Le ore del giorno
battono un tempo:
soltanto sciupìo di talento.
E' già il momento notturno;
luci mestamente soffuse;
riflessi pian piano appannati;
i muscoli progressivamente rilassati;
ore che battono piùlente,più stanche,
con tintinnìo sibillino;
un tempo cronicamente malato;
si accovaccia sul mio leggìo.
E ci si guarda con frequenza allo specchio:
risulta ogni giorno flaccido e incrinato.
battono un tempo:
soltanto sciupìo di talento.
E' già il momento notturno;
luci mestamente soffuse;
riflessi pian piano appannati;
i muscoli progressivamente rilassati;
ore che battono piùlente,più stanche,
con tintinnìo sibillino;
un tempo cronicamente malato;
si accovaccia sul mio leggìo.
E ci si guarda con frequenza allo specchio:
risulta ogni giorno flaccido e incrinato.
2 commenti
Forse un dì,
tutto ci fù vero, più chiaro e bello.
Anche il cosmo era più fermo
e i passi eran sicuri.
Le stagioni erano
dolci promesse che ci portavan grano.
Gli antichi... erano con noi!
Ora... la pena, la pura dannazione,
il dubbio, la feroce delusione.
Soli, andiam per i deserti.
Io, che amo ugualmente…...disperatamente!
Ma che spenta miseria:
né rivoluzioni, né canti,
né rivoluzioni, né canti,
né miti, né racconti.
Le letture apocalittiche
rendono il cervello
un tormentoso demone.
Si certo!
Si certo!
Chi riuscirà ad aver meno fiducia,
esser più dubbioso,
calcolare il meglio per sé
sarà modello, alle generazioni.
Anzi, sarà invidiato
Anzi, sarà invidiato
per l'indolore prova,
immemore
del senso “ tragico del mondo”
del senso “ tragico del mondo”
con cui era bello vivere…
Luce...eterno lume,
giocoso e vittorioso dono!

Il dolore è mio
anche se è tuo,
anche se è lontano
mi sfiora,
e mi raccapriccia
l'anima.
La tua innocenza
ferita e perduta,
canta un pianto
al di là dei confini
e delle città,
alberga in ogni dove.
La tua perdita
è mia, è tua,
è impotente
la falsa resa
alla mano bruta,
senza occhi
senza respiro.
Piange anche
il mare se un respiro
muore,se un'onda
spinge e non carezza.
Il dolore non ha terra,
è come il vento
spira sempre,
come l'eco della vita.
anche se è tuo,
anche se è lontano
mi sfiora,
e mi raccapriccia
l'anima.
La tua innocenza
ferita e perduta,
canta un pianto
al di là dei confini
e delle città,
alberga in ogni dove.
La tua perdita
è mia, è tua,
è impotente
la falsa resa
alla mano bruta,
senza occhi
senza respiro.
Piange anche
il mare se un respiro
muore,se un'onda
spinge e non carezza.
Il dolore non ha terra,
è come il vento
spira sempre,
come l'eco della vita.
Vortici di vento
sollevano il mondo.
Ulula sui sentieri la minaccia
che s'abbatte con fragori di spari
o di stridio metallico su inermi creature.
Si scatena l'uragano
nella sua violenza più furiosa
di rette intersecanti
che trafiggono a morte vite
e non precludono
dal dolore del distacco
anche giovani all'albore
recisi con noncuranza
come flessibili steli
alla carezza del vento lieve.
Tenaglie di dolore
chiudono la radice del cuore
divergendo certezze e convinzioni
di abitudini e tradizioni.
Vessilli di quiete perduta
aneliti spenti di vita
in nome di false ideologie
dettate da un Dio
che non può avallare
queste crudeli strategie.
Quando un genio appare all’orizzonte
a disegnare nuove vie,
ha subito gli idioti contro.
Mai avrà perdono o comprensione
e solo pietre si vedrà cadere addosso.
Ma le sue temperature son elevate,
il suo stile è superiore:
rabbrividisce alla manchevolezza,
all’imperfezione !
Egli,
vive di un ordine contrario…
vive di un ordine contrario…
…capace di ridare interezza
alla spezzata divisione,
vedere vita,
laddove c’è la morte.
laddove c’è la morte.
Nume generatore...
...il suo buon senso è la follia!
Ma...
....come urlano i mediocri:
(nous voulons Barabas)!
E Cristo, và sulla croce.
Eppure…egli era il buon senso!


Il dialogo interrotto
è il solo appuntamento
che al nostro amore resta.
Hai tradito ogni ritorno…
…e sei lontano!
Ogni bagliore è per noi un’ombra
Ogni bagliore è per noi un’ombra
ogni ritrovamento è solo perdita.
Sono ormai,
corpo insensato
corpo insensato
che penosamente si trascina,
… albatros,
con le su ali a terra
… albatros,
con le su ali a terra
immemore del bianco volo,
ma memore... purissimamente memore!
Se non fossi, io, dorata icona,
si potrebbe ora, scorgere ... l’esilio!

