è il preludio di una nuova stagione,
il corto febbraio è ormai alle spalle,
le vecchiette metton da parte lo scialle.
La festa della donna ne segna l'ingresso,
un fior di mimosa si dona al gentil sesso,
poi sciarpa e cappello si mettono via,
s'affollano i parchi riempiendosi d' allegria.
Il ventuno entra finalmente la primavera,
piacevole diventa passeggiar la sera,
gli alberi cambiano il loro triste colore,
ostentando il verde al posto del grigiore.
L'ora legale porta avanti la lunga lancetta,
l'ultima domenica dovrai far più in fretta.
poi aprile si prenderà la scena,
assaporare Marzo ne sarà valsa la pena.
Non devi dare spiegazioni al mio cuore,
è evidente in qualsiasi condizione,
io non ho altre alternative di scelta!!
Vivo soltanto per te, perché hai promesso,
di prenderti cura di me,
cosa altro mi resta al mondo!!
Ti sei fermata una sola volta,
davanti al mio cuore, che non conosceva affatto,
l’ombra di un amore,
non è stato facile staccarmi
finché benedicendo hai consigliato,
di prendere in affitto una camera nel tuo cuore,
presentandomi davanti profumava di gelsomino,
di una bellezza indescrivibile,
le emozioni erano tante, è stato sin dall’inizio,
ben facile abituarmi, amore mio!!
Non cercarmi, non mi troverai più
Nei bagni pubblici delle città.
Non starò più ad aspettare il tuo ritorno.
Io me ne andrò da chi vuole solo il mio amore.
Non mi darai più quel veleno
Che distrugge la mia anima, il mio corpo
Non sarò più lo schiavo che tu volevi.
Non ti permetterò più che tu distruggi la mia volontà
Io volerò insieme ad altri come me
E atterreremo là, dove non c’è veleno
Smetterò di fingere e guarderò in faccia la realtà
Ma la paura è ancora forte in me.
Ti vincerò, ti distruggerò.
M’inchinerò solo a chi mi offre la sua mano.
In cambio le regalerò la mia realtà
Perché tu non fai sognare.
Il mio cassetto tornerò ad aprire
Perché me l’avevi chiuso per farti seguirti.
Mi hai promesso forza e fantasia.
Mi dicevi sarai grande se diventerai mio
ma tu non puoi amare, non l’hai mai saputo fare e a chi
Ti dava ascolto
Tu solo polvere gli davi.
Io vivrò, senza te, io vivrò.
Ho trovato il coraggio di scriverti.
La forza di andare, la voglia di vivere
La mia nuova polvere si chiama
Amore. Per iniettarla non serve la siringa
Basta il cuore
Echi distorti
tra noiosi pensieri
d' un tempo scaduto
in iridi spente.
Confondono visioni
tessute da fragilità
tra gravide nubi
gonfie di perversioni.
Partoriti dal male
in grotte oscure
esseri immondi
in via d'estinzione.
Alcove tetre
corvi e pipistrelli
appesi alle rocce
consumate dal tempo.
Attendono prede
a rinnovare sangue,
mentre cadono nel fango
si spengono pianeti.
Desideri mancati,
vuote anime
senza ricordi
appese ai fili del nulla.
Su grigi marmi
infrangono odio e rancori
come onde sulla scogliera,
spegnendosi sulla battigia.
Genoveffa Frau
25/06/2019
Il sole dentro al cielo
non vedrà il buio
il fuoco in un deserto
non porterà la pioggia
il pianto di un bambino
non sveglierà la gente
persa in un immensa guerra
di fame e distruzione
Immane è questa rabbia
di stupide conquiste
non sanno che la terra
è di tutti e di nessuno.
Il sole dietro l’est
non vedrà più il buio
il giorno che verrà
spegnerà il silenzio
e le madri piangeranno...
Non sarà più come prima.
sul terrazzo decido di far una passeggiata,
mentre lo sguardo si perde all'orizzonte,
l'occhio è catturato da cio' che ho di fronte.
È uno stendino di vecchia data,
che il di' la biancheria ha visto ospitata,
e ora che le mutande son nella cassettiera,
anche lui con me ammira il calar della sera.
Tutto intorno c'è una strana atmosfera,
sembra quasi che lui sia in preghiera,
le sue ali nell' alto dei cieli sembra mostrare,
Il Padre Nostro par intento a recitare.
In religioso silenzio sintonizzo l'anima mia,
anch'io metto su una sentita Ave Maria,
sperando che ci sia qualcuno da lassù,
che metta un po' a posto le cose quaggiù.
Il cielo ascolta anche l’angelo custode,
anche se non ci è mai vicino quando siamo tristi,
quando con gli occhi lucidi,
andiamo in giro per il mondo,
senza lasciare nessuna intervista, ne parola,
rileggendo a voce bassa, soli, soli,
le ore difficili di ogni nostra giornata!!
Naturalmente con la riservatezza richiesta,
non si riesce mai a conoscerli perfettamente,
perché sono alquanto più veloci e più forti di noi,
sono dei principi rari,
sempre meravigliati nel raccontarle
quello che ci succede, incredibilmente
spesso sono cose da non credere,
per come riusciamo a cavarcela bene,
e loro, non sono capaci di nasconderci
la verità agli occhi, ci lasciano da soli,
per vederci poi svolazzanti la sera davanti a loro,
dignitosamente felici di non esserci
lasciati travolgere dalle mille meraviglie della vita!!
