I miei occhi riflettono le ombre quiete
dei monti molisani che si stagliano
ingrugnati nel remoto orizzonte
simili a bisonti addormentati.
E nel riverbero della calotta
azzurrigna traboccante di stelle
si disperde il buio,
pieno di luce scordata,
come dopo uno spettacolo pirotecnico.
Le mie orecchie ascoltano
il respiro leggero degli ulivi
che intonano un accordo musicale
basso come la luna nel cielo.
E nel fruscio di un richiamo
sommesso, indefinibile,
ritrovo serenità di pensiero
come nelle folate zufolanti di un vento
autunnale incuneato nel folto del bosco.
fragile e piangi
non dirai mai
il motivo della tua tristezza.
Se sei un uomo
che a volte per orgoglio
o totale stupidà
non vuoi ammettere che in fondo
un consiglio detto dal cuore
va ascoltato e mai dimenticato.
Se sei un bimbo
che aspetti con impazienza
il giorno che diverrai grande
tutte le notti andrai a dormire
pregando il Signore
che ciò s'avveri....
Se sei un vecchio
e qualche lacrima scende,
ripenserai al tempo passato
conterai i giorni
che stan per finire.
ricorderai amore ed orgogli
e le preghiere che dicevi da bimbo.
in un volo, dove tutto tace
e non basta un tramonto bambino
perso, nelle lacrime di un sogno,
tra soffi di speranza senza tempo
o in cantici di un mare d’inverno.
Tutto tace,
anche il cielo più atteso,
immerso in una musica folle
che, lascia orme e immagini nella mente
dannate dal pianto e dalla luce del sole,
percorrendo un binario morto.
Tutto tace,
nell’anima che ha paura dei silenzi,
delle ferite, dal sapore antico
in una vita senza ali,
come un libro, ornato di pagine bianche
in attesa, del deserto della sera.
all'insulsa mano tesa?
Lei
che senza dir perchè
al mio gesto si discosta.
Vale forse svelar dolore
a chi
contro l'anima in brandelli
sciorina una spada?
L'umano
mio simile
avvenente invenzione
che natura
- in forse momentanea gioia -
donava.
Ed ancora
la mia fede
di fronte allo schiaffo
bruciante come il fuoco
che scalda il mio silenzio.
Ed ancora
io che chiedo
al passante o al nemico
se ho forse sbagliato.
Fai in fretta
ragazza,
la vita non t'aspetta
non perdere oggi
quel treno veloce
che porta verso
il mare infinito.
Un tuffo profondo
ti porta verso il mondo
che sino a ieri
hai vissuto da bimba.
Fai in fretta!
La vita è in diretta,
come la tua età
così giovane e forte,
il tuo sorriso
poi....
Illumina la gioia
di chi ti vuole bene.
quante volte
ho atteso la notte
per respirare
in solitudine
mentre conto il tempo
guardando le stelle
respirando l'essenza
della vita
balla con me
non andare via
rimani ancora un po’
non cercare le parole
oltre
sono qui tra queste mura
che si
nutrono di te
portami via
dove la luce può
darmi un sorriso
dove le tue parole diventino
il mio respiro
dove ogni cosa è ferma
a pensare
mentre i miei occhi
assorbono i tuoi
portami via
oltre il desiderio
di rinascita
dove ogni realtà
si nutre del nostro amore
e il tempo
cullerà
le nostre anime
C'è bisogno di parole
e di sale per poter capire
poco importa la semantica
linguale
o di quella lessicale
quando la parola esce
e dalla mente
rimbalza al cuore...
Mantici
filosofici di un bel pensare
pragmatici
in metrica
o evoluti
elaborati di libere parole
emozioni e delusioni
un mondo di scrittura
di un incedere frasale
chi si tace degli indissoluti
e chi si danna degli arguti
eppur ci consta a rabberciare
quei legami da chiarire
quello scritto
in cima al mondo
di un vivere profondo!
Amica mia dimmi
chi sono?
Mi sono persa
non ritrovo più la via,
la mia mente è
assente,
i miei occhi non vedono...
la mia voce non ha suono...
il mio cuore non batte...
amica mia dimmi
chi sono?
