leggere il tempo
incorporeo, senza dimensione,
non nasce non muore
si ripete in moto perpetuo
nel cerchio della vita
Ci sono volte in cui
vive l'era di una rosa
piccolo bocciolo si apre
nella bellezza
di un balletto classico
per sfiorire come viso di donna
nell'età che avanza,
caduchi i petali sul selciato
sembrano attimi eppur son anni
vissuti, amati, sfuggiti
A volte il tempo è una condanna,
Sisifo spingeva quel sasso
che eternamente ritornava indietro,
mille lune sfilano nel cielo
uno sguardo alle spalle
il ieri è già domani
Rimane il retrogusto del miele,
la scia del profumo,
ed anche l'amaro in bocca
degli attimi infelici
Strana dimensione “il Tempo”
andare avanti sempre
mai perdere l'attimo
senza badare a quel che
si lascia sulla strada ….
non ci apparteneva …
Tratteniamo le emozioni, l'amore
potremo mutarci
in statua di sale
come la moglie di Lot,
la preziosità del tempo non vive
nel materiale ma nell'astratto
del tempo vissuto ...
solo quando c'è vento o al sorgere del sole
ove strade e le piazzole più chiassose non lo son.
Io mi segno egualmente, ma non è la mia campana,
la sua Iode è registrata, inviata giornalmente
a un'ora prefissata e non sa di voce umana.
Era mano paesana a suonar la mia campana
lo faceva con rispetto e con tocco suo nostrano.
Con la messa del mattino,
l'ora prima rammentava il lavoro mattutino
e così all'ora terza augurava la giornata.
Poi suonava l'ora sesta e ancora all'ora nona,
per finire a mo' divino con il tocco vespertino.
Era sempre lì presente fin dal primo tuo vagito
e purtroppo, immantinente, congedava ogni finito.
Non avrò il suo lamento pel' mio ultimo saluto
ne sarei assai contento, ma ormai la mia campana
ha ceduto il suo mandato a quest'altra che lontana
sento quasi ogni mattina quando ancora tutto tace
quando intorno c'è di sveglio solamente la gallina.
della più vile menzogna,
c’è ancora il cuore dei poeti
con le loro notti di martello e chiodi,
a cercar ampolle
con profumi di distillato loto
a sostenere sogni bruciati,
e regger verità.
E anche se,
già tutto è stato detto
da migliaia di versi
ìn migliaia di consunti anni,
i poeti , riescono pur sempre
a trovar canti e dolci incanti.
Scavan sempre nel mistero
e nella complice bellezza!
Fan tesoro di quel
che resta della vita,
del suo supremo fascino,
di una Dafne in osmosi…
…inafferrabile!
Il suo è alloro da donare
solo a chi, sa essere mirabile poesia!
rintocchi di campane
richiamano chi fede
nel suo cuore miete
a cantar lodi al Signore
Volge al tramonto il dì
il cielo di rosso si tinge
nell'animo cala la pace
Nell'ora tarda
chiudono gli occhi gli usci,
attorno al focolare
raccolte le famiglie
a raccontar storie
di tempi passati,
di cavalieri eroici
Fantasie di streghe o fantasmi
lupi neri, ombre scure
i bambini sgranati gli occhi
dall'innocenza che
solo ai loro cuori appartiene,
il capo sotto le coperte
di lana pesante tessute, nascondono
Rintocchi di campane
annunciano un nuovo giorno,
le donzelle dal chiacchierio allegro
al fiumiciattolo a lavare i panni vanno,
cantano le loro voci belle
filastrocche di amori nati o finiti
Vive un nuovo giorno il paesello
nei campi i buoi tirano gli aratri,
a preparar la terra,
semplice, pulita e lieta era la vita
così come i cuori colmi del timor di Dio
Lontani quei tempi ormai,
come favole antiche
seppur ancora tramonti e albe
segnano la fine e l'inizio dei giorni
offerto su un coltello affilato,
così le superstizioni
si sono insinuate dolcemente in tutte le popolazioni che esistono sotto il creato,
e stanno pericolosamente in agguato per far preoccupare l'ingenuo malcapitato.
Se esce di casa un venerdì 17
e gli taglia la strada un gatto nero verso le 7:00
il sangue gli si ghiaccia
e di far retromarcia
resister non potrà
e di corsa sui suoi passi tornerà.
Cosa può aver fatto di male
quel povero micio dalla pelliccia nera?
Ma la superstizione si genera e degenera
anche quando vedi una creaturina così tenera.
Se in Brasile si andrà mai lasciar
che il portafoglio o la borsetta
a terra per la fretta
far toccar.
Il cinese stai imparando?
Ma il 4 non puoi andare in giro pronunciando!
Il rosso ti può aiutar
e la sventura allontanar...
Hai un parente in Egitto?
Non lasciare le forbici aperte
ma lasciale sotto il cuscino
e rimboccati le coperte.
Tu in India ti sei trasferito?
Le unghie non tagliare
né di giovedì, né di sabato, né di notte,
altrimenti ti raggiungerà la malasorte.
E se l'eclissi il tuo cibo ha visto,
in spazzatura cadrà, questo è già previsto!
Oh, che gran confusione,
queste usanze senza ragione!
Liberiamoci da esse tutte
e viviam come ci pare.
