Dietro la tenda
osservo l'ombra del sole
sostare dietro le nuvole
basta poco
uno sbuffo di vento
banale
banale
e quel piccolo alito di vita
sorprende e schiara i contorni
mentre è freddo fuori
e si aspetta la neve.
Un passaggio di nuvole
traccia e confonde
le movenze del mare
le movenze del mare
l'orizzonte si nasconde
ed io rimango a guardare...
Nevicherà?
Dopo un pò
fiorisce il sole.
11 commenti
Cos’altro attendi dalla rarefatta indagine
che non sia l’ennesima tua disfatta?
Cosa riduci ad icona per ammorbidirne le linee
in quel dolore muto che cinge la noia?
Cosa infine trabocca dal cieco malessere
che non sia già stato medicato all’essere?
S’illude il cammino se il passo decide il destino
S’inganna la mente se la quiete fiacca la scelta
e la si comprende inglobata sospesa d’attesa
immagine a specchio di miserevole resa.
Felice si dice chi non dubita dell’errore
convinto dello scarto nell’angolo buio del cuore
quel tanto che basta per non sentire dolore
invadere il respiro immutato d’un urlo d’amore.
che non sia l’ennesima tua disfatta?
Cosa riduci ad icona per ammorbidirne le linee
in quel dolore muto che cinge la noia?
Cosa infine trabocca dal cieco malessere
che non sia già stato medicato all’essere?
S’illude il cammino se il passo decide il destino
S’inganna la mente se la quiete fiacca la scelta
e la si comprende inglobata sospesa d’attesa
immagine a specchio di miserevole resa.
Felice si dice chi non dubita dell’errore
convinto dello scarto nell’angolo buio del cuore
quel tanto che basta per non sentire dolore
invadere il respiro immutato d’un urlo d’amore.
Eh la vita l’è bela,
basta avere un pensiero, un idea,
un po’ di allegria ,
e ti sembra un giorno di festa;
eh la vita và d fretta,
e non aspetta,
passa in fretta,
e tutto pare un sogno,
irreale;
in quanto breve,
bisogna cercare di
condividerla con qualcuno,
la vita và di fretta,
sempre in fretta;
una giostra che gira,
e gli anni che volano,
e impari tante cose,
sbagliando.
basta avere un pensiero, un idea,
un po’ di allegria ,
e ti sembra un giorno di festa;
eh la vita và d fretta,
e non aspetta,
passa in fretta,
e tutto pare un sogno,
irreale;
in quanto breve,
bisogna cercare di
condividerla con qualcuno,
la vita và di fretta,
sempre in fretta;
una giostra che gira,
e gli anni che volano,
e impari tante cose,
sbagliando.
Stanca,
stanca,
stanca…
vorrei dormire per tre mesi.
Il mio cervello
per così dire sta fondendo il motore.
Sono
malinconica,
triste
proprio come te.
Sei insignificante
e insulso,
mi fa venir voglia
di non far più nulla.
Non desidero mostrarmi al mondo.
Vorrei cadere come una foglia al suolo
e da esso essere ricoperta.
Che aria fresca
e che profumo c’è in ella!
Mi sento parte di te,
e tu sei lieta di far parte di me.
C’è una rinascita,
lo sento in ogni mio atomo,
in ogni mia molecola,
la mia mente è in festa!
Mi sei venuta a trovare?
Benvenuta!
Aspetta, stenderò per te il tappeto rosso
come rosse e infuocate sono le tue giornate….
Mi vien di saltare,
di gioire,
di gridare…
Ma cosa mi hai fatto?
Tu che dovresti vergognarti,
sì proprio così,
sei arrivata di ritardo quest’anno
e so che te ne andrai così presto!
Lasciami almeno un ricordo di te nell’animo
affinché io ti possa perdonare.
Spaziavano verdi vallate infinite
e mari senza confini
correvano verso gli oceani
e nel mio cuore.
