I racconti della principiante stavano sul comodino
accanto a un bicchiere di vino bianco e alla foto
del figlio più grande, l’unico ad avere i capelli rossi
da generazioni. Sull’altro comodino –il cielo volendo-
stavano dei versi disconnessi, quasi slegati dal tempo
eppure un inciampo sarebbe bastato a restituirli
al vero del reale, magari il bacio di un rospo innamorato
o il saluto del corriere di hashish. Poi quel giorno che l’alba
era da fiaba di cartavetrata, sentì il ritornello della canzone
dei mutanti, un rock duro e teso sino all’estrema unzione
dei penitenti e stette a respirare fiati da ameba
o da scriba che con l’ispirazione calante, si è giocato
l’ultima carta del lotto. Poi finì col deglutirli
i denti della bocca del suo amore, prima dell’ultimo lampo
di lucidità, le sembrò tutto naturale, quasi che il fondo
fosse di foglie su pietra, le ruote in movimento sui dossi
delle ossa, dicono le luci del cielo che sarà il fior di loto
l’ultima dimenticanza, con le ombre a fare da secondino.

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Ebbravo tu!
Carla