Siamo come nuvole nel cielo in questa società:
quando ci siamo veniamo accusati di oscurare il sole;
quando soffriamo o ci lamentiamo,
le nostre lacrime vengono evitate come pioggia acida;
si dice che portiamo fulmini,
che oscuriamo le stelle,
che togliamo la felicità.
Quando ci leviamo di torno molti paiono stare meglio.
Siamo le persone differenti, non negativamente,
ma perchè facciamo la differenza,
facciamo paura.
12 commenti

Guardo…
Mi bendo gli occhi.
Esseri insanguinati
mi inorridiscono.
Sento…
Mi tappo gli orecchi
Urli assordanti
mi terrorizzano.
Annuso…
Mi stringo le narici
fetori nauseabondi
mi ripugnano.
Urlo…
Mi bendo la bocca
Parole denigranti
mi offendono.
Tocco…
Mi lego le mani…
Gelidi esseri
mi raggelano.
Sensi impietosi,
opre efferate.
E il vivere langue.
E l’umano affligge.
(Riflessione di mia moglie sulle mie opere)
Me piace dialogare con mi moje,
quanno ner poetar, ‘n esempio coje.
Quanno ho bisogno d’un interlocutore,
che dica come pensa il suo autore.
Spesso ce la metto pe fa ride,
anche perché la cosa nun po stride.
Lei legge, abbozza e nun dice gnente,
segnale de pericolo imminente.
La notte poi nun è affatto strano,
trovammece a dormire sur divano !
“Ninè, co me nun provà a fare er furbo,
ce lu so che i sogni tuoi ormai non turbo.
Ma nun concedo de famme passà,
pa stupida che stai a immaginà.
Che nun lo sono, ma lo sono stata
tant’anni fa, quanno m’ hai sposata.”
“Fermete amò, ma cosa hai capito ?
Io nun avrei mai mosso un dito
pe criticà l’intelligenza rara
da tu persona che tanto mi è cara !
E’ che ho bisogno de na provocazione
pe fa capì ‘na certa situazione.”
“Ma proprio scema me dovevi fare ?
Nun c’era n’artro modo pe spiegare ?
Faccio a scema già da morto tempo
quanno a li guai tui nun trovi scampo,
’na moje c’ha ben artro che da fare,
che tue scemenze stare a riparare.
Che se volemo dirla proprio tutta,
sei arivato ‘nfine alla frutta.
La tu poesia ‘n se po’ proprio vedè,
smetti de scrive e nun pensare a me !
Me piace dialogare con mi moje,
quanno ner poetar, ‘n esempio coje.
Quanno ho bisogno d’un interlocutore,
che dica come pensa il suo autore.
Spesso ce la metto pe fa ride,
anche perché la cosa nun po stride.
Lei legge, abbozza e nun dice gnente,
segnale de pericolo imminente.
La notte poi nun è affatto strano,
trovammece a dormire sur divano !
“Ninè, co me nun provà a fare er furbo,
ce lu so che i sogni tuoi ormai non turbo.
Ma nun concedo de famme passà,
pa stupida che stai a immaginà.
Che nun lo sono, ma lo sono stata
tant’anni fa, quanno m’ hai sposata.”
“Fermete amò, ma cosa hai capito ?
Io nun avrei mai mosso un dito
pe criticà l’intelligenza rara
da tu persona che tanto mi è cara !
E’ che ho bisogno de na provocazione
pe fa capì ‘na certa situazione.”
“Ma proprio scema me dovevi fare ?
Nun c’era n’artro modo pe spiegare ?
Faccio a scema già da morto tempo
quanno a li guai tui nun trovi scampo,
’na moje c’ha ben artro che da fare,
che tue scemenze stare a riparare.
Che se volemo dirla proprio tutta,
sei arivato ‘nfine alla frutta.
La tu poesia ‘n se po’ proprio vedè,
smetti de scrive e nun pensare a me !
Mi piace stonare
anche se dicono che stonare
è perché non sai cantare.
E trovo tempo a chiudere gli occhi
immaginando che le nuvole
spariscono per sempre dal cielo
ed i colori del mondo
si mischiano dentro un bicchiere
Mi piace parlare
anche al contrario
perché chi l’ha detto
che bisogna seguire le regole
anche i preti ogni tanto
si dimenticano di Dio
allora cosa importa
se mi butto a capofitto
dentro un mondo senza cielo.