Fumo d'incenso e droghe
Non dare alle mie mani, Sibilla
Il terrore della tua bellezza
E lembi di pupazzi rappezzati
Limbi vacui e buio spento
Nel tuo sguardo e le tue mani
E non esiste più come fuoco al vento
Si erge austera e inflessibile l'acre guerra
col suo scettro di morte
in mano superba
e il suo urlo furente contro
nazioni da conquistare,
frantumando i frutti
del sudore e operato altrui!
Oh guerra se solo i tuoi
carri armati sparassero
sui palazzi e sulle case
non più colpi d'orrore
nelle impietose esplosioni
di morte e terrore, ma solo
e solamente petali di fiori multicolori in un effluvio
di puro gaudio e giubilo diverrebbe un gran campo
di allegria sul selciato dimenticato dall'oblio!
O se soltanto i tuoi missili intrisi di sangue innocente non seminassero più
semi di stragi folli inaudite,
ma si tramutassero in fuochi d'artificio a festa
il cielo si ricolmerebbe
di esplosioni di emozioni scintillanti in quei
coriandoli di luce
per i nostri occhi non spenti
dal tuo pugno di fuoco!
Se soltanto o guerra
i tuoi soldati non fossero più tuoi burattini programmati
al male del potere ma fossero bianche colombe
portatori di parole di pace cinte d'amore avremmo
più sorelle e fratelli
da abbracciare,
a cui inarcare sorrisi sinceri!
Guerra, guerra antica
quanto presente ancora oggi, se solo ti spogliassi
dalle tue tetre vesti fatte
di acre atro che ottenebra
le tue vie sin dai tempi
dei nostri avi,
non propineresti più il veleno delle tue macerie
sui nostri morti,
non esisteresti più nei libri delle nostre vite,
non piangeremmo più
l'amaro della tua pazzia!
Ma respireremmo solo
e solamente
la pace del cuore
la pace nel mondo!
Dalla finestra aperta sulla notte
sfilano sogni inconfessabili.
Prendono forma, si animano.
Valige colme di dubbi si aprono,
vagano come ombre lontane
confuse tra realtà e fantasia
alla ricerca d'un bacio sbocciato
in un abisso chiamato amore.
Al pianoro delle ginestre
tessono trame di casto giudizio
brigando sotto le stelle
per ritrovare un bacio perduto
o forse mai dato.
Sarà l’Amore, ad apparirci nudo di fronte,
a tener conto di quanto abbiamo amato,
terrà conto anche dei minimi particolari,
e con il suo instancabile sorriso
ci collocherà nel parco degli innamorati,
in varie sezioni, per render facile individuarci!!
Con matematica acutezza ci valuterà
per quello e per cui abbiamo amato,
con tenace fantasia, conserverà a parte,
i nostri rapporti clandestini,
per questi nessun punto in favore ci sarà assegnato,
era abbastanza prevedibile
nella la sua saggezza trova noiosi e deludenti
simili momenti, si addentrerà in privato,
nel giardinetto dei sentimenti
per rivedere con calma e serenità,
a giudicare senza farsi condizionare,
l’amore generosamente offerto limpido e fresco,
nelle relazioni abituali della quotidianità!!
Seguendo sideree luminosità
fui nel buio del tutto.
Un plico di scritti attendeva da tempo immemore...
Cercato da molti
mai nessuno seppe del suo essere,
seppur stolte figure,
nei cenni obliate,
trovarono luci negli specchi inesistenti.
“Guarda il riflesso
nel verso nascosto
tutto par vero
e nulla vedrai
perché smeraldi non son
gli occhi tuoi.
Volta pure il senso
rivoltalo ancora
e ancora volgilo.
Sempre vuota apparirà la cornice
che il cuor a te nulla dice.
Segui il bianco
e raggiungerai sabbie remote
ma non saranno mari
e nemmeno prati
e nel rigo non muore il tramonto
se dea non svela”
Pegaso alato amava percorrere ghiacciai di fuoco
e sabbie d’acqua
nelle notti d’Orione
le dimensioni s’aprivano nell’infinitesimale assoluto.
Ogni regola non era scritta
e le nebule varcavano anime e ragioni.
Non v’era passo e non v’era ceppo
ali o catene.
Luce e buio cosmico
silenzio e silenzi
costruivano il grande carro della sapienza.
Il nord indicava sidus polaris senza indicare
e ciò che altri pensavano d’aver compreso
era polvere nella polvere universale
incoscienza nella coscienza degli elementi.
E Pegaso alato amava percorrere ghiacciai di fuoco
quando il tempo delle adunanze evocava i regni di cristallo
e i re dei mille inganni.
Scioglie il fiocco eburnea pelle
di giallo vestita
d’ambra scura rivestita
nel suo altalenare di segni
s’imbeve ancora d’inchiostro
nel segreto che non sa
nella passata realtà.
Se d’angora e porpora
furono i versi dei poeti,
di sangue grondante
s’irrigò ella per ricordare
d’esser stata viva
un tempo nel tempo
quando le vite erano nel tempo,
quando anche i violini della notte
avevano gocce con cui suonare
senza che alcuna pioggia irrigasse
l’anima.
Senza che le statue di marmo
dovessero morire per comprendere le proprie striature,
nel grigio e nel nero
s’intinsero le memorie e danze di parole
amarono nelle notti stellate
nelle sere dei venti
nelle pianure che la tristezza percorrere
quando la luce dell’anima si spegne.
“Sì, fui siderale dentro
e inesistente allo sguardo,
come uno specchio che non riflette
infinite volte provai a voltarmi
lasciando che l’apparenza
morisse come nelle braccia d’un irriverente marzo
s’acquieta il gelo delle nevi.
Ora di me scendono rivoli di gocce
e son ghiacciai sciolti
che nella pace del fiume
anelano alle foci della conoscenza
dove ogni acqua
comprende d’esser mare”