Brillavano gli occhi,
quando incontravano i tuoi,
ed io credevo di essere
nell’altra metà del mio cielo.
Ora, mi convinco
che è solo brina,
quella che poggia sul cuore,
basterà il calore che ho dentro
a farla evaporare.
… Forse!...
Invece, probabilmente,
basterebbe un bacio
o sarebbe più opportuno
che nascesse l’ amore
e sciogliesse la neve.
… Forse!...
Poi, se così fosse,
mi dico che la vita
dovrebbe ricominciare
di nuovo
e allora penso che
non finirà mai di nevicare…
e mari senza confini
correvano verso gli oceani
e nel mio cuore.
Brillavano gli occhi,
quando incontravano i tuoi,
ed io credevo di essere
nell’altra metà del mio cielo.
Ora, mi convinco
che è solo brina,
quella che poggia sul cuore,
basterà il calore che ho dentro
a farla evaporare.
… Forse!...
Invece, probabilmente,
basterebbe un bacio
o sarebbe più opportuno
che nascesse l’ amore
e sciogliesse la neve.
… Forse!...
Poi, se così fosse,
mi dico che la vita
dovrebbe ricominciare
di nuovo
e allora penso che
non finirà mai di nevicare…
Per scriverti certe poesie,
ci vuole orecchio,
in tinto dentro il secchio,
anzi parecchio,
bisogna averlo tutto,
per scrivere certe cose;
e tu non mi dici niente,
e non ti sfiora,
il mio tormento per te,
e mi lasci qui
da solo,
mentre te n e vai,
ed io non dormirò mai,
pensando dove sei;
e ti scrivo una poesia;
per scrivere certe poesie,
ci vuole orecchio;
ci vogliono le parole,
e un senso logico
portante;
per fare poesia,
ci vuole l’idea,
l’idea di base,
base,
la base,
per fare poesia.
ci vuole orecchio,
in tinto dentro il secchio,
anzi parecchio,
bisogna averlo tutto,
per scrivere certe cose;
e tu non mi dici niente,
e non ti sfiora,
il mio tormento per te,
e mi lasci qui
da solo,
mentre te n e vai,
ed io non dormirò mai,
pensando dove sei;
e ti scrivo una poesia;
per scrivere certe poesie,
ci vuole orecchio;
ci vogliono le parole,
e un senso logico
portante;
per fare poesia,
ci vuole l’idea,
l’idea di base,
base,
la base,
per fare poesia.
Seduta su questa comoda poltrona.
Mi dicono che riposare devo
ma io giovane mi sento.
Ricordo….
La fatica e il sudore.
Mi allenavo costantemente
per raggiungere la perfezione
la mia mente
rifiutava l’errore.
E così mi guardavo allo specchio
mi esercitavo all’asta
mi rimproveravo
mi applaudivo da sola…
Chi può capire
come ci si sente
a sfidare la fragilità?
Quel palco luminoso
e il tintinnio delle mie paiettes.
E le forti mani
del compagno che mi sollevavano.
E sentire il suo battito
così vicino al mio …
E quando
quel punto luce sul palco si spegneva
in un sol battito di ciglia…
e il silenzio ….
Poi
finiva tutto …
io esile
sfinita
ma dentro
tanta voglia di rincominciare.
Ballare, ballare, e ancora
danzare sulle punte
fino a consumarle….
La fama
con cui il mio io si sfamava
un di’ cessò
e la sua lama
affondò
senza compassione
alcuna
per questa mia passione.
Ricordo ancora il mio primo tutù…
Quella vocina ancora mi ripete: “Devi riposare!”
Sì, devo riposare
e le forze recuperare
perché poi ancora dovrò danzare!
Mi dicono che riposare devo
ma io giovane mi sento.
Ricordo….
La fatica e il sudore.
Mi allenavo costantemente
per raggiungere la perfezione
la mia mente
rifiutava l’errore.