Insostenibile. Date oscurità al silenzio. Datemi l’irrisolto tra il trascorrere del tempo e l’innocenza del sentire, lo sberleffo della parola nuda tra brandelli di carne e il bisogno di volare. Non è il chi sono che mi potrà dar sollievo ma il dove potrò andare senza la certezza d’essere. Leviga il passo l’agonia, affila il muto assetto, il vuoto partorito dall’assenza di sogno, immobile dolore denudato al cuore del ricordo. Rigurgito promesse di felicità ma il viaggio ha occhi chiusi e valigie vuote e l’urlo ha ingoiato partenza e arrivo nell’addio. Non ha più senso il pensiero lasciato domo ai piedi dell’oblio e l’anima , la guancia autentica e libera della bellezza ha nella salita il rifiuto della vetta. L’amore non decide più le sue ragioni ma si diverte a spillare speranza e a far sanguinare il desiderio. Non resta molto nel dopo se non il gelo della notte delle cose morte e le stelle a letto di pianto nell’illusione della tristezza e della necessità effimera di sentire il bisogno di sentire anche solo il miraggio del respiro dolente. La morte è il mio cappotto, ma non ripara dalla furia della solitudine, dalla rabbia, dalla rinuncia. L’addio ha il suo fiore più bello ai piedi della valle, il suo testamento fiorito sul mio petto. Il sole non ha più il suo cielo. Il fiume non ha più il suo mare. Io non ho più attese.

