Scaglia la tua freccia Cupido e colpisci
tutto ciò in me che è silenzio
o che non ha più voce. Lei c’è già stata
e ha visto i miei confini
i delfini sull’onda più lieve
e i ballerini tristi sulla stele
del mio cuore, le mie dita chele
per passi sicuri sulla neve
le ortiche miste ai gelsomini
nel bouquet della mia cernita
di fiori e l’odore di gigli e assenzio
nella pioggia e nei suoi scrosci.
Poi continua con lei, punta diritto
al cuore e velale gli occhi profondi
e chiedi a una Musa di rendere
più dolci i suoi versi, falle ascoltare
quella canzone incisa sul carbone
della mia pelle. Non sarà una bimba
ma è una stella uguale, forse più stramba
delle altre stelle. Del suo cordone
mi voglio vestire e nel suo mare
nuotare lunghe bracciate. Le primavere
arriveranno e saranno altri ricordi
da aggiungere al nostro piccolo muretto.
E dacci una lavagna per contare gli anni
e i baci e fronde d’alberi per sostare
quando c’è il sole a picco e il sonno
è amico. Un filo di seta per unirci
anime e corpi in volo verso l’orizzonte
di tramonti quieti. Prendi bene la mira
non sbagliare, è vorticosa questa sera
e la notte è stata agitata, il ponte
che vedi è inclinato, se sbirci
però puoi notare che il danno
può essere riparato. Dille di amare
e di lasciarsi amare senza affanni.

