a rileggere ancora,
per l’ennesima volta, le frasi sui muri
di maleodoranti stanze,
umide, spoglie, ingrigite dal fumo.
Luogo privo di emozioni,
solo ira, sfiducia, solitudine,
dove gli unici colori, il banco e il nero,
invogliano ancor più
alla depressione e alla stanchezza.
Frenetico via vai di uomo solo,
appoggi il capo e afferri le sbarre gelide
e al di là, sguardi vigili di uomini in divisa,
mentre i rumori giungono forti,
amplificati dal vuoto circostante.
Solitudine, pentimento,
pensi ai figli che aspettano il tuo ritorno,
alla famiglia delusa e sofferente.
Tutti i sogni sfumati, per un gesto sbagliato,
motivi inspiegabili, insensati,
ma pur sempre uno sbaglio.
In dietro nel tempo vai,
risenti la voce mai stanca di madre.
Le parole visitano la mente
mentre le mani son pronte
a stringere le tempie,
quasi a placare le martellanti parole.
“ Vola figlio mio, vola sempre più in alto,
che il destino ti sia a favore,
che ti stia sempre accanto.
Raccogli solo le cose buone
che la vita ti offre,
fai tesoro delle parole…
Racchiudile in te e falle germogliare
e dai frutti che un dì coglierai,
spargi ancora nuovi semi.
Abbi sempre tenacia e coraggio,
non abbassare mai il capo
a illeciti occasioni…
Vola sempre in alto figlio mio,
sempre…. “
Risenti quell’eco… quelle parole…
Un grido si leva dalla cella,
basta … basta…
Sagge parole di una madre
gridi tu oggi, da figlio adulto.
Viso smorto, sguardo perso,
ora levato, guardi verso l’unica
fonte di luce, verso il libero orizzonte,
Il cuore batte forte, ama ancora la bellezza,
e la mente pensa la libertà.
Chiudi gli occhi e ti ritrovi al di là
delle sbarre e libero, sogni di volare..
Vola figlio mio, vola…
mai parole per te più dolci
furono pronunciate…
Pur chi sbaglia merita la facoltà
di rimediare ai propri errori, e
immagini, pensi, ami, sai di essere vivo,
perché il cuore batte forte in te e in esso
c’è la libertà, che nessuno può levarti
seppure in cella.
Mente e cuore combattono da guerrieri
a far trionfare la vera libertà,
e tu convinto più che mai, lotti
a raccogliere di essa solo il buono,
farla volare alta,
legandola al filo della vita
per costruire insieme
un futuro migliore.
Batuffoli d'ovatta a imbiancar cielo e
schizzi di luce a donar chiarore,
ombre cupe a velar cuore..
Sul monte sprazzi di neve,
ad attender sole,
acqua e scender nel fiume.
Valle coperta d'erba,
verde smeraldo, manto sulla terra.
Margherite, papaveri ad annunciar primavera.
Cuor ad aprir porta far nascere amore,
gocce di bontà a posar su anime.
Vapore acqueo a salir in cielo,
Angelo ad adornar buone parole.
Natura a donar stratosferiche visioni.
Dio, creò la primavera per rinnovar la vita,
cellule umane a rinvigorir dal freddo inverno..
Dio avvolgici del verde manto e di
vivida speranza..
imbiancar prati e monti..
ha confuso i miei anni
mescolando le carte dei giorni
e i secondi non riesco a cambiare
ci ho provato
e lo sai
ho giocato
con la sorte
ma il fato
non perde mai
questi occhi brillanti
come stelle cadenti
che illuminanoil cielo dei miei giorni perdenti
questa non è poesia
nè canzone
nè arte
son parole nel nulla
per riprender le carte
si è tutto
frutto di un vento
che scompiglia
i pensieri
l'anima
la ragione
i ricordi di ieri
dietro questa finestra
affacciato sul cielo
vedo quello che è stato
e dire altro non so
alta marea, nel cuore, per brividi e lacrime.
