T’aspetto
ad un matrimonio di parole
confuso nei tuoi sguardi,
come abecedari d’infinito
regalati da un tramonto.
E nel tempo del mio tempo
costruirò petali di luce,
fragilità di papaveri,
incontri d’illusioni
e tu lacrimerai sul mio cuor
come pagina d’inganno,
come nuvola che aspetta la sera.
Abbraccia pure la mia anima,
son naufragio di luna
sul tuo petto infranto.
Anche se non dirò giammai che t'amo
spero tu riesca a udire il mio silente
“Per te io ci sarò, sempre presente!”
che nel fondo del cuore mio ricamo.
E del resto quest’è ciò che più bramo
né null’altro mi par più confacente
che soffiar sul tuo cuor candidamente
tutto il bene man mano che invecchiamo,
tu pur sempre più bella delle stelle
ed io ancora più timido e imbranato
con i versi nascosti in due cartelle
che raccontano quello che ho sognato
(di sfiorare e baciare la tua pelle)…
segretamente eterno innamorato.
28/03/2024
Lamponi profumati sotto ai lampioni
lampi infuocati sotto il cielo
lampante la verità inconfutabile
lampeggiano i fari nella nebbia
l’ampiezza di un angolo giro
lampi di un genio preso in giro
l’ampio polmone di un fiume
lampi di luce negli occhi di un luccio
colpi di fulmine alla finestra
lampi improvvisi senza respiro.
mordono la polvere.
Mi servono le cose essenziali:
un tozzo di pane raffermo;
un pasto in una mensa dedicata;
il cagnolino che mi fa compagnia.
Eppure sono ricco:
non sono preda di ladri;
rifuggo dal superfluo;
e scopro che,
chi mi tende la mano,
è un vero amico
mano nella mano
sulla rue d'Issy.
Già si vedono
le griglie dei cancelli
e la casa che si affaccia
maestosa tra gl'ippocastani.
Da una finestra sulla via
canta un giradischi mentre
conto cinque, i miei anni,
gli scalini di pietra fino al portone...
Amore,
ceniamo col crepuscolo
dei nostri sensi,
col nostro tempo ferito
dal bacio della luna,
con un apostrofo d’anima
regalato ai silenzi della sera.
Appunta la poesia dei miei sguardi
al naufragio del tuo petto solitario,
pensami come cielo infuocato,
indaga il romanzo della mia pelle,
spenditi sulle mie labbra
come meridiani di mare
ed un solstizio di noi
si consumerà come il giorno
nel desiderio di un abbraccio.
Provò ad aspettarti,
sapeva che saresti arrivata
e non ti conosceva.
Provò anche a scriverti,
ma uscivano lacrime.
.
Perfezionò lo stile,
diede un suono alle parole,
scese dove mai prima,
salì dove i suoni scompaiono.
.
All’alba della rinuncia morì
come solo la delusione sa fare
ad un’ora senza vergogna
e lì ti avrebbe aspettata per sempre.
.
C’è una statua alla sua fama,
un bel necrologio distinto,
impugna un libro di ghisa,
ma ha pronta una carezza.
Il bus che puntualmente troppo presto
compar senza pietà qui alla fermata
mi dice col fragore suo funesto
che ormai è terminata la giornata,
tornare devo infine al mio villaggio.
Felice dopo mesi t’ho incontrata
non più dei sogni miei fatuo miraggio
ma qui di fronte a me in carne ed ossa!
Un paio d’ore col cuore in ostaggio
della tua voce che mi dà la scossa,
cattura tutti quanti i miei pensieri
mentre di labbra tue seguo ogni mossa
e naufrago negli occhi tuoi sinceri
che vivi dentro i miei van discorrendo,
naturalmente belli più di ieri.
Ma l’orologio marcia ed io m’arrendo,
ti devo a malincuore salutare;
sorrido mentre dentro sto soffrendo,
intanto tu l’amico ad abbracciare
ed io l’amata stringo lieve al petto,
le labbra sulle guance a carezzare
cercando di non dare alcun sospetto
per non metterti sulla difensiva:
innocuo ed infantile il mio bacetto
ma il battito del cuore che impazziva
lo sterno andava allegro martellando
e la mia mente andava alla deriva…
Sul bus nel buio gli occhi stan brillando
mentre ritorno a casa solitario
ed alle nostre ciarle sto pensando
mentre compongo versi pel dïario.
