E' un tramonto bellissimo
con colori forti
che acciecano gli occhi!
Lo spettacolo è grande
ed io non voglio perdere
l'avvolgere di tale bellezza!
Ascolterò in silenzio
questa dolce musica.
Mi illumino inebriandomi
finchè sera non giunga!
Aspettava le parole grevi
insospettabili nel mezzogiorno di Giugno;
ma aveva il vento fra le dita
il Maestrale del roseto,
una stagione di pane imburrato,
di succo di stella di mare.
Lui la cercava all’ombra di un fiore
ramarro del grano di sabbia,
formica che riempie la noia del saggio.
Lei offriva le ali al respiro del popolo
e volava in spirale sui vicoli vuoti,
all’ora di pranzo,
quando il ricordo è più chiaro
nel semplice dei panni stesi,
nelle vedute che rubi al Golfo;
francobolli da decifrare, età lontana.
Loro sapevano prevedere l’Autunno
studiarlo attraverso lo sputo,
scovarlo sul fondo di botti di rovere.
Portofino, Charlie Parker, una candela puntata
sugli occhi;
mondi di sabbia, sovrapposti, creati nel vetro
perché l’iride li possa riflettere.
Lui aveva antenati scolpiti dalle onde
cullati nel ricordo dal beccheggio,
preziose conchiglie portate dalla marea.
Lei portava nel sangue Marechiaro e Far West,
Meridione flamenco e Napoli carioca;
tutti i colori più cari a Picasso.
Ci sono parole che non si dissolvono nell’aria
fossili, corallo, radici, e carte da far fruttare;
menti impegnate dal volo delle mosche.
Ci sono la passeggiata sul mare
e il sentiero del bosco,
il buio indiscreto della casa sull’albero,
lo scoglio, la ghiaia, i mattoni rossi;
tanti piccoli girasole contenti di non sapere
parlare.
Piangete amanti!! scivolate nel collo del fiore,
in questa corolla mediterranea,
piccolo gioiello di un giorno che fu.
Bellezza chiara solo ai vostri occhi.
Io perso e troppo piccolo in mezzo a tutta questa gente
ho spalancato orizzonti che non si sono visti mai
ho pianto quando vedevo un umile riflesso del sole
nella mia mano, non ti ho mai dimenticato
non si smette mai di imparare
la felicità non esiste
è solo un pò di arcobaleno
perso nel nostro quotidiano diluvio.
Eppure sembra che possa
non finire mai.
Ho perso la bambina che ero,
si è persa mentre crescevo,
per la strada come le foglie
ingiallite e strappate da Ottobre.
Ad ogni mia primavera
è nato qualcosa di nuovo,
di bello, ho creduto,
ma ogni seme
non è che un ricordo
presto cancellato
dalla vita che cresce,
dal tempo che corre,
e fa germogliare verdi foglie
che per qualche strana legge
cambieranno colore.
Mi sfugge di mano qualcosa..
come granelli di sabbia tra le dita..
calpesto il passato ma affondo.
Ho perso di vista la vita.
E perderò ciò che sono,
come già sto facendo,
come parole dette perdono il suono,
e la voce è roca per l'influenza di Ottobre
Ad ogni mia primavera
nascerà qualcosa di nuovo,
ma prenderà il posto
di quei ricordi, sbiaditi, lavati
dalla pioggia che cresce,
dal tempo che corre,
e farà germogliare altre foglie
sempre più verdi
e per le stesse leggi,
sempre più in fretta
cambieranno colore.
Dicono che tutto si trasformi..
che il tempo sia cieco ma deciso,
che faccia del chicco di tempesta
una goccia ormai asciutta,
che muti il fuoco di un amore
nel pianto di un bimbo appena nato.
Dicono che non ci sia niente di sbagliato,
ma di inverso.
Io credo che ciò che non rimane nella mano,
sia da qualche parte, indietro,
Perso.
Un po’ per scherzo, un po’ sul serio,
ascolto le tue parole,
le vedo galleggiare in quest’aria appiccicosa,
uscir dalla tua bocca come zucchero filato.
Un po’ per scherzo, un po’ sul serio,
osservo il triste asfalto,
lo sento bestemmiare nel fragore della pioggia,
rifletter la mia eco come un nervo ricettore.
Un po’ per scherzo, un po’ sul serio,
aspetto la caduta neve,
la sogno ricoprire questo vicolo di bianco,
difendere il mio sonno come il bue e l’asinello.
Un po’ per scherzo, un po’ sul serio,
mi fisso sul prato degli occhi,
mi perdo incantato dal tuo fare curioso,
mi lascio spostare dai tuoi baci di donna del sud.
E poi, mentre ti abbraccio, dimentico tutto,
per pochi secondi soltanto,
attimi intensi e dolcissimi,
ricordi che dovranno durare negli anni.
Uno scoglio in picchiata oltremare
si distingue per nobile accento,
mentre i flutti si sciolgono in rima
e i profumi suggeriscono vento.
Son seduto ed aspetto qualcosa
forse il sogno scordato nel letto
mentre il cielo è tutt’uno col mare
e il mio occhio si espande imperfetto.
C’è un gabbiano che studia il mio polso
credo aspetti affamato un mio lancio
ma son arido oggi lo ammetto
senza forza, speranza né rancio.
