Silenziosa,
buia,
la notte,
che accoglie
lamento
di Sirena Persa…
Il suo dolente
canto,
s’irradia
nelle quiete acque.
Non è suon di mare,
ma sibilo straziante
che ci giunge!
Il suo divino corpo,
danza,
a consumar suo fato.
La luna riverente,
le dona compagnia
a rincuorar dolore.
Non teme
il pescatore
l'inumano canto
e l’orecchio tende
a pianger pena,
per l'antica creatura
d’amor prigioniera.
Inquieta
il destin la volle,
il destin la volle,
anima errante,
frutto di ratto
e selvaggia ribellione.
.
Vaga,
ormai da sempre
per gli
abissi imperscrutabili...
Fugge,
a non far godere
del suo corpo
il vile,
rapitore, saraceno.
A volte sosta
sulla spiaggia
che il suo nome reca,
i cui sassi,
tutti,
son plasmati
dalle sue aggraziate mani.
Son cuori...
a ricordar
a ricordar
bellezza e sacrificio
di una vita
senza amore!
Fantasia,
storia,
leggenda?
Eroina…
… che reca dignità
al fermo presente!
(contro la violenza per le donne ….un anticipo di riflessione per la festa dell’otto marzo).


Deponi il tuo petalo di rose
imbraccia le spine amor mio
perchè questo tempo dispensa
atroci ricordi di giubilo
fidati dei miei occhi
e del tempo diffida poichè
le pioggie non sempre
asciugano i tuoi occhi
deponi il tuo fiore su questo prato
ai margini del viale
mentre la primavera sorridente
lascia il posto all'estate triste
di un felice ritorno
imbraccia le spine amor mio
perchè questo tempo dispensa
atroci ricordi di giubilo
fidati dei miei occhi
e del tempo diffida poichè
le pioggie non sempre
asciugano i tuoi occhi
deponi il tuo fiore su questo prato
ai margini del viale
mentre la primavera sorridente
lascia il posto all'estate triste
di un felice ritorno
Nell’aula,
rappresentanti umani
discutono, commentano
il valore dei diritti e delle unioni.
Necessario progetto,
con cerimonia sobria
per raggiungere la felice meta.
Associazioni combattentistiche
oltrepassano il filo spinato
per celebrare la nuova
raggiunta dignità:
ricostruzione indispensabile
per l’attualità del vivere.
Opera di concelebrazione
sulla tomba del passato,
con Vescovo Venerando,
a scongiurar l’orrore
dei numerosi …NO!!!


