Era duro, crudele quel sequestro
intanato in una segreta
cinque metri quadrati soltanto
nella penombra
paurosa
sporca e priva di uscita
aggredita dalla pazzia
che teneva la sua vittima
peggio di un animale
incallito
pronto ad attaccare il nemico
Un ostaggio umiliato
vide
le pene dell'inferno
sfumare la vita
infantile
trasformata
in incarichi
più grandi di lui
e vedere il corpo
che si staccava dal reale
e incontrare la fine
in un breve giovanissimo viaggio
Dedica a Natascha Kampusch 3096 giorni di prigionia
Una luce, una lampada sul tavolino
che brillava di fuoco e di stelle,
e noi che lanciamo ombre colorate
dai nostri propri sguardi.
Le tue curve che riecheggiano in lampi,
ed io, mio Dio, sono felice.
Due della mattina, spaccate, ci amiamo ancora
mentre tremando
provo a raccogliere i miei pensieri,
per rivelarti segreti meravigliosi,
un desiderio, un sogno,
un sospiro.
Poi improvvisamente tu piangi, vedendo il mio sguardo tremare.
E il tempo passa, e il fiume intanto cambia la sua forma.
I tuoi occhi mi cercano ancora
ma si aspettano pericolo,
prevedono un rischio,
temono dolore e paura,
il calore di un cuore che brucia….
Incerto sulla tua reazione,
non sapendo di cosa le tue lunghe dita
mi stessero parlando,
soffiavo amore nei tuoi pensieri,
sussurrando i miei sogni a mezza voce.
E poi mi alzavo,
disperato per trovare un equilibrio al limite dei tuoi sospiri,
preoccupato che se ti avessi guardato troppo a lungo
sarei caduto e mi sarei perso nei tuoi occhi.
Te lo ricordi?
Quanta strada,
sotto questo suono di forte armonia
tra chi porta e chi conduce
da chi si chiama e dice luce.
Quanta aria passa sui giovani anni
e sui bianchi capelli, nascosti
a ingannare il tempo che va.
E lei ti aspetta,
non ad essere passeggero unico
di una strada che finisce,
non chiamarla certa,
non lo sai dove conduce.
Quanta via, e quanta passione
ma tu chiamalo amore,
perchè a volte piangi,
a volte....
maledici ciò che lasci,
e il tempo che va e alle spalle resta,
perchè corri piu forte,
perchè la strada è questa.
Lentamente svaniscono le care persone,
tu vai, vai e la strada che corre,
sotto questa passione.
Chiamalo amore,
quando spesso sorridi
e voli, più forte, piu veloce delle parole,
pensando a quanto poco durerà il sole.
E quando il freddo,
attaccherà l'età del tuo tempo,
quando ci sarà sempre piu spesso,
chi darà dei buoni consigli
perchè non avrà più la forza di dare
il cattivo esempio,
non pensare a dove conduce,
non pensare al vento, al freddo
pensa al tuo motore,
quello che ti fa andare,
quella strana forza,
che a volte non dice.
Lentamente passa,
ed eri germoglio e potevi contare
su chi pensavi che "per sempre", fosse normale,
di chi chiami, non vedi e non t'appartiene
dietro ad un cancello, o di chi stà in catene.
E questa strada, senza confini,
che le pene e le gioie incrociano spesso,
non ti fermare, non ora ,
nè oggi o domani, perchè non sei sola.
Non ti fermare, non adesso.
Sia che ti fermi o che io scendo, il risultato è uguale
non avrò modo ne un posto
dove poter riposare.
Parlami piano ancora
e poi sorridi
mentre la mano mia
tremante ti sfiora il volto.
Il peso delle tue lacrime
ha già solcato il mio nome.
Nella mia coscienza l’immagine
di te brillerà come un faro
tra la nebbia del mare d’inverno.
Mentre io come umile
guardiano animerò la tua luce.
Ad un ricordo indelebile
ho già affidato
la tua innocenza, che per me
si tinse di rosso, affinchè
io possa scrutarne il mistero
domani e sempre.
Ma lascia che i miei occhi
ti sfiorino ancora una volta
e poi, fuggi via lontano.
Come la morte cancella i nostri
volti e tanto nobili
ci affida alla memoria,
così il ricordo sepolto di me
ti sarà accanto,
guardiano del tuo domani.
Domani la città si sveglierà
ma non si sà quale ragione
prevarrà. Non si può abbandonare
la mente così!
Ma domani la città si sveglierà
in quella folle attesa di eroi
perdenti/non si può abbandonare
la mente così/è una vita che vivo
da solo chiuso in questo oblò/
Non si può abbandonare la mente
così/.
