“Ma la cultura è cultura
e trasforma “
Mia nonna mi guarda male
Così è “merda fritta sulla barba di chi l’ha scritta”
Mi ha trasmesso i suoi mitocondri e le credo
E allora?
Non dovrei oliare i miei circuiti ed essere soddisfatta
Dovrei andare come pellegrina al posto delle fragole
Magari li davvero…
Posso perdere questa cresta che mi rovina
Non lì: ali azzurrine in uno schermo perfetto,
e dove?
ma qui: corvi sguaiati in un cielo infiammato e disuguale
Qui dove noi vestine un po' unte e ginocchia graffiate
improvvisamente
buona la prima!
ma no
non vale,
mi scendono le lacrime, punto i piedi... ma no
perché cosi?,
avanti un altro!
avanti un altro... per dio !!!!
uno spintone
... e poi?
Poi... più niente.
Fai si che sia
Della mente un disegno
Tua la mano che scrive
Vita rinnovata
Un momento felice
Sogno come vero,
E rinnovo gli intenti
Di quei momenti in
Un unico dolcissimo
Sogno che sia armonia.
Una scelta che amo
Realtà che cerco.
Nota:
con ogni iniziale di verso si crea e si legge in verticale un detto:
"Fai della tua vita un sogno e di un sogno una realtà" (Antoine de Saint‐Exupéry)
La vita è fatta di momenti,
che puoi condividere con chiunque.
A volte vorresti che durassero per sempre,
ma alla fine restano solo momenti.
Forse un giorno le nostre strade si sfioreranno ancora
e sapremo riconoscerci, senza esitazioni,
per vivere nuovi attimi insieme.
che un po’ m’attirerà d’antipatia.
Tema non sol di musica o poesia,
il passato è maestro del presente.
Giuseppe Verdi a Flòrimo Francesco
scrisse in carteggio tardo ottocentesco,
aforisma che ancor ricorre spesso
in ogni arte e par raccomandare
che pur laddove c’è un “liberi tutti”
ancor ci sono effetti belli e brutti
e pur regole ancor da rispettare.
È questo un colossale tema estetico
d’artista nel rapporto col passato,
d’un presente da vincoli affrancato,
ch’io pur vedo in virtual sito poetico.
Bellezza ha sue recondite armonie,
non sol questione o men di metro o rime,
ch’ispirazion non basta, pur sublime,
per evitar singulti oppur zoppìe.
In metrica e non rima già i latini
sostanza e forma unirono in poesia,
“cosa” e “come” stan bene in compagnia
evitando di prosa spezzatini.
E pur l’intelligenza artificiale
insidia oggi il regno dell’umano,
ma mai sostituirà nell’italiano
d’un poeta la grazia naturale,
né in un altro qualsïasi linguaggio
che d’anima dev’esser espressione,
non logica ma solo ideazione,
solo d’umana estetica messaggio.
Gettiamo dunque il cuor oltre l’ostacolo
cercando di salvar la poesia
in quel d’antico ritmo e melodia
o facile di morte sarà oracolo.
A chi voglia approfondire suggerisco di cercare in rete: Giuseppe Camerlingo, “Torniamo all’antico” Aporìe e realtà di un indirizzo verdiano.
è un porto sicuro
per chi parla d'amore
di passioni - di sentimenti
La ragione invece
cerca sicurezza e verità
tra schemi e conti
tra numeri e dubbi
Ma quando la mente traballa
è sempre il cuore a guidare
tra quelle tempeste
che si abbattono sul cammino
fatto di scelte e destini
che seguivo da tempo
dipingendo immagini
su vergini fogli.
Una nera tempesta
macchiava il candido cuore,
si nascondeva il sole
dietro nuvole nere
e s’eclissavano l’ombre.
Il passato rimaneva ricordo
e lungo la linea del tempo
d’emozioni si costruisce il futuro.
Poi alla fine, dopo la morte,
si piega il tempo a raggiungere
un vivere eterno.
Ci balliamo come folla di vandali
Ci lasciamo scivolare
in bicchieri bui
Ci beviamo soldi e problemi
I problemi sono gli altri
Altri sono i problemi
Pensiamo che tutto abbia un senso
Ci storciamo mentre tutto va storto
Rimango in casa
Rifletto
Sempre alla ricerca
Oggi non mi sento di scontrarmi con l' umanità
Non rifaccio il letto
Poi ci torno
m’immergo nel suo candore,
è scesa copiosa la bianca neve
a ricoprir la terra.
Impronte d’un pettirosso
lasciano il segno
a mostrarne il passaggio.
Aria frizzante
e note melodiose
d’un dolce canto,
rompono il silenzio.
Case di ocra e di sole
si stringono alla roccia,
custodi di un tempo
che non conosce fretta,
mentre l’orizzonte
spalanca il cuore verso l’azzurro infinito.
Qui, il silenzio non è assenza, ma voce profonda,
è il respiro della terra che scivola giù, verso il basso,
fino a baciare la riva dove l'onda si fa argento.
E nel riflesso dorato di un tramonto che non finisce,
Montepaone resta lì, sospeso
come un pensiero rimasto a metà ,
come uno scrigno di luce che non teme il tempo.
E a chi lo guarda, svela la sua pace:
non è un luogo è un ritorno ,
è casa .

Montepaone (CZ)
C’è uno spazio sospeso,
tra il profumo della farina e il calore del fuoco,
dove il tempo sembra essersi fermato.
La tavola è apparecchiata con cura,
ma le sedie portano il peso di un’ombra gentile.
Manca il suono di una risata improvvisa,
il rito antico di un abbraccio
che scioglie ogni inverno.
Eppure, in questo silenzio che avvolge le stanze,
non c’è solo il vuoto.
C’è l'eco di chi ha insegnato l'amore,
un filo invisibile che lega le mani
mentre versano il vino e spezzano il pane.
Perché chi manca non è mai davvero lontano:
abita nel modo in cui sorridiamo ai ricordi
e nella luce di una candela
che continua a brillare per loro.