E così mi guardavo allo specchio
mi esercitavo all’asta
mi rimproveravo
mi applaudivo da sola…
Chi può capire
come ci si sente
a sfidare la fragilità?
Quel palco luminoso
e il tintinnio delle mie paiettes.
E le forti mani
del compagno che mi sollevavano.
E sentire il suo battito
così vicino al mio …
E quando
quel punto luce sul palco si spegneva
in un sol battito di ciglia…
e il silenzio ….
Poi
finiva tutto …
io esile
sfinita
ma dentro
tanta voglia di rincominciare.
Ballare, ballare, e ancora
danzare sulle punte
fino a consumarle….
La fama
con cui il mio io si sfamava
un di’ cessò
e la sua lama
affondò
senza compassione
alcuna
per questa mia passione.
Ricordo ancora il mio primo tutù…
Quella vocina ancora mi ripete: “Devi riposare!”
Sì, devo riposare
e le forze recuperare
perché poi ancora dovrò danzare!
( STILO – BIVONGI – PAZZANO
tre paesi della Vallata dello Stilaro RC )
-----------------
Or che della Valle
tesser vorrei la lode,
tu, amica mia, stammi vicino,
infondi in me profondi pensieri.
Vola la mente ad accarezzare i ricordi,
vagano gli occhi tra angoli noti,
cerco, vedo, sento
e lo sguardo trova appiglio.
Tre fratelli dall’inceder sicuro,
da me passan oltre,
il loro dire è più attento del cammino
e sostan lì, vicino al fiume stanco,
che lento, verso il “Nostrum Mare “va.
Come un bimbo, che fa gola al suo compagno
del suo novello gioco,
così andavan narrando
dei loro pregi i tre fratelli.
Io sono il colto, il primo dice,
ho tanta fama e il sole sta sul viso mio,
posseggo arte, storia e filosofia,
nobili illustri, erudite menti,
palazzi e tenute antichi,
castelli conventi e Bizantina Chiesa.
del sole la città mia, a visitar vi invito,
emozioni sicuro vi darà la vista mia,
così ai piè del Consolino,
e dallo Jonio, giù qualcuno,
“ il Presepe è lì”, con la mano indicherà.
Eguagliar nessun potrà l’aspetto mio.
Certo, sicuro, tutto è verità,
fratello caro, l’altro rispose,
io, invece, laborioso sono assai.
Trovo gusto a viver con la natura,
ogni seme che io pianto,
in ogni dove, di certo,
spuntar vedrò il suo germoglio
e a iosa i frutti buoni coglierò.
Ho mente acuta, aperta alla cultura
e giovani come me ne trovi tanti,
protetti da una Mamma Buona e Santa,
e se con te io pure son fratello,
Ella allor non è soltanto mia,
ma è Mamma Nostra.
Ti esorto vienimi a trovare,
son posto proprio alle spalle tue
e se il sole all’orizzonte
ogni dì vedi levarsi in cielo,
è cosa assai gradita
ammirarne pure il suo tramonto.
Silente, capo chino,
l’ultimo, tutto in cuor suo serbava
e schiarendosi la voce, al suo momento,
a raccontare così si mise:
cosa dir di me, io proprio non saprei,
piccolo si, ma non per questo meno amato.
Tanto e tanto ho lavorato
e ricca è la terra mia di ferro duro.
In mezzo a voi io sto vicino,
come sul viso stan le labbra con il naso.
Tocco anch’io il Consolino, giusto quanto voi,
ma non guardatemi così, se con orgoglio,
di monte ne ho uno tutto mio.
Lassù v’è il Paradiso, andatelo a scalare,
ogni senso si rigenera, tra quiete, pace e amore.
Non un re nel suo castello, v’è in cima a quella vetta,
bensì una grande Stella, dei cuori la Regina,
in fondo sta, in una grotta rara
che solo la natura poteva fare così bella.