Ho incontrato un avaro che si piegava per un centesimo,
Ho incontrato un avaro che chiedeva parte del panino ad un bimbo,
Ho incontrato un avaro che si vantava del suo pancione,
Ho incontrato un avaro che sedeva su una panca per non stancare le sue natiche,
Ho incontrato un avaro che mi disgustava al solo vederlo,
Ho incontrato un avaro che incamerava tutto, persino le pietre che lanciava a chi non lo esaudiva...
Caspita però, vorrei sapere che terapia seguiva per curare la stipsi con tutto quello che menava giù.
Ce ne vorranno di clisteri per svuotare il tutto…
Siam tristi ancor prima d'aver conosciuto la tristezza.
La vita, quella vera, incomincia dalla tristezza
e finisce dove seppelliamo i nostri dolori, i nostri pianti.
Non sorridete se prima non avete pianto nella vostra vita
almen una volta, e una volta ancora.
Non sorridete, sarebbe un sorriso immeritato.
Sarebbe come cancellar il senso d'esser uomini o donne.
Non sorridete se prima non avete pianto
e fatto piangere il mondo intero.
La vita, quella vera, incomincia dalla tristezza
e finisce dove seppelliamo i nostri dolori, i nostri pianti.
Non sorridete se prima non avete pianto nella vostra vita
almen una volta, e una volta ancora.
Non sorridete, sarebbe un sorriso immeritato.
Sarebbe come cancellar il senso d'esser uomini o donne.
Non sorridete se prima non avete pianto
e fatto piangere il mondo intero.
I sogni che te nascheno dar core
e crescheno colorati come ‘n fiore
nun sono fatui, ‘n immaginazione
ma della realtà, anticipazione.
Prenni na sera ar Pincio, a Roma mia
accenni a luna nella prateria
d’un cielo blu che ospita le stelle
sceji con cura quelle, le più belle.
Poi lassa score er ponentino
fra li capelli de chi te sta vicino,
una carezza dai a la città
che, ‘n curiosita, resta ad osservà.
E nun me di che sta situazione ambita
nun l’hai mai sfruttata ‘na vorta nella vita!
E’ er frutto d’un sogno e nun der caso
pe certe cose nun poi annà a naso !
E che all’omo pare tutto realtà
ciò che vorebbe da realizzà.
E, ‘nvece sono sogni assai sofferti
fatti cor core ma co li occhi aperti.
e crescheno colorati come ‘n fiore
nun sono fatui, ‘n immaginazione
ma della realtà, anticipazione.
Prenni na sera ar Pincio, a Roma mia
accenni a luna nella prateria
d’un cielo blu che ospita le stelle
sceji con cura quelle, le più belle.
Poi lassa score er ponentino
fra li capelli de chi te sta vicino,
una carezza dai a la città
che, ‘n curiosita, resta ad osservà.
E nun me di che sta situazione ambita
nun l’hai mai sfruttata ‘na vorta nella vita!
E’ er frutto d’un sogno e nun der caso
pe certe cose nun poi annà a naso !
E che all’omo pare tutto realtà
ciò che vorebbe da realizzà.
E, ‘nvece sono sogni assai sofferti
fatti cor core ma co li occhi aperti.
Non so a cosa pensi oggi
e a cosa penserai domani.
Le stelle son lontane,
toccarle è impossibile.
E poter toccare i tuoi pensieri
dovrei prima piangere, poi morire.
In questa vita si piange e si muore spesso.
E il pianto, ce lo portiamo con noi fin dopo la morte
con i nostri interminabili addii, quei vuoti da colmare.
A volte si muor per nulla, ma si nasce per gioire.
Ma questo gioire, a cosa mai servirà in fondo?
e a cosa penserai domani.
Le stelle son lontane,
toccarle è impossibile.
E poter toccare i tuoi pensieri
dovrei prima piangere, poi morire.
In questa vita si piange e si muore spesso.
E il pianto, ce lo portiamo con noi fin dopo la morte
con i nostri interminabili addii, quei vuoti da colmare.
A volte si muor per nulla, ma si nasce per gioire.
Ma questo gioire, a cosa mai servirà in fondo?
Sera d'estate
scivoli lentamente
come calda carezza sulla pelle.
Il giardino è un effluvio d'essenze
elargite da fiori setosi d'ogni colore
che inebriano il tuo ego
di sensuali brividi
di ricordi mai perduti.
In questa calda serata
il soffio delicato d'uno zefiro
t'accarezza con tocchi leggeri
e ti porta a ritroso nel tempo
di serate di ieri
quando assaporavi emozioni
nell'incanto delle sere d'estate
dove magia ed allegria
carezzavano l'anima.
Ora sdraiata mestamente sul tuo letto
mentre aspetti il sonno ed il riposo
attraverso le finestre aperte
respiri con nostalgia quei profumi
sperando ti concedano sogni alati
che ti facciano rivivere la gioia
delle antiche serate
del tempo passato.
Me sa che voi giocà co lo scopo
de fare tu er gatto ed io er topo.
Ma io non so ‘n sorcetto sprovveduto
so granne, grosso ed anche ‘n po’ canuto.
Ce lo so bene come evità
la trappola der gatto che me vo magnà.
An vedi quanto sei pischellina,
te pensi che te creda poverina !
Mò non mi ami, non m’hai mai amato
solo ‘n amico m’hai considerato.
Ma io te sento a me morto vicina,
quanno ce sei s’accenne a lampadina,
me parli ar core come sa far chi
sa che l’amore abita ormai li.
Lo voi negà pure a te stessa ?
Sei cotta, amò, e nun sortanto lessa.
Che poi tu ce abbia l’affari tua
e voglia apparir come ‘n ingenua,
nun toje che me possa amare
senza per questo volerlo ostentare.
Giochi co te, co a tua serenità
e nun capisco io che ce sto a fa.
Ma er topo no ! Tra le tue grinfie io
farei dell’altro, perdoni er Buon Dio,
che farmi prennere pe li fondelli
da gatti in carenza di cervelli !
de fare tu er gatto ed io er topo.
Ma io non so ‘n sorcetto sprovveduto
so granne, grosso ed anche ‘n po’ canuto.
Ce lo so bene come evità
la trappola der gatto che me vo magnà.
An vedi quanto sei pischellina,
te pensi che te creda poverina !
Mò non mi ami, non m’hai mai amato
solo ‘n amico m’hai considerato.
Ma io te sento a me morto vicina,
quanno ce sei s’accenne a lampadina,
me parli ar core come sa far chi
sa che l’amore abita ormai li.
Lo voi negà pure a te stessa ?
Sei cotta, amò, e nun sortanto lessa.
Che poi tu ce abbia l’affari tua
e voglia apparir come ‘n ingenua,
nun toje che me possa amare
senza per questo volerlo ostentare.
Giochi co te, co a tua serenità
e nun capisco io che ce sto a fa.
Ma er topo no ! Tra le tue grinfie io
farei dell’altro, perdoni er Buon Dio,
che farmi prennere pe li fondelli
da gatti in carenza di cervelli !
Potrei scrivere nel cielo
con fili di nuvole.
Le stelle le metto
per i punti e le virgole.
Per il punto interrogativo
prendo uno spicchio di luna.
E scrivo...
Ma il cielo non mi basta
per tutte le parole che vorrei.
Potrei scrivere
l'immensità.
Lasciando dietro galassie
di stelle e fili di nuvole.
Scrivo...
con fili di nuvole.
Le stelle le metto
per i punti e le virgole.
Per il punto interrogativo
prendo uno spicchio di luna.
E scrivo...
Ma il cielo non mi basta
per tutte le parole che vorrei.
Potrei scrivere
l'immensità.
Lasciando dietro galassie
di stelle e fili di nuvole.
Scrivo...



gran Dio!



