L’addio,
è come un lampo nel primo mattino,
è come un lampo nel primo mattino,
un delirio impossibile,
un racconto agghiacciante.
un racconto agghiacciante.
Dèi della terra,
il cuore è una tenebra!
il cuore è una tenebra!
-Si, lo so che è stato tutto uno scherzo
ma se ora te ne vai
io muoio.
La malattia di te è mortale
e non vorrei crepare
in questa stanza tutta per me
nel suo odore infernale.
nel suo odore infernale.
-Sarà solo un racconto, ok!
Come dire:
molto rumore per nulla;
molto rumore per nulla;
tutta sabbia e niente spume.
E il canto di Natale,
e le campane?
E il canto di Natale,
e le campane?
Il segno rosso del coraggio
e i sonetti d’amore?
Pater e Ave Maria.
Io non riesco più a parlare!
Esistono solo gli addii,
l’arte d'invecchiare,
e le battaglie della vita;
l’orologio dell’incanto si è fermato,
ed è come non essere più al mondo.
L’Inferno è troppo basso
il Paradiso è troppo alto
e qui è un Purgatorio.
Ma Dei della terra!
Ma Dei della terra!
L’amore
è come un lampo in un bel mattino.
è come un lampo in un bel mattino.
e anche l’addio
un lampo, e un bel mattino.
un lampo, e un bel mattino.
Ecco,
ora sono in fondo al mondo,
ora sono in fondo al mondo,
decisamente fuori dal mondo.
Questa poi!
Servirebbe il canto dei cieli.
Servirebbe il canto dei cieli.
Fame: urla!
Sete:
danza, danza, danza!

danza, danza, danza!

9 commenti
Nel suo raccoglimento
presso ciò che è prima di ogni cosa
il poeta,
tanto puramente pensante
nel non- nascosto- silenzioso,
non ha pari.
Fa cenno di parola e fonda imperi.
Dolce lo sguardo
(rivolto-verso);
chiama a sé il guardare
e lo riguarda.
Nel ridare suolo patrio al mondo
conduce fuori il suo nascondimento
preparandogli riparo;
e in quel guardare,
e in quel guardare,
il gran dis-velamento
dei giorni dell’amore.
Dicevano:
Se scrivi di pioggia,
ti porterai l'ombrello.
Se scrivi di neve,
finisce che nevicherà.
Ma, se dalla penna
esce un acquerello,
con un cielo azzurro...
prima o poi, il sole uscirà!
Ed io:
Ho scritto di pioggia
e pioveva... dai miei occhi.
Ho scritto di neve
e nevicava... nel mio cuore.
Nell'acquerello del mattino,
ho scritto d'azzurro
e il Sole... non arrivava mai!
E ci sente soli.
Ci diciamo soli.
Ci diciamo soli.
Nel vasto congedo cosmico
la guerra la dovremo fare soli
naturalmente
e molto semplicemente,
soli.
e molto semplicemente,
soli.
Ma l’arma di Dio è ancora rovente
malgrado tutto
il passato ci attende.
Riecheggia
rivendica la sua aurora.
C’è qualcosa di umano
che in esso si agita ancora
anche se
sono cambiate le parole
sono cambiate le parole
e anche gli oggetti;
gli oggetti dentro le parole
e la genesi del cuore e del sudore.
E poi l’insonnia
l’euforia
da spasimo tecnologico
Il progresso! Il progresso!
Gli eventi.
Veloci! Veloci!
Non c’è tempo:
se il Dna degli uomini è rimasto lento,
Non c’è tempo:
se il Dna degli uomini è rimasto lento,
e l’uomo nuovo è un uomo stanco.
A volte osserviamo un intervallo
qualche minuto di silenzio
per racconti d’incubo o terrore
e meditare sugli albori della specie.
"Il miglioratore del Mondo e Emil Kolb"
non lo avranno letto
"Il miglioratore del Mondo e Emil Kolb"
non lo avranno letto
e adesso si stanno sparando addosso.
Dalle pareti del Louvre
squillano le trombe di Gericault
per annunciare i nuovi naufraghi
dal petto fucilato, senza fame,
e il loro cuore di cane.
e il loro cuore di cane.
Ma l'arma diel DIO è ancora rovente:
un tronco lo vedo ancora diventare melo,
i tini di settembre contegono
l’uva buona e il melograno.
l’uva buona e il melograno.
Il natale è ancora garantito
l’alba è sempre
e acclama un era nuova.
e acclama un era nuova.
