lo sguardo s’incrocia con
occhi ardenti.
Sorrisi, baci carezze
su pelle vellutata,
mani che s’intrecciano,
sentieri d’armonie
che il cuore canta
alle melodia d’amore.
Un sasso lanciato sulla superficie,
nel lago della serenità
la mente si fa buia ombre sospetti,
litigi paure abiti coprenti
addì lacrime amare
d’un amore finito
tra amarezze
di un canto stridente
chiamato gelosia.
MARZIA ORNOFOLI
03/05/11
solo tu hai addolcito
gli animi più duri
e sfondato le tristi
porte del cuore,
hai donato
un raggio di luce
a chi era perso nel buio.
O Karol non trovo le parole,
la mano è un pò tremante,
e tu dall'alto dei cieli lo sai
che il tuo dolce sorriso
ha conquistato il mondo!
Karol questo sei tu
agli occhi miei!
Ostentano alterigia
sciorinando virtù oratorie
incessante e avvilente
Genesi della SUPERBIA
Contano di vigilare
ogni retto sapere
adattando con impegno
la regia della GELOSIA
Erodendosi dentro
umiliano privi di cortesia
l’altrui seppur misero valore
osannando l’INVIDIA
Ferrati pedagoghi
dell’arte del predicare
s’illudono solitari
liberando IPOCRISIA
Qui che pareti non ha
Qui dove non siedo al riparo dal vento
Qui dove la tempesta mi coglierebbe scoperta
..e fragile...
Qui trovo rifugio
Mi appoggio lieve, spaventata,
colgo il caldo benvenuto,
mi rilasso morbida,
posso distendermi dentro di te
posso spaziare nel tuo spazio
e respirare nei tuoi accoglienti margini.
Qui dove l'attimo non si perde
Qui dove il necessario non serve
Qui trovo rifugio
E la tempesta mi coglierebbe scoperta
..e vulnerabile...
ma qui, in questo tempo che tempo non è
in questo spazio che confini non ha
io trovo rifugio.
e un dolce silenzio
invade l'animo mio.
I contrasti del giorno
non pesano al cuor,
la quiete
nella stanza buia
dona speranza
al mio corpo stanco.
La notte mi accarezza
i pensieri si annullano
e intanto per me
un dolce risveglio.
Vieni a cercarmi nel tuo destino,
ti aspetto da sempre
sai?
Sono dentro ai tuoi sogni,
dentro alle tue mani,
dentro al tuo respiro
che non sà dove trovar dimora.
Mi chiamerai amore,
quello che sai d'esser amore,
quello per cui moriresti
quello di cui vivresti,
di me,
in me.
Mi chiamerai passione
quando sentirai sulla pelle
il fuoco ed il gelo insieme,
quando vedrai i miei occhi dentro al tuo specchio,
ed il tormento sarà delizia,
sarò io!
mi chiamerai passione.
mi chiamerai amore.
AnnA Bonarrigo
(bell'Anima)
noi giochiamo
il lettere che in fila
una ad una ci mostrano
la realtà da noi
modificata
le nostre coscenze
vagano delubrificate
a cavallo in vento
di attimi
giocati al tavolo
di maestri del bluf
senza analizzarle
amiamo l'attimo
la passione
estrapoliamo immagini
di fantasia perfetta
la parola prende forma
e sempre
pigiamo invio.
A Roma
Quando la luna scende dal cielo
Scopre le stelle e squarcia il suo velo,
sento carrozze che vanno cigolanti
che per le vie di Roma portano nobili e briganti.
Cala la notte sui cento castelli che accendono il buio
per quanto son belli.
Sui cieli di roma brilla la storia,
mi guardo intorno e rifletto di gloria.
Dal foro al Colosseo trovo il borghese, il nobile e il plebeo,
la statua di cesare e quella di Ottaviano
lungo la strada mi portano al vaticano.
Quanto sei bella roma,
con te la vita si accende, non è cupa,
vedo Romolo Remo e la sacra lupa.
Con i colli dall’alto ti imponi e all’altare ogni anno
I fiori deponi.
E lungo il Tevere che scorre lento sotto i ponti,
i sette sovrani con i sette colli vanno incontro ai tramonti.
Al calar della sera, lasciandoti oh roma mi viene il magone,
mi giro, ti guardo e mi sorride il cupolone
il regista da gli occhi
guida il cammino
la scenografia è fatta
in essa noi ne viviamo parti
modificando gli sguardi
gli attori e le controfigure
ne fanno parte
le comparse fanno numero
deviando dettagli essenziali
che in tale folla
mascherano premonizioni
il dettaglio piu stupido
regge la vita
a volte il regista
la ignora.
su rotte di aerei distratti
che non guardano in basso
le vite di un giorno qualunque
in affanno privo di scopo
senza speranza di inventarsene uno
Fittizie esistenze
in confezione regalo
di effimera bellezza
prigioniere d'ingorghi
Attese di sogni tagliati da tram e metrò
rigonfi di burattini frementi
verso mete avariate da un sempre impegnato a raggiungerle
Attori di falsa indigenza tendono mani
Nuovi poveri con storie e memorie di terre lasciate
si tuffano su auto ai semafori con grinta rapace
per un servizio non chiesto rifiutato con sgarbo
La vita agra di un giorno tra i giorni
si consuma avara tra prati di latta e colline in cemento
per il dono di un sorriso in TV
non può urlare
la sua amputazione
diventerà donna
in tribu di bestie
diventerà oggetto da stendere a piacere
piacere dei mostri solo di loro
fuggirà se potrà
dara piacere il suo bellisimo cuore
usurpato da miseri che vogliono piacere
negato alle donne
che schiave in fuga
ridiventano schiave
nelle strade
la parola orgasmo
nei loro libri
è stata amputata.
Io essere umano ed uomo
chiedo perdono
di tale infamia
e prego coloro che la esercitano
madri che mutilano figlie
scompaiano
infibulazione
scompari
da gli scritti.
Non capisco
questo cieco parlare
di strade deserte
che mi ferisce
dove cammino
le nostre parole
dove i colori
hanno ancora
i contorni negli occhi, e tu
che di un riso gentile
mi respiravi amore
- dove mi dimentichi
ogni sera
s'accende una luce
forse
è un tuo pensiero
rimasto memoria
ad aspettare





