Semplicemente
i tuoi occhi scorrono
nella linea invisibile
cerco l'impossibile
il cuore è egoista
corre il tutto tuo
mai raggiungerò
le tue voglie
resterò lo spettatore assiduo
ogni giorno
in prima fila
attenderò
il posto migliore
per arrivare
a te.
Due creature magiche
vagano senza meta,
solitarie,
sopra un ruscello tenebroso.
Lei galleggia in una nube
di malinconia,
lui volteggia in una ragnatela
di chaos.
Disorientati
si scontrano,
facendo vibrare i loro sensi,
scoprendo le loro anime,
svelandole viziosamente.
Nell’impatto
precipitano,
e cadono
nelle acque gelide.
Affogando,
vinti dalla paura
e dall’oscurità,
rimangono vicini.
Con coraggio
lottano e si dimenano
contro la corrente,
e stretti l’un l’altro,
riemergono.
Abbracciati
si librano in volo
sulla stessa onda di vento,
verso un luogo da condividere,
come un proposito fermo.
Poi, danno un rapido sguardo
al ruscello -
ora limpido -
e salutano il loro
riflesso,
con un sorriso.
E ti ricordo ancora
nei meandri della mia mente
irriconoscente il tuo amore
per me.
Mi rimane dentro uno strano
brusìo, delle parole non dette
delle frasi non finite
dei battiti del mio cuore
ma questi resteranno per sempre
i nostri anni migliori
che rimpiangeremo un giorno
quando nel silenzio della nostra
malinconia riguarderemo quelle
nostre vecchie foto.
Il sorriso misto a pianto
ci avvicinerà a Dio.
Ne faremo di strada
ci siamo detti.
Nei più profondi abissi,
al di sotto di onde agitate,
anno dopo anno,
giace una creatura solitaria,
un’ostrica silenziosa.
Sopportando quietamente
le percosse delle correnti,
il buio più assoluto,
l’isolamento più spietato,
è meravigliosamente ostinata.
La sua corazza la difende
dal vorace appetito
delle bestie subacquee,
gli striscianti, furtivi,
sinistri parassiti possono solo
avidamente bramare.
La morsa si serra -
custodendo gelosamente
la sua perla perfetta -
Il premio delle sue doglie -
la sua linfa vitale e il suo destino.
La promessa di gioia di un amore fervente.
Risplendendo con ardore
nella beatitudine del suo nucleo -
in una nube di vitalità,
questa gemma squisita fiorisce,
al centro di un torbido mare.
- Parte Prima -
Sentieri si incrociano
e poi confluiscono -
confondendo i nostri passi,
fino a condurci
in questo labirinto
di cemento.
Al centro
riposa il lago –
la sua pelle che nasconde
tutto ciò che ama -
che protegge gentilmente i suoi figli,
cullandoli nel silenzio.
Sul suo margine,
conversando serenamente,
immersi nella pace
dell’aria invernale,
ci guardiamo teneramente.
Perse nella nebbia sopra di noi,
le stelle solitarie
ci sgridano e ci ricordano
che siamo appena partiti.
Poi, maternamente, ci guidano
verso il sentiero luminoso
che dobbiamo ancora
intraprendere.
- Parte Seconda -
Affrettati, amore mio,
verso il tenace legame
che unisce il golfo
fra i nostri spiriti.
Proteggiti, amore mio,
dalle spire glaciali del vento
di Maggio.
Il suo soffio deposita una brina
che penetra nell’anima.
Fai attenzione, amore mio,
ai sentieri dipinti di asfalto
ma fatti di ghiaccio.
D’un tratto si disintegrano,
e ti inghiottono.
Salta sul ponte, amore mio,
attraversa il cemento crepato del molo
con passi lunghi e tenaci.
Non guardare di sotto-
continua ad avanzare.
All’altra estremità ci sono io.
Che ti aspetto.
Carlo
Rido,
mostrando rughe mai viste,
ascoltando il vento, inseguire
le prigioni del tempo.
Rido,
dei sapori e dissapori
posti, sul baratro della pazzia
seduto su ali d’argento.
Rido,
dei Saggi e dei Poeti
che, pensano di mutare il mondo
con lacrime d’inchiostro.
Rido,
sgomento e solitario,
stanco di battaglie perse,
con un Dio, all’apparenza distante,
- CHE PIANGE -.
E siamo cresciuti cosi
con la voglia di avere quello che
ci spetta
poi siamo stati scaricati via
come sacchi ingombranti
da sgombero.
E siamo cresciuti cosi
con la testa piena di canzoni
con amare verità da non svelare
con ricordi a volte da cullare.
Siamo cresciuti cosi
con le scritte sui muri del quartiere
a sentire mille cantilene
della durezza della vita.
Siamo cresciuti cosi
come se fosse un sogno
dipinto d'amore
e poi accorgersi che chi
parlava era solo il tuo cuore.
Siamo crescuti cosi
con quella scritta rude su quel muro:
"In tanti ci han visto nascere
nessuno ci vedrà morire"
noi che lottiamo a muso duro
stellata
piena di magia
scoppiettano
scaldano nudi corpi
di giovani cuori
che osservano incantati
con lucidi occhi
le rosse fiamme
innalzarsi sempre più
Essi, dai stupendi lineamenti
dalla bellezza
impeccabile
in un nido d'amore
avvolgente
spiato dalla luna
si abbracciano
assaporando
la luminosa morbida pelle
lasciando scivolare le mani
lungo il corpo
mentre la passione li avvolge
nel turbine del piacere
profondo
al rodeo non pensava
quel verde brillante si posava
sui suoi fianchi
tramite gli occhi
di lui
che desideravano prendere
esplorare
la sua pelle vellutata
centimetro per centimetro
delicatamente
per non farla pentire
di diventare donna
e un giorno sposa
donandosi
completamente
a muscoli forti
a volte respinti
scoprivo la sua comprensione
il suo malumore
che si abbassava
e capiva l'errore
commesso
ritirandosi nei suoi svaghi
preferiti
coltivati con passione
e riflessione
chiusa nel cuore
custode di timori
che scavano la sua vita
il suo passato
ancora presente
spesso cercato
nella sua malinconia
Steli, erba,
persone che
bevono e che
parlano e ridono.
Ubriachi di felicità.
Aspettano
cercano
sognano
vivono
la loro realtà
s’incontrano e dopo un pò
sono già amici, in casa loro,
qualcuno grasso e prepotente
li ha cacciati via.
Sentono dalle televisioni
delle altre case
i risultati delle partite
di calcio.
Mentre lì a guardare la televisione
c’è un bambino che sognerà domani.
Allora, cercami ancora
nelle foto, nei pensieri di ieri
nel riposo della follia,
perfino fra le inutili parole.
Cercami ancora, nelle pallottole
che, segnano orme sulle gote,
nella polvere di un vecchio grammofono
tra le note, che si dileguano come aria.
Cercami ancora, nei rintocchi sordi
in dissenso, con il cuore
che soffre, per un’indolenza
dominata e mai nata.