Certo in questo tempo
il vento tira davvero di traverso
ma lo spazio è curvo
e potrebbe innamorarci ancora.


Ogni tanto vado a trovare
per avere compagnia
una vecchia signora
ex maestra elementare
che vive tutta sola.
Giusto ieri sera
nel far conversazione
seguivo con lo sguardo
il volo bizzarro
di una mosca in casa sua.
- Ah, quella!... -
sorrise la signora.
- Non ci faccia caso
da ieri sera è ospite mia... -
E sempre parlando
della sua nuova compagnia
pose sul tavolo
una briciola di pane
con non saprei cos'altro.
Vedi,
nonostante tutto
nonostante tutto
sei dentro un vestito come tu ti vuoi
(è l'unica soluzione, grazie!).
Vedi,
siamo in molti a modo nostro
siamo in molti a modo nostro
con la testa troppo piena
la stanchezza è alta e i suoni stanchi;
i nervi, vertiginosi!
Ma stai dentro il tuo
vestito, come tu ti vuoi
vestito, come tu ti vuoi
(Exhibition & wonder rooms)
Le altre icone sono vuote
per uno smarrimento compulsivo di preghiere.
Guardo volti per cercare qualcos’altro
un ritorno, una scelta ben precisa,
un amore ,con stupore,
una risata a crepapelle
“che move il sole e l'altre stelle”.
una risata a crepapelle
“che move il sole e l'altre stelle”.
E ridi pure pagliaccio del mio dolore,
che,se riuscissimo a colpi di extra-vaganza,
o per sorta di un'entropica follia
ad avere il coraggio dentro ai lampi,
senza indugiare,
non avremmo più bisogno di morire.

Quieto e silenzioso.
Muto.
Immobile e impassibile.
Inespressivo nelle linee.
Che non parla.
Che non fa rumore.
Ammutolito in modo costante
In ferreo silenzio.
Che non piange.
Che non dorme.
Inespressivo.
Non ride.
Inarticolato e immobile
anche in piena luce.
In modo perpetuo.
nulla attende.
Dallo sguardo fisso.
Sempre
dal colorito scialbo e smorto.
S’attende
la benedizione
del bambino di calco
da porre in mangiatoia di vacche e buoi artificiale
Atto ripetitivo
di coscienze artificiali.
Ripetizione
della santa notte di natale.
che rigurgitano addobbi e mangiatoie.
Più in là campo rom…
un vagito.
In anticipo.
Prima del suonare della “ santa” ora.
Ancora prima di “amen “e “cosi sia”
s’ode un pianto.
E chi di carne e spirito fu creato...
è “NATO”
Nella Santa Notte
ancora nel posto giusto.
Muto.
Immobile e impassibile.
Inespressivo nelle linee.
Che non parla.
Che non fa rumore.
Ammutolito in modo costante
In ferreo silenzio.
Che non piange.
Che non dorme.
Inespressivo.
Non ride.
Inarticolato e immobile
anche in piena luce.
In modo perpetuo.
nulla attende.
Dallo sguardo fisso.
Sempre
dal colorito scialbo e smorto.
S’attende
la benedizione
del bambino di calco
da porre in mangiatoia di vacche e buoi artificiale
Atto ripetitivo
di coscienze artificiali.
Ripetizione
della santa notte di natale.
che rigurgitano addobbi e mangiatoie.
Più in là campo rom…
un vagito.
In anticipo.
Prima del suonare della “ santa” ora.
Ancora prima di “amen “e “cosi sia”
s’ode un pianto.
E chi di carne e spirito fu creato...
è “NATO”
Nella Santa Notte
ancora nel posto giusto.
Ricordo tutto di te
anche le più piccole cose
e ti rivedo
e ti riconosco
è come tu fossi ancora qui
ora so quanto mi hai amato
forte della tua esperienza di figlio
tutto mi hai insegnato
anche a soffrire
oggi te ne sono grato
non te l’ho detto subito
peccato.
anche le più piccole cose
e ti rivedo
e ti riconosco
è come tu fossi ancora qui
ora so quanto mi hai amato
forte della tua esperienza di figlio
tutto mi hai insegnato
anche a soffrire
oggi te ne sono grato
non te l’ho detto subito
peccato.
Ci sarà il giorno del sole tutto l'anno,
giorno dell'eterna ignoranza
o della presa di coscienza.
Finirà il gioco e il dado un buco nero segnerà
Cadranno le armi
e sguardi attoniti di mani vuote
bambini scarni abbraccerà.
