Parafrasi d’autunno
planano sul cuore scalzo
ed i meridiani del mio vuoto
sapranno parlarti
di un indizio d’aurora
baciato da un vissuto mai spento.
Non apostrofarti
sulle scrivanie dei miei dispiaceri,
un assaggio di cielo
già cade sui miei passi,
piove rugiada d’un violino,
gomitolo del tuo silenzio
impigliato in un riflesso.
Giornata triste, cupa e malinconica
ma nel cuore e l’anima ho il sole,
io lo regalo a voi che mi amate
ma soprattutto a chi è mio nemico.
Se io amassi soltanto chi mi ama,
quale merito avrei di fronte a Dio?
Sereno giorno sia per voi gente,
amici, amiche, parenti e conoscenti.
Se qualcosa vi dovesse andare male,
non disperate mai per quello che v’accade,
quaggiù gioite invece per sapere
che Dio c’è e che lassù ci attende.
E i gesti
Esausta
e poi furono un prete e quattro ulivi.
"Non te ne accorgerai", questo è il sonno:
così facesti per non disturbare il nonno.
Con le città deserte, silenziosi carnevali.
Non bare aperte: erano tutti nostri cari.
Se ne andò, non potendo andare in giro:
beato lui, tanto a tutti mancò il respiro.
Non te ne accorgerai, dentro quella culla:
dove poter fare tutto e dove nulla?
E se ne andò nel suo vestito bianco;
lasciandoci l'aria, dicendo d'esser stanco.
La moda era questa: non darlo significava un abbraccio: essere fuoco
voleva dire farsi ghiaccio.
E se ne andò, dormivi proprio
perché era mattina:
come una falena della sera prima.
Ma nel pomeriggio guardasti oltre la siepe.
O dai muri. A questo servono le crepe.
Ahimè, madre, voi vi prendete gioco dei figli vostri.
Ci fate sempre innamorar di chi mai ricambiarci potrà, ma fate anche infuriar d’amor per noi, persone, che noi non amiam ne mai ameremo, poiché siamo e saremo impegnati ad amar chi non c’ama e mai c’amerà.
Voi siete sadica madre, dovreste proteggere li figli vostri, invece voi c’illudete, la vita altro non è ch’una vana illusione.
La vita mia, como quella de l’altri figli vostri, l’è priva d’un significato, perché voi non avete mai voluto darne alcuno.
Ci dite che noi dobbiam dar significato a li giorni nostri, ma l’è na cosa impossibile, como possiam dare significato ad una vita che non è altro che basata su d’un illusion ?
Madre, voi li cuori li spezzate, voi manovrate li figli vostri, poiché siete annoiata e vi passate lo tempo usando noi. C’usate como nu burattinaio usa li burattini suoi, oppur fate como facea lo Dio dell’amor, che facea innamorar persone che fra loro l’erano incompatibili como l’acqua col foco.
Ci private delle nostre radici, facendo cadere li nostri nonni, li nostri genitori, ce li strappate, sradicate le loro vite e poi ci condannate alla sofferenza, che noi poveri stolti, cerchiamo d’attenuar con l’illusioni.
Cos’è la vita madre ? Vo dico io, la vita non è altro ch’un orologio, ch’al passar dell’ore, de li giorni, de li mesi, de l’anni si scarica, lasciandoci poi senza tempo.
Ed esta mancanza di tempo l’è lo nostro tempo che si ferma all’atto della nostra fine.
La vita l’è l’intervallo che separa il nascimento, dal morimento, noi, figli tuoi, non possiam far nulla per render esto tempo degno d’esser vissuto, perché l’è tutto vano, voi c’avete in mano li fili delle vite nostre, li movete como ve pare, e noi poveri figli, possiam solo sperare che voi non siate troppo giocondamente sadica con noi.
Di budello
troppo chiuso dai lai
appesi alle pareti bianche
con mani imploranti
o aperto dalle correnti
verso il nero traguardo
dove l'occhio sfida
il vitreo paesaggio
per concepire un frutto
immaturo e ocra
o libero al fine
per un soddisfatto atto,
sempre commovente
lascia membra rilassate,
una gioia profonda
con lacrime forzate
ad attendere
che la notte riallacci
il sonno e le braccia conserte
nell'urlo delle viscere
mai sazie indolenzite
a ripromettersi d'usare ancora
lo spazio che rintrona a botti
tra forti ingiurie
nell'indistinto silenzio della notte.
In questo sentiero sono già stato
Vedo i miei passi davanti ai piedi
In quale giorno, in quale vita
ero qui, sotto le fredde stelle
Lo stesso vento a scuotere rami
la stessa paura dentro le ossa.