… Rampicanti di rose,
graffio e brucio sulla pelle,
urlo il dolore e la gioia della nascita,
i sorrisi e i pianti di tanti tuoi giorni.
… Ma non è niente, vedrai!...
Velo bianco di sposa
profumo di gardenia
in un bouquet di fiori di campo.
… Copro la solitudine della notte
e con te conto le ore, i giorni, gli anni,
vivo accanto
e dentro di te.
Sono ombra,
restami aggrappato! …
Anche quando mi rinneghi,
mi cerchi e non mi vedi,
mi desideri e non sai godermi…
… Resta con me!...
Stai con me se demoni
vorranno incantarti.
Sono l’anima che ti abita,
anche se non lo sai,
vivo nel fiume caldo che
ti scorre nelle vene.
… Questo,
ciò che un giorno,tanto tempo fa,
disse l’Amore al mondo…

Il puntiglioso
non vince per ragione.
Corta… memoria!
<=> <=> <=>
Da un pensiero del celebre François de La Rochefoucauld, scrittore, filosofo e aforista francese del 1600, una mia considerazione in stile haiku (1-4-6):
“La ristrettezza mentale determina la caparbietà: non crediamo facilmente a ciò che si trova al di là del nostro campo visivo. Le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che oltrepassa la loro portata.”
Forse per destino i quattro s’ incontrarono,
lì dove regna l’apparente pace,
seduti come stan gli amici al bar,
visi solcati e bocca cucita, tace.
Si scrutano, cercano di capire,
negli occhi, quasi spenti, si legge ogni storia,
i cenni con il capo ne danno la conferma,
di loro nessun postero terrà viva la memoria.
Come macchina ridotta ad un rottame
son loro parcheggiati in “Domus Curae”,
stanchi, fermi o pochi passi appena,
che vita! Tutto in quella casa li trascura.
Nessuno più li cerca, nessuno più li vuole,
nemmeno i propri figli, che ebbero la vita,
qualcuno di buon cuore promette, ci verrà,
e vivan speranzosi ma l’ora è ormai finita.
Quei quattro stessa hanno avuto la sorte,
e si ritrovano ogni sera vecchi più di ieri
a capire ma non narrare ognun le loro pene,
personaggi di un romanzo dai tristi pensieri.
Fu diversa in gioventù la vita dei signori,
chi medico o maestra, chi scrittore o vigile bidella,
ora tutti uguali stan sotto il tetto del destino
e per passar il tempo uniti a leggere la “LIVELLA”.
Dell’ “Opera” tutte le rime voglion risentire
ed una voce stanca all’improvviso grida:
“ a livella per noi non è la morte
e questa vita triste, è tutto il tempo prima”.
Quel che di vero dentro il libro è scritto,
nei versi che il “Principe” volle regalare,
la morte è una livella, Totò diceva,
ma essi, alla loro vita la vollero eguagliare.
Lì in quelle mura tutto han perso loro,
fiducia, rispetto, arte e dignità,
ognuno col compagno viene ormai confuso,
tenuto come un peso finché Dio lo vorrà.
Il suo àlito caldo e infinito.
La Bellezza di movimento come corso dell'onda.
La Bellezza di un sentimento profondo,
di un rapporto, di un pensiero,
di un aroma, di un tocco leggero.
E tutto questo molto o poco
c'è solo La Luce e la sua gioca.
Nello specchio incontro con il suo riflesso
La Bellezza transforma nel fonte se stesso.
La Bellezza nuova che lo specchio difonde
inspirata, dal viva si riversa Nel Mondo.

Che porti appresso
Uom, villanìa… volgare?
Torvo molesto!
