in questi giorni privi di senso
il cielo è così vuoto che posso
specchiarmici, fa un male immenso.
Cantano gli uccelli e ridono
i bambini, riesci a sentirli?
C'è un sole da bruciare i fiori
ma, anche così, non riesco a scaldarmi.
È solo che
quando arriva la notte, là fuori,
ripenso a tutte quelle passate
nella tua auto, ubriachi,
Perché non mi servono a niente
le canzoni, la birra, le maschere,
perché quella sera ci annegai
nella tua auto, ubriaco.
Da un manto di magia par avvolta,
Delle mura cingono la sua piazza,
All'esterno la bancarella impazza.
Un manto erboso e immacolato,
Fa da cornice al marmo levigato,
Che da vita ad opere di ingegno profondo,
Ammirate da ogni parte del mondo.
Poi ti guardi intorno a scrutare la gente,
Messa in posa sotto la torre pendente,
Mani e braccia in avanti protese,
Come a sorreggere il tutto a proprie spese.
La fiera dell'idiozia par diventata,
Piazza dei miracoli è soprannominata,
Il miracolo forse sta proprio in questo,
Riunir sconosciuti imbecilli nello stesso posto.
Sperimentale
nasce novel sedoka
dandomi pelle d'oca.
So che non vale¹,
ché con le rime gioca,
ma novità m'infuoca!
¹: il “Sedoka”, essendo nativo giapponese, non solo non richiede le rime, ma non centra proprio nulla con la base della poesia occidentale, quindi non tiene conto delle accentazioni delle vocali e non usa gli accenti per regolare la metrica dei versi, ma al contrario ha i versi gestiti tramite il numero di sillabe basate sulle “lunghezze” delle singole vocali; un modo verosimile di rendere in linguaggio occidentale un Sedoka quindi è, come ho visto fare dall’autrice, usare versi di 5 e 7 sillabe in uno schema 5-7-7–5-7-7; essendo io affezionato alla metrica italiana e appassionato delle rime, l’ho interpretato con due quinari piani (accentati di 1ª e di 4ª) e quattro settenari piani (accentati di 1ª, 4ª e 6ª) vincolandoli con due rime in schema “aBB aBB” e m’ha divertito.
06/04/2024
Amo il tuo infinito,
il grembo dei tuoi sguardi,
fiori recisi nella notte
ad albeggiarmi sulle labbra
come neve d’aprile.
Tu che sai curvare
il respiro della vita,
bacia la mia solitudine,
moltiplica il mio tempo,
spendimi come aurora
a ricamare l’orizzonte.
Il mio io non ha eco,
è soltanto un lembo
di stelle accese
a naufragar nel cielo di settembre.
Focina di Vulcano là ardea
Spene antica e 'l moribondo;
Pria che quegli 'l guiderdon chiedea
Mortal pondo riconobbe e pianse
E morto cadde sì piangendo Gea.
Franto 'n terra indi colà volse
'L guardo e la man destra avante
E l'aura gentil percosse e mosse.
Sì l'argivi in quella feral notte
Oscura com'oscuri vaticini
Presaghi a lo cor furo di morte;
Cadder le donne sì com'i bambini
Pur anco le vergini sugl'altari
Nol vider purezza de' giorni primi.
Et l'etterna cittade poi rimembrai
Che per nove dì abbracciò 'l foco
Nero 'l cielo sanza del sol li rai.
Or veggio sulle labbra d'Antiloco
Recar al Pelide mortal novella
Della lancia che trafisse Patroclo;
S'abbatté sul capo mortal procella
Su lo di Nestore filio beltate
Termine funesto ivi ncontra.
Antigone a lo crudel Creonte
Disse: "Là giacer debbo in eterno"
Frattanto vittima e sacerdote.
Solo vago su l'isola di Lemno
Morte accettando qui moribondo
Filottete solo abbandonato.
Or pallida giace in sulla riva
Et carezzo gote pallide bianche
Come 'l verno austero et freddo;
Or vo' sfiorando le frali sue labbra
Con man tremante et le dita stanche
Seco 'l cimiterio et ridendo.
