Tutti i giorni mi presento
con questo vestito i cui colori
sono stati rubati dalla tavolozza
di un pittore folle
E poi al suono di un liuto e di una cetra declamo i miei versi
i miei sonetti le mie poesie
a tutte le dame le damigelle e
i messeri dell' ennesimo castello
che seguono il frutto il sangue e il cuore di un menestrello
che canta le strofe dell'amore
E ridono e si beano dell'opulenza
in cui vivono
E non si accorgono che i miei sorrisi
nascondono invece una tristezza e
una malinconia senza confini
Tutti ti accarezzano si sprecano
in fatue parole e complimenti
ti blandiscono con elogi colmi
di falsità e ipocrisia
E poi... raramente
sboccia un cuore solitario
che piange e si emoziona
ascoltando quanto amore
sgorga dal cuore e dalle
frasi di un cultore dei sentimenti
del portatore dell'acqua a cui
si abbeverano
i cuori innamorati
i cuori che fremono
alle dolci note dell'amore
Ma il Menestrello dell'amore
è un solitario
un'anima persa e in pena
un diverso tra i tanti uguali
perché soffre
per l'amore che è stato
da tutti calpestato... abbandonato
deriso...
perché sembra non esistere più
la visione dell'amore
dell'arte e dei fuochi
che scaldano l'anima...
scaldano... l'amore
La scia della sua lacca lascia l'aroma,
Lucide scarpe porta ai suoi piedi,
Nella sua casa vecchi son gli arredi.
Assai composta è la sua posizione,
Nei suoi occhi si legge la compassione,
Tanto avrà visto nella sua vita,
Scivolata veloce tra le sue dita.
Il suo silenzio lo sento parlare,
Mi guarda sicuro del suo fare,
Sembra sappia ciò che io penso,
A questo scritto par voglia dare un senso.
' Ehi tu che mi guardi scrivendo versetti,
Della mia testa ti apro i cassetti,
Troverai il senso vero della vita,
Quando ti accorgerei che sarà finita'.
delizioso tesoro
rincorro ricordi gettati
nel pozzo dell’oblio.
Caos calmo di immagini offuscate,
sogni appesi alle stelle
leggeri come piuma.
Affronto infiniti voli,
paesaggi brulicanti
su pensieri brucianti.
Fisso ogni istante,
godo attimi di felicità
vivendo la vertigine
di spazi di colore infiniti
sotto le mie ali leggere.
Mi sveglio all’alba
con la sensazione
di assenze ingombranti,
di avere dormito
un dolce riposo
cullata da un lieve respiro
dopo aver rubato il bacio più dolce
in un attimo infinito,
respirando libertà d’urlare,
urla mute di sentimenti ed emozioni
sussurranti eco intramontabili.
Nel nulla
il pensiero crea
distrugge
trasforma
e noi
noi non siamo materia empirica
privi dei grigi, in scala
e dell’arcobaleno.
Pensiero positivo
che può crescere
e riequilibrare
il corso del fiume perso
che scorre tra questo distrutto
genere umano, troppo
troppo distratto. E non
di semplicistico devio
ma in costruzione del contatto
che manca
tra indifferenza che incalza
e assenza di luce
che più
non si spenga a pulsante.
abbiamo dentro il cuore vicini o lontani soli o coppiette abbracciati ed innamorati
innamorati di ricordi di vie percorse di rami intrecciati di rose fiorite amiamo sempre e non solo questo giorno Valentino espandiamo amore e meno cattiveria la vita ci ama e noi ameremo la vita
Mangiare porzioni di merda giornaliera col sorriso della speranza
(quando vi erano porzioni di merda)
se no deglutire il sangue,
il fango
il vomito
per sentirsi lo stomaco pieno
o chinarsi verso le ciotole
come i cani
abbassando il capo
forse preferendo dei calci allo sterno
prima dell'umiliazione totale.
La mente altrove
altrove doveva essere per forza
per dare forza a un corpo
che più non era corpo
ma agglomerato di nervi
tendini
muscoli
squame
qualcosa d'indefinito che ancora pulsava
e spingeva a fare l'impossibile
nell'impossibilità fatta umana.
E voi!
(in piedi sui tacchi)
guardavate i lombrichi strisciare
e non ne riconoscevate i visi
le voci
i pianti
le vostre coscienze si erano staccate dai frammenti di pelle
vagavano in cerca di aiuto,
lasciandovi in balìa degli eventi
prede di una droga che profumava di superiorità divina.
Avete aspettato il giorno della redenzione nascondendo la verità
e affiorandola col cianuro fra i denti
eravate fiere
belve nella giungla delle vostre favole.
Osservo la nebbia nel suo fiorire
avvolgere vecchi lampioni spenti,
abbandonati all'incuria dei tempi.
Ed ecco un pensiero si fa strada,
dopo innumerevoli lucide fatiche
qualcosa potrebbe offuscare mente
in lesto andar nel divenir assente.
Allora lustro ricordi ricalcando passi
ricucendo lembi strappati dalla sorte
per spartirli con le ombre della sera
nel percorso d'un lucido crepuscolo.
Attendo con ansia ancor crescente
giunga notte ad ammantar ferite
che ancora bruciano nell'anima
e giungere all'alba ritrovando luce,
rinnovando ore spensierate di vita
senza strappi o pezze ricucite con aghi
che si torcono fino a graffiare il cuore.