Le mie orecchie
non sentono
Le mie gambe
non camminano,
sono avvolta nel buio,
amica mia dimmi
chi sono?
Perchè io non lo so più...
vive il tempio delle emozioni
solitario rifugio dell’anima
dove freme la fiamma del tempo,
dove, la luna lega la notte
e nella confusione
si defila tra la carta la poesia
che diviene lieve attimo
mentre tutto intorno si frantuma,
solo l’onda, effonde il suo canto
esile e dimenticata
atterra sulle paure della realtà
e poi si chiude, nel riposo dell’anima.
tra le ante di questo guardaroba,
quei neri fili di seta
che si adagiano teneri
nella trama di tessuto bianco
e quello zigomo appoggiato
alle finiture rosacee,
di quelle labbra
dal colore di una caramella
e dal sapore dell'assenzio...
In quegli attimi,
nei quali si poneva a squarciagola
per venerare le mie stupidi
ed inutili asserzioni,
sembrava come
se il predone allegro
mi avesse rapito,
per portarmi
alla ludoteca più vicina...
E quel sapore manco lo conosco,
fintanto che si fa più acre,
amaro,
profondo
e lontano,
talmente distante
che lo vedo da casa mia,
tra le sbarre
di quel sorriso
che lei mi dona per inerzia
e io ritrovo nel cassetto,
tra la confusione
di quella seta,
riposta alla rinfusa...
Eppure riordino sempre,
per trovare quella sciarpa,
quell'utopia indossabile a gioiello:
sono costretto
a buttarla in lavatrice,
a fregare con tutte le mie energie,
per pulirla da certe macchie strane...
Osservo quel sorriso,
tra una metafora
e l'altra
lo descrivo,
mentre svanisce
col peggior lavapanni
di questa terra...
Ricordo da ragazza in molte riviste mi saltava all'occhio una strana pubblicità... " petto villoso" e reclamavano una pomata che se messa di costante faceva aumentare i peli.
E sì perchè a quei tempi piaceva l'uomo scimmia, i macho lasciavano intravedere, lasciando aperti i primi due bottoni della camicia, il loro cespuglio sexi...mi faceva molto sorridere questa cosa.
Ed ora mio figlio mi costa un occhio tra cerette, luce pulsata e laser vari...se si vede un pelo che spunta indisturbato diventa isterico, manco fosse una donna, ha la pelle più liscia della fidanzata!!!
Ed io che pensavo che con tutti questi maschi in casa non avrei più avuto problemi di peli.
E' sì non ci sono più i peli di una volta.........
Questo silenzio mi disturba
ed io non riesco a dormire
perchè nella testa ho tanto fumo
e tanti dubbi che mi assillano
è un controsenso
e mi preparo un caffè
tanto so non riuscirò a dormire
sento la gola che mi strozza
lo stomaco chiuso a pugno
il sangue nelle vene
come un rintocco incessante
brividi sulla schiena
penetrano le ossa
a che serve chiedersi perchè
se risposte mai avrò
e io passerò
ancora una notte in bianco.
qualcosa di scoinvolgente,
in una serata qualunque,
di quelle che ispirano
i pensieri più strani,
mentre cerchi di non riflettere,
col volto spiaccicato sullo schermo...
Fotogrammi sporchi
di un passato pulito,
rimasto nefando
seppur le tracce
non si vedano...
Una goccia di fango
mi scende sul petto
e mi manda in poltiglia:
pozzanghera asciutta,
soltanto questo
potevo diventare...
Soltanto un castello di sabbia,
mi ero costruito:
ieri sera
volevo distruggere
una finestrella,
per vedere
la principessa
caduta nel limo,
in quella spiaggia deserta...
In realtà,
ho rafforzato i calcinacci,
con la mia mano pesante,
ma una parete portante
si è sgretolata,
si è scontrata
con la calma
delle mie dita...
Un'onda anomala
si è portata con sè
i granelli di quelle mura
e ha riempito
quella banale
pozzanghera
che ero diventato,
come nessun'altra pioggia
avrebbe saputo fare...