Tu sei quella che non posso avere,
non riesco.
Una nullità, un chicchessia,
una trappola.
Sei il verbo che rima con tutto,
la rotondità.
Tu sei quella per sempre,
da sempre.
La religione, la matematica,
la noia.
Sei l’aggettivo che si da ai colori.
Uno spigolo.
Tu sei quella che conosce il gioco,
che punta.
L’aperitivo, un sorriso,
l’impossibile.
Sei l’estate quando sta per finire.
La paura.
Tu sei quella che avevo già visto,
che conoscevo.
Il pomeriggio, la fame,
la giovinezza.
Sei il nome che associo ai miei sogni.
La pace.
Tu sei quella che ho aspettato una vita,
la continuità, il mare,
un giocattolo.
Sei l’articolo che regge il mio nome.
Il domani.
Tu sei questo ed anche di più.
Mie tutte, mie mille,
mia unica piccola……..
Parlano a voce alta stasera le stelle
e mi trovano incline a pensarti.
Stendo un fondo rosso, cadmio,
lo voglio intenso, antico, nobile.
Ti deve dar vita.
Apro la finestra, fa quasi freddo, è quasi bello.
Ci vuole musica e ci vuole terra bruciata,
Tom Waits e Toulose Latrec,
ci vuole un brivido, ghiaccio, scotch.
Dio mio sei tu, è chiaro,
o prima o dopo doveva succedere.
Ok ma se io ti volessi turchese?
C’è un bagliore che attraversa il tuo sguardo
e una vena di rame, coalizione, savoir fair.
Cantano nella loro lunga marcia,
le particelle di lino, i vapori di trementina.
Vorrei quanto non posso
e ho quanto non voglio.
di sole di vento
nè la casa sul colle fiorito
di rosso -
ma questa nicchia assorta
nel silenzio di spenti
laghi di nebbia
ombra su fiati d'ombra...
Ora vivo accucciato
davanti al fuoco
quietamente.
Nadima occhi ridenti
mi porge vino e melagrana,
il volto di fiamma.
Ho spento gli orologi
per un tempo senza fine.
ho tre staia di farina
e Nadima
il suo lievito.
Fino al solstizio
Quando
un sole
geloso
la porterà
via.
Il passaggio dei venti
a vita propria
non ascolta dialoghi amorfi
non sfiora pettegolezzi illustrati
spazza via, piega fronde, pulisce vicoli scordati
innalza colletti puliti
capelli a nuovo, spettina
bacia, ali stanche
ruzzola, cespugli morti
gonfia le vele stanche
in cammini silenziosi
sabbie lontane
le trasporta in viaggi nuovi
gira, intorno al mondo
scolpendo rocce
in poesie magnifiche
disegna dune
indispettisce il mare
fa danzare carte, paglie e plastiche
in armonia perfetta
il suo potere
è pulire il mondo ........
Io con braccia aperte
aspetto.
Correre continuamente
Senza riuscire a fermarsi
Lunga la strada
Senza fine
Incespicare, rialzarsi
Riprendere a correre
Senza avvistare termine
Tallonati da ombre senza volto
Termina la strada
Trovarsi dinanzi un baratro
Sguardo impaurito
Esitante
Le ombre incalzano
Sentore del fiato sul collo
Sudore gelido dalla fronte
Terrore di lanciarsi
Brandire coraggio
Buttarsi
Lasciandosi ingannare dall’aria
Tremante svegliarsi
E’ giorno
Ho atteso il tuo ritorno da tempo sospirato
in me la vita chiama fantasia.
E ho scandito l’immagine d’un tempo
quand’ero stanco volavo contro vento;
voglio stringerti a me in un solo corpo
sospirare battiti fremiti d‘amore.
Mi voglio innamorare!
Patire sensazioni ubriacarmi di squisiti odori;
prenderti nell’incurabile trasgressione
infrangere chimere e con te godere la pazzia.
Con te provare ancora insieme le forti emozioni,
scalfire l’ossimoro l’incerte fronde
tra la carne penetrarti col mio calore.
… e
Ancora!
Con te fanciulla dolce
voglio darti il mio affetto
io che sono in cerca
della vera passione.
Fragole e limone,
dolce succo della vita
Ne fluisce un solo colore
il sangue di una stagione
vissuta e ferita
dal tempo che
ostinato, non muore.
E se ne vanno
un pò di musica e parole
vagando,
tra i raggi di rose,
nel cielo tardo..
Fervida emozione.
Fragole e passione
volano lontano
mentre baci e sorrisi
si tendono la mano.
Io li guardo da qui,
e a loro canto l'addio.
...
Ciò che rimane ancora
di questa giornata d'estate
è un sole di lampone..
Ciò che rimarrà per sempre
dentro me è il sapore
di fragole e limone.
Ingrato è il silenzio
verso chi con gran voglia di vivere
gli offre un dolce canto
Ingrato è il vento
Verso chi vuole trattenere un sorriso
mentre gli viene portato via dal suo soffio
Ingrato è il bugiardo
verso chi gli dona due occhi pieni di sincerità
Ingrato è il futuro
verso chi fa tesoro del passato
Ingrato è l’egoista
verso chi vuole offrirgli amore
Ingrata è la vita
verso chi ne fa dono al suo fratello
e non capisce quanto possa essere grande il suo valore