Sicilia anni '30
Aclà piccolo schiavo tra tanti
discende all'inferno di Floristella
Zolfo in gola
Mare negli occhi pieni di mare
Vite violate
da orchi
nascosti nell'ombra
dai sensi alterati
Oggi
Piccoli schiavi nel mondo
Venduti per sesso
Tessitori muti di stoffe
Tappeti e palloni da calcio
Orchi sempre rapaci
con voli low cost
spengono vite
Uccidono sogni bambini
Tutto sta cambiando intorno a me
la mia vita mi porta verso te
noi che ci perdiamo in un non so che
corriamo nella notte senza un perchè.
Cifre alla mano ho perso sempre io
non vi sono trofei nel mio carnet
di partite giocate sempre col più
debole, quante volte ho perso io?
Mi sono perso veramente fra i guai
e i piagnistei, riconoscendomi
UOMO SOLO fra questi farisei.
In questo mondo di occhiaie e immoralità
giace eterna l’ instabilità
ma se non ti accontenti di onestà
sarai tacciato di crudeltà
verso persone che vivono
nella falsità da sempre
noi non ci accorgiamo
di niente e viviamo
inutilmente fra l’ignoranza
e chi per tessere suole
essere meglio di te
senza che lo dimostri
mai, avanzando pesantemente
nella nostra mente
come chi ha ucciso
in guerre recenti
senza farsi mai
vedere
massacrando vilmente
persone innocenti
rovinando così le nostre menti
in una Catarsi virulenta.
C’era un tempo
quando i nostri corpi intrecciati
sembravano come la mappa
di New York City,
braccia e gambe
a formare angoli e incroci,
a forgiare avenues,
nuove strade su cui viaggiare.
Sembra che abbiamo perso
il nostro senso di orientamento
o quanto meno
la direzione comune.
Io vado ad est,
tu guardi ad ovest-
i nostri corpi abbattuti
ora riflettono
autostrade parallele,
e sentieri
che mai più si incroceranno-
Non più sorrisi ,manine che ti accarezzano.
Il silenzio scende nella notte della vita
E quando tutto sembra essere diventato serio
Nella stanza si sente un vaggito
Come raggio di sole che entra in una foresta.
Lo sguardo cerca la vita .
Colei che un giorno riempiva le tue mani
Di carezze e sorrisi
Oggi ti porge altre manine
Che piene di tenerezza
Giocano con il tuo viso.
La vita riprende
Non ci sono più tempi passati
Ma alberi che riprendono a germogliare
Non più silenzi,
ma una dolce vocina
che ti chiama …”nonno”
e qualcosa dentro si muove
come l’acqua impetuosa di un fiume
L’amore….
Che ricorda…
E si desta.
Una scultura in legno
perfetta nelle fattezze umane
Tanta grazia nel coltello di un artista
quasi a farla sembrare vera.
Ma quei fili padroni la sorreggono
dirigendo i movimenti un po’ sconnessi.
Non ha cuore la meschina né un’anima.
Unico scopo della sua futile esistenza:
divertire uno stuolo di bimbi attenti.
La sua lirica decantata dal puparo
sembra vuota, manovrata non da lei,
ma se in fondo avesse un cuore,
se avesse un’anima, cosa penserebbe
di questa triste schiavitù ridanciana?
Ora immobile davanti ad uno specchio
appiccata ad un chiodo nell’attesa
di una nuova commediola forzata.
Ma qualcosa nel suo vuoto volto si muove
e il riflesso sullo specchio sembra vivo.
La sua voce di legno lancia un grido
alla razza che lei chiama umana
e le dice infelice… “gente viva”
perché mai sorridete dei miei gesti?
Perché forse non son da me dettati?
Perché un sordido padrone mi guida
a sua voglia rendendomi spesso oggetto
dello scherno del pubblico sovrano?
Or vi dico una cosa e rammentatela:
guardandovi a questo specchio, non vedete
che le corde mie prigioni sono uguali
a quei fili invisibili che legano i vostri ignari polsi?
Non siete pur sempre marionette anche voi
di qualcuno che vi guida inesorabilmente?
Che vi imprigiona a suo folle volere?
Un’unica grande differenza ci separa
Io non ho un’anima e voi si! Ed allora
spiegatemi signori, chi è più pupo tra i due
la sottoscritta di legno manufatta
o voi poveri meschini con il cuore?
La rabbia, l’impotenza mi pervadon
di fronte all’ingiustizia che ci insegue
Quel senso di oppressione che mi uccide
e impossibile lo sfogo in faccia a tutti
INFAMIIIIIIIIIIIIIII
e poi chiedersi a quel punto
se mai esiste una minima giustizia a mia tutela
Qual possibile momento sia di vero
che di ognuno i diritti valer faccia?
La vergogna il nepotismo son ormai uso
di un Paese che si regge su vergogne.
Anche un semplice lavoro pur se onesto
è un problema per chi gli umili manovra
e si schiacciano i diritti
e si impongono i doveri.
mi domando a questo punto
in quest’era sì provata
che noi deboli viviamo:
può mai esistere il dovere
se il diritto ci è negato?
Basta affronti a brava gente
Basta truffe ai cittadini
Vogliam vivere sereni
Con la nostra dignità




