
M’avvolge il silenzio
in influssi
accompagnanti la luce
del trasparente giorno
volto in un invaso di pace,
deposto
sul palmo delicato del tempo
tale da volerne fermare
l’istante fuggente.
Desiderio
di rimanere in stato di quiete
e non seguire quel vento
che spira di corsa,
rimanere in uno stato di sosta allargata
che si assiepa calma attorno all’io confuso.
Pensieri vagano, scolpiti, levigati:
istantanee lucide
presenti con la vividezza della loro voce,
fune lanciata alla finestra aperta della vita
che lascia riflettere sul passato
e sul tempo a venire.
e delle notti larghe d’asfissia.
Ti spingi in scorci di sorrisi ambiti
tu che ti neghi il sole e scacci via
l’anima pesta in lago morto senza
vento. Tu che ti spremi il sangue in orci
dentro pareti buie ove l’assenza
d’una speranza nutre fuochi lerci.
Ti senti vile e tutti i giorni avanza
un resto d’avaria alla tua bile:
la danza macabra, la testa china
ed il silenzio imploso a tracotanza.
Legno consunto, baco del barile
privo di lustro, martire in vetrina.
anche il nodo relativo
c'è stato regalato,
poca scelta per la strada
- già perfettamente assegnata -
solo sciogliendolo
il dono sarà completo.
A porsi di traverso,
di resistenza opporsi
- cercando altra avventura -
vita intera non basta
per riuscire a soddisfarsi.
Col cuore sincero
senza macchina che macchi
il circondario osserva
... a soggetto
di sicuro t'accorgi
di chi - anche ignaro -
al suo perché
viaggia di fianco
... e chi no!
Sono fin troppe
che possa essere cura.
E' un impurità segreta che ci infetta
nell'incapacità di un dono che ci spetta,
libero, senza una misura,
E' impurità, come tossico che dura!

che taccia d’anelare anacronistico
crescita zero[1] e stato stazionario[2]
- arresto all’antro[3] con afflato mistico.
E’ il mondo che precipita al sudario!
Se è cieco il vico al calcolo balistico
stallo di retroguardia è necessario
per un futuro in testa[4] - e sillogistico.
Dismisurata corsa al materiale
crudele sfida il tempo e la memoria
spazio al cemento e al circolo caudale.
Decrescita felice erta agonale
sotto la china morde come noria
l’ultima scoria al rivolo esiziale.
Attraversando il cielo,
Sorvola il mio mare,
Fatto di sogni.
Brividi sulla pelle
Lasciano l'impronta del tuo dito.
Ti porto in tasca chiuso
Nella mia mano come scintilla
Che eterna brillera'.
E tu, da lì, riesci a sentire
I miei segreti che solo io conosco,
E la mia anima si perde
Correndo, verso l'orizzonte
In cerca di te.
Non vi guardo più stelle,
A voi troppe volte ho lasciato il mio destino,
Ubriache di cielo non mi avete esaudito.
Eroina senza spada,
In questo tempo in rovina
Mi avvolgero' delle correnti,
Sapendo che ho ancora luce negli occhi,
E cuore che trabocca.
Porterò la mia vita come fiore
Ancora da cogliere e sarà
Coraggio vestito di sorriso,
Su il mio viso.
la merce e il bene appesi in gemme al brolo
diversi non contrari i semantemi
utile sempre questo e quella solo
nelle vetrine esposta a perdizione
vile d’acquisto e scambio con denaro.
Il bene-merce è nell’intersezione
e il bene-solo lì sempre più raro:
autoprodotto per l’autoconsumo.
Ciò ch’è soltanto merce è poi lo spreco:
si paga il prezzo per vedere il fumo.
Se si misura il PIL ridonda un’eco:
ciò che s’acquista accresce, il resto un grumo
che innalza l’asticella d’un copeco.
semplice e genuino.
Giunge
e come ad un fiore
s'appoggia,
a cambiargli l'aria,
l'acqua
addirittura il fuoco.
Ma di fiori
ne esistono
di tutti i colori,
forme
e dimensioni
e troppe volte
ragionano
i fiori,
anche troppo ...
in alcune circostanze

Rivestirò per te
colonne
nel tempio di Poseidone,
Atlantide sarà del pensiero
eterna dimora.
Uniremo le nostre anime
tra effluvi di conoscenza,
malachite e azzurrite
scacceranno negatività.
Testimonianze d’una perenne fusione
nella profezia del desiderio
riporteranno in superficie
reconditi pensieri,
liberandoci dalla schiavitù delle illusioni
armonizzando la nostra vita
nel sigillo dell’amore e del rispetto.
Abbatteremo dileggio e ipocrisie
esclusivo privilegio degli stolti,
seppellendoli nella cortina dell’indifferenza,
il deserto di Gizha ammanterà cumuli d’idiozie.
Per tutto ciò sarò Nemesi e Sfinge.
Abbracceremo incognite dell’oggi
avvolgendole in dorate foglie d’umiltà
nella certezza del domani.
Per la mia sorte
-Tifosa incallita e forte!
- Che sia
In ogni fibra della terra
-Senza prudenza alcuna

stretta tra oceani schiavi
a lambire coste
di vita o di morte
abbaglio di sabbie rosse
di fiumi e di fango
inquieti destini
di catene e di canti
galleggiavano i tristi legni
"Bolla Dum Diversas"
"Veritas Ipsa, Sublimis Deus"
"Uomini neri, uomini veri".
Hanno rigato volti insanguinati
e non sono ancora asciutte
quelle lacrime
aperte e infette le ferite
e tempo di eroi
dimenticati
L'AFRICA...A DIO.
mattina di bambini e di pacciame
attorno gonfie viscere – letame -
il male vomitato dentro serba.
Il marciapiede scotta di ferocia
il transito singhiozza nella buca
con la foga tatuata sulla nuca
indifferenza è carne che s’incrocia.
Adombra il vento un'oasi che acquieta
d’altare assente altrove - dolce grata -
e s’apre al soffio d’alberi la meta
come il grido di bile macinata.
Sul sangue della lama sparge seta
e un cordolo di tregua alla giornata.








