Tienimi per mano e stringimi forte
come nei giorni di pianto a dirotto
in questo tempo di foglie morte
e di pioggia sporca intermittente.
E poi guardami negli occhi, la lente
del fato ha scelto la sua rotta, con la sorte
appesa a un bagliore di stella, il torto,
la ragione ridotte a stanze senza porte.
Scegliamo la nostra cometa dalla fessura
dell’oggi: che ci riporti fuori dal gorgo
delle acque scure in favore di vento,
là dove la luce ha sfumature di verde.
Per ascoltare quel suono di sillabe sorde,
di corde d’arpa pizzicate in modo lento:
fruscii di lenzuola in movimento, l’albergo
è aperto e la poesia ha una nuova stesura.

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Ciao
Aurelio