<=> <=> <=>
Decanto (Accenti ritmici 1/4/6) composto, per aver scorso un saggio pensiero di Arthur Schopenhauer, filosofo e aforista tedesco del 1800:
“Cortesia è saggezza, scortesia quindi è stupidità: il crearsi nemici con questa senza bisogno e per capriccio, è pazzia, come quella di chi appicca il fuoco alla propria casa”.
sul fondo schiena
all’inceder tuo danzante.
Su uscio senza chiavi
di modesta casa bianca
a respirare amore.
Profumo di lavanda, tutto intorno,
fragranza di pane fresco e calda ricotta.
Giù per i campi biondi
intarsiati da rossi papaveri,
corse in libertà,
occhi felici, luminosi di povertà.
Cibano l’anima di malinconia
ora i soli ricordi
racchiusi in valigia di cartone,
pesante di vuoto.
Ricordi di sole infuocato
che d’orava ogni alba
e ramava serate estive.
Ricordi di fichi d’india
che mutavano ogni scorcio
in dipinto d’autore.
Ricordi di agrumeti
carichi di gialli limoni
e di estese spiagge con barche assopite.
Al migrar del giorno
riapri il tuo misero bagaglio,
fecondo di ricordi
e ti immergi, occhi chiusi,
in quel tuo piccolo grande mondo.
Un'idea forse stupida
Mi chiedo, quanti ospiti ho a casa mia? Tanti. A chi può dare fastidio la mia fede religiosa e un crocefisso appeso al muro? E perchè? Non trovo motivi intelligenti.
Io dovrei rispettare gli ospiti, ma gli ospiti dovrebbero rispettare me.
Mi viene un’idea, forse molto stupida.
Rimetto il crocefisso al suo posto e gli affianco le effigi di Allah, Maometto, Buddha, Geova e di tutti quelli che riesco a trovare, uno a fianco all’altro. Chi si offenderebbe a questo punto? Nessuno.
Ogni bambino o ragazzo vedrebbe appeso al muro della sua classe il SUO DIO.
Tutti dovremmo cominciare a insegnare ai nostri figli, fin da piccoli, che, comunque lo si voglia chiamare, C’è UN DIO, che insegna a tutti amore, pace, rispetto e fratellanza e in nessun caso incita alla violenza. Non ordina a nessuno di uccidere in suo nome.
LO SCHIUDERSI DI UN USCIO,
ROBOANTI MACCHINE ANDARE,
IL GALLO DALL’AIA MODULARE
AL NOVELLO MATTINO, ODO,
MENTE GIA’ DESTA,
INDUGIO NEL MIO GIACIGLIO
E TUTTO FORTEMENTE E INTENSO
ASCOLTO, POICHE’ LE CONFINANTI ALTURE
FAN ECO SU ME.
IL VENTO ANSARE TRA I RAMI DEL CILIEGIO IN FIORE,
ODO ASSORTA,
ED IL CINGUETTIO DEGLI UCCELLI,
CONFONDERSI CON LE URLA FESTEVOLI
DEI PARGOLI, CHE SERENI RENDON LIETI
LE VIE DEL GRETTO BORGO.
IL RINTOCCO DEL LONGEVO CAMPANILE
ODO, CHE PAZIENTE RICORDA
LO SCORRERE INCESSANTE DEL TEMPO,
MENTRE RAPITA SFERRUZZO A MAGLIA.
ODO LA PERFIDIA, L’EGOISMO DELL’UOMO INIQUO,
LA SOLITUDINE DELL’ANZIANO CHE AVIDO
ANCOR DI VITA, OSSEQUIA L’ULTIMO RAGGIO DI SOLE,
SEDUTO AD UNA PANCA.
ODO IL TORMENTO DELL’INFERMO
E L’ANGOSCIA DI CHI E’ RIMASTO SOLO.
ODO L’ANZIANA MIA VICINA,
RASSEGNATA, CHIUSA AL NUOVO E AL BELLO,
RACCONTAR LA VITA ANTICA,
MENTRE TRISTE E MALINCONICA,
ASCIUGA UNA LACRIMA TRA LE CIGLIA.
