Sul finir di un sorriso
lascia cadere morenti, le dita
rigando ogni alba perduta
aggrappato a ogni amor vissuto.
E cerca armonia
in ogni anima tremante
come fuoco di una candela
respirando giorni di giovinezza
tra virgulti turbamenti.
Sovente invece
lascia pagine bianche
anche se nel cuore
gli esplodono parole nuove
per il ritrovato
o sperduto amore.
Crescerò con la mente per sollevare aridi pensieri stravolgendo cellule danneggiate dal tempo.
Lascerò le mie stanze vuote nel silenzio dei mie passi dove potranno correre pensieri portando via linfa per questa mente che non sa mentirmi.
Sono pensieri a sollevare il morale mentre il nostro corpo avanzando nel tempo ascolta le sue parole
di solitudine.
Un ricciolo si lascia cadere
sulla mia fronte corrugata,
sulla pelle arrossata e salata,
sull’occhio triste, intelligente.
Si lascia dondolare nel vento umido,
in questa bellezza selvatica, aspra, un po’ ligure,
ignara della sensibilità della cornea.
La marea proietta il tuo sorriso ebbro
sul dorso della mia mano, fra le dita,
lo riflette sulla mia ombra blu,
sulla luna, sulla corteccia dell’ulivo.
È scesa la sera in questa marina d’autunno
si è avvicinata dolce e triste,
conscia e benevola, comprensiva,
decisa a lasciarsi vincere dalla tenerezza,
dal legno di noce,
dalle stelle e dal conforto,
dall’orgoglio smeraldo e rubino,
dalle mie dita secche:
troppo contadine e ladre per indicare
troppo tristi
per il tuo profilo di donna da amare.
Nel buio della vita
cerco spazi di luce
per colmare il dolore
che trafigge il cuore!
Mi aggiro con animo
vagabondo
nella stanza
in penombra
mentre una morsa
mi stringe il petto.
Uno spiraglio di luce
mi giunge improvviso
illuminando
i miei occhi tristi
bagnati dalle lacrime!
Spiragli di luce
danzano
nella stanza semibuia
Profumo di rose
inebria l’attesa.
Lacrime che scendono
lentamente sulle gote
e inumidiscono le salate labbra.
Visi intorno,attendono,scrutano.
Antiche urla.
Cordoni tagliati.
Ombre scure
che adombrano
i recenti pensieri.
Fremiti, lamenti.
Un vagito
Abbracci,
lacrime di gioia.
L’inno alla vita
Ridona amore
Sorrisi
E nuove speranze.
Corre la vita
chissà dove andrà
dove ci porterà
in quale universo
assetato di sesso
e vanità
discorsi buttati al vento
che non hanno un appiglio
per essere veri
a riportare la pace
nel mondo
guarire
gli ammalati
che non credono in Dio
perdendo la strada
della giustizia
sopraffatta
dal male
peso maggiore
infinito
come il ciel
Lontano,
coperta da un manto di carta
si siede l’età consumata:
veloce è passata,
lasciando soltanto una scia
come nave che esce dal porto.
Lontano,
così sola da fare paura
si riposa l’eterna farfalla:
leggera è caduta,
senza emettere il minimo suono
come nebbia sul piano di Waterloo.
Lontano,
dimenticata dal resto del mondo
invecchia l’amica del cuore:
improvvisa è fuggita,
verso il proprio castello di sabbia
come il bimbo e la torta di mele.
Lontano,
con I piedi sospesi nel vuoto
il nocchiere si impenna di orgoglio:
in silenzio è salito,
fino al limite estremo del cielo
come uomo inventore di sogni.
Ho cercato di emergere
mostrandomi
al tuo cuore
quando il sipario
dei tuoi occhi
si apri
esibii i movimenti più dolci
ti mostrai le mie paure
fiducioso del tuo supporto
misi a nudo
il mio piccolo corpo
non avevo
muscoli possenti
solo idee
nitide
del nostro futuro
e del bello
che avremmo creato
il sipario sta per chiudersi
ma nuovi attori
finiranno
la nostra
favola.
Sento
che questa
è certo la strada giusta,
le larghe scale di pietra
dalle quali scenderai;
nelle pagode
ai tuoi piedi
uccelli azzurri e girasoli
ruotano incurabili
dai petali come bandiere,
mentre aspetto
- marionetta -
un tuo movimento.
(2011)
Tace il tempo
e sera si fa
le nostre parole arrivano
e malumori si placano
al sol
guardandoci nel dubbio
degli anni
giorni
sprecati
soffocando nelle voci
che non sentivamo più
alle fermate del tram
dei nostri passi
che si allontanavano
e la pioggia
cadeva
su di noi
in una pagina
chiusa
cercando la luce
un'idea
per zittire l'eco
rumoroso
dalle persiane
socchiuse
Ricamare arabeschi con le parole,
orizzonti infiniti di cieli azzurri,
rondini di mare si tuffano in onde,
oceani di silenzi parlanti,
profondità d’incontri segreti,
creature dallo sguardo incantato
fra coralli graffianti.
Occhi specchi di un anima,
che ricerca il suo io
fra le pieghe del tempo.
Goccia di lacrima,
increspa il lago silente,
mentre il cigno morente
dolce nirvana,
spalanca un ultima volta le ali.
Frugare fra antichi ricordi,
il dolce avanzare dell’oggi
di un domani incerto,
speranza dell’attimo d’amore,
nella nascita di un fiore
sbocciato in quel breve sospiro.
Gli arabeschi disegno parole
incise sui cuori feriti
nei desideri sognati
e mai realizzati.
Camminare fra di essi,
sentire il respiro sulla pelle
di chi soavemente s’illude
in un canto d’amore.
L’anima posseduta,
ultimo ma non ultimo arabesco
che l’essere ha di vero
di suo.







