
Ecco la notte.
Mi invito a cena.
Accendo l'ultimo candelabro.
Osservo le fiammelle danzare
intuendo le loro traiettorie nel buio della stanza.
Son sempre stato notte.
M'appendevo al soffitto per vedere meglio.
T'osservavo dai rami d'un nespolo.
Sempre accanto e mai visibile.
Non scherzo mai con me,
non so stare allo scherzo
sono allergico alla luce del ridere.
Preferisco camminare in corridoi dove non entra il giorno.
Preferisco colorare di nero le tele.
Piacciono molto, ne vendo tante.
Tutte rigorosamente marchiate da me.
In nero naturalmente.
I miei avi vengono dall'est.
Dicono fossero despoti nell'antiche terre della Romania
e il nome che porto viene da lontano.
Nel segno sono i poteri della nascita,
nei simboli le profezie.
Mi conosci e ti stupisci come io sappia.
Ora sai.
No non invitarmi a cena stanotte,
io ceno da solo,
la compagnia mi annoia,
non ti dico poi le feste mondane.
Quando ho fame mordo la vita.
Quella che non mi appartiene.

Commenti
ritmo incalzante. Un saluto Giancarlo!