Taciti i tre si tesero le mani
e uniti in un intreccio, giocarono di sguardi.
La profonda voce dello Stilaro allor
si udì levarsi in inno: “ Bravi i figli miei”,
questo è vero amore e civiltà!
Passar tant’acqua vidi sotto i ponti
e con essa pur dolore, fame e povertà.
Se uno di voi in cuore ha la tristezza,
l’altro non sorrida, per carità,
ma datevi una mano, vincete la partita,
la vita a volte è dura e malvagia la natura,
pure l’uomo, re crudele, tutto toccando muta.
Vi chiedo come padre, aiuto e unità,
beni vitali e necessari assai
a nutrir la nostra Valle amata,
così a lungo ancor essa vivrà
oasi di bellezza, storia e civiltà.
tre paesi della Vallata dello Stilaro RC )
-----------------
Or che della Valle
tesser vorrei la lode,
tu, amica mia, stammi vicino,
infondi in me profondi pensieri.
Vola la mente ad accarezzare i ricordi,
vagano gli occhi tra angoli noti,
cerco, vedo, sento
e lo sguardo trova appiglio.
Tre fratelli dall’inceder sicuro,
da me passan oltre,
il loro dire è più attento del cammino
e sostan lì, vicino al fiume stanco,
che lento, verso il “Nostrum Mare “va.
Come un bimbo, che fa gola al suo compagno
del suo novello gioco,
così andavan narrando
dei loro pregi i tre fratelli.
Io sono il colto, il primo dice,
ho tanta fama e il sole sta sul viso mio,
posseggo arte, storia e filosofia,
nobili illustri, erudite menti,
palazzi e tenute antichi,
castelli conventi e Bizantina Chiesa.
del sole la città mia, a visitar vi invito,
emozioni sicuro vi darà la vista mia,
così ai piè del Consolino,
e dallo Jonio, giù qualcuno,
“ il Presepe è lì”, con la mano indicherà.
Eguagliar nessun potrà l’aspetto mio.
Certo, sicuro, tutto è verità,
fratello caro, l’altro rispose,
io, invece, laborioso sono assai.
Trovo gusto a viver con la natura,
ogni seme che io pianto,
in ogni dove, di certo,
spuntar vedrò il suo germoglio
e a iosa i frutti buoni coglierò.
Ho mente acuta, aperta alla cultura
e giovani come me ne trovi tanti,
protetti da una Mamma Buona e Santa,
e se con te io pure son fratello,
Ella allor non è soltanto mia,
ma è Mamma Nostra.
Ti esorto vienimi a trovare,
son posto proprio alle spalle tue
e se il sole all’orizzonte
ogni dì vedi levarsi in cielo,
è cosa assai gradita
ammirarne pure il suo tramonto.
Silente, capo chino,
l’ultimo, tutto in cuor suo serbava
e schiarendosi la voce, al suo momento,
a raccontare così si mise:
cosa dir di me, io proprio non saprei,
piccolo si, ma non per questo meno amato.
Tanto e tanto ho lavorato
e ricca è la terra mia di ferro duro.
In mezzo a voi io sto vicino,
come sul viso stan le labbra con il naso.
Tocco anch’io il Consolino, giusto quanto voi,
ma non guardatemi così, se con orgoglio,
di monte ne ho uno tutto mio.
Lassù v’è il Paradiso, andatelo a scalare,
ogni senso si rigenera, tra quiete, pace e amore.
Non un re nel suo castello, v’è in cima a quella vetta,
bensì una grande Stella, dei cuori la Regina,
in fondo sta, in una grotta rara
che solo la natura poteva fare così bella.
Taciti i tre si tesero le mani
e uniti in un intreccio, giocarono di sguardi.
La profonda voce dello Stilaro allor
si udì levarsi in inno: “ Bravi i figli miei”,
questo è vero amore e civiltà!