Soddisfatta
in uno specchio guardavi riflessi
l’immagine esile e
il viso, come frutto appena colto.
Gioventù e bellezza
Giocavano con te
e in loro compagnia
iniziavi la meravigliosa avventura della vita.
Partivi, la grinta di un treno in corsa.
Come sarebbe stato il tuo viaggio,
lungo, breve, facile, tortuoso.
Non c’era tempo per riflettere
tutto sembrava facile e bello.
Come nelle favole,
fiori, farfalle e follie,
facevano da sfondo al tuo passaggio.
Quante lune…
Quante stagioni…
Quante fresche sere d’estate…
Quanti eventi...
E’ fortuna vivere!
E’ miracolo la vita!
Il viaggio prosegue…
Il paesaggio tutto intorno,
come d’incanto muta.
Persino il più i teneri fiori di campo
son ora petali di un’unica meravigliosa rosa
dal profumo inebriante,
le farfalle, bianche colombe
dalle ali aperte all’amore e
alle mille esigenze di ogni dì
e le follie si mutano in
libertà e sobrietà
da offrire ai pargoli.
Ti rispecchi e come allora
ti rivedi nella figura,
lo sguardo e la luce dei tuoi occhi
riflettono bensì i pensieri e l’esperienza.
Sul tuo viso intravedi
una ruga,
segno del trascorrere del tempo.
Quante lune ancora…
Quante stagioni…
Quante fresche sere d’estate…
Quanti eventi…
In compagnia di quelle rughe.
E’ Fortuna vivere…
E’ Miracolo la vita…
Domani, con una ruga in più,
passerai ancora per i sentieri e
col bastone dell’esperienza,
indicherai la via
a chi, come te, per la prima volta
vedrà riflessi
il suo volto e l’immagine
nello specchio della vita.
Per miracolo
i petali di rosa diverranno
perle di saggezza,
le bianche colombe
eleganti gabbiani,
capaci di librarsi
sorvolando ogni confine
e la libertà,
quella, resterà per sempre,
modello da imitare.
Tu, voltando lo sguardo indietro
ricorderai l’inizio del tuo viaggio
e rivedrai quello specchio,
il tuo, dove un dì ti ammirasti giovane,
sorretto da quella mano scarna,
stanca, tremula,
che lo porse a te,
la mano di chi prima di te
aveva visto riflessa
la sua giovane e tenera figura.
Allora capirai l’eterno cerchio della vita.
Le lune, le stagioni
e tanto altro,
intanto, eternamente
passeranno…
Sole del mattino a
splender ed irrorar aurora ..
Profumi ad inebriar candore.
Fronde di gelsomino e canto di augello,
gracida rana e stagno fa azzurro.
Cuore ad intonar canzone,
arpa divina a suggellar amore.
Bruma a dileguar e
paesaggio a rischiarar visione,
ognuno brama amore.
Giorno a raccontar storia..
Amor s'ode lo scroscio dell'acqua cristallina,
gocce a scandir suono, incider parole e
tonfi a rallentar battito cardiaco.
Giorno a colmar d' avventur le ore,
graffi inflitti, dolore a scorrer nelle vene
divenir fiume in piena.
Visioni in trasparenza prendon forma e
notte a diradar all'orizzonte..
remoti rancori,
un mondo lontano,
trafitto da lotte.
Sogno in un sogno
bianchi gabbiani,
tessere voli
nel turchino infinito etere.
Uomini diversi ma
affiatati, vivere ìlari
la vita.
Sogno in un sogno
arnie di api,
totale armonia,
ordine e perfezione,
prototipo di società ideale,
ove ogni singolo
s’appresta al suo lavoro,
pare valore di un tassello
indispensabile a realizzare
un’opera.
Sogno in quel sogno
di essere desta,
di non sognare.