Non lasciare ad altri
il regalo che ti porto,
sono le mie rose rosse
quelle ,che sono ostili ,
ad ogni veste .
Parlano di te :
di malizie ,delizie
le stesse mi hai permesso ,
incipriata m’affascini .
Mi hai permesso
di entrare nel tuo cuore,
accarezzarti , senza farti male …
implacabile , alla tua maniera .
Rose rosse per te
l’indole audace ,
e non ti sprechi
nel volermi passionale ,
nel sentirti musica
negli accordi d’un liuto .
Ti regalo rose rosse
in un tempo da vivere …
da cogliere ora che ci siamo ,
nell’apoteosi ,
di un rauco connubio .
A te dedico queste poche righe
per dirti grazie.
A te che mi fai ridere anche quando non
c'è speranza.
A te che fai vedere il carattere duro
quando serve.
A te che comprendi
tutti.
A te che trovi una parola di conforto
e pace per tutti.
La tua anima traspare
dai tuoi occhi.
A te che ascolti
incondizionatamente tutti.
BUON COMPLEANNO ENZO.
per dirti grazie.
A te che mi fai ridere anche quando non
c'è speranza.
A te che fai vedere il carattere duro
quando serve.
A te che comprendi
tutti.
A te che trovi una parola di conforto
e pace per tutti.
La tua anima traspare
dai tuoi occhi.
A te che ascolti
incondizionatamente tutti.
BUON COMPLEANNO ENZO.
Stempera la paura dell’ essere
la vita raccolta insieme
come viola del deserto
frastornata di primavera,
come sogno ambrato
affamato di felicità,
come brina d’ aurora
affascinata di serenità,
come pioggia rincorsa
riversa sull’ altare del tempo.
Bandisci dalle vesti dell’ io
le sillabe crudeli del dolore
come fuoco d’ immago
arroccato in tenero sguardo,
come volto imprecisato
sillabato dal peccato,
come mani consolate
stropicciate ed assolate,
come granai di stelle
d’ illusione affaccendati.
Affanna ogni scrupolo d’ amore,
destabilizza il cielo del sospetto,
ammaestra la vita di rispetto,
rifletti sui solstizi del cuore,
calpesta d’ incerto il pregiudizio,
abbraccia lo spazio ed il tempo,
difenditi di vita e d’ amore.
la vita raccolta insieme
come viola del deserto
frastornata di primavera,
come sogno ambrato
affamato di felicità,
come brina d’ aurora
affascinata di serenità,
come pioggia rincorsa
riversa sull’ altare del tempo.
Bandisci dalle vesti dell’ io
le sillabe crudeli del dolore
come fuoco d’ immago
arroccato in tenero sguardo,
come volto imprecisato
sillabato dal peccato,
come mani consolate
stropicciate ed assolate,
come granai di stelle
d’ illusione affaccendati.
Affanna ogni scrupolo d’ amore,
destabilizza il cielo del sospetto,
ammaestra la vita di rispetto,
rifletti sui solstizi del cuore,
calpesta d’ incerto il pregiudizio,
abbraccia lo spazio ed il tempo,
difenditi di vita e d’ amore.
Guardavo il cielo trapunto di stelle
Una sera d’agosto senza più Te.
La più luminosa rapì il mio sguardo,
Ti vidi in essa e in quel bagliore mi parlavi di Te,
estasiata io assaporavo ogni Tua parola.
Quanti momenti tristi, quanti lavori,
quante esperienze, quanti amori!
Poi la grande Scelta,
le tue ambizioni,
i tuoi sogni realizzati,
la scalata verso il Successo,
fin all’ultimo importante gradino,
il più alto dell’umanità.
Dall’alto di quella scala,
ammirasti i mutamenti
repentini dei paesaggi umani.
Muri che crollavano,
regimi che s’infrangevano,
guerre stupide
e vittime innocenti,
frutto di odi e rancori.
E Tu pronto con i tuoi voli,
a portare in ogni angolo,
in ogni dove, la Vera Parola d’Amore.
E così per tanto tempo, Stella Karol.
Raccontavi delle volte
in cui la sofferenza
e la stanchezza fisica
rallentavano il tuo cammino,
fin quando il peso del tempo
non ebbe il sopravvento.
Nel mentre parlavi
un dolce sorriso accarezzava
il tuo volto
e con l’ironia che ti distingueva,
dichiarasti di aver sostituito il bastone
agli amati sci.
Quel sorriso sciolse ogni mia riserva,
le lacrime inondarono
i miei occhi
e rigando il volto,
scesero giù tra i miei seni,
quasi a voler placarne,
del mio cuore il ritmo veloce.
Una stella cadente
mi distrasse e a malincuore
mi ritrovai nella reale.
Ogni sera d’estate, come allora,
ti cerco tra il manto stellato,
alzo lo sguardo,
so che ci sei Stella Karol,
sei lì, a vegliare su quanti,
come Padre ti hanno tanto amato.

C'era una volta,
un uomo, che aveva
un unico gentile sogno.
Era quello... di ascoltare
e di farsi ascoltare.
Era quello,
di donarsi
per insegnare a donare.
Era quello,
di portare sorrisi
per illuminare i volti.
Era quello,
di far guarire
per manifestarsi.
Sapeva porgere
anche l'altra guancia...
..egli era capace di equilibrio
e grande chiarezza!

un uomo, che aveva
un unico gentile sogno.
Era quello... di ascoltare
e di farsi ascoltare.
Era quello,
di donarsi
per insegnare a donare.
Era quello,
di portare sorrisi
per illuminare i volti.
Era quello,
di far guarire
per manifestarsi.
Sapeva porgere
anche l'altra guancia...
..egli era capace di equilibrio
e grande chiarezza!