Passar tant’acqua vidi sotto i ponti
e con essa pur dolore, fame e povertà.
Se uno di voi in cuore ha la tristezza,
l’altro non sorrida, per carità,
ma datevi una mano, vincete la partita,
la vita a volte è dura e malvagia la natura,
pure l’uomo, re crudele, tutto toccando muta.
Vi chiedo come padre, aiuto e unità,
beni vitali e necessari assai
a nutrir la nostra Valle amata,
così a lungo ancor essa vivrà
oasi di bellezza, storia e civiltà.
Voci di popoli in cammino..
Voci arroganti
sui miseri corpi innocenti.
Intrise di pregiudizi
le voci dei potenti
e le incongrue affermazioni
celano palesi verità.
L'umanità implora!
Inascoltate, voci sofferenti!
Ma la benevola voce trascende
e s'inerpica nei meandri della coscienza.
Libera, voce che speri!
Libera, voce che ami!
Errare...
Andare dove?
Oh, sconosciuta
e ribelle inquietudine
che traccia potenti itinerari!
Strade da percorrere,
strade dritte verso il sogno.
Strade di salvezza,
sacre distrazioni
dal falso incanto del reale...
Ricerca di una croce consolatrice forse?
O vagabondare
senza riferimento alcuno,
nel pieno dominio
della più dolce avventura?
Ma l’errare è gioia del nuovo.
Non può aver definizione alcuna!
E’ il viaggio di Gauiguin
di Ulisse, di Gulliver,
di Robinson, del Faust!
...Infinite son le immagini
che circondano
la dinamica sublime idea:
Erotismo e voluttà, purezza,
amore ,conoscenza,
esilio....
E’ un risveglio arcano
che affiora dalle nostre
estreme profondità ...
E’ necessità dell’imprevisto,
del rischio, dell’errore, dell’incredibile.
Per nulla docile progetto!
Erriamo...
accompagnati dal nostalgico
sogno di noi stessi ,
con la voglia di spezzare i confini del finito,
e respirare l’incondizionato eterno.
Oh, errabondo errare!
Oh, fedele
e imprevedibile compagno,
che ci riporti sempre
verso la nostra vera casa.
Andare dove?
Oh, sconosciuta
e ribelle inquietudine
che traccia potenti itinerari!
Strade da percorrere,
strade dritte verso il sogno.
Strade di salvezza,
sacre distrazioni
dal falso incanto del reale...
Ricerca di una croce consolatrice forse?
O vagabondare
senza riferimento alcuno,
nel pieno dominio
della più dolce avventura?
Ma l’errare è gioia del nuovo.
Non può aver definizione alcuna!
E’ il viaggio di Gauiguin
di Ulisse, di Gulliver,
di Robinson, del Faust!
...Infinite son le immagini
che circondano
la dinamica sublime idea:
Erotismo e voluttà, purezza,
amore ,conoscenza,
esilio....
E’ un risveglio arcano
che affiora dalle nostre
estreme profondità ...
E’ necessità dell’imprevisto,
del rischio, dell’errore, dell’incredibile.
Per nulla docile progetto!
Erriamo...
accompagnati dal nostalgico
sogno di noi stessi ,
con la voglia di spezzare i confini del finito,
e respirare l’incondizionato eterno.
Oh, errabondo errare!
Oh, fedele
e imprevedibile compagno,
che ci riporti sempre
verso la nostra vera casa.
Un minuto,
una goccia di eternità,
un secondo che và,
un a notte che vola,
tra sogni infranti,
sonno dileguato.
Rabbia di ieri,
dolori segreti,
la notte và,
và via,
e ti lascia prono nel domani,
da solo,
silenzio.
Vorresti venisse un tempo diverso,
il tempo
del perdono el’amicizia
e della comprensione,
dell’ascolto e della pazienza;
m ail mondo è questo qua,
che ci vuoi fare;
bene e male,
giusto sbagliato,
un a lotta,
un a corsa continua,
verso il futuro.
una goccia di eternità,
un secondo che và,
un a notte che vola,
tra sogni infranti,
sonno dileguato.
