Fu allora che ebbi quella strana sensazione. Allora, in verità un quarto d'ora fa, quando mi accorsi che conoscevo quella donna ferma allo sportello del bancomat. Era lei, attenta a digitare il pin e ad intascare le banconote. Una come tante, ma unica nel suo genere. Dapprima ero rimasto interdetto se fosse la donna che conoscevo, una sensazione che sembrava un campanello d'allarme. Si voltò con uno sguardo assente, senza soffermarsi a guardare i presenti che aspettavano a turno di entrare in banca. I suoi occhi incontrarono i miei, un istante fulminante per darle quella vitalità che sembrava spenta. Li abbassò subito. Mi aveva riconosciuto? Credetti di sì perché sotto la brace dell'odio era vivo ancora il disprezzo, il risentimento, la volontà di annientarla. Mi vennero in mente tutti gli screzi, le offese verbali, le grida che avevo sopportato negli anni in cui casa mia era divisa dalla sua tramite la parete della camera da letto. Eppure quando il figlio la malmenava, chiedeva aiuto con una voce supplichevole ad intenerirmi. Meritava che qualcuno si occupasse di lei a sostituirsi a me che rimanevo indifferente in ascolto muto delle sue invocazioni d'aiuto. Di tempo ne è passato, io non abito più lì, lei ha venduto la casa ed è rimasta sola come un cane da quando il figlio l'ha abbandonata per crearsi una famiglia. A rivederla provavo quella strana sensazione. L'avrei ingiuriata davanti a tutti perché si chiedessero che tipo di donna fosse, perché la guardassero con ostilità. Provai un senso di disgusto a vederla così vecchia, malandata, sgradevole. Il mio silenzio le cadde addosso come un manto opprimente e lei mi riconobbe, affrettando il passo verso la sua auto.Non aveva mai lavorato un giorno nella sua vita di volgarissima mantenuta...viveva di rendita, ben sapendo che il padre l'avrebbe diseredata, se avesse compreso quanto fosse malvagia e perfida. Di vita ce n'è una sola, spregevole creatura.

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