Verrà il giorno già non lontano
che tutto niente ci sembrerà.
Giochiamo ai grandi
come se il mondo davvero nostro sempre sarà.
Ma il sole sorge di giorno in giorno
e lui la regola detterà.
Noi siamo niente
e non lo sappiamo
e della fine non ci accorgiamo.
Già sorge il sole ormai ogni giorno
E noi giochiamo ...giochiamo...
giorno dell'eterna ignoranza
o della presa di coscienza.
Finirà il gioco e il dado un buco nero segnerà
Cadranno le armi
e sguardi attoniti di mani vuote
bambini scarni abbraccerà.
Verrà il giorno già non lontano
che tutto niente ci sembrerà.
Giochiamo ai grandi
come se il mondo davvero nostro sempre sarà.
Ma il sole sorge di giorno in giorno
e lui la regola detterà.
Noi siamo niente
e non lo sappiamo
e della fine non ci accorgiamo.
Già sorge il sole ormai ogni giorno
E noi giochiamo ...giochiamo...
Scampata al tempo,
stinta la targa e scolorita,
a stento s’evince “Trattoria”.
L’insegna sbatte,
fatica per opporsi al vento.
Quinta della vecchia via,
tien duro, parente del passato
sembra esiga un posto nel futuro.
Sbatacchia, stride e si dibatte,
mostra il rovescio che rimembra
oltre trattoria fui<Locanda>.
Imposte semichiuse, vetri rotti,
mi sembrava percepire nella via
il dì che fu e quello ch’era stato.
Schiamazzi, insulti, grida d’allegria:
per un momento ecco tanta gente,
un avanzo di tempo lì fermato.
Profumate donnine col cliente
mercenarie di precari amori,
nel confuso viavai d’avventori.
Mischiar di carte, trillare di posate,
tra il puzzo di vivande riscaldate,
bestemmie e tuonar di buzzo
l’ingresso semichiuso spande.
Chi entra e chiede una bevanda,
chi certo di se recita e canta.
Sulla soglia fa la chiacchierata
chi dell’ora passata in compagnia,
si vanta di non saper chi sia
colei che per una bicchierata
gli concesse tutta la nottata.
In una vecchia locanda trattoria
queste cose e molte altre ancora
svanendo mi passavano per mente,
un rimpianto che non mi riguardava
ma che non m’ha lasciato indifferente.
stinta la targa e scolorita,
a stento s’evince “Trattoria”.
L’insegna sbatte,
fatica per opporsi al vento.
Quinta della vecchia via,
tien duro, parente del passato
sembra esiga un posto nel futuro.
Sbatacchia, stride e si dibatte,
mostra il rovescio che rimembra
oltre trattoria fui<Locanda>.
Imposte semichiuse, vetri rotti,
mi sembrava percepire nella via
il dì che fu e quello ch’era stato.
Schiamazzi, insulti, grida d’allegria:
per un momento ecco tanta gente,
un avanzo di tempo lì fermato.
Profumate donnine col cliente
mercenarie di precari amori,
nel confuso viavai d’avventori.
Mischiar di carte, trillare di posate,
tra il puzzo di vivande riscaldate,
bestemmie e tuonar di buzzo
l’ingresso semichiuso spande.
Chi entra e chiede una bevanda,
chi certo di se recita e canta.
Sulla soglia fa la chiacchierata
chi dell’ora passata in compagnia,
si vanta di non saper chi sia
colei che per una bicchierata
gli concesse tutta la nottata.
In una vecchia locanda trattoria
queste cose e molte altre ancora
svanendo mi passavano per mente,
un rimpianto che non mi riguardava
ma che non m’ha lasciato indifferente.
Suor Anatecla all'asilo
mi diceva impara:
la mano destra è quella
del segno della croce!
Mi parve giusto allora
svelare il trucco
a Riccardo il nipotino.
- Ma quale segno -
mi rispose un pò seccato.
- La mano destra è quella
del cucchiaio per mangiare! -
Adesso voi pensate pure
quello che vi pare, ma io
metafisicamente parlando
ci son rimasto male.
mi diceva impara:
la mano destra è quella
del segno della croce!
Mi parve giusto allora
svelare il trucco
a Riccardo il nipotino.
- Ma quale segno -
mi rispose un pò seccato.
- La mano destra è quella
del cucchiaio per mangiare! -
Adesso voi pensate pure
quello che vi pare, ma io
metafisicamente parlando
ci son rimasto male.