Rabbia di ieri,
dolori segreti,
la notte và,
và via,
e ti lascia prono nel domani,
da solo,
silenzio.
Vorresti venisse un tempo diverso,
il tempo
del perdono el’amicizia
e della comprensione,
dell’ascolto e della pazienza;
m ail mondo è questo qua,
che ci vuoi fare;
bene e male,
giusto sbagliato,
un a lotta,
un a corsa continua,
verso il futuro.
Ciò che è senza nome
se ne stava muto a rimirare il sogno
l’idea decapitata dal mistero d’esser seme
in un rispetto reo confesso di primo destino
oscurando la volontà nelle mani del bambino
ricucite alle intenzioni ciarlatane in cuore.
Tutto così chiaro e doloroso.
Tutto premeditato al sentire il vero.
Eppur il gioco stanca più del sogno
promesse ingoiate scambiando le parole
ignare d’eternità e d’esser il loro stesso male
sui giorni rimasti ad invocar colore.
Seppi così che tutto può morire
ma non quello che vivente in sé
chiede al cielo un riposo in fondo
l’illusione d’esser vivo in tal supplicante muto.
se ne stava muto a rimirare il sogno
l’idea decapitata dal mistero d’esser seme
in un rispetto reo confesso di primo destino
oscurando la volontà nelle mani del bambino
ricucite alle intenzioni ciarlatane in cuore.
Tutto così chiaro e doloroso.
Tutto premeditato al sentire il vero.
Eppur il gioco stanca più del sogno
promesse ingoiate scambiando le parole
ignare d’eternità e d’esser il loro stesso male
sui giorni rimasti ad invocar colore.
Seppi così che tutto può morire
ma non quello che vivente in sé
chiede al cielo un riposo in fondo
l’illusione d’esser vivo in tal supplicante muto.
Sovente,
nel corso della vita,
ti percepisci
inadeguato
nel raggiungere
certi obiettivi;
onde annullare
la frustrazione
corrosiva,
pensi non sia
così importante
sognare;
però, rinunciarvi,
è come ricalcare
la già sfortunata
esistenza
di chi sia condannato
a sopravvivere;
osare, voler crescere,
cercare un miglioramento
non solo materiale
alla propria esistenza,
è un diritto irrinunciabile,
è progresso.
nel corso della vita,
ti percepisci
inadeguato
nel raggiungere
certi obiettivi;
onde annullare
la frustrazione
corrosiva,
pensi non sia
così importante
sognare;
però, rinunciarvi,
è come ricalcare
la già sfortunata
esistenza
di chi sia condannato
a sopravvivere;
osare, voler crescere,
cercare un miglioramento
non solo materiale
alla propria esistenza,
è un diritto irrinunciabile,
è progresso.
Quel fenomeno
che sa di magia
che tutti rapisce
e stordisce
come tramite una malia.
Di tutti lo sguardo è rapito
al cielo…
con occhialini protettivi
dai balconi,
dalle terrazze,
dal lavoro,
dalle proprie stanze,
tutti curiosano
sono in trepidante attesa….
Il giorno da il posto alla notte
il mondo si è spento
la luna non sa cosa fare
è un po’ in confusione.
“Poverella!”
dove farà la sua entrata trionfale
o è presto,
dovrà aspettare?
Intrattengo il respiro
lo intrattieni anche tu
sembra la fine del mondo
la fine di tutto ma…
una manciata di secondi
e poi un piccolissimo bagliore
uno spicchio di sole
si mostra di nuovo
e pian piano dei lineamenti suoi
il mondo ritrovo.
Quanti anni ancor
dovrò contar
prima che l’eclissi solar
potrà far palpitar
l’animo mio e la giornata fermar?









