lo strabordio delle onde del mare che incessantemente si ripete,
la musica melodiosa di un ruscello,
i palmi delle nostre mani che si toccano,
i nostri corpi congiunti in una danza armoniosa,
i miei occhi riflessi nel tuo sguardo,
il sorriso del nostro bimbo,
un cerchio perfetto,
un'anima consapevole del suo mistero e della sua fragilità,
il profumo sacro delle rose,
la gioia nella gioia degli altri,
osserva tu e considera se vuoii che tutto ciò è quanto di sommo
la nostra piccola mente possa sperare di raggiungere,
ARMONIA ed EQUILIBRIO.
C'è un filo invisibile
che congiunge essenze lontane
lega quando si ama
brilla quando è intenso il sentire
accarezza il ricordo
illumina la speranza
ricama l'ordito della trama del cuore
attraversa oceani di nostalgia
leve con ali di vento
e ritorna alla mia anima
portando il dono del tuo pensiero
si tende come un arco
sopra a quella cosa
a volte incomprensibile
che si chiama vita
portando la dolcezza di un bacio
che pare l'essenza del tutto e il sollievo del cuore.
Infinitezza e armonia accolgono il volto ora mio pago e fanciullo,
assorto nel vagheggiar di immagini dipinte dal passato, ove si librano evanescenti paesaggi,
incontri belli dell'umana gente, musiche più rare e tutto ciò che la ragione del cuore ci illude e delude.
Quand'ecco,
nell'echeggiar di si dolci trastulli irrompe , minaccioso e improvviso,
un tonfo ch'è come pietra,
mosso da un alito di vento,
che la finestra ora chiude.

Il viver nostro
cinico, rude, freddo.
Corso venèfico!
Al Ciel nessuno sguardo.
Non sogna un dì “magno”!
Da un pò mi manca il coraggio
Forse per paura
Mi manca il coraggio di affrontare
Inaspettatamente
Mi asciuga le lacrime
Sono qua...per aiutarti
Sussurrandomi...

Al di là del mare
quarcosa che risvej a vita mia,
che me sollazzi a tutto tondo,
pe ricordamme che ce sto ner monno.
Me vojo trovare ‘na regazza,
che sia nun solo donna, ma un po’ pazza !
de quelle che fanno perde ‘a testa
e tengano la vita sempre desta.
Ne ho vista una che me piace assai,
giovane, bella che nun guasta mai.
Ne ho vista n’artra piena da virtù
de fa l’amore anche a pancia in giù !
Mo che ce penso, sono in imbarazzo,
specie se poi continua questo andazzo,
io che ormai sono abituato,
a fa l’amore…telecomandato !
E poi lo vojo dì, sono sicuro
ar ritmo de sta samba ormai non duro.
Sono vecchietto me devo rassegnà,
le donne nun le devo calcolà.
‘N libro, un film e una tisana
sono pe me un vero toccasana.
Fare pazzie nun è ‘na cosa bella,
pe la mia età nun fa la tarantella !
Che si la tua vita è noiosa,
co una donna è pericolosa.
lungo gli amorosi sentieri
che riconducono all’estasi:
a quella pura idea dell’essere!
Nel labirinto del tempo
mi sono persa, dileguata!
Ma quel fuoco
non ha scaldato altro
che il divenire stesso,
generando interminabili ,
estese malinconie..
Ecco son qui ,
con la raccolta legna.
Arsa!…
... e la sua cenere in mano.
Ora, ancor
con tono grave
e imperativo fare,
mi chiedo:
quale immagine suprema
io vidi, contemplai ed inseguì
in quel Dì… mitico di ER,
tale, da puntarvi il dito
fino a scegliere
il Demone
”che mi accompagna
in indelebile,
nostalgica, amorosa sorte?
Ecco or son qui !
con la raccolta legna
ormai arsa… e la sua cenere in mano.
E Interrogo ..
Cloto,
Atropo e Lachesi:
Casualità…
…Destino o Necessità?
Egli pur continua avivere,

mostrannome su tela in deshabillè,
nun serve da sprecà na tela
pe poi beccasse puro ‘na querela.
Quello che ‘nvece vojo raccontavve
è come so fatto dentro… nun pe spaventavve.
E certo che so omo puro io
pe cui ,a vorte, me pare d’essere un dio,
me par d’avere tutti i requisiti
pe aspirà a meriti infiniti.
Poi, però, me ne torno tomo tomo,
co ‘a capoccia bassa a fare l’omo
perché intorno a me ho notato
uno mijore e più accreditato.
Sono onesto, nun so ‘n imbrojone
m’hanno insegnato un tempo sta lezione !
Però ce stanno artri, mejo de me,
che nascheno onesti di per se !
Me piace da scherzà, so malandrino
damme na penna in mano e te rovino.
Me piace da criticà usi e costumi,
ma a dire a verità nun perdo i lumi.
Se poi so l’arti a criticamme,
la bile me ce fanno a concentramme !
E’ mejo che me fermo co st’autoritratto,
sinnò faccio ‘a figura der mentecatto.
De quello che voleva ben mostrasse
e poi preferì de celasse.
Perché pe quanto belli se credemo,
a li difetti proprio nun guardamo.
De st’autoritratto sono proprio stufo,
è er mio, ma fa proprio schifo !
Non so che farei
Senza i miei versi,
Minuscoli petali
Di un fiore rupestre,
Che osano sfidare
Il tempo inclemente.
Che cosa sarei
Senza questa linfa
Che in ogni istante
Mi prende per mano
E guida il mio sentire?
Mi sentirei
Pietra tra le pietre,
Muta e inanimata.
In un desolato deserto.
Pareva dovesse esiliare il verso
quando lieve l’ombra serbò al fuso
una rosa apparsa d’improvviso eco
ritrosa al muro elsa altera devota
fiamma rosso oro di primavera
mentre spiritelli di sole le coloravano il suolo
e una cicala ancora assonnata si tuffava sul rogo
nella brama di ritrovarsi incanto isola di rovo.
Nudo l’amore si ritrasse all’anima
nell’inseguire preghiere di sortilegio pacato
e distaccato il sospeso alla muta speranza
canticchiava antichi voti d’un dolce stornello
tempo d’invito ai sensi e accenti
mistero a giostra d’aerei spilli a flusso lento.
La solitudine amava il silenzio a specchio
trapassando l’anima dall’immagine al riflesso
nello sgomento deformato di pensiero dimesso
libero a piccoli orditi di follia sul dorso.
Giocava con la paura il timore dell’altezza
non smise la vita d’inseguire la morte
ironia della sorte le due eterne si cercarono sempre
per farsi beffe l’una dell’altra ed essere alla terra passo fatale.
Sul fondo si intravide una scritta, una stele
delicata verità sul confine sottile
intimo invito di sacralità ancestrale:
Tu, Uomo sei solo, non fartene un cruccio
così acciecato da tanto accanimento
ancora cerchi nella memoria del tempo
verità di cui necessiti quanto l’assoluto l’hai già
la coscienza della tua identità d’anima ad intima pietas.
La vita è una, una soltanto, che sia lampo!
Vano il credo ereditato che in vita si scava,
tale l’implacabile monito di questo canto!