Il nido del cuculo,
siamo qui,
siamo come ci vedete qui,
quelli picchiatelli,
un po’ svitati,
un po’ genii,
un po’ artisti,
quelli come noi,
dimenticati,
scherniti,
beffeggiati,
quelli della salute
mentale,
visti con sospetto,
quelli come noi,
che non facciamo niente,
che vegetiamo ebasta,
tra sorrisi ironici della gente,
quelli come noi,
sempre tra i piedi,
sempre di troppo;
e non ci credete,
non ci ascoltate,
il disprezzo della gente,
mentre i mostri
sono loro,
con la loro stupidità,
e l’ignoranza.
Quelli come noi.
ed io, qui seduta attendo il suo calore.
I suoi raggi illuminano la mia sola solitudine.
Io… lontana da quell’unico amore,
lontana da quel corpo
che ho ben tenuto stretto.
Ne conosco bene la sua forma
il suo profumo, il suo abbandono.
Ma soprattutto… la sua falsa promessa!
Tremo ancora alla sua vista,
al ricordo della mia più fine ingenuità,
nell’illusione di poter essere amata.
Le mie tristi mani
che hanno accarezzato
ciò che hanno perduto,
due ali infuocate or divengon
per aprirsi verso il cielo.
Van chiedendo ad Eros... del perché!
Perché …… se noi, fummo gli amanti
che inventarono l’estasi e gli spasmi?
Perché?

dopo che io caddi
mostrandomi una realtà
che non vedevo prima
una vita piretica
falsa e fatalmente buia
nell'esserci ad occhi chiusi.
Mi sollevasti
e mi prendesti in braccio
come un bimbo appena nato
e rinacqui di nuovo
per riguardare mare e cielo
nel connubio di colori
con occhi nuovi.
ancora il mio folle cuore?
Che importa se qualcuno
offende e poi corre e fugge.
Che importa
se i miei doni vede e non li guarda.
Se dice d’amarmi e poi è disfatta.
Presto piangerà!
Intanto Ermes
con la sua coppa d’oro
versa vino ai sacri Dei
proferendo la mia quieta richiesta:
di poter godere solo
dello splendor della bellezza;
dell’eleganza
delle piccolissime elevate cose!
se tu, Uomo, continui
ad inseguir strade distratte.
Chi cullerà tutta la terra
se or, dimentichi di te?
Eppur urge
il tuo ritorno in seno al mondo!
Urge interrogare il Logos
affinchè ti si riveli;
urge ripassar l’antica idea
a rifuggir la notte
e l’amnesia dell'Aurea grecità.
E se il fulmine governa il mondo,
come fuoco Eracliteo
devi tornare!
Fiamma, che arde e non distrugge,
che arde e sol trasforma
e sol rinnova!
Devi volger lo sguardo
nel tuo dentro
poiché è in te, quel tutto
che deve essere conosciuto
e rivelato…
…per ritornare in seno al Mondo… UOMO!
È la libertà scritta sui muri delle rivoluzioni il cuore della bellezza
È l'ascolto del pensiero sordo il muto palpitare in preghiera
È il perdere le ore nella vanità delle parole la sola morte
È la tenerezza del mio vivere la fragilità del porto natio
È il tutto del mio nulla la mia inquietudine di poesia
È il perdono del sole su una rosa spezzata il miracolo di vita
È la parola stillante scritta ai margini del cuore vivo d’amore
È l’eternità d’assenza il solo vessillo di verità.
Che io credevo fosse ‘na menata !
Sei ritornata più rinvigorita,
comincio a temè pe la mi vita.
Ora me scrivi e mi dileggi puro,
io nun me sento più tanto sicuro.
Quindi te metti in quella posa la,
come Carnera quanno stava a faticà.
Beh, nun me ne importa proprio gnente,
per te io sono come Milone
er granne lottatore de Crotone.
Nun credo tu me possa ciancicà,
so er fatto mio e me so guardà.
Mente brillante e lingua tagliente,
co te nun ce se po scherzà pe gnente.
Ogni quar vorta scrivo me cojoni,
puro se parlo solo d’emozioni.
Fresca, frizzante come lo champagne,
e tratti come fossero menzogne.
Ora ho capito qual è er tuo intento
famo a pace e sono più contento,
perché tutto er monno ce lo sa
che chi disprezza vò solo comprà.
Niente nel vìvere
è no sfrenato agire.
Sol per gli schei
Tanto fumare o bere…
quanto sparlar o assenze!
*****
Tanka (Accenti ritmici 1-4-6) sviluppato nel discorrere un pensiero di Anatole France, all'anagrafeJacques François-Anatole Thibault , scrittore francese del 1800. Insignito nell’anno 1921 del Premio Nobel per la letteratura “in riconoscimento della sua brillante realizzazione letteraria, caratterizzata da nobiltà di stile, profonda comprensione umana, grazia, e vero temperamento gallico”:
> Nessuna cosa è in se stessa onesta né turpe, giusta né ingiusta, piacevole né penosa, buona né cattiva. È l'opinione che dà le qualità alle cose, come il sale dà sapore ai cibi <
così misurata, noiosa, anomala,
mi sfibra.
Io ho bisogno di aria, di spazio.
Soffoco, voglio respirare!
… Aria!...
Il filo è sottile, mi ci aggrappo,
non voglio cadere, resisto.
Risalgo la china, mi stendo al sole
che sento sulla pelle,
che mi arriva all’anima
e la innamora.
… Vado alla prua,
riprendo la mia dimensione
e ridisegno la rotta.
… Respiro, riparto!...









