba (1)
non si porìa…” però chi poëtando
con anima ignuda e favella acerba

va alla fioca lucerna camminando,
trasumanar persegue non in cielo
ma in questo mondo angoscioso e nefando

ove la Bibbia val, non il Vangelo.
Senza quel Dio qual il Poeta intende,
che di non riconoscer non fo velo,

speme illusoria tra miti e leggende,
trasumanar è quest’imo desio
di trasfigurar pensieri e vicende

vive ancor o evocate dall’oblio
che l’anima c’impregnan vagabonde,
cui non abbiamo ancora detto addio,

che il cuore nutre ancor e in sé nasconde.
E di parole far sgarbi o carezze,
lazzi, canzoni o sinfonie profonde

tra poeti di complici prodezze
frequentatori d’un mondo virtuale
in cerca di stranezze o di certezze,

dimensione terrena o siderale
ove sperdersi e chiamare altre voci,
consonanza poetica amicale,

tra arcani percorsi e fatali incroci,
a far fitto reticolo tessuto
d’orditi e trame di delizie e croci

del breve tempo che abbiamo vissuto,
in questa irripetibil vita umana,
solo umana che abbiamo conosciuto

gentildonna talor, talor puttana.

(1): La Divina Commedia. Paradiso, Canto I, v.70


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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Come un’onda 
Ti infrangi
Dulla mia anima
Lasciando il segno
Con la tua bocca
Il respiro
Le dolci parole
Dentro il mio cuore 
Poi mi lasci 
Con la vivida speranza 
Di poterti rivedere
Ancora
Nella mia solitudine.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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'A tant'anne ogni mmatina
pe 'stu viale mme ncammino.
Sott'â pioggia, sole e vviento,
quanti passe tenco 'a mmente.

Quant'aggio accumminciato,
nu canciello aggio arraputo:
nu sciardino chino 'e ggemme,
cu ppacienzia aggio arreccuto.

Pe ngannà 'o tiempo che ffuje
n'angolo 'e paraviso aggio criato:
tutte ll'anne mieje aggio perzo,
'int'a 'stu sciardino ncantato.

'O tiempo lemme lemme
poco â vota ll'ha arreccuto,
'e nu chiarore lieve lieve,
ch'e bbagliore ll'ha tignuto.

C' 'o tiempo aggio piantato
tanta seme e ttanta sciure:
quanta cante aggio ntunato,
nnammurata 'e 'sti culure.

P' 'o fa' paré cchiù bbello
c'aggio miso tant'aucielle,
ca cantavano 'a matina,
canzuncine e rriturnelle.

Pe ddà luce a cchesta serra,
tanta stelle aggio appuntato:
splenne ancora tutte 'e nnotte...
'o tenco sempe illumminato.

'A ggiuvinezza se n'è gghiuta,
chianu chiano m'ha lassato,
mo tenco 'e capille janche:
'a luna 'e argiento ll'ha pittate.

Quacche ruga ncoppa 'a faccia,
po' c' 'o tiempo s'è ffurmata:
songhe 'e ppieghe 'e ll'età,
tutte nuje stammo signate.

Cchiù ca nu sciardino
mme pare na tela pittata:
c'aggio miso tutto chello
che ogni nnotte aggio sunnato.

È nu dipinto semplice,
nun è nu quatro d'autore,
c'ammancano tant'ati ccose,
ma tene nu granne valore.

Nun me mporta comme vene,
per mme è na granna beltà:
aggi' 'a faticà ancora e ancora,
notte e gghiuorno aggi' 'a pittà.

M'aspetta 'int'a n'angulillo
nu bbell'orto 'a coltivà:
continuo a ffa' 'a cuntadina,
tenco ancora 'a semmenà.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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