Sento Lei
mentre ascolto il silenzio
Vedo Lei
mentre osservo il mare
Ancora Lei
Quando rifletto sul domani
Ispira Lei
le poesie che scrivo
Sogno Lei
nelle mie notti insonni
Ricordo Lei
quando ripenso a ieri.
Altrove Lei
Sempre Lei
Nei pensieri miei.
mentre ascolto il silenzio
Vedo Lei
mentre osservo il mare
Ancora Lei
Quando rifletto sul domani
Ispira Lei
le poesie che scrivo
Sogno Lei
nelle mie notti insonni
Ricordo Lei
quando ripenso a ieri.
Altrove Lei
Sempre Lei
Nei pensieri miei.
Giocano al vento
le spighe giallo grano
al tramonto
io e te
con l'ansia mia di volerti
nella tua poesia
voci di bambini
fischia il treno sulla litoranea
con l'età mia
stai volando via
il tuo sorriso lieve
l'accenno di un si
alla sera tu
eri gia mia
fuochi sulla spiaggia
occhi nuovi con i miei
tra la gente noi
non ci cercammo più
cantai a te mille poesie
tra le cinque corde le mie mani
le tue
eri abbracciata a lui
mentre ardeva il fuoco
la notte svaniva
te ne andavi tu...
senza un sorriso senza salutare
senza mai guardarmi
venne l'alba ma non cancellai
il ricordo tuo...
le spighe giallo grano
al tramonto
io e te
con l'ansia mia di volerti
nella tua poesia
voci di bambini
fischia il treno sulla litoranea
con l'età mia
stai volando via
il tuo sorriso lieve
l'accenno di un si
alla sera tu
eri gia mia
fuochi sulla spiaggia
occhi nuovi con i miei
tra la gente noi
non ci cercammo più
cantai a te mille poesie
tra le cinque corde le mie mani
le tue
eri abbracciata a lui
mentre ardeva il fuoco
la notte svaniva
te ne andavi tu...
senza un sorriso senza salutare
senza mai guardarmi
venne l'alba ma non cancellai
il ricordo tuo...
Vicoli assolati,
silenziosi e gai
svettano su
per la torre,
padroneggiano
l'orizzonte.
Bella tu sei
nell'anima e
nel cuore;
struggente è il
tuo ricordo a
chi da te è
lontano.
Antica Balbia,
respira nell'aria
tua storia nobile
e ricca, ma ancor
più le grida allegre
dei ragazzi,giocosi
nelle vie tue preziose.
Frammenti, di
un passato che
nulla può
scordare,
nutrice tu felice
di soave bellezza;
in te ha riposto
il cuore il
mio amato padre,
è tuo sarà per
sempre il
suo grande desìo.
silenziosi e gai
svettano su
per la torre,
padroneggiano
l'orizzonte.
Bella tu sei
nell'anima e
nel cuore;
struggente è il
tuo ricordo a
chi da te è
lontano.
Antica Balbia,
respira nell'aria
tua storia nobile
e ricca, ma ancor
più le grida allegre
dei ragazzi,giocosi
nelle vie tue preziose.
Frammenti, di
un passato che
nulla può
scordare,
nutrice tu felice
di soave bellezza;
in te ha riposto
il cuore il
mio amato padre,
è tuo sarà per
sempre il
suo grande desìo.
… Tu sei quella che mi porta lontano…
A quel tempo leggero,
che si spargeva tra nuvole rosa,
e rincorreva fuggenti attimi
che si allargavano nel cuore
e lievitavano sulla pelle.
… Tu sei quella che lontano mi porta…
A frivole poesie d’amore che,
al sorriso tuo, più belle si facevano.
… Tu mi porti lontano…
A quel vivere l’amore,
i sogni a mille, grandi,
che il cuore, sfrenato dall’età,
andava carezzando,
sfacciatamente vestito
di chimere e speranze.
… Lontano tu mi porti…
A quando, fuggendo l’ora noiosa,
con riso di bimbe gioiose,
furbamente s’andava.
…Tu sei quella che,
con gli occhi dolci
di bambina di sempre,
col sorriso fermato nel tempo,
mi porta quella parte di me
di tanto tempo fa…
A quel tempo leggero,
che si spargeva tra nuvole rosa,
e rincorreva fuggenti attimi
che si allargavano nel cuore
e lievitavano sulla pelle.
… Tu sei quella che lontano mi porta…
A frivole poesie d’amore che,
al sorriso tuo, più belle si facevano.
… Tu mi porti lontano…
A quel vivere l’amore,
i sogni a mille, grandi,
che il cuore, sfrenato dall’età,
andava carezzando,
sfacciatamente vestito
di chimere e speranze.
… Lontano tu mi porti…
A quando, fuggendo l’ora noiosa,
con riso di bimbe gioiose,
furbamente s’andava.
…Tu sei quella che,
con gli occhi dolci
di bambina di sempre,
col sorriso fermato nel tempo,
mi porta quella parte di me
di tanto tempo fa…
Capitano ROBERTO TAVERNITI
A ricordo del giorno della sua nascita: 18-02-1888