25/03/2024
al sorgere del sole,
nel mio cuore smarrito
tra fogli bianchi sparsi nel tempo.
Dove un alito di gioia,
non ha mai scritto poemi
di noi sul quel sentiero
del florido destino,
tra fragranti fiori di vita,
a sprigionare imperirituri emozioni.
La tua vita è un solo soffio,
volato troppo in alto,
troppo in alto
mentre ti concepisco,
flusso di candida anima,
nel raggio di pace,
a riposare come colomba
libera nel cielo dell'amore!
Ti scriverò,
della mia vita sfrangiata,
senza copertina,
per dare senso pittoresco
alla mia stinta storia,
senza contenuto d'animo,
a viaggiare negli specchi
senza riflessi del mio nome
senza il tuo accanto al mio!
Il vibrante cuore non ha più suono,
che intona sulla scia d'estasi!
Ti scriverò,
poi strapperò in frammenti
come sai ogni parola
che piango per te
tra spilli di fitte galoppanti,
persi nel mio incolmabile vuoto.
E poi sarà sempre
quell'addio oscillante
a farmi guardare la realtà,
tra onde travolgenti
per non spegnermi mai
all'abbraccio della rassegnata
sensazione di essere
ancora inchiostro del cuore,
ad abbozzare momenti inestinguibili
su quei fogli in bianco
da eradicare all'atro
dei miei sogni ancora in volo.
E poi non so cosa fare
E poi non so come va a finire
Però
La vorrei baciare
Lasciandomi andare
Come se non ci fosse
La possibilità di mentire
A se stessi
A una donna
Ripetendo il medesimo errore
Anche se l'amore sussurra
La prossima volta...
Liscia, inattaccabile,
senza capo né coda
acquisita per necessità
come un’arte minore
che assurge maestosa
tra le cere scomparse
e le tante comparse
amate per un po’
forse perché si deve
poi raccogliere briciole
e sopravvivere alla sorte
del minimo necessario
mentre si bruciano giorni
e si imbianca ogni attimo.
Spiccioli di me
spesi a pensarti
ed una sottrazione d’universo
a morder poesia del mio eco.
E danzai coi tuoi sensi
come petali nel vento
dei nostri ritratti sfocati
e conobbi i miei silenzi,
ed assaggiai i miei desideri
e dipinsi la tua anima
dolce ostaggio delle mie labbra
ed anche l’eternità
sorriderà di noi
perché siam tempo senza nome
raccolto dallo spartito d’un fiore.
pe tte sapesse sempe truvà 'o justo verzo.
Ncopp'ô ramo nfiore comm'a n'angioletto,
te cantasse canzone pigliann'o do di petto.
Vulasse addu te cu 'e ppiumme meje gialle,
pe te vasà 'sta vucchella...rossa curallo.
Zumpanno, vulanno...te desse nu murzillo,
senza te fa male...ncopp'ô naso pezzerillo.
Mentre tu m'allungasse na mullechella...
te desse nu vaso ncopp'ê mmanelle bbelle.
Si fosse na cardillo cinguettanne ammore,
te declamasse poesie c' 'a voce d' 'o core.
Si fosse cardillo che mme firass'e cumbinà:
cu murzille e vvase te facesse nnammurà.
le fronde solo fruscio,
tra la polvere di stelle
seda l' anima mia.
Qui, fuori dai suoni,
dal frastuono di queste maschere
commedianti d'un tempo effimero,
la parola non ha più voce.
Qui si fa il sentire,
i pensieri sgorgano limpidi
nello spazio infinito d'un istante,
in quell' attimo d' assoluta certezza
che l' alba spegnerà
col suo abbagliare menzoniero.
Ed io ancora traballante comparsa
nella farsa della vita