Mi piace stonare
anche se non è bello stonare
e lo faccio per me
perché sto meglio
e diventa d’estate l’inverno
senza nevrosi e malattie
mi piace così veramente
per sempre…
anche se dicono che stonare
è perché non sai cantare.
E trovo tempo a chiudere gli occhi
immaginando che le nuvole
spariscono per sempre dal cielo
ed i colori del mondo
si mischiano dentro un bicchiere
Mi piace parlare
anche al contrario
perché chi l’ha detto
che bisogna seguire le regole
anche i preti ogni tanto
si dimenticano di Dio
allora cosa importa
se mi butto a capofitto
dentro un mondo senza cielo.
Mi piace stonare
anche se non è bello stonare
e lo faccio per me
perché sto meglio
e diventa d’estate l’inverno
senza nevrosi e malattie
mi piace così veramente
per sempre…

Vaglio scrittori,
penso agire occulto.
Dogma dell’alma?
Nel suo cuor… il gentile.
Ne la mente… il sapiente.
*****
Poesia (Metrica del tanka (1/4/6) scaturita dalla lettura di un pensiero del celebre José de Sousa Saramago, scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta e critico letterario portoghese del 1900, a cui gli è stato assegnato nel 1998 il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente osservazione: “che con parabole sostenute da immaginazione, compassione e ironia ci permette ancora una volta di afferrare una realtà illusoria”:
“Noi scrittori e artisti lavoriamo nelle tenebre, e come ciechi soppesiamo l'oscurità” .
Ho passato molto tempo
insieme al mio silenzio!
Ma dal profondo inoltrato di me stessa
mi son subito rialzata……
Le mie lacrime gli Dei hanno udito
trascinandomi sull’Eden dei versi,
fino a giungere al varco della vittoria
ancor più lucente e maestosa.
Le mani aprirono i pugni delicati
lanciando per aria i semi aridi
che senza cura alcuna, tu, mi regalavi.
Ora… questi fogli,
che recano i rossi segni
dell'ebro vino che tinse la mia bocca,
non dovranno servire solo ai sogni
ma cader dovranno su fertile terreno
e lì, continuare a dar frumento.
Ecco, la carta mi chiede, m’invoglia,
mi supplica di usarla e concepirla.
…Impugno la penna
per orgasmo dello scrivere
e piano mi mormora... non perder l’’illusione!
insieme al mio silenzio!
Ma dal profondo inoltrato di me stessa
mi son subito rialzata……
Le mie lacrime gli Dei hanno udito
trascinandomi sull’Eden dei versi,
fino a giungere al varco della vittoria
ancor più lucente e maestosa.
Le mani aprirono i pugni delicati
lanciando per aria i semi aridi
che senza cura alcuna, tu, mi regalavi.
Ora… questi fogli,
che recano i rossi segni
dell'ebro vino che tinse la mia bocca,
non dovranno servire solo ai sogni
ma cader dovranno su fertile terreno
e lì, continuare a dar frumento.
Ecco, la carta mi chiede, m’invoglia,
mi supplica di usarla e concepirla.
…Impugno la penna
per orgasmo dello scrivere
e piano mi mormora... non perder l’’illusione!
Il dolore è donna,
a dispetto di quell’articolo.
La verità è che, il mio dolore,
ha inizio in ore sofferte
e sofferenti, quando le ossa
sembra si rompano,
si frantumino,tutte assieme.
Quando mi trovo a soffrire per te,
sin dal tuo primo urlo alla vita.
E continuo quando con te,
figlio, devo condividere lacrime
e giorni un po’ amari e le notti lunghe.
E ancora quando tu, uomo,
mi fai piangere, quando il tuo amore
grida possesso, quando laceri la mia anima,
quando mi lasci sola
a spazzare via i perché, ad ingoiare fiele
che nutre la mia sofferenza…
… Che cosa vuoi che sia:
è solo il mio dolore, plasmato per me
che sono nata donna.
… Ed ora tu dimmi,
cosa vuoi che sia il graffio
della mia unghia sulla tua anima…
a dispetto di quell’articolo.
La verità è che, il mio dolore,
ha inizio in ore sofferte
e sofferenti, quando le ossa
sembra si rompano,
si frantumino,tutte assieme.
Quando mi trovo a soffrire per te,
sin dal tuo primo urlo alla vita.
E continuo quando con te,
figlio, devo condividere lacrime
e giorni un po’ amari e le notti lunghe.