Tutte quelle cose e le altre
stanno nel dentro in incognito
maschere, trucchi, ombre leste
d’oceani ricevuti lentamente.
.
Sa d’infinito quell’indisponibile
che si centellina per assaporare
aldilà d’ogni volontà razionale
d’ogni abitudine e situazione
com’anche quel che si sogna.
.
Così fu inseguita invano
senza mai essere raggiunta, Dafne.
Non c’è Dio che possa davvero
amare ciò che si trasforma di notte
in pianta, in fiume, in alba, in fine.
.
Così noi vorremmo accedere
all’inaccessibile, se non per piccoli morsi
concessi dalle cose viste e toccate
quando ci è stato consentito farlo.
Dove rinasco e ascolto
Con la fede nel cuore
La gioia e il dolore
Che giacciono da sempre
Nelle parole di luglio
Nel suo cielo immenso
Seppur breve
Le stelle cambiano aspetto
La luce appare più calda
E ricolma d'affetto
Nei suoi giorni si rifletton
I ricordi più belli
E anche più tristi
Nel caos dei sentimenti
Prima di mori
Tra i miei pensieri
Tutto ritorna al suo posto
E ricomincio a vivere.
Ferisco l’immenso
coi capitoli della lontananza
ed il cuore si impiglia d’aurore,
è un giglio trapunto dal silenzio
in questa sartoria d’inverno.
L’universo è un ammanco d’anima
che cedo ai tuoi occhi sinceri,
inchiostro d’orizzonti capovolti,
bozzolo di mille ricordi,
perciò, scrivimi nei tuoi pensieri,
come fossi geografia labiale
delle nostre sconosciute primavere.
Ho
faciuto una
nuovissima
bellissimissima
profondissimissimissimissima
POESIA
che è a
versi
liberi
liberissimi
liberati
anarchici
diversi
scatenati
contro i Potery Forty
mai schiavi delle
rime
o peggio
ancora
della metrica
e senza la barbarie della
punteggiatura
che manka
.
oppure
e
tutta
: orgiasticamente [a caxxo - imprevedibbbile!
!!!
è anke l'accenti
sono messi in
liberta
totalizzante
makké Dante o Petrarca
ha capo è
senza
punto
quà
POESIA
stupenda
è
profonda
profondissima
a capo
poi a
capo
è ancora a
capo
molto
a
!!!
capo
…
02/04/2024
della nostra riservatezza, gelosamente custodiamo
l'essenza inconfessabile
del nostro recondito essere, inaccessibile agli sguardi
profani e aspettativi della ressa.
Ma ciò che effondiamo
nell'etere celeste,
attraverso le sue incessanti metamorfosi,
diviene un sublime
banchetto reale visivo
per quegli sguardi contemplativi
che, in silente reverenza,
rimangono a osservare l'arcano dispiegarsi dell'esistenza
come fuochi pirotecnici
a regalare istanti pregni di magia.
i beni? Innumerevoli e buoni?
Ma dietro questi
non vedi come -
una migrazione di farfalle -
le opinioni delle genti
tutte coincidere
forse che cantare
in altri lidi e terre e ad estranei
non sarà poi tanto diverso.
Era un tipo sentimentale
Sapeva riconoscere le sfumature del mondo
Dietro le porte di ogni realtà
Un giorno si invaghì
Della luce di una stella lontana
Un passo per volta
Riuscì a costruire un bellissimo sogno
E a farlo volare alto nel cielo
Soltanto per lei
Una rosa splendente
Libera da qualsiasi vincolo terreno
Librava leggiadra
Verso un inesplicabile orizzonte
Un tuffo nel cuore
Lo fece sentire più vivo che mai
Per qualche istante gli sembrò
Di essere tornato indietro nel tempo
Quando tutto ciò che lo circondava
Erano i docili colori dell’arcobaleno
Quando la rosa scomparve dalla sua vista
Ritornò a essere un albero malconcio
Le cui foglie erano ormai ingiallite
La sua vulnerabilità prese il sopravvento
I desideri si dispersero come fumo nel vento
Dentro il suo cuore si mise a urlare
Poi a piangere
Finché la luce del giorno lo inghiottì
Ponendo fine alla sua mera esistenza.