Quel di che nascesti,
forse l’ingrato destino,
già scritto aveva,
la tua prematura fine.
Decantar la tua fisica bellezza,
oggi forse non è cosa tanto essenziale,
quanto bensì proferir dei sentimenti tuoi,
chiusi in fondo all’animo, giovane e gentile,
dell’acuta mente e capacità
di tesser relazioni in sì
ambienti d’alta cultura.
L’amor per la scrittura, la storia,
e l’eccelsa poesia,
delineano te, quale giovane, capace, sobrio,
valoroso e studioso di grande acume.
Amavi le tue radici, la tua Calabria,
e ne volevi sollevar la sorte sua,
sognando per essa, un avvenir
più roseo e dignitoso.
Ma quell’animo altruista,
quando la storia lo decise,
orgoglio profondo esplose in petto,
e in un acuto canto si levò
quel tuo fervente motto:
“Non più calabresi oggi,
ma italiani per l’Italia”,
divenendo reale la volontà,
d’onorar l’amata Patria,
e scelta volontaria fu,
contribuir ad unificar l’Italia.
Giammai tornasti in quella Terra,
ad attuar l’ambito tuo progetto,
quale, intrecciar tra ordito e trama,
la tela dei tuoi sogni,
e dipingere su essa,
col pennello del tuo cuore,
usando delle tue virtù i colori,
il futuro della Calabria, “Terra Nostra”.
Della tua breve vita,
poche foto in bianco e nero,
volto aperto al sorriso,
ma malinconico il tuo sguardo,
sebbene, resta alto il nome tuo
inciso su stele, come altri eroi,
e gli scritti tutti custoditi stanno,
pari a prezioso oro e argento
in robusto forziere chiusi.
A ricordo del giorno della sua nascita: 18-02-1888

Quel di che nascesti,
forse l’ingrato destino,
già scritto aveva,
la tua prematura fine.
Decantar la tua fisica bellezza,
oggi forse non è cosa tanto essenziale,
quanto bensì proferir dei sentimenti tuoi,
chiusi in fondo all’animo, giovane e gentile,
dell’acuta mente e capacità
di tesser relazioni in sì
ambienti d’alta cultura.
L’amor per la scrittura, la storia,
e l’eccelsa poesia,
delineano te, quale giovane, capace, sobrio,
valoroso e studioso di grande acume.
Amavi le tue radici, la tua Calabria,
e ne volevi sollevar la sorte sua,
sognando per essa, un avvenir
più roseo e dignitoso.
Ma quell’animo altruista,
quando la storia lo decise,
orgoglio profondo esplose in petto,
e in un acuto canto si levò
quel tuo fervente motto:
“Non più calabresi oggi,
ma italiani per l’Italia”,
divenendo reale la volontà,
d’onorar l’amata Patria,
e scelta volontaria fu,
contribuir ad unificar l’Italia.
Giammai tornasti in quella Terra,
ad attuar l’ambito tuo progetto,
quale, intrecciar tra ordito e trama,
la tela dei tuoi sogni,
e dipingere su essa,
col pennello del tuo cuore,
usando delle tue virtù i colori,
il futuro della Calabria, “Terra Nostra”.
Della tua breve vita,
poche foto in bianco e nero,
volto aperto al sorriso,
ma malinconico il tuo sguardo,
sebbene, resta alto il nome tuo
inciso su stele, come altri eroi,
e gli scritti tutti custoditi stanno,
pari a prezioso oro e argento
in robusto forziere chiusi.
mpo!!!