E ancora quando tu, uomo,
mi fai piangere, quando il tuo amore
grida possesso, quando laceri la mia anima,
quando mi lasci sola
a spazzare via i perché, ad ingoiare fiele
che nutre la mia sofferenza…
… Che cosa vuoi che sia:
è solo il mio dolore, plasmato per me
che sono nata donna.
… Ed ora tu dimmi,
cosa vuoi che sia il graffio
della mia unghia sulla tua anima…
Senza quasi farsi notare
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
‘Nc’avemo manco i sordi pe campà,
semo ‘n Calabria che potemo fa !
Ma nun ce lagnamo, semo contenti
pe le bellezze che sono presenti.
C’avemo er cielo, er sole e er mare,
n’avemo artro da argomentare.
L’alba e er tramonto son da incorniciare,
solo un Maestro le riesce a pitturare.
Celeste e giallo come er cielo e er grano,
so li colori de la prima mano
quanno er sole s’arza ogni matina
e s’adagia tra essi pe dà na sbirciatina.
C’è pure er rosso in tutto questo oro
che è der sangue de tutti coloro
che morirono a causa del lavoro
in terre assai lontane, come tanti,
sto a parlà dei nostri emigranti.
Er mare è er fiore all’occhiello,
che dire solamente che è bello,
vor di esse cecati come Omero
e scrive in modo poco sincero.
La luna poi dipinge le atmosfere
trovando fra le sue mille scogliere,
l’anfratti che l’innamorati,
cercheno come gli assetati.
Io vivo qui, nun me ne vojo annare,
ner regno de Nausicaa rimanere,
me basta poco ! E poi posso giocare
cor cavalluccio, de casa in questo mare.
semo ‘n Calabria che potemo fa !
Ma nun ce lagnamo, semo contenti
pe le bellezze che sono presenti.
C’avemo er cielo, er sole e er mare,
n’avemo artro da argomentare.
L’alba e er tramonto son da incorniciare,
solo un Maestro le riesce a pitturare.
Celeste e giallo come er cielo e er grano,
so li colori de la prima mano
quanno er sole s’arza ogni matina
e s’adagia tra essi pe dà na sbirciatina.
C’è pure er rosso in tutto questo oro
che è der sangue de tutti coloro
che morirono a causa del lavoro
in terre assai lontane, come tanti,
sto a parlà dei nostri emigranti.
Er mare è er fiore all’occhiello,
che dire solamente che è bello,
vor di esse cecati come Omero
e scrive in modo poco sincero.
La luna poi dipinge le atmosfere
trovando fra le sue mille scogliere,
l’anfratti che l’innamorati,
cercheno come gli assetati.
Io vivo qui, nun me ne vojo annare,
ner regno de Nausicaa rimanere,
me basta poco ! E poi posso giocare
cor cavalluccio, de casa in questo mare.
…E quando ti alzi
e quel che vedi non somiglia
per niente alla tua speranza …
…e svelto devi correre
verso i luoghi
della quotidiana indifferenza,
che non parlano, che son sordi,
che mentono!
E ti senti cenere sulla città…
…senza riuscire a scorgere
nessun gabbiano in volo!

E mi sfiora il pensiero
che tutto sia un sogno
presto mi sveglierò
La pelle del mio viso
avrà lucentezza
di perla della giovinezza,
la fronte libera dalle ferite
del tempo vissuto
Lo sguardo brillerà di gioia
non di lacrime
trattenute a nascondere
sofferenza e stanchezza
E mi sfiora il pensiero
delle nostre labbra
unite in baci caldi,
di noi spalla a spalla
nel buio della notte
parlare, ridere, giocare
e finire poi a far l'amore
E mi sfiora il pensiero
quando mi trovavo
a pensare al futuro con te,
in una casetta nelle lande
delle nostre colline
io e te …. un cane, un gatto
e tanto amore
E mi colpisce il pensiero,
una freccia nel cuore
una goccia di sangue tremula
goccia di rugiada su una rosa appassita,
di un falso, maledetto sogno
di me bambina attempata
Vago nel buio alla ricerca di te
in ogni respiro, in ogni battito
del mio disperato cuore
in cui ti custodisco
raro, immenso dono
dell'amore di Dio
E’ come se il buio trattenuto all’arcano collassasse
e i volti del dolore formassero un guazzabuglio di forme
trame senza orientamento nella perdita della misura
in agonia col tempo spappolato d’illusioni rianimate per errore
e identità confuse imbustate dimentiche di indirizzo o ragione
come un rasoio rigonfio d’eventi senz’armonia e senza destino
reciso alla vena del sogno nella consapevolezza finale d’aver ceduto
la semina d’una qualche felicità devota di speranza all’unione fatale
nella rassegnazione vigliacca che ci sia valore nello svendersi alla prima occasione.