Da qui si torna, da qui si riparte.
Non sono pronto per il viaggio…
Non inghiottirmi buio feroce
Fammi vedere oltre la valle
se c'è ancora il tempo e la sua luce.
Respirerò addizioni d’aurore,
primule e parole nuove,
solitudini di cuore.
Un romanzo d’abitudini
raccoglie i miei respiri,
acrobata è il mio petto
su autografi d’amor.
E s’apre l’anima mia
al freddo di una notte,
rugiada d’immenso
m’annoda alle stelle,
t’aspetto,
come gemma del silenzio.
Pane in sospeso tra cicatrici invisibili
e quell’attimo in cui la pioggia
si ferma sui tetti prima di precipitare.
Rallenta lei dinanzi ai piedi infreddoliti
di una senzatetto, sistemandoli nelle sue scarpe.
Sèguita dentro i calzini, sorridendo a camminare.
Sfiora la mano ai cappotti legati ai lampioni
e alle panchine, guida alla luce dei frigoriferi sistemati
per la strada anime nel cartone che non sanno rincasare.
Plagiando la mia anima,
avete spogliato il libro,
che mi rappresenta in tutto,
dalla sua copertina
di cartone e merletto antico.
Avete sfogliato le mie pagine
senza mai più richiuderlo...
lasciandole così visibili a tutti.
Segreti non più segreti!
Siete dei folli,
come è folle il pensiero
che ancor mi trattiene qui.
La mia mente, ormai profanata,
cede, lasciandosi accarezzare
dal suono di un vostro sorriso.
Ed è così che son folle anch'io...
ed è anche colpa vostra se son folle.
Basterebbe non darmi retta...
ma imperterriti,
continuiamo a farci male...
Siam folli nella mente...
per le parole delle nostre poesie.

Non sono le ferite a darmi dolore,
non è l'attesa di un nuovo giorno,
di tanti mesi,
io non ti vedrò più,
non avrò più il tuo abbraccio
non ti accarezzerò più.
E' il tuo silenzio a farmi male,
son le parole che non son tue
a martellarmi nella testa..
Lo so che è solo una tua decisione
e senti anche tu una fitta al cuore.
Non sei tu a dirle ,
io ti perdono.
Perdona me
se non rinnego niente,
vedi qual'è la differenza tra te e me ?
io son sicura di quel che dico e sento
tu... fingi
e fingi un sentimento di profondo affetto..
Ora sono morta,
ne sentirai la mancanza,
ti mancherò
ma sai che se mi tenderai la mano,
io sarò pronta a prenderla
e stringermela forte forte al cuore.
La città silente,
nessuno in giro,
o quasi,
tristezza,
malinconia soffusa,
è primavera,
ma tutto fermo,
spento,
la città,
è tutta tua,
puoi fare come vuoi,
puoi spaziare libero,
è un po’ tutto tuo,
una città da inventarti,
in attesa,che tutto ritorni.
Sul cuore plana ogni pensiero
mentre è la notte a prevaricarmi
e tra i silenzi i miei occhi afferra
perché al suo ordine obbedisca.
Ma non ho sonno, proprio non ne ho.
Tra un biscotto ed un caffè bollente
mi vien la voglia di provare a fare
un giro intorno a questi giorni duri.
Scarabocchiando qua e là la vita,
si ripresenta la linea conosciuta
che, iniziata da stazione antica,
finisce all'oggi e nel vuoto cade.
Allora, provo a tracciare curve,
in punta di penna spigoli scanso
e mari, prati e colli predispongo
per me persona di buona volontà.
Nel mezzo, l’inchiostro è catturato
da astrusa e non richiesta forzatura
di simulacri eretti nei sorrisi falsi
alla ricerca delle felicità fallaci.
S’aprono scene d’assurde verità
dentro le quali si muore e si rimuore
per colpa di quel tempo che ci manca
per riguardare ai nostri mille errori.
Non voglio esser prigioniero
delle correnti estreme ove annegare
e urlando al buio il voler dormire
in questo freddo tempo al sogno m’affido.
Raccontami dei tuoi inverni,
è matita del tuo vivere
questo bacio d’anima mia
fiorito in seno all’orizzonte
come un aquilone sul mare.
E ti regalo i miei sguardi feriti,
parafrasi sgualcite del mio io
ed un carillon di solitudini
cadrà sull’esistenza
come valzer al tramonto,
firma la rugiada del mio cuor
il silenzio dei tuoi occhi.