Difficile sottrarre la mente alla perdita d’aderenza alla realtà
quando quel che resta è imburrare il primo pensiero per ingoiare la verità
nell’assenza di prospettiva imbavagliando il cuore astemio all’estensione.
Un nodo a una stringa già piena di nodi per il gioco alla noia
tradito l’incanto risalente l’abisso e sanguinante silente simboli all’ignoto
ricco di follia nella ricerca della presunta chiave di svolta.
Quant’è reale il bisogno riverso su sé stesso se la vita mura viva la sua arte?
Se non v’è selezione vivificatrice di senso alla fine della luce, quale la scelta?
La visione ultima d’una anima in piena?
e i volti del dolore formassero un guazzabuglio di forme
trame senza orientamento nella perdita della misura
in agonia col tempo spappolato d’illusioni rianimate per errore
e identità confuse imbustate dimentiche di indirizzo o ragione
come un rasoio rigonfio d’eventi senz’armonia e senza destino
reciso alla vena del sogno nella consapevolezza finale d’aver ceduto
la semina d’una qualche felicità devota di speranza all’unione fatale
nella rassegnazione vigliacca che ci sia valore nello svendersi alla prima occasione.
Difficile sottrarre la mente alla perdita d’aderenza alla realtà
quando quel che resta è imburrare il primo pensiero per ingoiare la verità
nell’assenza di prospettiva imbavagliando il cuore astemio all’estensione.
Un nodo a una stringa già piena di nodi per il gioco alla noia
tradito l’incanto risalente l’abisso e sanguinante silente simboli all’ignoto
ricco di follia nella ricerca della presunta chiave di svolta.
Quant’è reale il bisogno riverso su sé stesso se la vita mura viva la sua arte?
Se non v’è selezione vivificatrice di senso alla fine della luce, quale la scelta?
La visione ultima d’una anima in piena?
Vorrei render musicale
questo mio parlar fatale,
scrivo e getto il mio inchiostro
fino a quando non dimostro
che il pensiero, dentro me,
è fondato sul perché.
Perché chiede il bambino
sono nato piccolino,
perché dice il grande re
son di carne come te.
Io che ci faccia al mondo,
non me ne rendo conto,
perché in questa società
è difficile campà ?
E chi è il Creatore,
un artista o un impostore ?
queste mille e più domande
che affollano la mente,
all’umano sottoposte
troveranno le risposte
che, convien, sian suggerite,
dopo attenta riflessione
dalla mente e la ragione.
Ma…non bisogna sottacere…
le risposte saran vere
se dall’anima si parte,
con rimescolio di carte.
E per questo mi domando
cosa vo farneticando,
io che la sento in me
agitarsi sui perché.
Ma ne ho considerazione
forse più della ragione !
Se un giorno crescerò
ed un grande diverrò
sarà chè avrò trovato
l’equilibrio, un concordato
tra due belle dotazioni
per risolvere questioni
che ci affliggono allorquando
siamo in crisi in questo mondo.
questo mio parlar fatale,
scrivo e getto il mio inchiostro
fino a quando non dimostro
che il pensiero, dentro me,
è fondato sul perché.
Perché chiede il bambino
sono nato piccolino,
perché dice il grande re
son di carne come te.
Io che ci faccia al mondo,
non me ne rendo conto,
perché in questa società
è difficile campà ?
E chi è il Creatore,
un artista o un impostore ?
queste mille e più domande
che affollano la mente,
all’umano sottoposte
troveranno le risposte
che, convien, sian suggerite,
dopo attenta riflessione
dalla mente e la ragione.
Ma…non bisogna sottacere…
le risposte saran vere
se dall’anima si parte,
con rimescolio di carte.
E per questo mi domando
cosa vo farneticando,
io che la sento in me
agitarsi sui perché.
Ma ne ho considerazione
forse più della ragione !
Se un giorno crescerò
ed un grande diverrò
sarà chè avrò trovato
l’equilibrio, un concordato
tra due belle dotazioni
per risolvere questioni
che ci affliggono allorquando
siamo in crisi in questo mondo.







